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Inizio: Carthaginiensium dux, a suis civibus adversus Afros rebellantes Fine: iacerent, reversus aut cepit eos aut trucidavit.
Il generale cartaginese Maarbale, inviato dai suoi concittadini contro gli Africani ribelli, quando venne a conoscenza che quella gente era avida di vino, mischiò a questo una grande quantità di mandragora, l'effetto della quale è una via di mezzo fra l'avvelenamento ed il sonnifero. Allora, attaccata una blanda battaglia, deliberatamente la interruppe. Poi, nel cuore della notte, lasciati nell'accampamento molti bagagli e tutto il vino avvelenato, finse la fuga. E quando i barbari, occupato l'accampamento, abbandonatisi alla gioia ebbero bevuto avidamente il vino puro adulterato e giacquero sdraiati come fossero morti, tornato indietro o li fece prigionieri o li trucidò.
Per vincere le coorti romane occorre spezzare la loro forza d'urto - TANDEM versione latino Frontino
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Q. Sertorius, quod experimento didicerat imparem se universo Romanorum exercitui, ut barbaros quoque inconsulte pugnam exposcentes doceret, adductis in conspectum duobus equis, praevalido alteri, alteri admodum exili duos admovit iuvenes similiter affectos, robustum et gracilem. Ac robustiori imperavit equo exili universam caudam abrumpere, gracili autem valentiorem per singulos pilos vellere. Cumque gracilis fecisset, quod imperatum erat, validissimus cum infirmis equi cauda sine effectu luctaretur, "naturam", inquit Sertorius, "Romanarum cohortium per hoc vobis exemplum ostendi, milites: insuperabiles sunt universas aggredienti; easdem lacerabit et carpet, qui per partes attemptaverit. "
Q. Sertorio, che aveva capito in base all'esperienza di essere diverso (in confronto) a tutto l'esercito romano, per insegnare anche ai barbari che sollecitavano temeriaramente il combattimento, spinti al cospetto di due cavalli, uno di loro molto forte, l'altro piuttosto debole mosse ugualmente due giovani scelti, uno robusto e uno gracile. Al giovane più forte comandò di rompere tutta la coda del cavallo esile a quello gracile invece di strappare uno ad uno i peli di quello più forte. Poichè quello gracile era riuscito a fare ciò che gli era stato ordinato, il più forte invece lottava senza effetto con la coda del cavallo debole (e quindi) disse Sertorio: vi ho mostrato attraverso questo esempio la natura degli uomini romani, o soldati: sono tutti invicibili a quello che aggredisce, e li prenderà e lacererà chi assalirà attraverso le parti.
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Quod autem aliquis intutam et expositam periculis neglegentiam putet, mihi omne contra videtur, multoque diligentiam magis periculis obnoxiam esse. Nam neglegentiae haud quisquam magnopere insidias locat, existimans etiam sine insidiis semper et ubique neglegentem hominem fallère facile esse; adversus diligentes vero et circumspectos et excubantes fraudes et captiones et insidiae parantur. Ita ferme neglegentia contemptu tutatur, diligentia astu oppugnatur. Et erratis neglegentia venia paratior datur et benefactis gratior gratià habetur. Nam, praeter opinionem, gratum est ceterarum rerum indiligentem bene facere haud neglexisse. Iam illud a poetis saeculum aureum memoratum, si cum animo reputes, intellegas neglegentiae saeculum fuisse, cum ager neglectus fructus uberes ferret, omniaque utensilia neglegentibus nullo negotio suppeditaret. Hisce argumentis neglegentia sapientibus probata, indulgentiae magistra, tuta ab insidiis grataque benefactis, excusata in erratis, et ad postremum aurea declarata est.
Quanto poi al fatto che qualcuno ritiene la negligenza insicura ed esposta ai pericoli, a me pare tutto il contrario: è molto più soggetta ai pericoli la diligenza. Non c'è nessuno infatti che tenda insidie contro la negligenza, perché si pensa che, anche senza agguati, sempre, dovunque e quando si voglia, sarà facile ingannare un uomo negligente: invece, contro le persone diligenti, circospette e fiduciose nei propri meriti si tendono truffe, trappole ed agguati, così, per lo più, la negligenza è protetta dal disprezzo e la diligenza è attaccata con scaltrezza. Agli errori si è soliti concedere più pronta venia e si è grati di ciò che essa fa di bene senza che le costi nulla. In effetti riesce inaspettatamente quando un individuo, negligente sotto ogni aspetto, non abbia trascurato di fare bene a tempo opportuno. Certo, la famosa età dell'oro, se si presterà attenzione, si capirà che è stata l'età della negligenza, perché i campi non coltivati portavano frutti copiosi e fornivano senza bisogno di impegno agli uomini diligenti tutto ciò che era loro utile. Per questi motivi si dice apertamente che la negligenza discende da una buona stirpe, gradita agli dei, accetta ai sapienti, partecipe delle virtù, maestra di indulgenza, sicura dalle insidie, gradita per ciò che fa di bene, degna di indulgenza negli errori e, da ultimo, aurea.
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Q. Sertorius, quod experimento didicerat imparem se universo Romanorum exercitui, ut barbaros quoque inconsulte pugnam exposcentes doceret, adductis in conspectum duobus equis, praevalido alteri, alteri admodum exili duos admovit iuvenes similiter affectos, robustum et gracilem. Ac robustiori imperavit equo exili universam caudam abrumpere, gracili autem valentiorem per singulos pilos vellere. Cumque gracilis fecisset, quod imperatum erat, validissimus cum infirmis equi cauda sine effectu luctaretur, "naturam", inquit Sertorius, "Romanarum cohortium per hoc vobis exemplum ostendi, milites: insuperabiles sunt universas aggredienti; easdem lacerabit et carpet, qui per partes attemptaverit. "
Q. Sertorio, che aveva capito in base all'esperienza di essere diverso (in confronto) a tutto l'esercito romano, per insegnare anche ai barbari che sollecitavano temeriaramente il combattimento, spinti al cospetto di due cavalli, uno di loro molto forte, l'altro piuttosto debole mosse ugualmente due giovani scelti, uno robusto e uno gracile. Al giovane più forte comandò di rompere tutta la coda del cavallo esile a quello gracile invece di strappare uno ad uno i peli di quello più forte. Poichè quello gracile era riuscito a fare ciò che gli era stato ordinato, il più forte invece lottava senza effetto con la coda del cavallo debole (e quindi) disse Sertorio: vi ho mostrato attraverso questo esempio la natura degli uomini romani, o soldati: sono tutti invicibili a quello che aggredisce, e li prenderà e lacererà chi assalirà attraverso le parti.
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Q. Sertorius, quod experimento didicerat imparem se universo Romanorum exercitui, ut barbaros quoque inconsulte pugnam exposcentes doceret, adductis in conspectum duobus equis, praevalido alteri, alteri admodum exili duos admovit iuvenes similiter affectos, robustum et gracilem. Ac robustiori imperavit equo exili universam caudam abrumpere, gracili autem valentiorem per singulos pilos vellere. Cumque gracilis fecisset, quod imperatum erat, validissimus cum infirmis equi cauda sine effectu luctaretur, "naturam", inquit Sertorius, "Romanarum cohortium per hoc vobis exemplum ostendi, milites: insuperabiles sunt universas aggredienti; easdem lacerabit et carpet, qui per partes attemptaverit. "
Q. Sertorio, che aveva capito in base all'esperienza di essere diverso (in confronto) a tutto l'esercito romano, per insegnare anche ai barbari che sollecitavano temeriaramente il combattimento, spinti al cospetto di due cavalli, uno di loro molto forte, l'altro piuttosto debole mosse ugualmente due giovani scelti, uno robusto e uno gracile. Al giovane più forte comandò di rompere tutta la coda del cavallo esile a quello gracile invece di strappare uno ad uno i peli di quello più forte. Poichè quello gracile era riuscito a fare ciò che gli era stato ordinato, il più forte invece lottava senza effetto con la coda del cavallo debole (e quindi) disse Sertorio: vi ho mostrato attraverso questo esempio la natura degli uomini romani, o soldati: sono tutti invicibili a quello che aggredisce, e li prenderà e lacererà chi assalirà attraverso le parti.