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P. Decius, cui cognomen Mus additum est, sub Valerio consule tribunus militum fuit. Cum olim exercitus Romanus angustiis clausus esset... victoriam obtinuit.
P. Decio, a cui fu aggiunto il soprannome Mure, fu tribuno militare sotto il Console Valerio. Una volta l'esercito romano essendo chiuso nella strettoia, Decio osservò un colle accessibile che si elevava al di sopra dell'accampamento dei nemici. Avendone preso il presidio, occupò la cima, spaventò i nemici con la venuta improvvisa e diede il tempo al Console Valerio di condurre l'esercito in marcia in un luogo più agevole. Egli stesso, a notte fonda, evase incolume attraverso le guardie dei nemici oppresse dal sonno. Per tale motivazione gli fu donata la corona civica, che si soleva dare a coloro, che avessero liberato i cittadini dall'assedio. Poi il console si trovò nella guerra latina con Manlio Torquato. Allora, gli indovini avendo predetto che il popolo vincitore sarebbe stato quello, il cui condottiero fosse caduto in battaglia, si accordarono che quel console, la cui ala fosse spossata in battaglia, si votasse agli dèi mani, affinché la patria fosse salva. Avendo visto la sua parte inclinata, Decio, votandosi agli Dèi Mani, si gettò armato tra i nemici, che realizzarono tutti insieme un attacco contro di lui. Alla fine cadde combattendo molto energicamente ricoperto dai dardi, ma l'esercito ottenne la vittoria.
(By Maria D. )
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Nihil magis praestandum est,...anabimur, separemur modo a coetu.
Niente dev'essere più prestante, del non seguire secondo il rito delle pecore il gregge di coloro che ci precedono, dirigendoci non dov'è lo stesso, ma dove si va. E nessuna cosa c'implica in mali maggiori, del fatto che siamo stati creati per il clamore, ritenendo ottime quelle cose, che sono recepite con grande assenso, e per il fatto che noi abbiamo per buoni molti esempi, non viviamo secondo ragione, ma per imitazione. Da ciò ne consegue che c'è questo raggruppamento tanto grande di alcuni che precipitano sugli altri. Come avviene in una grande strage di uomini, quando lo stesso popolo si accalca "nessuno cade così, che non attragga veramente alcuno a sé, ed i primi sono di rovina per quelli che li seguono", è così in ogni vita: nessuno sbaglia soltanto per sé, ma è causa ed autore dell'errore altrui; è dannoso infatti appoggiarsi a quelli che ci precedono e, mentre ognuno preferisce credere che valutare, non si giudica mai sulla vita, si crede sempre, e l'errore ci spinge e ci precipita, come si dice per mani. Moriamo a causa degli esempi altrui; saremo guariti, purchè saremo separati dall'aggregazione.
(By Maria D. )
Versione tratta da Seneca
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I Tarentini avevano offeso gli ambasciatori dei Romani, perciò i Romani dichiararono guerra ai Tarentini. Gli abitanti di Taranto, in grande difficoltà, chiamarono in aiuto Pirro, il famoso re degli Epiroti. Pirro giunse in Italia con un grande esercito, e sconfisse i Romani presso Eraclea e presso Ausculum; nelle battaglie, tuttavia, perse numerosi soldati, i Romani, viceversa, sopportarono le disfatte con animo forte, e nel giro di breve tempo, reintegrarono l'esercito. Dunque Pirro, tramite Cinea, un uomo di acuta intelligenza, e di grande eloquenza, propose la pace ad eque condizioni. Il parere del senato ormai propendeva per la pace, per via dell'eloquenza di Cinea, quando Appio Claudio, vecchio e cieco, giunse nella curia, e con un severo discorso, sconsigliò la pace. Allora i senatori risposero: Tra Romani ed Epiroti non ci sarà nessun trattato, se prima Pirro non se ne sarà andato via dall'Italia. Poi Pirro combatté in Sicilia contro i Cartaginesi, di lì condusse nuovamente l'esercito in Italia. Allora i Romani mandarono contro Pirro Curio Dentato con un grande esercito. Curio sconfisse gravemente e massacrò le truppe di Pirro presso Benevento. Allora, finalmente, Pirro abbandonò l'Italia e si ritirò in Grecia.
Dextrum Scylla latus laevum tenet implacata Charybdis Scyllam amabat Glaucus quem Circe diligebat ..
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Scilla occupa il lato destro, l'implacabile Cariddi occupa il sinistro. Scilla amava Glauco, anche Circe amava costui; e poiché Glauco era stato più ben disposto nei confronti di Scilla, Circe, adirata, avvelenò la sorgente nella quale ella (Scilla) era solita lavarsi: appena ella (Scilla) discese in essa, assunse un brutto aspetto. Così, Scilla ebbe orrore della sua bruttezza, e si gettò nei mari. Secondo altri, Glauco, respinto da Scilla, supplicò Circe, la quale trasformò la fanciulla in un mostro. Secondo altri ancora invece, Nettuno trasformò la fanciulla in questo mostro, poiché amava Glauco. Dal canto suo, Omero definisce costei un mostro immortale. Per questo, i poeti le assegnano anche cani e lupi, poiché quegli stessi luoghi sono pieni di mostri marini e l'asprezza dei massi, in quel luogo, è l'immagine del latrato dei cani. Invece Cariddi, collocata sul lato della Sicilia, fu una donna estremamente vorace, generata da Nettuno e dalla Terra; Giove colpì con un fulmine e gettò nei mari costei, poiché aveva rubato i buoi di Ercole. Anche da lì, ella conserva l'antica natura: infatti ingoia tutte le cose che cattura.
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Nel cinquecentoquarantesimo anno dalla fondazione di Roma, i consoli L. Emilio Paolo e C. Terenzio Varrone successero al dittatore Quinto Fabio Massimo. Entrambi i consoli si diressero in Apulia, ed avanzarono con tutte le truppe contro Annibale. I Romani schierarono l'esercito nella pianura presso il villaggio di Canne. Gli eserciti dell'una e dell'altra parte combatterono in maniera estremamente accanita. Nella battaglia trovarono la morte tremila Africani, parecchi soldati di Annibale si ritirarono feriti dal campo di battaglia. Tuttavia, in nessuna battaglia, durante la Guerra Punica, i Romani subirono una disfatta più pesante. Infatti nella battaglia morì il console Emilio Paolo, i nemici uccisero, oppure catturarono, venti tra ex consoli ed ex pretori, trenta senatori, trecento aristocratici, quarantamila soldati, tremilacinquecento cavalieri. Tuttavia i Romani, pur in mali tanto grandi, non fecero nessuna menzione della pace, anzi, liberarono parecchi schiavi e ne fecero dei soldati.
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