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A gentibus et populis saepe mutantur sedes ...
Dalle genti e dai popoli spesso sono mutate le sedi e sono cercate nuove patrie, per potersi impadronire di maggiore abbondanza di alimenti e ricchezza. In Asia vi furono le colonie degli Ateniesi, che spesso furono circondate con l'insidia da parte dei Persiani. Tutto il litorale dell'Italia, che è bagnato dal Tirreno, una volta fu la Magna Grecia. Gli abitanti di Tiro migrarono dall'Asia e da questi fu abitata l'Africa, dai Cartaginesi la Spagna. Alcune genti, dirigendosi verso luoghi ignoti, per poter usufruire di una nuova patria, furono sommerse dai flutti del mare; altre furono travagliate dal freddo e dalla penuria. E questa stessa motivazione non persuase tutte a lasciare la patria, ma alcuni vennero cacciati a causa degli eccidi delle città, altri per le sedizioni intestine, altri per le pestilenze o per l'incursione dei barbari. Alcuni furono allettati dalla fama di una nuova regione, altri dalla speranza di ricchezza. Ogni giorno è mutato qualcosa nell'universo e gli uomini gettano le nuove fondamenta delle città. S'impadronirono di entrambe le parti del mondo, l'Africa e l'Asia, i Greci o i Romani, e in esse condussero le colonie e lì fondarono nuove città. Diedero a queste colonie e città i loro nomi e persuasero gli antichi abitanti ad accettare spontaneamente la dominazione dei vincitori. Talvolta questi non si vergognarono di utilizzare le armi per impadronirsi dei campi e delle città altrui.
(By Maria D. )
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Scopas habuit aemulos eadem aetate Bryaxim et Timotheum et Leocharem, de quibus simul dicendum est, ...Accessit et quintus artifex, qui in cacumine pyramidis quadrigam marmoream posuit.
Scopa ebbe nello stesso tempo come collaboratori Timoteo e Leocare, sui quali si deve parlare insieme, perchè scolpirono il Mausoleo in egual misura. Questo sepolcro fu fatto edificare dalla moglie Artemisia per Mausolo, re della Caria, che è morto nel secondo anno della 107esima Olimpiade. Gli antichi collocarono questa opera fra le sette meraviglie del mondo. Esso si estende da Sud a Nord per 60 piedi, di meno sui frontali; in totale il perimetro è di 440 piedi; si sviluppa in altezza per 25 cubiti ed è cirocandato da 36 colonne. Scopa lavorò dalla parte dell'oriente, Briasside dalla parte di settentrione, Timoteo dalla parte di meridione, Leocare dalla parte di occidente Leocare. Prima che gli artisti portassero a termine l'opera, la regina Artemisia morì. Tuttavia gli artisti non abbandonarono il lavoro prima di averlo completato, ritenendo che quello sarebbe stato un monumento alla loro arte e alla loro gloria. Intervenne anche un quinto artista che pose sul vertice della piramide una quadriga di marmo.
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Multum mea interest Viriati res gestas recordari, quem hostes ipsi plurimi fecerunt, ut exemplum adducam quanti apud Hispanos...perseveraverit ita ut quivis gregarius miles ipso imperatore opulentior videretur.
Mi interessa tanto (molto) che siano ricordate le imprese di Viriato, che anche i nemici stimarono moltissimo, per portare un esempio di quanto grande anche amore di patria sia stato presso gli Spagnoli. Viriato fu un uomo dal grande corpo, dalle membra molto robuste e dall'ottimo temperamento, e nessuna pigrizia potè essere trovata nel suo animo. Nessun comandante degli Ispani fu grande più di lui, che per dieci anni logorò i Romani con esito alterno: davvero quelli hanno intelligenza più simile alle bestie che agli uomini. Seguirono lui, non eletto dal giudizio del popolo, ma perché era esperto dell'arte militare. In lui vi era tanto valore e moderazione che, pur avendo vinto frequentemente gli eserciti consolari e portato a termine tante imprese, non cambiò stile di armi o delle vesti, e neppure il vitto, ma con quello stile di vita con il quale aveva iniziato a combattere proseguì, così che qualunque soldato semplice sembrava più ricco del comandante. (da Giustino)
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Pompeius, ut postea ex captivis cognitum est, suorum omnium hortatu, suis viribus confisus, statuerat postero die ... essent parati neve suam et commilitum spem fallerent.
Come poi si venne a sapere dai prigionieri, Pompeo esortato da tutti i suoi, confidando nelle proprie forze aveva stabilito di dare battaglia il giorno seguente. Infatti nell'assemblea dei giorni precedenti aveva detto che l'esercito di Cesare sarebbe stato respinto facilmente. Essendo la maggior parte meravigliati di ciò, "Lo so, disse, che sto promettendo una cosa quasi incredibile, ma accettate il ragionamento del mio proposito, perché usciate in battaglia con animo più fermo. Ho convinto i nostri cavalieri ad aggredire di lato l'ala destra di Cesare e, aggirato lo schieramento alle spalle, respingere l'esercito così sconvolto. Così senza pericolo delle legioni e quasi senza una ferita confido di poter concludere la guerra. Questo poi non è difficile, poiché siamo così forti con la cavalleria". Allo stesso tempo esortò tutti a stare pronti nell'animo e non deludere l'aspettativa sua e dei commilitoni.
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Dum Graeci Troiam obsident laocoon sacerdos In litore cum filiolis suis victimas Neptuno mactabat. Repente duo angues ex insula Thenedo exusurgunt... clamores horrendos tollens: denique misere exspirat.
Mentre i greci assediano Troia, il sacerdote Lacoonte sacrificava sulla spiaggia con i suoi figli vittime Nettuno. Improvvisamente due serpenti emergono dall'isola di Tenedo e si dirigono verso il luogo dove c'era il sacerdote. Le teste dei serpenti si eressero sopra le onde e le creste insanguinate infondano in tutti terrore. Il mare spumeggia, le lingue dei serpenti vibrano. Subito i Troiani fuggono pieni di terrore. I serpenti vanno a prendere Lacoonte e afferrano con le loro spire i corpi dei fanciulli e (ne) divorano le povere membra. Poi afferrano il padre atterrito e lo stringono con le spire mortali. Il misero (Laocoonte) cerca inutilmente di tagliare i mortali nodi alzando grida terribili, infine muore infelicemente.