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M. Minucio et A. Sempronio consulibus magna vis frumenti ex Sicilia advecta est, agitatumque in senatu, quanti plebi .... Fruantur annona, quam furore suo fecere.
Sotto il consolato di Marco Minucio e Aulo Sempronio un grande quantitativo di grano fu trasportato dalla Sicilia a Roma ed in senato si discusse a quanto si dovesse vendere alla plebe. Molti senatori pensavano che fosse arrivato il momento di opprimere la plebe e recuperare i diritti che erano stati strappati ai senatori con la secessione e con la forza. Tra i primi Marzio Coriolano, nemico dell'autorità tribunizia, disse: "Se i plebei vogliono l'antica abbondanza, restituiscano l'antico diritto ai senatori. Perché io, fatto passare sotto al giogo, come riscattato dai predoni, devo vedere magistrati plebei, e perché (anche) Sicinio potente? Dovrei forse tollerare questo disonore più a lungo di quanto è necessario"? Io, che non avrei tollerato il re Tarquinio, dovrei forse tollerare Sicinio? Ora Sinicio si ritiri, richiami a sé la plebe; la via verso il Monte Sacro e gli altri colli è aperta; rubino pure il grano dalle nostre campagne come lo rubarono tre anni fa. Si godano questa abbondanza, che fecero loro con la loro follia".
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Quid ego de ceteris civium Romanorum suppliciis singillatim potius quam generatim atque universe loquar? ... Romani absentis dignitas, numquam species ipsa huiusce multitudinis in oculis animoque versata est?
Che cosa io potrei dire singolarmente degli altri supplizi dei cittadini Romani, piuttosto che in termini generali e nell'insieme? Quel famoso carcere che fu costruito dall'assai crudele tiranno Dionigi, che viene chiamato "latomie", durante il governo di questo fu l'abitazione di cittadini Romani. Non appena uno avesse offeso l'animo o gli occhi di questo, era subito gettato nelle latomie. O giudici, osservo che a tutti ciò sembra indegno: infatti voi credete che sia opportuno che le leggi della libertà siano rispettate non solo qui, dove ci sono i tribuni della plebe, gli altri magistrati, il foro pieno di giudici, l'autorità del senato, la dignità e la moltitudine del popolo Romano, ma in qualunque luogo e nazione sia stato violato il diritto dei cittadini Romani, voi stabilite che ciò riguarda la comune causa della libertà e della dignità. Tu hai osato rinchiudere un così grande numero di cittadini Romani in prigioni di uomini stranieri malvagi e scellerati, ladri e nemici? Non ti è mai venuto in mente il tribunale, l'assemblea popolare, questa folla tanto grande, che ora ti guarda con animo assai ostile ed assai avverso? Non ti si è mai presentato davanti all'animo e agli occhi il prestigio del popolo Romano assente, l'immagine stessa di questa moltitudine? (da Cicerone)
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Inizio: Daphne dulcis venustaque nimpha erat, Penei fluminis filia ....
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Inizio: Mos fuit senatoribus Romae in curiam cum praetextatis filiis venire. ... Fine et quid ipse respondisset denarravit et senatus fidem atque ingenium eius exosculatus est.
Videotutorial grammaticale consigliato per prepararsi all'interrogazione su questa versione: cum narrativo o cum e il congiuntivo
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Inizio: Quaeres a nobis, Grati, cur tantopere hoc homine (il poeta Archia) delectemur Fine: quantum alii tribuunt tempestivis conviviis, quantum denique alveolo, tantum mihi egomet ad haec studia recolenda sumpsero?
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* (nobis, delectemur...=Plurale majestatis)