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Τὸ δὲ ὀνομαζόμενον παρὰ Μεσσηνίων ἱεροθέσιον ἔχει μὲν θεῶν ἀγάλματα ὁπόσους νομίζουσιν Ἕλληνες, ἔχει δὲ χαλκῆν εἰκόνα Ἐπαμινώνδου. Κεῖνται δὲ καὶ ἀρχαῖοι τρίποδες· ἀπύρους αὐτοὺς καλεῖ Ὅμηρος. Τὰ δὲ ἀγάλματα τὰ ἐν τῷ γυμνασίῳ ποιήματά ἐστιν ἀνδρῶν Αἰγυπτίων, Ἑρμῆς καὶ Ἡρακλῆς τε καὶ Θησεύς. Τούτους μὲν δὴ τοῖς πᾶσιν Ἕλλησι καὶ ἤδη τῶν βαρβάρων πολλοῖς περί τε γυμνάσια καὶ ἐν παλαίστραις καθέστηκεν ἔχειν ἐν τιμῇ· Αἰθίδαν δὲ ἐμαυτοῦ πρεσβύτερον ὄντα εὕρισκον, γενομένῳ δέ οἱ χρήμασιν οὐκ ἀδυνάτῳ τιμαὶ παρὰ Μεσσηνίων ὑπάρχουσιν ἅτε ἥρωι. Εἰσὶ δὲ τῶν Μεσσηνίων οἳ τῷ Αἰθίδᾳ χρήματα μὲν γενέσθαι πολλὰ ἔλεγον, οὐ μέντοι τοῦτόν γε εἶναι τὸν ἐπειργασμένον τῇ στήλῃ, πρόγονον δὲ καὶ ὁμώνυμον ἄνδρα τῷ Αἰθίδᾳ· Αἰθίδαν δὲ τὸν πρότερον ἡγήσασθαι τοῖς Μεσσηνίοις φασίν, ἡνίκα ἐν τῇ νυκτὶ Δημήτριός σφισιν ὁ Φιλίππου μηδαμῶς ἐλπίσασιν αὐτός τε καὶ ἡ στρατιὰ λανθάνουσιν ἐσελθόντες ἐς τὴν πόλιν.
Traduzione letterale
Quello che presso i Messeni è chiamato monumento sacro ha statue di tutti coloro che i Greci ritengono dei, ed ha anche il ritratto di bronzo di Epaminonda. Ci sono tripodi antichi: Omero li definisce "apiri" (privi di fuoco). Le statue nel ginnasio sono opere di uomini egizi e sono Ermes, Eracle e anche Teseo. E' stato istituito (κᾰθίστημι)da tutti i Greci e ormai da molti dei Barbari di averi questi (Τούτους) in onore intorno ai ginnasi e nelle palestre. Scoprivo che non era più vecchio di me Etida a lui, non essendo egli impotente per sostanze, sono attribuiti dai Messeni onori, come ad un eroe. Ci sono fra i Messeni quelli che dicevano che Etida avesse molte ricchezze (dat poss) ma certamente che non è lui quello scolpito sulla colonna ma che è un uomo omonimo (ὁμώνυμον e dat) di Etida. Dicono che il primo Etida fosse a capo dei Messeni, quando una notte Demetrio figlio di Filippo senza che loro [i Messeni] se lo aspettassero in nessun modo egli stesso e l'esercito si lasciarono sfuggire (lett pres) quelli che entravano nella città.
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καθήκει δὲ ὁ τῶν Κορινθίων ἰσθμὸς τῇ μὲν ἐς τὴν ἐπὶ Κεγχρέαις, τῇ δὲ ἐς τὴν ἐπὶ Λεχαίῳ θάλασσαν· τοῦτο γὰρ ἤπειρον ποιεῖ τὴν ἐντὸς χώραν. ὃς δὲ ἐπεχείρησε Πελοπόννησον ἐργάσασθαι νῆσον, προαπέλιπε διορύσσων ἰσθμόν· καὶ ὅθεν μὲν διορύσσειν ἤρξαντο δῆλόν ἐστιν, ἐς δὲ τὸ πετρῶδες οὐ προεχώρησαν ἀρχήν· μένει δὲ ὡς πεφύκει καὶ νῦν ἤπειρος ὤν. Ἀλεξάνδρῳ τε τῷ Φιλίππου διασκάψαι Μίμαντα ἐθελήσαντι μόνον τοῦτο οὐ προεχώρησε ‹τὸ› ἔργον· Κνιδίους δὲ ἡ Πυθία τὸν ἰσθμὸν ὀρύσσοντας ἔπαυσεν. οὕτω χαλεπὸν ἀνθρώπῳ τὰ θεῖα βιάσασθαι.
L'istmo di Corinto da un lato ( τῇ μὲν) arriva (καθήκω) fino a Cencrea dall'altro (τῇ δὲ) fino a Lecheo sopra al mare. Questo [l'istmo] infatti rende terraferma la regione all'interno (ἐπιχειρέω aor). Chi (ὃς) tentò di (ἐργάζομαι inf aor) rendere il Peloponneso un'isola (προαπολείπω aor) scavando l'istmo abbandonò (διορύσσω part pres) [l'impresa]. Dove...(CONTINUA)
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Εν Τροιζηνι περι Θησεως λεγουσιν δυο λογους· ο προτερος εστιν ως Ηρακλης... εις την του πατρος βασιλειαν, φεροντα την παρακαταθηκην την Αιγεως. (Versione greco da Pausania)
A Trezene su Teseo raccontano due leggende; la prima è che Eracle quando giunse a Trezene presso Pitteo metteva sul banchetto la pelle del leone (εἰσέρχομαι) e che si presentarono a lui altri fanciulli fra quelli di Trezene e Teseo che aveva all'incirca sette anni; dicono che quando i restanti fanciulli videro la pelle si allontanarono fuggendo mentre Teseo essendosi insinuato senza troppa paura prese un'ascia dai servitori e subito si lanciò con celerità, pensando che la pelle fosse un leone. Questa è la prima delle leggende su di lui per i Trezeni. Invece la seconda (leggenda) dice che Egeo mise sotto una pietra degli stivaletti (κρηπίς -ῖδος) e un pugnale (ξίφος, εος), perché fossero segni di riconoscimento per il figlio e (la leggenda dice che) egli salpò verso Atene, e che Teseo infatti, dopo che ebbe compiuto sedici anni dopo aver sollevato il masso se ne andava via dal regno del padre portando il deposito di Egeo.
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ἔστι δὲ Ἄρειος πάγος καλούμενος, ὅτι πρῶτος Ἄρης ἐνταῦθα ἐκρίθη, καί μοι καὶ ταῦτα δεδήλωκεν ὁ λόγος ὡς Ἁλιῤῥόθιον* ἀνέλοι καὶ ἐφ᾽ ὅτῳ κτείνειε. κριθῆναι δὲ καὶ ὕστερον Ὀρέστην λέγουσιν ἐπὶ τῷ φόνῳ τῆς μητρός· καὶ βωμός ἐστιν Ἀθηνᾶς Ἀρείας, ὃν ἀνέθηκεν ἀποφυγὼν τὴν δίκην. τοὺς δὲ ἀργοὺς λίθους, ἐφ᾽ ὧν ἑστᾶσιν ὅσοι δίκας ὑπέχουσι καὶ οἱ διώκοντες, τὸν μὲν Ὕβρεως τὸν δὲ Ἀναιδείας αὐτῶν ὀνομάζουσι.
C'è quello che è chiamato Areopago (collina di Marte) perché qui per primo subì un giudizio (fu processato) Ares (o Marte), e a me ( μοι) ha rivelato queste cose la leggenda su come [Poseidone] condannò a morte Allirozio e perché lo uccise. Dicono che sia stato giudicato in seguito anche Oreste per l'assassinio della madre; c'è anche l'altare di Atena Area, che fu dedicato (da lui) quando fu assolto (lett. si sottrasse alla giustizia). Le pietre grezze sulle quali sono stati quelli che hanno sopportato un processo e coloro che l'hanno intentato le chiamano [pietre] della loro offesa e dell'impudenza.
(Traduzione letterale di Anna Maria Di Leo)
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Ἔστι δὲ Ὠρωπίοις πηγὴ πλησίον τοῦ ναοῦ, ἣν Ἀμφιαράου καλοῦσιν, οὔτε θύοντες οὐδὲν ἐς αὐτὴν, οὐδ᾽ ἐπὶ καθαρσίοις ἢ χέρνιβι χρῆσθαι νομίζοντες· νόσου δὲ ἀκεσθείσης ἀνδρὶ μαντεύματος γενομένου, καθέστηκεν ἄργυρον ἀφεῖναι καὶ χρυσὸν ἐπίσημον ἐς τὴν πηγήν· ταύτῃ γὰρ ἀνελθεῖν τὸν Ἀμφιάραον λέγουσιν ἤδη θεόν. Ἰοφῶν δὲ Κνώσσιος τῶν ἐξηγητῶν χρησμοὺς ἐν ἑξαμέτρῳ παρείχετο, Ἀμφιάραον χρῆσαι φάμενος τοῖς ἐς Θήβας σταλεῖσιν Ἀργείων. Tαῦτα τὰ ἔπη· τὸ ἐς τοὺς πολλοὺς ἐπαγωγὸν ἀκρατῶς εἶχε· χωρὶς δὲ πλὴν ὅσους ἐξ Ἀπόλλωνος μανῆναι λέγουσι τὸ ἀρχαῖον, μάντεών γ᾽ οὐδεὶς χρησμολόγος ἦν, ἀγαθοὶ δὲ ὀνείρατα ἐξηγήσασθαι, καὶ διαγνῶναι πτήσεις ὀρνίθων, καὶ σπλάγχνα ἱερείων.
Traduzione letterale di Anna Maria Di Leo che concede la pubblicazione della sua traduzione solo ed unicamente al sito skuolasprint.it
Gli abitanti di Oropo hanno una sorgente (dativo di possesso: è una sorgente agli Oropioi) vicina al tempio, che chiamano di Anfiarao poiché non sacrificano [participio] nulla a quella dato che non ritengono opportuno farne uso (χράομαι) né per le espiazioni, né per le purificazioni ( χέρνιψ -ιβος, ); (ἀκεσθείσης = ἀκέω part. aoristo passivo genitivo sing. ) ma quando accade a un uomo di essere guarito da una malattia dall'oracolo (καθίστημι aor. Infinito perfetto) hanno stabilito di gettare nella fonte argento e oro coniato. Dicono infatti che Anfiaro in questa sia sgorgato (ἀνέρχομαι, inf. Aor. ) già come un dio. Iofonte Gnossio fra gli espositori presentava (παρέχω imp. Med. ) gli oracoli/i responsi in un esametro dicendo che Anfiarao (χράω infinito aoristo) vaticinò questi versi agli Argivi (στέλλω participio aoristo) mentre andarono verso Tebe.
(Traduzione letterale di Anna Maria Di Leo)