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Pater familias, senectute et gravi diutinoque morbo confectus, quia supremus dies vitae appropinquabat, totam progeniem ...non putat perniciosam: mortem immo cum iucunda spe immortalitatis expectat".
Un padre di famiglia, afflitto da una grave malattia che durava da molto tempo e dalla vecchiaia, poiché si avvicinava all'ultimo giorno di vita fece venire a casa sua tutta la sua discendenza. Con grande dolore i figli osservavano il capo del padre, venerabile per i capelli bianchi: l'aspetto pallido e consumato portava via ogni speranza di salvezza. In quella circostanza il buon padre diede ai figli gli ultimi consigli:"Figli miei, state sempre onesti e coraggiosi, la serie dei giorni nella vita di un uomo è breve e la sorte del destino è varia e incostante; per questo tutti gli uomini devono porre la speranza nella loro forza e rettitudine e nell'aiuto degli dei. L'uomo onesto non solo nelle avversità ma anche in condizioni favorevoli deve conservare i doveri della fedeltà e anteporre l'onesta povertà all'arricchimento disonesto; l'uomo forte combatte per la patria coraggiosamente in battaglia e non ritiene funesta la morte, anzi la aspetta con lieta speranza dell'immortalità
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Nuovo tradurre dal latino pagina 352 numero 345
Inizio: Feci, inquam, istuc quidem et saepe facio. Nam mihi, Brute, Fine: aequo animo carere quisquam potest. Cicerone
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Filius Croesi regis, cum iam fari per aetatem posset, infans erat, et cum iam multum adolevisset, item nihil fari quibat. Mutus autem et elinguis diu habitus est. Postea Croesus bello victus est; urbe, in qua erat, capta, hostis in eum, ignorans regem esse, gladio destricto invasit: filius eius os diduxit, clamare nitens eoque nisu vitium nodumque linguae rupit planeque et articulate elocutus est, clamans in hostem ne rex Croesus occideretur. Tum et hostis gladio reduxit et regi vitam donavit et adulescens loqui prorsum deinceps incepit. Sed et quispiam Samius athleta, cum antea non loquens fuisset, ob similem causam loqui coepit. Cum in certamine sortitio inter Samios et adversarios non bona fide fieret et athleta sortem nominis falsam subici animadvertisset, repente inclamavit in eum qui id faciebat, se videre quid faceret. Atque per omne inde vitae tempus non turbide locutus est.
Il figlio del re Creso, nonostante potesse già parlare a causa dell’età (cioè benchè avesse già l'età per poter parlare), era (invece) muto, e, anche dopo essere diventato un ragazzo, non era ugualmente capace di dire nulla. D’altra parte rimase a lungo muto e in silenzio. In seguito Creso perse la guerra; presa la città in cui abitava, un nemico, sguainata la spada, gli saltò addosso, ignorando che egli (fosse) il re: suo figlio aprì la bocca sforzandosi di gridare, con quello sforzo sciolse il difetto e il nodo alla lingua e parlò chiaramente e apertamente, gridando verso il nemico di non uccidere il re Creso. Allora il nemico mise a posto la spada, donò la vita al re e il ragazzo iniziò a parlare da quel momento completamente. Ma anche un certo atleta di Samo, sebbene prima non fosse stato in grado di parlare, iniziò per un simile motivo. Infatti essendo in malafede il sorteggio in una gara tra gli abitanti di Samo e gli avversari e avendo visto essere sostituito con frode da un atleta il nome nel sorteggio, repentinamente gridò contro colui che faceva ciò, perché si vedesse cosa faceva. Inoltre dopo ciò per tutto il tempo della sua vita non parlò (mai più) confusamente.
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Quae cum ita sint, iudices, primum rei publicae causa, qua nulla res cuiquam potior debet esse, vos pro mea summa et vobis cognita in re publica diligentia moneo, pro auctoritate consulari hortor, pro magnitudine periculi obtestor, ut otio, ut paci, ut saluti, ut vitae vestrae et ceterorum civium consulatis; deinde ego idem et defensoris et amici officio adductus oro atque obsecro, iudices, ut ne hominis miseri et cum corporis morbo tum animi dolore confecti, L. Murenae, recentem gratulationem nova lamentatione obruatis. Modo maximo beneficio populi Romani ornatus fortunatus videbatur, quod primus in familiam veterem, primus in municipium antiquissimum consulatum attulisset; nunc idem squalore et sordibus, confectus morbo, lacrimis ac maerore perditus vester est supplex, iudices, vestram fidem obtestatur, misericordiam implorat, vestram potestatem ac vestras opes intuetur. Nolite, per deos immortalis! iudices, hac eum cum re qua se honestiorem fore putavit etiam ceteris ante partis honestatibus atque omni dignitate fortunaque privare. Atque ita vos L. Murena, iudices, orat atque obsecrat, si iniuste neminem laesit, si nullius auris voluntatemve violavit, si nemini, ut levissime dicam, odio nec domi nec militiae fuit, sit apud vos modestiae locus, sit demissis hominibus perfugium, sit auxilium pudori
Di fronte a tutto ciò, o giudici, per l'ossequio dovuto avanti ogni cosa alla patria, al di sopra della quale nulla dev'esserci per nessuno, io vi ammonisco in nome dell'appassionato mio fervore per essa che voi ben conoscete, io vi esorto, in nome della mia au torità consolare io vi supplico, in nome della vastità del pericolo, che provvediate alla tranquillità, alla pace, alla sicurezza, alla vita nostra e dell'intera città In omaggio, poi, al mio dovere di difensore e di ami co, io vi prego, o giudici, io vi scongiuro che non abbiate ad oscurare in questo infelice Murena, soffe rente per malattia e logorato dagli affanni, la recente glorificazione con una più recente cagione di compianto. Or ora, fregiato della massima distinzioni che il popolo romano può concedere, egli ci apparivi un favorito della fortuna, poiché per primo recava nella sua vecchia famiglia, per primo nel suo ani ini municipio, il titolo di console; ora, affranto nella desolazione e nel lutto, prostrato nella tristezza e nel, pianto, si appella, o giudici, alla fedeltà vostra, invoca la vostra pietà, innalza lo sguardo alla vostra autorità e al vostro soccorso. In nome degli dei immortali, non permettete, o giudici, che egli, perdendo quella da cui si lusingava di trarre più alto splendore dorè, sia ad un tempo spogliato di tutte le alte cariche che in precedenza conquistate, di ogni dignità, di ogni bene. Questo, o giudici, questo implora da voi Murena. S'egli non fece mai ingiusto male ad alcuno; se mai non ferì l'orecchio né forzò la volontà di chicchessia; se, in breve, non suscitò mai in alcuno, sia in patria che in guerra, sentimenti di odio; siate voi miti per lui, siate rifugio al suo animo accasciato, siate conforto alla sua onoratezza.
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Ius igitur datum est omnibus, recteque Socrates exsecrari eum solebat qui primus utilitatem a seiunxisset; id enim querebatur caput esse exitiorum omnium. Unde enim illa Pythagorea vox, : Ex quo perspicitur, quom hanc benivolentiam tam late longeque diffusam vir sapiens in aliquem pari virtute praeditum contulerit, tum illud effici (quod quibusdam incredibile videatur, sit autem necessarium) ut in ill sese plus quam alterum diligat: quid enim est quod differat, quom sint cuncta paria? Quod si interesse quippiam tantulum modo potuerit in, iam amicitiae nomen occiderit, cuius est ea vis ut simul atque sibi aliquid alter maluerit, nulla sit. Quae praemuniuntur omnia reliquo sermoni disputationique nostrae, quo facilius ius in natura esse positum intellegi possit. De quo quom perpauca dixero, tum ad ius civile veniam, ex quo haec omnis est nata oratio
Quindi il diritto è dato a tutti, e giustamente Socrate insisteva nell'esecrare colui che per primo aveva disgiunto l'utilità dal diritto; lamentava infatti che ciò era l'origine di ogni rovina. Di qui quel detto pitagorico, : . dal che si vede che, quando una persona saggia riversi questa benevolenza, che è tanto diffusa, su qualcuno dotato di pari qualità, si verifica allora - cosa che ad alcuni può apparire incredibile, ma è inevitabile - che egli non ami affatto se stesso più dell'altro; che differenza rimarrebbe, se esistesse una assoluta eguaglianza di tutto? Che se nell' amicizia potesse sussistere una benché minima differenza, sparirebbe il nome stesso dell'amicizia, la cui natura è tale, che essa si annulla del tutto non appena uno dei due preferisca per sé qualcosa di diverso dall'altro. Ometto tutti i dettagli che anticipano questa conversazione e discussione, mediante i quali si potrebbe più facilmente intendere che il diritto è insito nella natura. Ed appena avrò dette pochissime parole su di ciò, verrò a quel diritto civile, da cui è nato tutto questo discorso.