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Domestici Dei erant Lares, sive Penates. Lares vicorum etiam et...
Fine: ... Genium suum, alterum andidum et felicem, alterum nigrum et sinistrum Rosa
Erano Dei domestici i Lari, o Penati. I Lari erano i protettori anche dei villaggi e delle strade. Lari ci sono anche, come dicono, nei laghi e nelle querce; tenevano lontani i terremoti. Immagini umane di lana, come vittime espiatorie, erano sospese nei crocicchi credevano che ira e punizioni si riversassero su queste immagini. I cani erano dedicati ai Lari, animali domestici e fedeli. Il luogo sacro per i Lari era il Larario. Tutti gli uomini hanno inoltre un loro Genio, uno candido e felice, uno nero e maligno.
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la proposta del tiro con l'arco
versione latino e traduzione libro rosa rosae pagina 312
Illo tempore Penelopa virum eligere debebat; ad ultimum proponit... ... vindictam impendentem, ista novae nuptialis pactionis trepidationem.
Nello stesso tempo Penelope doveva scegliere un marito (poichè era stato svelato lo stratagemma di disfare di notte la tela durante il giorno tessuta); (quindi) alla fine propone una gara. Questa gara era un gioco gradito a Ulisse: egli infatti infiggeva nel suolo dodici pali e legava sulla loro cima degli anelli; essi erano disposti in fila e Ulisse era capace di far passare una freccia attraverso tutti gli anelli: Penelope sarebbe stata moglie di colui che avesse potuto attraversare tutti gli anelli. Nella notte né Ulisse né Penelope poterono prendere sonno: egli per la vendetta incombente, questa per la trepidazione per i nuovi patti di matrimonio.
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Dicunt inter maris esse Neptunum, Iovis fratem: pro sceptro tridentem habere; pro equis hyppocampos sive equos marinos bipedes tantum, partem postremam corporis desinere in caudam piscium, pro satellitibus esse tritones. Oceanus Neptuni filius, pater fluviorum erat. Nimphae sunt Nereides, si habitant in mari; si in fontibus et fluviis, Naiades; si in silvis et pratis, Napeae, Driades et Hamadryades. Inter Nereides insignis fuit Thetis, Pelei coniunx. Dicunt. Oceani filium esse Proteum Neptuni pastorem, qui phocas regebat, in omnes formas se vertebat. Inter maris numina erant etiam Glaucus et Aeolus, ventorum arbiter : ventorum carcer prope Siciliam, in Aeoliis insulis, erat.
Raccontano (dicono) che tra i numi del mare ci sia Nettuno, fratello di Giove: che ha il tridente come scettro; come cavalli gli ippocampi ovvero cavalli marini con due sole zampe e con la parte posteriore del corpo che finisce in una coda di pesce, come aiutanti i Tritoni. Oceano, figlio di Nettuno, era il padre dei fiumi. Ninfe sono le Nereidi, se abitano nel mare; se nelle sorgenti e nei fiumi Naiadi; se nei boschi e nei prati Napee, Driadi ed Amadriadi. Fra le Nereidi fu famosissima Teti, moglie di Peleo. Dicono che figlio di Oceano fosse Proteo, pastore di Nettuno, che governava le foche e si trasformava in tutte le forme. Fra i numi del mare c'erano Glauco e Eolo, guida dei venti: il recinto dei venti si trovava nelle isole Eolie, vicino alla Sicilia.
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Aeschyli poetae excessus, quemadmodum non voluntarius, sic propter novitatem casus, memorabilis est. In Sicilia, ex moenibus urbis, in qua morabatur, egressus, aprico in loco resedit. Super eum aquila testudinem ferens, elusa splendore capitis (erat enim capillis vacuum), perinde ac lapidi eam illisit, ut carne fractae testudinis vesceretur. Eo ictu origo et principium Graecae tragoediae extinctum est. Non vulgaris etiam Homeri mortis causa fertur. Qui in insula, quia quaestionem a piscatoribus positam solvere non potuisset, dolore absumptus creditur. Sed atrocius aliquanto Euripides finitus est. Ab Archelai enim regis coena in Macedonia domum repetens, canum morsibus laniatus obiit. Sophocles ultima iam senectute, cum in certamine tragoediam dixisset, ancipiti sententiarum eventu diu sollicitus, aliquando tamen, una sententia victor, causam mortis gaudium habuit.
La morte del poeta Eschilo, come fu involontaria, così per il modo insolito dell’avvenimento, è da ricordare. In Sicilia, uscito dalle mura della città, nella quale si tratteneva, si fermò in un luogo soleggiato. Mentre un’aquila portava una tartaruga sopra di lui, ingannata dalla lucentezza della testa (infatti era pelato), la scagliò come su una roccia, per cibarsi della carne della tartaruga frantumata. A causa di quel colpo , si spense l’origine e il principio della tragedia greca. Si tramanda anche la causa non comune della morte di Omero. Si crede che in un isola fu ucciso dal dolore, poiché non poté risolvere una domanda postagli dai pescatori. Ma Euripide morì ancora più atrocemente. Infatti in Macedonia, tornando a casa da una cena presso il re Archelao , morì dilaniato dai morsi dei cani. Sofocle ormai estremamente vecchio, dopo aver recitato una tragedia in una gara, a lungo in ansia per l’incerto esito dei giudizi, tuttavia alla fine, vincitore per un sol voto, ebbe come causa della morte la gioia.
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At vero postea tot leges et proxumae quaeque duriores, tot rei, tot damnati, tantum bellum propter iudiciorum metum excitatum, tanta sublatis legibus et iudiciis expilatio direptioque sociorum, ut inbecillitate aliorum, non nostra virtute valeamus. Laudat Africanum Panaetius, quod fuerit abstinens. Quidni laudet? Sed in illo alia maiora; laus abstinentiae non hominis est solum, sed etiam temporum illorum. Omni Macedonum gaza, quae fuit maxima, potitus Paulus; tantum in aerarium pecuniae invexit, ut unius imperatoris praeda finem attulerit tributorum. At hic nihil domum suam intulit praeter memoriam nominis sempiternam. Imitatus patrem Africanus nihilo locupletior Carthagine eversa. Quid? qui eius collega fuit in censura, L. Mummius, num quid copiosior, cum copiosissimam urbem funditus sustulisset? Italiam ornare quam domum suam maluit; quamquam Italia ornata domus ipsa mihi videtur ornatior.
Ma dopo, in verità, tante furono le leggi e le più recenti anche più severe, tanti i colpevoli, tanti i condannati, tanto grave la guerra italica scoppiata per la paura dei processi, e tante le spoliazioni e le estorsioni degli alleati, essendo state abrogate le leggi ed i tribunali, che siamo salvi per la debolezza degli altri, non per il nostro valore. Panezio loda l'Africano per il fatto che fu disinteressato. Ma perché mai? In lui ci furono altre doti maggiori. La lode di integrità non è solo propria di quell'uomo, ma anche di quei tempi. Paolo s'impadronì di tutto il tesoro dei Macedoni, che era enorme, e versò nell'erario tanto denaro che il bottino di un solo generale permise di mettere fine alle tasse; ma egli non portò niente a casa sua, tranne il ricordo eterno del nome. L'Africano imitò il padre, e, abbattuta Cartagine, non fu per niente piu ricco. E che? Colui che fu suo collega nella pretura, Lucio Mummio, forse che diventò più ricco dopo aver distrutto sin dalle fondamenta una città ricchissima? Preferì abbellire l'Italia piuttosto che la sua casa; benché, abbellita l'Italia, la sua stessa casa mi sembra più ornata.