- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO LABORATORIO TANTUCCI - versioni tradotte
- Visite: 5
Ulixes per vastum pelagus longo itinere ab Ilio Ithacam pergit sed ad insulam...
Per il vasto mare, Ulisse si dirige con un lungo viaggio da Troia ad Itaca, ma arriva all’isola di Polifemo. Polifemo era un Ciclope grande e crudele; possedeva un solo occhio al centro della fronte, e mangiava la carne degli uomini. Di sera, il Ciclope riportava un grande gregge in una caverna; poi appoggiava alla porta un enorme masso. Ulisse viene rinchiuso nella caverna con i suoi compagni, e il Ciclope desidera mangiarli. Ma Ulisse dice di chiamarsi “Nessuno” e, con il vino, ubriaca Polifemo e lo induce al sonno. A questo punto, con un tronco infuocato, brucia l’occhio del Ciclope. A causa del dolore, Polifemo immediatamente si sveglia, con grandi grida chiama in aiuto i suoi fratelli, ma grida: Nessuno mi acceca! Per questa ragione, i compagni non prestano attenzione alle suppliche di Polifemo. Nel frattempo, Ulisse lega i suoi compagni alle pecore, e (lega) se stesso all’ariete e tutti, grazie all’astuto piano del condottiero, scappano dalla caverna.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO LABORATORIO TANTUCCI - versioni tradotte
- Visite: 6
Inizio: Rex Tarquinius, quod civium Romanorum animos preda ac divitiis delenire studebat,...... Mulierum certaminis laus Lucretiae fuit victorque vir comiter ceteros iuvenes ad cenam invitavit.
Il re Tarquinio, poichè voleva quietare gli animi dei cittadini romani con un bottino e la ricchezza, dichiarò guerra a Ardea, ricca città dei Rutuli. Mentre la città viene schiacciata da un lungo assedio, i giovani soldati del re passavano un periodo di riposo in banchetti e baldorie. Mentre cenavano presso Sesto Tarquinio, per caso venne fuori un discorso sulle donne: ciascuno cominciò a lodare la propria in meravigliosi modi, finché Tarquinio Collatino disse: "Invero in poche ore conosceremo il valore della mia Lucrezia. Salite sui cavalli, amici, e correte con me a Roma: la virtù delle donne sarà provata dall'arrivo inatteso degli uomini". Dopo che vennero a Roma sul far della sera, subito si diressero a Collatina. Qui videro le donne nel convito con i compagni, tranne Lucrezia, la moglie di Collatino, che di tarda notte tra le ancelle tesseva la lana al centro della casa. Il premio della gara delle donne fu di Lucrezia e l'uomo vincitore invitò a cena gli altri giovani cortesemente
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO LABORATORIO TANTUCCI - versioni tradotte
- Visite: 5
Latino-Laboratorio 1 pagina 418 numero 28
Dum Caesar paucos dies ad Vesontionem rei frumentariae ... sed angustias itineris et magnitudinem silvarum timére dicebant.
Clicca qui per la traduzione
Analisi del testo, costrutti particolari, regole
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO LABORATORIO TANTUCCI - versioni tradotte
- Visite: 5
Inizio: Atticus, posteaquam vidit Cinnano Fine: Multas ipsi effigies locis consecratis posuerunt cives: hunc enim in omni procuratione rei pubblicae actorem auctoremque habebant.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: LATINO LABORATORIO TANTUCCI - versioni tradotte
- Visite: 5
Già da lungo tempo i soldati di Cesare assediavano la città di Alesia, combattendo contro Vercingetorige e i suoi alleati, quando Cesare in persona sopraggiunse al combattimento. Appreso il suo arrivo, e visti gli squadroni di cavalieri e le coorti, i nemici ripresero la battaglia. Levate grida da ambo le parti, il rumore di nuovo si diffuse dalla trincea e da tutte le fortificazioni. I nostri, scagliate le lance, combatterono con le spade. Improvvisamente scorsero dei cavalieri alle spalle; si avvicinavano altre coorti. I nemici si volsero in fuga; ai fuggitivi si interposero i soldati a cavallo. Avvenne un grande massacro. Sedullo, generale e principe dei Lemovici, fu ucciso; Vercasivellano Averno fu catturato vivo nella fuga; pochi del grande numero si ritirarono nell'accampamento incolumi. Coloro che erano ad Alesia, non appena videro dalla città la strage e la fuga dei loro soldati, disperata la salvezza, fecero ritirare le truppe dalle fortificazioni. Udita quella notizia, molti dei Galli fuggirono dagli accampamenti. I nostri soldati, stanchi per la continua fatica, non poterono annientare tutte le truppe dei nemici. A mezzanotte i cavalieri che erano stati inviati presero una legione nuovissima. Un grande numero di nemici fu catturato e ucciso, i rimanenti fuggirono verso le città. Il giorno dopo, Vercingetorige si consegnò.