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Euntibus a parte laeva, Arabia odorum fertilitate nobilis regio; campestre iter est in terra inter Tigrin et Euphraten iacenti tam uberi et pingui, ut a pastu repelli pecora dicantur, ne satietas perimat. Causa fertilitatis est humor, qui ex utroque amne manat, toto fere solo propter venas aquarum resudante. Ipsi amnes ex Armeniae montibus profluunt ac magno deinde aquarum divortio iter, quod coeperunt, percurrunt; duo milia et quingenta stadia emensi sunt, qui amplissimum intervallum circa Armeniae montes notaverunt. Idem, cum Mediae et Gordyaeorum terram secare coeperunt, paulatim in artius coeunt et, quo longius manant, hoc angustius inter se spatium terrae relinquunt. Vicina maxime sunt in campis, quos incolae Mesopotamiam appellant: mediam namque ab utroque latere cludunt. Eadem per Babyloniorum fines in Rubrum mare inrumpunt.
A coloro che sopraggiungevano dall'oriente [lett. dalla parte sinistra], [c'era] l'Arabia, una regione nobile per la ricchezza di odori; L'itinerario in pianura è nella terra tra il Tigri e l'Eufrate, tanto rigogliosa e fertile che le mandrie si dice vengano mantenute lontano dal pascolo perché l'abbondanza non le uccida. Causa della fertilità è l'acqua che filtra da entrambi i fiumi, traspirando quasi tutto il suolo per le vene acquifere. Questi fiumi scaturiscono dai monti dell'Armenia e poi con un'ampia separazione delle acque percorrono il corso che hanno intrapreso; quelli che hanno osservato vicino ai monti dell'Armenia la loro grandissima distanza l'hanno misurata (di) duemilacinquecento stadi. Gli stessi, appena hanno iniziato ad attraversare la regione della Media e dei Gordiei, a poco a poco si avvicinano in modo più stretto e quanto più lontano si estendono, lasciano tra loro uno spazio di terra più piccolo. Sono specialmente vicini nella pianura che gli abitanti chiamano Mesopotamia: infatti la circondano nel centro da entrambi i lati. Infine attraverso il territorio Babilonese irrompono nel mar Rosso.
Versione tratta da Curzio Rufo
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Nihil mihi videtur turpius quam optare mortem. Nam si vis vivere, quid optas mori? Sive non vis, quid deos rogas quod tibi nascenti dederunt?...
Nulla mi sembra più ignobile che scegliere la morte. Infatti se vuoi vivere, perché scegli di morire? Se non vuoi, perché domandii agli dei ciò che ti hanno dato quando sei nato? Infatti come è stato deciso che tu muoia tuo malgrado, così quando lo vuoi è in tuo potere; la prima, per te è inevitabile, la seconda ti è permessa. In questi giorni ho letto un esordio davvero vergognoso di un uomo eloquente, per Ercole! (sott. questa cosa letta) dice: "E così che io muoia quanto prima". Uomo insensato, tu desideri una cosa tua. "Perciò che io muoia quanto prima". Forse sei divenuto vecchio durante queste parole; diversamente, perché indugi? Nessuno ti trattiene: scappa dove ti è sembrato opportuno; scegli un qualunque elemento naturale, che credi ti offra una via d'uscita. Questi sono gli elementi dai quali questo mondo è sostenuto; acqua, terra, aria; tutti questi sono tanto ragioni di vita che strumenti di morte. "Perciò che io muoia quanto prima"; "quanto prima" cosa vuoi che sia? Quale giorno pensi? Può accadere più velocemente di quanto desideri. Queste sono le parole di una mente malata e che cerca di ottenere misericordia con questa imprecazione: non vuole morire chi lo desidera. Chiedi agli dei vita e salute: se ti è sembrato giusto morire, questo è un vantaggio della morte, cessare di desiderare.
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Testo Inizio: Atque ego ne utilem quidem arbitror esse nobis futurarum rerum scientiam. Quae enim vita fuisset Priamo, si ab adulescentia scisset quos eventus senectutis esset habiturus? ...
Ma io ritengo anche che la conoscenza del futuro non ci sia nemmeno utile. Quale sarebbe stata, infatti, la vita di Priamo, se avesse saputo da giovane quali vicende avrebbe provato in vecchiaia?Tralasciamo i miti, consideriamo i più recenti. Nell’opera «Sulla consolazione» raccolsi le morti più brutali dei cittadini più illustri della nostra città. Ebbene? Per non parlare dei predecessori, credi forse che a Marco Crasso sarebbe stato utile, quand’era al culmine della potenza e della ricchezza, sapere che, dopo l’uccisione del figlio Publio e la distruzione dell’esercito, sarebbe dovuto morire egli stesso, al di là dell’Eufrate, con infamia e disonore? O sei forse del parere che Gneo Pompeo si sarebbe rallegrato dei suoi tre consolati, dei tre trionfi, della gloria di imprese colossali, se avesse saputo che in Egitto, da solo, dopo aver perso l’esercito, sarebbe stato assassinato e che, in vero, dopo la sua morte ci sarebbero state conseguenze, che non riesco a riferire senza lacrime?
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Postero die procul a castris hostes in collibus constiterunt rarique se ostendere et lenius quam pridie nostros equites proelio lacessere coeperunt. Sed meridie, cum Caesar pabulandi causa tres legiones atque omnem equitatum cum Gaio Trebonio legato misisset, repente ex omnibus partibus ad pabulatores advolaverunt, sic uti ab signis legionibusque non absisterent. Nostri acriter in eos impetu facto reppulerunt neque finem sequendi fecerunt, quoad subsidio confisi equites, cum post se legiones viderent, praecipites hostes egerunt magnoque eorum numero interfecto neque sui colligendi neque consistendi aut ex essedis desiliendi facultatem dederunt. Ex hac fuga protinus, quae undique convenerant, auxilia discesserunt, neque post id tempus umquam summis nobiscum copiis hostes contenderunt.
Il giorno seguente i nemici si fermarono sui colli lontano dall'accampamento e cominciarono a mostrarsi rari (complemento predicativo del soggetto) raramente e cominciarono ad attaccar battaglia in maniera più leggera che non il giorno precedente. Ma a metà giornata avendo cesare mandato 3 legioni e tutta la cavalleria con il legato Gaio Trebonio per fare foraggio all'improvviso i nemici da tutte le parti piombarono su chi faceva foraggio in modo tale che non si scostavano dalle insegne e dalle legioni I nostri compiuto un assalto in maniera violenta contro di loro li respinsero e non fecero fine del seguire (non posero fine all'inseguimento) finchè i cavalieri confidando nell'aiuto vedendo dietro di loro le legioni, spinsero i nemici ad una fuga precipitosa.E ucciso un grande numero di loro non diedero la possibilità né di raccogliersi né di fermarsi né di scendere dai carri. Questa fuga provocò subito la dispersione delle truppe ausiliarie dei Britanni, che erano giunte da ogni regione: in seguito, il nemico non ci avrebbe più affrontato con l'esercito al completo.
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Postero die procul a castris hostes in collibus constiterunt rarique se ostendere et lenius quam pridie nostros equites proelio lacessere coeperunt. Sed meridie, cum Caesar pabulandi causa tres legiones atque omnem equitatum cum Gaio Trebonio legato misisset, repente ex omnibus partibus ad pabulatores advolaverunt, sic uti ab signis legionibusque non absisterent. Nostri acriter in eos impetu facto reppulerunt neque finem sequendi fecerunt, quoad subsidio confisi equites, cum post se legiones viderent, praecipites hostes egerunt magnoque eorum numero interfecto neque sui colligendi neque consistendi aut ex essedis desiliendi facultatem dederunt. Ex hac fuga protinus, quae undique convenerant, auxilia discesserunt, neque post id tempus umquam summis nobiscum copiis hostes contenderunt.
Il giorno seguente i nemici si fermarono sui colli lontano dall'accampamento e cominciarono a mostrarsi rari (complemento predicativo del soggetto) raramente e cominciarono ad attaccar battaglia in maniera più leggera che non il giorno precedente. Ma a metà giornata avendo cesare mandato 3 legioni e tutta la cavalleria con il legato Gaio Trebonio per fare foraggio all'improvviso i nemici da tutte le parti piombarono su chi faceva foraggio in modo tale che non si scostavano dalle insegne e dalle legioni I nostri compiuto un assalto in maniera violenta contro di loro li respinsero e non fecero fine del seguire (non posero fine all'inseguimento) finchè i cavalieri confidando nell'aiuto vedendo dietro di loro le legioni, spinsero i nemici ad una fuga precipitosa. E ucciso un grande numero di loro non diedero la possibilità né di raccogliersi né di fermarsi né di scendere dai carri. Questa fuga provocò subito la dispersione delle truppe ausiliarie dei Britanni, che erano giunte da ogni regione: in seguito, il nemico non ci avrebbe più affrontato con l'esercito al completo.