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Αράξης, Αρμενίων βασιλεύς, πρὸς τοὺς πλησιοχώρους Πέρσας πόλεμον ἔχων καὶ τῆς παρατάξεως παρελκομένης χρησμὸν ἔλαβεν αὐτὸν ἔσεσθαι τῆς νίκης ἐγκρατῆ, ἐὰν θεοῖς ἀποτροπαίοις θύση δύο τὰς εὐγενεστάτας παρθένους.
Arasse, re degli Armeni, stando in guerra con i Persiani confinanti e prolungandosi la battaglia (genitivo assoluto), ricevette un oracolo che (diceva che) sarebbe stato padrone della battaglia se avesse sacrificato agli dei tutelari due vergini di stirpe molto nobile. Ma egli, per amore dei figli, avendo risparmiato (φείδομαι) le proprie figlie uccise ( ἀνεῖλε, aoristoἀναιρέω) fanciulle (notate) di uno dei sudditi conducendole agli altari. Ma Mnesalce, il padre di quelle che aveva ucciso, sopportò a stento la faccenda, (στέξᾱς part aor di στέγω) avendo contenuto la vendetta a un momento opportuno; avendo colto (δράσσομαι) l'occasione, uccideva in seguito ad un'imboscata le figlie del tiranno e, abbandonato il suolo patrio, navigò verso la Scizia...
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Scholé pagina 7
Ad Atene i cittadini venerano Atena dea della sapienza. Le fanciulle cantano odi ad Afrodite. I marinai sacrificano a Borea i ladri servono Ermes. A Tebe i poeti conoscono e venerano la sorgente delle muse. Le baccanti indossano le pelli di Leone. Persefone regna sulla terra.
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Solidarietà sociale degli antichi ateniesi
versione greco da Isocrate traduzione libro archè
Οι ημέτεροι πρόγονοι καϊ τά πρϋς σφάς αύτοΰς κάλλιστα διώκουν. Ού γαρ μόνον περϊ τών κοινών ώμονόουν άλλα καϊ περϊ τον ΐδιον βίον τοσαύτην έποιοΟντο πρόνοιαν αλλήλων, οσηνπερ χρή τους εύ φρονοΰντας και πατρίδος κοινωνουντας ποιεΐσθαι. Οϊ τε καϊ πενέστεροι τών πολιτών τοσούτον άπέϊχον τοϋ φθονεΐν τοις πλουσίοις, ώστ' ομοίως έκήδοντο τών οϊκων τών μεγάλων ώσπερ τών σφετέρων αυτών, ηγούμενοι την εκείνων εύδαιμονίαν αύτοΐς εΰπορίαν είναι- οΐ τε τάς ουσίας έχοντες ούχοπως' ύπερεώρων τους καταδεέστερον πράττοντας, άλλ' ϋπολαμβάνοντες αίσχύνην αύτοΐς είναι την πολιτών άπορίαν, έπήμυνον τάϊς ένδείαις, τοις μέν γεωργίας έπϊ μετοίαιο ιιισθώσεσι παοεγοντεο3. τους δέ κατ" έμπορίαν έκπέμποντες. άλλοις δ' εϊς άλλας εργασίας άψορμήν παρέχοντες.
I nostri antenati dunque amministravano magnificamente loro stessi. Infatti essi non solo concordavano sul modo di condurre gli affari pubblici ma avevano anche una tale cura reciprocamente per la vita privata, quanto appunto è necessario che siano stimati come quelli che giudicano saggiamente e sono partecipi della patria. I più poveri fra i cittadini, allontanavano talmente l’invidia verso i ricchi, cosicchè ugualmente si preoccupavano delle grandi case come delle loro, ritenendo che la felicità di quelli fosse un vantaggio per loro; e quelli che avevano delle ricchezze in nessun modo disprezzavano quelli che erano più bisognosi, ma pensando che fosse una vergogna per loro la penuria dei cittadini, soccorrevano i (loro) bisogni, dando ad alcuni le terre in affitto per un canone modesto, inviando altri al commercio, offrendo sostegno ad altri per i diversi lavori.
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Inizio: Ό δέ Ίππος ποτάμιος έν νομω μέν τω Παπρημιτη ιερός έστιν, τοις δέ άλλοις Αϊγυπτίοις οΰχ ιερός. Τούτο τό ζφον τετράπουν εστί, Fine: λεπιδωτόν ίερόν είναι, καί την εγχελυν. (da Diodoro Siculo)
L’ippopotamo è sacro nel nomo Papremite, agli altri Egiziani non è sacro. Questo animale è quadrupede, aveva l’unghia come anche i buoi, la criniera di cavallo, mostrava denti sporgenti, coda e voce di cavallo. La sua pelle è così carnosa che essendo secca si producono dardi e aste da essa: e gli Egizi fanno moltissimo queste cose. Ci sono anche lontre nel fiume, che gli Egizi pensano essere sacre. Ritengono anche che quello che fra i pesci chiamano lepidoto sia sacro, e anche l’anguilla.
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Inizio: Σέβονται μέν τον ομβριον Δία οί'Ινδοί και τον Γάγγην ποταμόν και τούς εγχώριους δαίμονας....Fine: ποικίλη χρυσόπαστος καί παρδάλεις καί λέοντες καί τών ποικίλων όρνεων καί εϋφθόγγων πλήθος.