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ὅταν μὲν γὰρ ὑπ᾽ εὐνοίας τὰ πράγματα συστῇ καὶ πᾶσι ταὐτὰ συμφέρῃ τοῖς μετέχουσι τοῦ πολέμου, καὶ συμπονεῖν καὶ φέρειν τὰς συμφορὰς καὶ μένειν ἐθέλουσιν ἅνθρωποι· ὅταν δ᾽ ἐκ πλεονεξίας καὶ πονηρίας τις ὥσπερ οὗτος ἰσχύσῃ, ἡ πρώτη πρόφασις καὶ μικρὸν πταῖσμα ἅπαντ᾽ ἀνεχαίτισε καὶ διέλυσεν. οὐ γὰρ ἔστιν, οὐκ ἔστιν, ὦ ἄνδρες Ἀθηναῖοι, ἀδικοῦντα κἀπιορκοῦντα καὶ ψευδόμενον δύναμιν βεβαίαν κτήσασθαι, ἀλλὰ τὰ τοιαῦτ᾽ εἰς μὲν ἅπαξ καὶ βραχὺν χρόνον ἀντέχει, καὶ σφόδρα γ᾽ ἤνθησ᾽ ἐπὶ ταῖς ἐλπίσιν, ἂν τύχῃ, τῷ χρόνῳ δὲ φωρᾶται καὶ περὶ αὑτὰ καταρρεῖ. ὥσπερ γὰρ οἰκίας, οἶμαι, καὶ πλοίου καὶ τῶν ἄλλων τῶν τοιούτων τὰ κάτωθεν ἰσχυρότατ᾽ εἶναι δεῖ, οὕτω καὶ τῶν πράξεων τὰς ἀρχὰς καὶ τὰς ὑποθέσεις ἀληθεῖς καὶ δικαίας εἶναι προσήκει. (Demostene)
Qualora infatti il governo sussista all'insegna della benevolenza e le stesse cose tocchino a tutti coloro che partecipano alla battaglia, sia di lavorare insieme sia di sopportare gli eventi sia di rimanere (=non fuggire) desiderano gli uomini; qualora però qualcuno tragga forza dalla superiorità e dalla malvagità il primo pretesto e un piccolo contrattempo tutto rovescia e discioglie. Non accade difatti, non accade, o Ateniesi, che colui che è ingiusto e che giura il falso e che finge conquisti una forza stabile ma tali condizioni restano salde una sola volta e per breve tempo, e certamente (γε) sorgono in modo virulento (...facendo leva) sulle speranze, qualora ciò capiti, ma (dall'altra: δὲ) col tempo sono smascherate e cadono a causa di se stesse Come infatti di una casa, credo, e di una nave e di altre di tale cose le fondamenta è necessario che siano solidissime, così anche le origini e i fondamenti delle imprese conviene che siano veritieri e giusti.
Analisi punto per punto della versione
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730 temi di versioni dal greco pagina 188
Ὡς δ' ἧκεν εἰς Ἐκβάτανα τῆς Μηδίας καὶ διῴκησε τὰ κατεπείγοντα, πάλιν ἦν ἐν θεάτροις καὶ πανηγύρεσιν, ἅτε δὴ τρισχιλίων αὐτῷ τεχνιτῶν ἀπὸ τῆς Ἑλλάδος ἀφιγμένων. Ἔτυχε δὲ περὶ τὰς ἡμέρας ἐκείνας Ἡφαιστίων πυρέσσων· οἷα δὲ νέος καὶ στρατιώτικος οὐ φέρων ἀκριβῆ δίαιταν, ἀλλ' ἅμα τῷ τὸν ἰατρὸν Γλαῦκον ἀπελθεῖν εἰς τὸ θέατρον περὶ ἄριστον γενόμενος καὶ καταφαγών ἀλεκτρυόνα ἐφθόν καὶ ψυκτῆρα μέγαν ἐκπιὼν οἴνου, κακῶς ἔσχε καὶ μικρὸν διαλιπὼν ἀπέθανε. Τοῦτ' οὐδενὶ λογισμῷ τὸ πάθος Ἀλέξανδρος ἤνεγκεν, ἀλλ' εὐθὺς μὲν ἴππους τε κεῖραι πάντας ἐπὶ πένθει καὶ ἠμιόνους ἐκέλευσε, καὶ τῶν πέριξ πόλεων ἀφεῖλε τὰς ἐπάλξεις, τὸν δ' ἄθλιον ἰατρὸν ἀνεσταύρωσεν, αὐλοὺς δὲ κατέπαυσε καὶ μουσικὴν πᾶσαν ἐν τῲ στρατοπέδῳ πολὺν χρόνον, ἕως ἐξ Ἄμμωνος ἦλθε μαντεία, τιμᾶν Ἠφαιστίωνα καὶ θύειν ὡς ἥρωϊ παρακελεύουσα.
Quando fu giunto a Ecbatana in Media ed ebbe sistemato le cose pendenti, si recava nei teatri e alle feste, visto che erano giunti per lui dalla Grecia tremila artisti. Accadde in quei giorni che Efestione prendesse la febbre; non conducendo, in quanto giovane e guerresco, una vita retta, ma al contrario, verso il mezzogiorno, quando il medico Glaucone si recò a teatro, (letteralmente: ma con l’allontanarsi il medico Glaucone a teatro (e) mangiandosi una gallina cotta e bevendosi un grosso cratere di vino, si sentì male e poco dopo (letteralm. μικρὸν διαλιπὼν= lasciando passare poco tempo) morì. Questo dolore Alessandro non riuscì a sopportarlo con nessun ragionamento, ma subito da una parte ordinò di rasare tutti i cavalli e i muli, e strappò gli spaldi delle città circostanti, dall’altra impalò lo sventurato medico, (e) per molto tempo vietò i flauti e tutta la musica durante le marce degli eserciti, finché (ἕως) giunse da Ammone un oracolo che ordinava di onorare Efestione e sacrificare (a lui) come a un eroe.(by Adriano)
Spiegazione frase per frase
Ὡς δ' ἧκεν εἰς Ἐκβάτανα τῆς Μηδίας Quando fu giunto (ἧκεν=3 sing. pf. di ἥκω, giungo) a Ecbatana in Media καὶ διῴκησε τὰ κατεπείγοντα ed ebbe sistemato le cose pendenti, πάλιν ἦν ἐν θεάτροις καὶ πανηγύρεσιν, ἅτε δὴ τρισχιλίων αὐτῷ τεχνιτῶν ἀπὸ τῆς Ἑλλάδος ἀφιγμένων si recava (ἦν=era, con valore durativo) spesso (πάλιν, letter. di nuovo) nei teatri e alle feste, visto che (=ἅτε, da ὅστις, con valore di congiunzione: come, dal momento che…, da legare ovviamente a ἀφιγμένων) erano giunti (gen. assol. τεχνιτῶν ἀφιγμένων; ἀφιγμένων= part. pf. medio-pass. di ἀφικνέομαι, giungo)per lui dalla Grecia tremila artisti. Ἔτυχε δὲ περὶ τὰς ἡμέρας ἐκείνας Ἡφαιστίων πυρέσσων· Accadde (Ἔτυχε = 3^ sing. att. aor. di τυγχάνω, accado; costruzione tipica con participio) in quei giorni che Efestione prendesse la febbre; οἷα δὲ νέος καὶ στρατιώτικος οὐ φέρων ἀκριβῆ δίαιταν, non conducendo, in quanto (οἷα, da οἷος, con valore avverbiale; come già prima con ἅτε) giovane e guerresco, una vita retta (ἀκριβής=preciso, scrupoloso), ἀλλ' ἅμα τῷ τὸν ἰατρὸν Γλαῦκον ἀπελθεῖν εἰς τὸ θέατρον περὶ ἄριστον γενόμενος ma al contrario, verso il mezzogiorno, quando il medico Glaucone si recò a teatro, (letteralmente: ma con l’allontanarsi il medico Glaucone a teatro [=ἅμα τῷ ἀπελθεῖν ἰατρὸν Γλαῦκον εἰς θέατρον] essendo [γενόμενος; sogg. Efestione] presso il mezzogiorno) καὶ καταφαγών ἀλεκτρυόνα ἐφθόν καὶ ψυκτῆρα μέγαν ἐκπιὼν οἴνου (e) mangiandosi una gallina cotta e bevendosi un grosso cratere di vino, κακῶς ἔσχε καὶ μικρὸν διαλιπὼν ἀπέθανε si sentì male e poco dopo (letteralm. μικρὸν διαλιπὼν= lasciando passare poco tempo) morì. Τοῦτ' οὐδενὶ λογισμῷ τὸ πάθος Ἀλέξανδρος ἤνεγκεν, Questo dolore Alessandro non riuscì a sopportarlo (letteralm. , a portarlo; ἤνεγκεν: 3^ p. sing. aor. di φέρω) con nessun ragionamento, ἀλλ' εὐθὺς μὲν ἴππους τε κεῖραι πάντας ἐπὶ πένθει καὶ ἠμιόνους ἐκέλευσε, καὶ τῶν πέριξ πόλεων ἀφεῖλε τὰς ἐπάλξεις, ma subito da una parte ordinò di rasare (κεῖραι: inf. att. aor. di κείρω) tutti i cavalli e i muli, e strappò gli spaldi delle città circostanti, τὸν δ' ἄθλιον ἰατρὸν ἀνεσταύρωσεν, dall’altra impalò lo sventurato medico, αὐλοὺς δὲ κατέπαυσε καὶ μουσικὴν πᾶσαν ἐν τῲ στρατοπέδῳ πολὺν χρόνον, (e) per molto tempo vietò i flauti e tutta la musica durante le marce degli eserciti, ἕως ἐξ Ἄμμωνος ἦλθε μαντεία, τιμᾶν Ἠφαιστίωνα καὶ θύειν ὡς ἥρωϊ παρακελεύουσα. finché (ἕως) giunse da Ammone un oracolo che ordinava di onorare Efestione e sacrificare (a lui) come a un eroe (ἥρος, gen. ἥρωος, dat. ἥρωϊ-ἥρῳ).
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730 Temi di versione dal greco pagina 114
Ἐπεὶ δὲ σκοποῦμεν ἐκ τίνων αἵ τε στάσεις γίνονται καὶ αἱ μεταβολαὶ περὶ τῆς πολιτείας, ληπτέον καθόλου πρῶτον τὰς ἀρχὰς καὶ τᾶς αἰτίας αὐτῶν. Δεῖ γᾶρ λαβεῖν πῶς τε ἔχοντες στασιάζουσι καὶ τίνων ἕκενεν, καὶ τρίτον τίνες ἀρχαὶ γίγνονται τῶν πολιτικῶν ταραχῶν καὶ τῶν πρὸς ἀλλήλους στάσεων. Οἱ μὲν γὰρ ἰσότοτης ἐφιέμενοι στασιάζουσιν, ἄν νομίζουσιν ἔλαττον ἔχειν ὄντες ἴσοι τοῖς πλεονεκτοῦσιν, οἱ δὲ τῆς ἀνισότητος καὶ τῆς ὑπεροχῆς, ἂν ὑπολαμβάνωσιν ὄντες ἄνισοι μὴ πλέον ἔχειν ἀλλ'ἴσον ἢ ἔλαττον· ἐλάττους τε γάρ ὄντες, ὅπως ἴσοι ὦσι στασιάζουσι, καὶ ἴσοι ὄντες, ὅπως μείζους. Πῶς μὲν οὖν ἔχοντες στασιάζουσιν, εἴρηται· Περὶ ὧν δὲ στασιάζουσιν, ἐστὶ κέρδος καὶ τιμὴ καὶ τἀναντία τούτοις Καὶ γὰρ ἀτιμίαν φεύγοντες καὶ ζημίαν, ἤ ὑπὲρ αὐτῶν ἤ τῶν φίλων στασιάζουσιν ἐν ταῖς πόλεσιν.
Poiché stiamo considerando da quali fattori nascano le rivoluzioni e gli stravolgimenti della costituzione, deve in primo luogo essere compreso (ληπτέον agg. verbale di λαμβάνω, prendo o comprendo) le origini e le cause in generale di essi. Infatti bisogna capire come coloro che hanno delle proprietà (ἔχοντες: letter. , gli aventi) si ribellino e per quali motivi, e in terzo luogo quali siano (γίγνονται: essere nel senso di venire all'essere) le origini dei disordini politici e delle discordie reciproche (πρὸς ἀλλήλους). Infatti da una parte i patrocinatori (ἐφιέμενοι part. pres. medio pass. di ἐφ- ἵημι: "mando su, verso") dell'eguaglianza insorgono, qualora (ἄν) ritengano di avere meno pur essendo uguali a coloro che sono (a essi, sott. ) superiori (πλεονεκτοῦσιν part. pres. att. terza pers. plur. di πλεονεκτέω), dall'altra i (sostenitori, sott. ) della diseguaglianza e della supremazia, qualora (ἄν) credano, pur essendo non uguali, di non (l'uso del μὴ sottolinea la componente volitiva e soggettiva della negazione...) avere di più ma lo stesso o meno; e infatti se sono da meno, si ribellano come se fossero (ὦσι cong. pres. di εἰμί) eguali, e se sono eguali, (si ribellano, sott. ) come (se fossero, sott. ) maggiori. Dunque, in che modo i proprietari (ἔχοντες) si sollevino, si è detto; (εἴρηται: terza persona perf. indic. m. /pass. di εἴρω, dico – aor. Εἶπον) (Le ragioni, sottint. ) per le quali si sollevano, sono (è, letter. ) il vantaggio, il prestigio e le cose a queste opposte. (τἀναντία è contrazione di τὰ ἐναντία, cose davanti, opposte). E infatti per fuggire il disonore e lo svantaggio, si sollevano o a favore proprio (αὐτῶν, cioè letteralm. "di essi", quindi di se stessi) o dei loro amici all'interno della città.
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Παραπλησίως δὲ ἐν Ηρακλείᾳ τῇ ἐν τῷ Πόντῳ, οὔσης δημοκρατίας καὶ ἐπιβουλευόντων τῶν πλουσίων τῷ δήμῳ καὶ μελλόντων ἐπιτίθεσθαι, προγνόντες οἱ προστάται τοῦ δήμου τὸ μέλλον, οὐσῶν αὐτοῖς τριῶν φυλῶν καὶ τεσσάρων ἑκατοστύων, ἔπεισαν τὸ πλῆθος ἑξήκοντα εἶναι ἑκατοστύας (=centurie), ἵνα ἐν ταύταις καὶ εἰς τὰς φυλακὰς καὶ εἰς τὰς ἄλλας λειτουργίας φοιτῶσιν οἱ πλούσιοι. Συνέβαινεν καὶ ἐνταῦθα διεσκεδασμένους εἶναι τοὺς πλουσίους καὶ ἐν ταῖς ἑκατοστύσιν ὀλίγους ἑκάστοθι παραγίγνεσθαι ἐν πολλοῖς δημόταις.
Similmente a Eraclea sul Ponto, essendovi la democrazia e macchinando i ricchi contro il popolo e stando per prevalere, προγνόντες οἱ προστάται τοῦ δήμου τὸ μέλλον i duci del popolo sapendo ciò che stava per accadere , essendovi per essi tre tribù e quattro centurie, convinsero il popolo che le centurie fossero [diventassero] sessanta, affinché i ricchi si impegnassero in esse sia come guardie [lett verso le guardie] sia in altre cariche pubbliche [lett verso altre cariche]. Accadde sia che i ricchi fossero distribuiti (*) lì sia che nelle centurie [i ricchi] fossero pochi tra tanti plebei [=cittadini ordinari]. (*)
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Νῦν δὲ ὁ μὲν ἱδρύσας τὸν στρατόν, ἐπεὶ τὰ ἔξω ἐπέδραμε καὶ οὐδὲν αὐτῷ ἀπὸ τὸν ἕνδον ὡς προσεδέχετο ἀπέβαινεν, ἡσύχαζεν· οἱ δὲ ἐναντίοι τοῖς προδιδοῦσι, κρατοῦντες τῷ πλήθει ὧστε μὴ αὐτίκα τὰς πύλας ἀνοίγεσθαι, πέμπουσι μετὰ Εὐκλέους τοῦ στρατηγοῦ, ὅς ἐκ τῶν Ἀθηνῶν παρῆν αὐτοῖς φῦλαξ τοῦ χωρίου, ἐπὶ τὸν ἔτερον στρατηγὸν τῶν ἐπὶ Θρᾴκης, Θουκυδιδῆν τὸν Ὀλόρου, ὃς τάδε ξυνέγραψεν, ὄντα περὶ Θάσον, (ἔστι δὲ νῆσος Παρίων ἀπιοκία, ἀπέχουσα τῆς Ἀμφιπόλεως ἡμίσεος ἡμέρας μάλιστα πλοῦν), κελεύοντες σφίσι βοηθεῖν. Καὶ ὁ μὲν ακούσας κατὰ τάχος ἑπτὰ ναυσὶν αἳ ἔτυχον παροῦσαι ἔπλει, καὶ ἐβούλετο φθάσαι μάλιστα μὲν οὖν τὴν Αμφίπολιν, πρὶν τι ἐνδοῦναι, εἰ δὲ μή, τὴν Ἠιόνα προκαταλαβών.
Allora questi (da una parte) avendo accampato l'esercito, dopo aver assalito i territori esterni (lett. le cose fuori) e non giungendogli nessuna notizia (lett. nulla) dai suoi (ἀπὸ τὸν ἕνδον = dall'interno) quando aspettava, si metteva tranquillo; gli altri (dall'altra) contro (lett. opposti) ai traditori, impedendo al popolo per il futuro di aprire le porte, mandano un'ambasciata attraverso Eucleo stratega, che da Atene era giunto presso di loro guardiano della regione, all'altro stratega tra quelli stanziati in Tracia, Tucidide (figlio) di Oloro, che questa cose ha scritto, che si trovava a Taso. (è difatti un'isola colonia dei Pari, distante da Anfipoli un viaggio in mare di al massimo mezza giornata), chiedendo di aiutarli. E questi, avendo sentito (della cosa) con velocità navigava con sette navi che per caso erano presso, e voleva raggiungere con la massima velocità Anfipoli, prima di concedere qualcosa, o in caso contrario (lett. ma se no), per occupare Eione.
(By Adriano)