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Liberos ex tribus uxoribus tulit: ex Urgulanilla Drusum et Claudiam, ex Paetina Antoniam, ... Fine: Et faustis ominibus cum civium adclamantium turba puerulum prosequebatur.
Dalle tre mogli precedenti ebbe alcuni figli: Druso e Claudia da Urgulanilla, Antonia da Petina, Ottavia e un altro che prima chiamo Germanico e poi Britannico, da Messalina. Druso morì ancora fanciullo a Pompei, soffocato da una pera che si divertiva a gettare in aria per prenderla con la bocca aperta: pochi giorni prima era stato fidanzato con la figlia di Seiano, il che accresce il mio stupore nel vedere che alcuni attribuiscono la sua morte ad un delitto di Seiano. Poichè Claudia era in realtà figlia del suo liberto Botero, quantunque fosse nata quattro mesi prima del suo divorzio ed egli avesse cominciato ad allevarla, la fece esporre e gettare completamente nuda davanti alla porta di sua madre. Sistemò Antonia con Cn. Pompeo Magno, poi con Fausto Silla, giovane assai nobile, e Ottavia con il suo figliastro Nerone, dopo averla fidanzata con Silano. Quanto a Britannico, natogli nel ventesimo giorno del suo principato e durante il suo secondo consolato non cessava di raccomandarlo, fin dalla più giovane età, sia ai soldati, portandolo in braccio all'assemblea, sia al popolo, tenendolo sulle sue ginocchia o davanti a se durante gli spettacoli e si associava alle acclamazioni di buon augurio che la folla gli indirizzava.
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M. Antonius ad Actium classe victus Alexandriam profugit, obsessusque a Caesare, in ultima desperatione rerum, praecipue occisae Cleopatrae falso rumore impulsus, se ipse interfecit. Caesar – Alexandria in potestatem redacta et Cleopatra voluntaria morte defuncta, ne in arbitrium victoris veniret – in urbem reversus tres triumphos egit, unum ex Illyrico, alterum ex Actiaca victoria, tertium de Cleopatra, imposito fine civilibus bellis altero et vicesimo anno. M. Lepidus, filius Lepidi qui triumvir fuerat, coniuratione adversus Caesarem facta, bellum moliens oppressus et occisus est.
M. Antonio, vinto in combattimento navale presso Azio, scappò in Alessandria e assediatovi da Cesare, persa ogni speranza, spinto soprattutto dalla falsa voce che Cleopatra fosse morta, si uccise di propria mano. Cesare - avuta in potere Alessandria, e Cleopatra morta di sua volontà per non cadere preda del vincitore - fece ritorno a Roma, dove celebrò tre trionfi, uno dell' Illirico, un altro della vittoria d' Azio, il terzo di Cleopatra, ponendo fine dopo ventuno anni alle guerre civili. M. Lepido (figlio di quel Lepido, che fu già triumviro), avendo cospirato contro Cesaree tramando la guerra, fa preso e fatto morire.
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Testo latino Themistocles, testularum suffragiis e civitate eiectus, Argos habitatum concessit. Hic cum propter multas eius virtutes magna cum dignitate viveret, Lacedaemonii legatos Athenas miserunt, ut eum absentem accusarent, quod societatem cum rege Perse ad Graeciam opprimendam fecisset. Hoc crimine absens proditionis damnatus est. Id ut audivit, quod non satis tutum se Argis videbat, Corcyram demigravit. Ibi, cum animadvertisset cives principes timere ne propter se bellum iis Lacedaemonii et Athenienses indicerent, ad Admetum, Molossum regem, cum quo ei hospitium erat, confugit. Huc cum venisset et in praesentia rex abesset, quo maiore religione se receptum tueretur, filiam eius parvulam arripuit et cum ea se in sacrarium, quod summa colebatur caerimonia, coniecit. Inde non egressus est priusquam rex eum, data dextra, in fidem reciperet; quam praestitit. Nam cum ab Atheniensibus et Lacedaemoniis exposceretur publice, supplicem tamen non prodidit monuitque ut consuleret sibi: difficile enim esse in tam propinquo loco tuto eum versari. Itaque Pydnam eum deduci iussit deditque ei ad praesidium satellites.
Traduzione italiana Temistocle, cacciato dalla città con la votazione dell'ostracismo, si ritirò ad abitare ad Argo. Quivi, mentre viveva con grande decoro grazie alle sue qualità, i Lacedemoni mandarono ambasciatori ad Atene, per accusarlo a sua insaputa di aver ordito una congiura con il re dei Persiani per occupare la Grecia. Per questo delitto fu condannato in contumacia per tradimento. Quando seppe ciò, dato che non si sentiva abbastanza sicuro ad Argo, emigrò a Corfù. Lì, quando si accorse che i cittadini più eminenti temevano che a causa sua i Lacedemoni e gli Ateniesi dichiarassero loro guerra, fuggì presso Admeto, re dei Molossi, con il quale aveva rapporti di ospitalità. Quando giunse là e il re non era fisicamente presente, per assicurarsi di essere tutelato con maggiore rispetto, rapì sua figlia bimbetta e si precipitò dentro un sacrario che era oggetto di grandissimo culto. Di là non uscì prima che il re, portagli la mano destra, lo accogliesse sotto la sua protezione; e la ottenne. Infatti quando ne fu richiesta ufficialmente la consegna dagli Ateniesi e dai Lacedemoni, non consegnò il supplice e (ma) gli consigliò di ascoltarlo: era difficile infatti che potesse stare sicuro in un posto tanto vicino. E così ordinò di condurlo a Pidna e lo affidò alla tutela di guardie del corpo.
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Platon sortitus est patriam Athenas, praeceptorem Socratem, et locum et hominem doctrinae fertilissimum; profecto videtur instructus esse divina abundantia ingenii. A discipulis suis omnium mortalium sapientissimus esse habebatur, eo quidem usque ut, si ipse Iuppiter caelo descendisset, non videretur usurus esse elegantiore facundia. Ille facundus et divinus Plato traditur Aegyptum peragravisse et a sacerdotibus eius gentis geometriae multiplices numeros et caelestium observationum rationem percepisse. Non timuit relinquere per aliquot annos patriam, discipulos, qui a tota Graecia Athenas petebant quaerentes certatim Platonem doctorem, sed ad ignotas gentes profectus est. Traditur impavidus propter amorem doctrinae, lustravisse Nili fluminis inexplicabiles ripas vastissimosque campos, effusam barbariam et flexuosos fossarum ambitus.
stesura numero 1
Platone, scelta come patria Atene e come precettore Socrate (sia il luogo sia l'uomo ricchissimi di cultura), pure dotato di ingegno in abbondanza incomparabile Era ritenuto dai suoi discepli il più sapiente fra tutti i mortali al punto che se Giovestesso fosse sceso dal cielo non sarebbe riuscito ad esprimersi con maggiore eleganza e felicità. Lo stesso fecondo e vivino Platone tramanda che percorse l'egitto e che avesse appreso dai sacerdoti di quel popolo molte nozioni geometriche e astronomiche. Non ebbe timore di lasciare per qualche anno la patria i discepoli che si recavano ad atene da tutta la Grecia chi chiedevano di avere come maestro Platone, ma andò verso genti sconosciute. Si racconta che impavido esplorava le impenetrabili rive e le immense pianure del nilo ampie zone vergini e tortuosi canali.
Stesura numero 2
Platone ebbe in sorte Atene come patria, Socrate come precettore, sia il luogo sia un uomo fecondissimo di dottrina; senza dubbio sembra che sia stato fornito di una gran quantità divina d’ingegno. Veniva ritenuto dai suoi discepoli il più sapiente di tutti i mortali, a tal punto anche che, se Giove in persona fosse sceso dal cielo, neppure sembrerebbe che avrebbe adoperato un eloquenza più raffinata. Si tramanda che quel famoso facondo e divino Platone abbia viaggiato per l’Egitto e dai sacerdoti di quel popolo abbia appreso i complessi numeri della matematica e lo studio dell’osservazione delle costellazioni (l’astrologia). Non temette di abbandonare per alcuni anni la patria, i discepoli, i quali si dirigevano da tutta la Grecia ad Atene cercando a gara il precettore Platone, ma è partito verso paesi sconosciuti. Si tramanda che impavido per l’amore della conoscenza, abbia visitato le inesplicabili rive del fiume Nilo e le immense campagne, distesa barbarie e gli ambiti tortuosi delle fosse.
Quando i pontefici per scrupolo religioso si opposero a Marco - Libro Perducere versione latino Vale
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Non est dubium quin nostra civitas numquam oculos remotos ab exactissimo cultu caerimoniarum habuerit. Cum M. Marcellus, qui potitus erat et Clastidio et Syracusis, quintum consulatum gerens templum – quod voverat – Honori et Virtuti consecrare vellet, a collegio pontificum impeditus est. Nam patres negabant unam cellam duobus diis recte dicari: si quid prodigii in ea accidisset, futurum esse ne dignosceretur utri deo rem divinam fieri oporteret, nec duobus diis una sacrificari solere. Ea pontificum admonitione effectum est ut Marcellus in separatis aedibus Honoris ac Virtutis simulacra statueret, neque collegio pontificum auctoritas Marcelli, amplissimi viri, inpedimento fuit quominus religionibus suus tenor suaque observatio redderetu
Non c'è dubbio che la nostra cittadinanza non abbia mai distolti gli occhi da un' osservanza impeccabile dal culto delle cerimonie (della liturgia). Poiché M. Marcello, che si era impadronitosi sia di Casteggio sia di Siracusa, console per la quinta volta, avrebbe voluto consacrare agli dei Onore e Virtù un tempio -che loro doveva per voto - ne fu impedito dal collegio dei pontefici. Infatti i padri sostenevano che non si poteva ragionevolmente dedicare una sola cappella a due divinità: poteva darsi, infatti, che, se vi si fosse verificato qualche prodigio, non fosse poi chiaro in onore di quale delle due divinità si dovesse celebrare l'ufficio religioso, e d'altro canto la consuetudine comportava che non si sacrificasse contemporaneamente a due dei non precisati. Risultato dell'avvertimento del pontefici fu che Marcello fece collocare in tempietti separati le statue di Onore e di Virtù: né il prestigio dell'autorevolissimo personaggio impedì al collegio dei pontefici che i principi religiosi fossero rispettati e si rendesse loro il dovuto ossequio.