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Universa instincta in bellum Achaia, cuius pars magna...
Tutta quanta la Acaia incitata alla guerra, di cui gran parte, come ho asserito prima, era stata distrutta dalle armi e dal valore dello stesso Metello macedonico, istigando soprattutto i Corinzi alle armi anche con gravi offese verso i romani, il Console L.Mummio fu destinato a combattere tale guerra. E durante lo stesso periodo, più perché i romani volevano credere qualsiasi cosa si dicesse in merito ai Cartaginesi, rispetto al perché (al dato di fatto che) erano riportate le cose da credere, il senato decise di distruggere Cartagine. Così nello stesso tempo P. Scipione Emiliano, uomo molto simile alle virtù degli avi paterni P. Africano e L. Paolo, il più insigne del suo tempo relativamente a tutte le doti di guerra e della toga e dell'ingegno e dello studio, che non fece non disse e non percepì nulla in vita se non qualcosa di lodevole ho detto che costui fu generato da Paolo, adottato da Scipione figlio dell'Africano, chiedendo la carica di edile fu eletto console. Costui fece guerra contro Cartagine dichiarata già due anni prima rispetto ai consoli precedenti con maggior forza e distrusse questa città invisa (sgradita) al nome Romano dalle fondamenta più per l'invidia dell'impero che per la corruzione di quel periodo e rese prova del suo valore, che era stata proprio della clemenza del suo avo.
(By Maria D. )
Versione tratta da Velleio Patercolo
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Urbs fertilissima et copiosissima omnium rerum apparatus suggerebat....propter anni tempus recipere transmarima auxilia non posse. (De Bello Alexandrino)
La città molto fertile e molto ricca di ogni cosa dava (loro) gli equipaggiamenti. Gli stessi uomini intelligenti e molto acuti tutte le cose che (quae) avevano visto fare da noi (le) facevano con una tale [quella] destrezza da sembrare che i nostri avessero imitato la loro opera ed inventavano molte cose [anche] di loro iniziativa e nello stesso tempo danneggiavano le nostre fortificazioni e difendevano le loro. E questi capi (sott. della città) discutevano nelle assemblee con discorsi pubblici (sott. "dicendo questo"): che il popolo Romano a poco a poco era giunto alla consuetudine di impossessarsi del loro regno. [Sott. "dicevano che"] Pochi anni prima A. Gabino era stato in Egitto con l'esercito; [dicevano che] Pompeo si era messo al sicuro dalla fuga nello stesso luogo; che Cesare era arrivato con le truppe e che la morte di Pompeo non aveva per niente giovato impedendo che Cesare si trattenesse presso di loro. [Dicevano] che se loro non l'avessero respinto, (l'Egitto) sarebbe diventata una provincia fra quelle (del loro) regno, e [dicevano] che dovevano agire immediatamente: infatti [dicevano che] egli era bloccato dalle tempeste, a causa della stagione dell'anno e non poteva ricevere aiuti da terre d'oltremare.
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Postquam, ut dixi, senatus in Catonis sententiam discessit, consul optumum factu ratus noctem, quae instabat, antecapere...De Cethego, Statili Gabinio, Caepario eodem modo supplicium sumptum est.
Dopo che, come ho detto, il senato aderì alla sentenza di Catone, ritenendo che la notte, che stava per giungere, fosse ottimale per agire, ordinò di prevenire, affinché nessuna cosa si rinnovasse in quel frangente, ai triumviri di preparare quelle cose che avevano chiesto a Supplicio. Egli stesso disposti i presidi condusse Lentulo in carcere avvenne la medesima cosa per gli altri per mezzo dei pretori. C'è nel carcere un luogo, che è chiamato Tulliano, dove si sale un pochino verso sinistra, posto in basso all'incirca dodici piedi di terreno. le pareti Lo proteggono da ogni parte e al di sopra c'è un soffitto a volta unito con archi in pietra; ma il suo aspetto è ripugnante e terribile a causa dell'incuria, del buio e dell'odore. Dopo che Lentulo fu fatto scendere in quel luogo gli esecutori delle pene capitali, ai quali era stato ordinato lo strangolarono con un laccio. Così quello tra la categoria dei patrizi il più famoso dei Corneli che aveva avuto a Roma il potere consolare, trovò a Roma una fine degna dei costumi e delle proprie imprese. Relativamente a a Cetego, Statilio Gabinio, Cepario venne praticato il supplizio nella medesima maniera. (by Maria D.)
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(Themistoclis Consilio) triplex Piraei portus constitutus est isque moenibus circumdatus, ut ipsam urbem dignitate aequiperaret...Quo factum est, ut Atheniensium muri ex sacellis sepulcrisque constarent.
Per decisione di Temistocle fu costituito il triplice porto del Pireo e questo fu circondato dalle mura, affinché eguagliasse la stessa città in dignità, la superasse per utilità. Egli stesso ricostruì le mura degli Ateniesi a proprio individuale pericolo. Ed infatti gli Spartani trovando una ragione plausibile per le escursioni dei barbari, con cui avrebbero potuto negare che era necessario che alcuna città avesse le mura al di fuori del Peloponneso, affinché i luoghi, che i nemici possedevano, non fossero protetti, si accinsero ad ostacolare gli Ateniesi che stavano costruendo. tal cosa mirava molto diversamente da quello che volevano che sembrasse. Gli Ateniesi infatti grazie a due vittorie, Maratona e Salamina, avevano ottenuto tanta gloria presso tutte le genti, che gli Spartani compresero che avrebbero potuto lottare con loro per il principato. per tale ragione volevano che questi fossero più deboli possibili. Dopo che in verità udirono che le mura erano state costruite, inviarono i legati ad Atene, per evitare che avvenisse ciò. dopo che questi furono presenti rinunciarono e dissero che avrebbero mandato i legati presso di loro relativamente a tale questione. Temistocle assunse tale legazione e in un primo momento partì da solo; sia affinché i restanti legati uscissero, sia per sembrare che le mura fossero state costruite abbastanza alte per proteggere, ammonì: nel frattempo tutti, servi e liberi, s'impegnino e non risparmino alcun luogo, sia se fosse sacro o privato, o pubblico e si riuniscano da ogni parte pensino ciò che è idoneo a proteggere. da ciò avvenne, che le mura degli Ateniesi risultassero da tempietti e sepolcri.
(By Maria D. )
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Caesar, honoris Divitiaci atque Haeduorum causa, sese eos in fidem recepturum et conservaturum dixit... confirmare sese neque legatos missuros neque ullam condicionem pacis accepturos.
Cesare disse che, per aumentare il prestigio di Diviziaco e degli Edui, avrebbe accolto e tenuto sotto la sua protezione i Bellovaci anche perchè erano un popolo di grande autorità tra i Belgi e molto numerosi, chiese seicento ostaggi. Gli furono consegnati insieme a tutte le armi della città, da lì giunse nella regione degli Ambiani; questi senza indugio si posero con tutti i loro beni sotto la sua autorità.