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Aemilius Paulus, principio veris, in Ligures exercitum induxit. ...Summa vi totum diem oppugnaverunt.
L. Emilio Paolo, all'inizio della primavera, condusse l'esercito contro i Liguri. Non appena pose l'accampamento nei confini dei nemici, i legati giunsero da lui per indagare sotto la scusa di chiedere la pace. A Paolo che negava di stipulare la pace tranne che con quelli dediti, non rifiutavano tanto ciò, quanto asserivano che c'era bisogno di tempo, per convincere il genere agreste degli uomini. Essendo stata concessa una tregua di dieci giorni, chiesero poi che i soldati Romani non andassero a foraggiare e a far legna oltre i monti, più vicini all'accampamento, sostenendo che questi luoghi coltivati appartenevano ai loro confini. Appena ottennero ciò, ammassato tutto l'esercito dietro a questi stessi monti, da dove avevano deviato il nemico, improvvisamente incominciarono ad assaltare contemporaneamente da tutte le aperture con l'ingente moltitudine l'accampamento dei Romani. Attaccarono con elevato impeto tutto il giorno. (by Maria D.)
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Nonnumquam usque ad ebrietatem veniendum est,... Sed nec saepe faciendum est, ne animus malam consuetudinem ducat. (da Seneca)
Ogni tanto si può arrivare fino all'ubriachezza, non perché ci faccia affondare, ma perché ci ammorbidisca. Infatti (l'ubriachezza) scioglie le preoccupazioni, muove l'animo dal profondo e come guarisce alcune malattie, così anche la tristezza (medeor regge il dativo morbis e tristitiae). L'inventore del vino fu chiamato libero non per la licenza della lingua ma perché libera l'animo dalla servitù delle cure e lo scoglie e lo rinforza e lo rende più audace in tutte le imprese. Ma come la moderazione della libertà è salutare così lo è (la moderazione) del vino. Si crede/Credono che Solone e Arcesila si abbandonassero al vino; a Catone fu rimproverata l'inclinazione al bere. Ma non bisogna farlo spesso, affinché l'animo non assuma una cattiva abitudine.
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Erat una navis Rhodia in dextro Caesaris cornu longe ab reliquis collocata. Hanc conspicati, hostes non tenuerunt sese magnoque impetu quattuor ...
C'era una nave Rodiese nell'ala destra di Cesare collocata lontano dalle rimanenti. dopo averla osservata, i nemici non si trattennero e con grande slancio quattro navi coperte e parecchie aperte si protesero verso quella. Cesare fu costretto a recare soccorso ad essa, per non ricevere turpemente un'offesa dinanzi agli occhi dei nemici; del resto, nel caso in cui le fosse accaduto qualcosa di molto grave, riteneva che sarebbe avvenuto meritatamente. S’intraprese la battaglia con grande accanimento dei Rodiesi; questi, essendo superiori in tutti gli scontri e in esperienza ed in valore, allora soprattutto in quel momento non rifiutavano di sostenere tutto il peso, per non sembrare che questo danno fosse stato ricevuto per colpa dei suoi. avvenne così una battaglia molto favorevole; fu catturato un quadrireme dei nemici, fu messa giù, l'altra, due furono saccheggiate da tutti i soldati di marina; inoltre una grande moltitudine nelle restanti...(By Maria D. )
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Caesar, Ptolemaeum regem cohortatus ut consuleret regno paterno, parceret praeclarissimae patriae....Caesarem bellum acriter gerere coepit, ut lacrimas, quae in colloquio proiecerat, gaudio profudisse videretur.
Cesare, dopo aver esortato il re Tolomeo a provvedere al regno paterno, a rispettare la nobilissima patria che era sconvolta da ignobili incendi e minacce (mĭnae, ārum), a richiamare in primo luogo i suoi cittadini al buon senso, poi a mantenerlo, a prestare dovunque, fede al popolo romano e a lui stesso, tenendo la destra nella destra, cominciò a rilasciare ragazzi in età già sviluppata. Ma l’animo del re, educato con fallaci precetti, per non discostarsi dai costumi della sua gente, piangendo cominciò a pregare Cesare perché non lo liberasse: infatti al cospetto di Cesare lo stesso regno non era più gradito a lui. Tenendo nascoste le lacrime i ragazzi, commosso lo stesso Cesare, celermente, come egli stesso afferma, li rimandò dai suoi. Quello (Tolomeo), come uscito da un blocco di partenza in una pista libera, subito cominciò a combattere aspramente contro Cesare, così che le lacrime che aveva versato (prōĭcĭo, is, iēci, iectum, ĕre) nel colloquio, sembrò che si trasformassero in gioia.(by Geppetto)
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Ninus, rex Assyriorum, decessit, relicto adhuc impubere filio et uxore Semiramide.... Haec Babyloniam condidit murumque urbi cocto latere circumdedit.
Nino, re degli Assiri, morì, lasciato il figlio ancora in fasce e la moglie Semiramide. Ella, non osando consegnare l'impero al fanciullo immaturo e ella stessa non osando governare apertamente, dato che le popolazioni così numerose a stento obbedivano ad un uomo e tanto meno avrebbero obbedito ad una donna, finse di essere il figlio, invece della moglie di Nino, un fanciullo invece di una donna. Infatti entrambi avevano una statura media, e parimenti una voce gracile, e la madre ed il figlio avevano la qualità dei lineamenti simili. Dunque occultò le braccia e le gambe con i veli, il capo con il turbante; e per non sembrare che aveva occultato qualcosa con il nuovo modo di vestire, ordinò al popolo di vestirsi con lo stesso abbigliamento; da quel momento tutta quanta la popolazione mantenne quella maniera d'abbigliamento. Così, fin da subito, simulando il sesso, fu creduta un fanciullo. Poi compì cose importanti, quando ritenne che l'invidia fosse stata superata dalla grandezza di queste, ella stessa confessò chi fosse e quale persona avesse finto di essere. Ciò non le tolse la dignità del potere, ma le conferì ammirazione; perciò, la donna, superò non solo le donne, ma anche gli uomini, in valore. Ella fondò Babilonia e pose intorno alla città un muro di mattone cotto. (By Maria D. )(da Giustino(