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Quanti invitare a tavola Gellio Libro Cleo
Esiste (c'è) un libro, veramente carino, di Marco Varrone, tratto dalle Satire Menippee, che è intitolato "Non sai cosa porti la tarda sera", nel quale ragiona del numero adatto di convitati e della maniera e allestimento del banchetto stesso. Afferma dunque essere opportuno che il numero degli invitati inizi da quello delle Grazie e arrivi a quello delle Muse, cioè parta da tre e si fermi a nove, di modo che, pur essendo assai pochi i convitati, non siano meno di tre, e quando dovessero essere molti, non siano più di nove. "Infatti" scrive "non è il caso che siano molti, perché la massa fa troppo spesso chiasso
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Secundo bello punico P. Cornelio Scipio ex Hispania senatui scripsit petens ut sibi successor mitteretur cum filiam adultae iam aetatis haberet neque ei, sine se dos expediri posset. Tunc senatus ne res publica bono duce careret, sibi partes patris desumpsit et, consituta dote, summam ex aerario - res memoratu digna ! erogavit ac pulellam nuptum dedit. Dotis modus undecim milia earis fuito. In quo habitus veterum patrimoniorum cognosci potest. Nam patrimonia tam arcta fuerunt ut Tatia Caesonis filia maximam dotem ad virum decem milia aeris portaverit et Megullia quia cum quinquaginta milibus aeris in mariti domum entravit Dotate cognomen invenerit
Cneo Scipione nel corso della seconda guerra punica avendo dalla Spagna scritto al senato chiedendo che si mandasse un successore, avendo una figlia non più giovane ancora nubile e senza la sua presenza era impossibile procurale una dote, . Allora il senato per non privare la repubblica di un buon generale, si assunse le parti di un padre, e costituita una dote ne erogò la somma a spese dell'erario e diede la giovane in sposa. L'ammontare della dote fu di quarantamila assi - cosa degna di memoria ! - Dal che si può conoscere la misura degli antichi patrimoni: infatti i patrimoni furono talmente esigui che la dote portata da Tuccia figlia di Cesone al marito ammontante a diecimila assi sembrò ricchissima e Megullia per essere entrata nella casa del marito con una dote di cinquantamila assi, ebbe il soprannome di "Dotata".
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Liberis Athenarum cervicibus iugum servitutis inposuit: egit enim illam urbem et versavit arbitrio suo, cumque adversus voluntatem populi loqueretur, iucunda nihilo minus et popularis eius vox erat. Itaque veteris comoediae maledica lingua, quamvis potentiam viri perstringere cupiebat, tamen in labris hominis melle dulciorem leporem fatebatur habitare inque animis eorum, qui illum audierant, quasi aculeos quosdam relinqui praedicabat. Fertur quidam, cum admodum senex primae contioni Periclis adulescentuli interesset idemque iuvenis Pisistratum decrepitum iam contionantem audisset, non temperasse sibi quo minus exclamaret caveri illum civem oportere, quod Pisistrati orationi simillima eius esset oratio.
Pericle impose il giogo della servitù sul collo della libera Atene: infatti condusse quella città a suo arbitrio e sconvolse, e parlando contro la volontà del popolo, nondimeno la sua voce era piacevole e gradita al popolo. E così la mala lingua della Commedia Antica, sebbene desiderasse criticare la potenza di (quell’)uomo, tuttavia ammetteva che sulle sue labbra posava una grazia più dolce del miele e diceva che nei cuori di coloro che lo avevano ascoltato, restavano come degli aculei. Si tramanda che un tale, avendo partecipato, quando era molto vecchio, al primo discorso del giovane Pericle e avendo egli stesso da giovane ascoltato Pisistrato, già decrepito/vecchio, che parlava, non si trattenne dall’esclamare che bisognava guardarsi da quel cittadino poiché il suo discorso era molto simile al discorso di Pisistrato. E non ingannò l’uomo né nella valutazione dell’eloquio, né nella previsione delle abitudini.
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Quid agerem iudices? contenderem armis contra tribunum plebis. Boni vicissent improbos fortes inertes interfectus esset Clodius qui hanc una medicina potuit a rei publicae peste depelli. Quid deinde accideret? Quis reliqua praestraret? Quis dubitabat quin ille sanguinis tribunicius consules ultores ed defensores habiturus esset quindam dixisset in contione aut semel mihi esse pereundum aut bis esse vincendum? Quid erat bis vincere? Id profecto ut, si cum amentissimo tribuno plebis decertavissem, cum consulibus ceterisque eius ultoribus mihi esset dimicandum.
Traduzione n. 1

traduzione n. 2

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Hinc invictus patriam defensum revocatus bellum gessit adversus P. Scipionem, filium eius, quem ipse primo apud Rhodanum, iterum apud Padum, tertio apud Trebiam fugarat. Cum hoc exhaustis iam patriae facultatibus cupivit impraesentiarum bellum componere, quo valentior postea congrederetur. In colloquium convenit; condiciones non convenerunt. Post id factum paucis diebus apud Zamam cum eodem conflixit
TRADUZIONE
Da lì l'invincibile essendo stato revocato fece la guerra per difendere la patria contro Publio Scipione, figlio di Scipione, il quale lui stesso mise in fuga prima presso Rodano, di nuovo presso il fiume Po e per la terza volta presso Trebia. Avendo già esaurito i beni della patria desiderò fare la pace per allora, per riprendere in seguito la guerra con forze maggiori. Si riunirono in un colloquio le condizioni non si composero in un accordo. Dopo questo fatto pochi giorni dopo si scontrò con lui preso Zama.