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Muzio scevola
versione greco libro Ostraka pagina 75 numero 102
μουκιος εν ανερ εις πασαν αρετεν ... και ατρεπτο προσοπο
Muzio era un uomo valido rispetto ad ogni virtù, il migliore nelle faccende di guerra; tramando allora di uccidere Porsenna, si presentava all'accampamento. Portando una veste Etrusca e usando una lingua simile. Girando intorno alla tribuna del re che stava seduto e non conoscendolo con sicurezza, e poiché temeva di chiedere di lui, estrasse la spada ed uccise quello che pensava fosse proprio lui tra quelli che sedevano intorno. A questo punto lo catturano e lo giudicano; e tenendo la mano destra sopra un focolare che aveva del fuoco, che veniva portato a Porsenna che stava per sacrificare, mentre veniva bruciata la carne, rimase in piedi volgendo lo sguardo verso Porsenna con il volto audace e impassibile (fiero ).
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Enea giunge nel Lazio
versione di greco di Appiano traduzione dal libro
Ostraka pagina 61, numero 79
inizio: Αινειας, του Αγχισου του Καπυος, εν τω Τρωικω ηκμαζε... fine: ...Λατινου Φαυνου, Λατινους επωνομαζε.
Ό Αινείας έν τω Τρωϊκώ ήκμαζε πολεμώ. Μετά την άλωσιν της Τροίας έφευγε προς την ζήτησιν νεάς πατρίδος. Καί μετά μακράν καί βαρεΐαν πλάνην καταπλεΐ ές της Ιταλίας αιγιαλόν, Λαύρεντον έπικαλούμενον ένθα οί Τρώες καί στρατοπεδεύουσι καί την άκτήν Τροίαν καλοϋσιν. Ήν τότε βασιλεύς Άβοριγίνων των Ιταλών Φαΰνος ό τοϋ Άρεως· ό Φαΰνος μεν παρείχε Αινεία την θυγατέρα Λαουϊνίαν καί γήν. Ό δέ πόλιν έκτιζε καί άπό της γυναικός Λαουΐνιον έπωνόμαζε. Μετά χρόνον, δτε ό Φαϋνος τελευτφ, έξεδέχετο την αρχήν ό Αινείας καί άπό τοΰ κηδεστοΰ Λατίνου Φαύνου τούς Άβοριγΐνας Λατίνους έπωνόμαζε
Enea figlio di Anchise e di Capi era nel pieno della forza nella guerra di Troia. Dopo la presa di Troia fuggiva. E dopo un lungo vagare approda ad una costa dell’Italia, chiamata Lorenzio: e là c’era il suo esercito, e chiamano la costa Troia. C’era anche il re degli Italici Aborigeni Fauno, figlio di Ares: Fauno offriva ad Enea la figlia Lavinia e una terra. Quello fondava una città e la chiamava dal nome della moglie Lavinio. Dopo tempo, poiché Fauno era morto, Enea prende il potere e chiamava gli Aborigeni Latini, dal cognato di Fauno Latino.
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CONTRO LO STUDIO ECCESSIVO
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Ostraka
TRADUZIONE
Conosco alcuni padri i quali sono autori delle sciagure dei propri figli a causa del troppo amore. Che cosa è cio che voglio dire? Mentre bramano infatti che i figli in tutte le cose siano primi, addossano a loro le fatiche eccessive, ma i figli sono oppressi in cattive condizioni, e non accettano l' insegnamento dolcemente. Come infatti le piante vengono fatte crescere con poca acqua, con troppa vengono affogate, nello stesso modo l' anima con le fatiche in giusta misura è accresciuta invece sono soffocate dalle troppe (fatiche). è necessario che i padri concedano la tregua dalle fatiche perché tutti stiano sereni e lavita divida con lo svago e lo studio.
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LA VOLPE E IL LEOPARDO VERSIONE DI GRECO di Esopo TRADUZIONE dal libro Ostraka
Ἀλώπης καί πάρδαλις περί κάλλους ἤριζον. Τῆς δὲ παρδάλεως παῤ ἕκαστα τὴν τοῦ σώματος ποικιλὶαν προβαλλομένης ἡ ἀλώπηξ ὑποτυγχάνουσα ἔλεγε· Καὶ πόσον ἐγώ σοῦ καλλίων ὑπάρχω, ἥτις οὐ τό σῶμα, τὴν δὲ ψυχὴν ποικίλην ἔχω; . Ὁ λόγος δηλοῖ, ὅτι τοῦ σωματικοῦ κάλλους ἀμείνων ἐστίν ὁ τῆς διαυοίας κόσμος.
TRADUZIONE
Una volpe e un leopardo concorrevano in bellezza. Mentre il leopardo in ogni caso ostentava la varietà di colori del suo corpo, la volpe, risponendo, disse : " Ma quanto sono più piacevole di te io, che ho variopinta l'anima, non il busto? " La favola dimostra che il vanto dell'intelletto è migliore della bellezza del corpo.
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GLI DEI PUNISCONO CHI LI VUOLE INGANNARE
Versione greco Esopo traduzione libro Ostraka
Άνήρ πένης νοσών ηυχετο τοις θεοΐς, εί διασῴζοιτο, βοΰς εκατόν εις θυσίαν προσοίσειν. Οί δέ θεοί πειράν τοϋτον βουλόμενοι τοΰ πάθους άπήλλασσον. Ό δ' άναλαμβάνων εαυτόν από της νόσου, επειδή βοών ήπόρει, στεατίνους βοΰς εκατόν πλάσσει και έπί του βωμοϋ όλοκαυτοΐ. Οί δέ θεοί βουλόμενοι αυτόν τιμωρεΐσθαι οναρ έπιστάντες αύτώ λέγουσιν «"Απελθε εις τον αίγιαλόν εις τόνδε τον τόπον. Έκεΐ γαρ Άττικάς χιλίας εύρήσεις». Εκείνος δέ διυπνίζει συν ηδονή και σπουδή προς τον αιγιαλόν άφικνεΐται. Έκεΐ δέ δη πειραταΐς περιτυγχάνει και ύπ' αυτών συλλαμβάνεται. Άλισκόμενος δέ την έλευθερίαν τών πειρατών έδεΐτο χίλια χρυσίου τάλαντα τίσειν αύτοΐς ύπισχνούμενος. Ώς δ' ουκ έπιστεύετο, απάγεται ύπ' αυτών και απεμπολείται χιλίων δραχμών. Ό μΰθος δηλοΐ, δτι τοις ψευδέσιν τών ανθρώπων έχθραίνει τό θείον.
Un uomo povero che era ammalato prometteva in voto agli dei che, se si salvava, avrebbe offerto in sacrificio cento buoi. Gli dei, volendo metterlo alla prova, lo liberavano dalla sofferenza. Egli allora, mentre si riprende dalla malattia, poiché è privo di buoi, plasma cento buoi di pasta e li brucia in offerta sull'altare. Gli dei volendo che costui fosse punito disponendo un sogno gli dicono: Vai alla spiaggia in questo preciso luogo. Lì dunque troverai mille Attiche”. Quello quindi si sveglia con gioia e con premura va alla spiaggia. Lì s’imbatte con i pirati e viene portato via da essi stessi. Cadendo nelle loro mani domandava la libertà dei pirati promettendo di pagare loro mille talenti d’oro. Siccome non prestava fede, viene condotto via da essi stessi e viene venduto per mille dracme. La favola dimostra che dio odia i falsi giuramenti degli uomini.