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libro versioni latine Alcuino di York
Inizio: Olim portitor quidam trans flumen lupum et capram et caules transferre debebat. Fine: ad capram referes eamque iterum transferes".
Un giorno un certo barcaiolo doveva trasferire dall'altra parte del fiume un lupo, una capra e dei cavoli. Poichè la sua barca era molto piccola, comprese subito che su di essa non potevano essere trasportati il lupo, la capra e i cavoli contemporaneamente il lupo, la capra e i cavoli. Sedendo sulla riva, rifletté a lungo tra sé e sé: «Non posso trasportare i cavoli sulla riva opposta, poiché il lupo, se verrà lasciato da solo con la capra, senza dubbio la divorerà con avidissimo dente. Tuttavia non posso trasportare il lupo con me: infatti la capra, lasciata con i cavoli, li mangerà. Non so davvero cosa fare». Allora si ricordò che nelle vicinanze viveva un vate, e subito andò da lui e gli espose la situazione. Il vate gli dice: «Risolverai molto facilmente il problema, se ricorderai ciò che ti dirò. Trasporta prima la capra sull'altra riva. Non temere che i cavoli vengano mangiati dal lupo: infatti il lupo non è solito mangiare cavoli. Poi porta il lupo con te; ma, quando l'avrai trasportato sull'altra riva, non lasciarlo lì con la capra, perché non la divori, ma riportala con te sulla prima riva. Infine, quando anche i cavoli saranno stati trasportati sull'altra riva, tornerai di nuovo dalla capra e la trasporterai di nuovo».
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Nunc sum designatus aedilis; habeo rationem quid a populo Romano acceperim; mihi ludos sanctissimos maxima cum cura et caerimonia Cereri, Libero, Liberaeque faciundos, mihi Floram matrem populo plebique Romanae ludorum celebritate placandam, mihi ludos antiquissimos, qui primi Romani appellati sunt, cum dignitate maxima et religione Ioui, Iunoni, Mineruaeque esse faciundos, mihi sacrarum aedium procurationem, mihi totam urbem tuendam esse commissam; ob earum rerum laborem et sollicitudinem fructus illos datos, antiquiorem in senatu sententiae dicendae locum, togam praetextam, sellam curulem, ius imaginis ad memoriam posteritatemque prodendae.
Sono ora nominato edile: faccio riflessione che cosa io abbia dal popolo romano ricevuto: dover fare io spettacoli devotissimi con grandissima cura e grandissime cerimonie a Cerere celebrare a Bacco e a Proserpina: con la celebrità dei giochi render propizia la madre Flora al popolo romano e alla plebe romana, è mio dovere il far con il decoro e pietà somma in onore di Giove, di Giunone e di Minerva, gli spettacoli antichissimi che primi furono chiamati Romani a me è demandata la sopraintendenza dei sacri templi e tutta la città Come frutto della fatica e della sollecitudine di questi incarichi imi sono stati dati questi vantaggi, del più antico luogo, per dire il parere mio, in senato, la toga pretesta, il curul seggio, il diritto dell'immagine da protendersi alla memoria dei posteri
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Iste ait se velie illud etiam atque etiam considerare: nequaquam se esse satiatum. Iubet illos discedere et candelabrum relinquere. Sic illi tum inanes ad Antiochum revertuntur. Rex primo nihil metuere, nihil suspicari; dies unus, alter, plures; non referri. Tum mittit, si videatur, ut reddat. Iubet iste posterius ad se reverti. Mirum illi videri; mittit iterum; non redditur. Ipse hominem appellat rogat ut reddat. Os hominis insignemque impudetiam cognoscite. Quod sciret, quod ex ipso rege audisset in Capitolio esse ponendum, quod lovi Optimo Maximo, quod populo Romano servavi videret, id sibi ut donaret rogare et vehementissime petere coepit. Cum ille se et religione Iovis Capitolini et hominum exstimatione impediri diceret, quod multae nationes testes essent illius operis ac muneris, isti homini minari acerrime coepit. Ubi videt eum nihilo magis minis quam precibus permoveri, repente hominem de provincia iubet ante noctem decedere; ait se comperisse ex eius regno piratas ad Siciliam esse venturos.
Costui dice che vuole esaminarlo ripetutamente, non essendo per niente sazio. Ordina loro di andarsene e lasciare il candelabro. Così allora tornano da Antioco a mani vuote. Il re, in un primo momento non teme nulla, non sospetta nulla; (passa) un giorno, un secondo giorno, parecchi (altri); non restituisce. Allora manda a dire di restituir(lo), se lo riteneva opportuno. Quello (Verre) ordina che tornino da lui in un momento successivo. A quello (Antioco) (la cosa) pareva strana; manda a chiedere di nuovo, non viene restituito. Quello (Antioco) in persona chiede all'uomo di restituir(lo). Rendetevi conto della sfacciataggine e della straordinaria impudenza dell'uomo. Quello che sapeva, perché l'aveva appreso dallo stesso principe, che doveva essere posto in Campidoglio, che per Giove Ottimo Massimo, per il popolo romano pareva dover essere preservato (servari, non servavi), iniziò a pregare e a chiedere con grandissima insistenza che venisse donato a lui. Poiché quello faceva presente che ciò era impedito sia dal voto a Giove Capitolino sia dalla considerazione dei cittadini, dato che molti popoli erano a conoscenza di quell'opera e della (sua) offerta votiva, costui iniziò a minacciare l'uomo in maniera violentissima. Vedendo che quello non era smosso dalle minacce più che dalle preghiere, all'improvviso ordina che l'uomo si allontani dalla provincia prima di notte; dice di avere appreso che dei pirati dal suo regno si dirigevano in Sicilia.
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Sunt ea circa Divum Augustum eventa eius digna memoratu. Namque Liviae Drusillae, quae postea Augusta matrimonii nomen accepit, cum pacta esset illa caesari, gallinam conspicui candoris sedenti aquila ex alto abiecit in gremium inlaesam, intrpideque miranti accessit miraculum. Quoniam teneret in rostro laureum ramum onustum suis bacis, conservari alitem et subolem iussere haruspices ramumqueeum seri ac rite custodiri: quod factum est in villa Caesarum fluvio Tiberi inposita iuxta nonum lapidem Flaminiae viae, quae ob id vocatur "ad Gallinas", mireque silva provenit. Ex ea triumphans postea caesar laurum in manu tenuit coronamque capite gessit, ac deinde imperatores Caesares cuncti.
Ci sono episodi che hanno come protagonista il lauro avvenuti al tempo di Augusto. Infatti un'aquila lasciò cadere dall'alto illesa una gallina bianca in grembo a Livia Drusilla che in seguito assunse il nome di Augusta, derivato dal matrimonio, quando quella era ancora promessa a cesare e mentre lei guardava senza paura si aggiunse un altro prodigio, poiché teneva sul becco un ramo di alloro carico delle sue bacche gli indovini comandarono che si conservasse la gallina e la sua prole e che quel ramo o fosse piantato o fosse devotamente custodito. Questo fu fatto nella villa dei Cesari costruita sul fiume Tevere presso il nono miglio sulla via Flaminia che per questo è chiamata "Alle galline" e vi crebbe miracolosamente un bosco. Cesare poi trionfando tenne in mano un ramo e portò in testa una corona e successivamente tutti i Cesari imperatori.