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Romulus parvi oppidi fundamenta posuit et saxis et materia lignea et luto Romam aedificavit.... Sed postremo feminae Sabinae fervidis votis pacem iner populos restituerunt.
Romolo pose le fondamenta di una piccola città e costruì con pietre con materiale di legno e fango Roma. Parecchi uomini del Lazio dei villaggi confinanti accorsero alla nuova città. Ma in città c'era una grande penuria di donne. Allora l'astuto Romolo organizzò magnifici giochi a Roma e invitò le famiglie dei popoli limitrofi. Accorsero molti stranieri agli spettacoli. Ma improvvisamente durante i giochi gli uomini Romani rapirono le donne dei Sabini. Allora i Sabini strinsero le armi e si lanciarono contro Roma. Alcuni Romani e Sabini caddero feriti. Ma alla fine le donne Sabine reintegrarono con fervidi voti la pace tra i popoli.(By Maria D.)
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Inizio: Nam semper in civitate quibus opes nullae sunt bonis invident ... Fine: urbanum otium ingrato labori praetulerat. Eos atque alios omnis malum publicum alebat.
Evidentemente faceva ciò secondo la sua consuetudine. Infatti, nello Stato, coloro che non hanno beni invidiano sempre i cittadini dabbene, esaltano i malvagi, esecrano il vecchio, bramano il nuovo, per odio della loro condizione desiderano un radicale mutamento, vivono senza pena di torbidi e di sommosse perché la miseria mette facilmente al riparo da ogni danno. Ma la plebe romana aveva davvero molte ragioni di gettarsi nel tumulto. Prima di tutto, coloro i quali dovunque emergevano per turpitudine e sfrontatezza, poi gli altri che avevano con vita svergognata dissipato il patrimonio, infine tutti coloro che un'ignominia o un delitto aveva scacciato dalla patria, tutti costoro erano confluiti a Roma come in una sentina. Poi, molti, memori della vittoria di Silla, poiché vedevano alcuni semplici soldati divenuti senatori, altri così ricchi da trascorrere il tempo in un lusso regale, ognuno, se prendeva le armi, sperava dalla vittoria le medesime cose. Inoltre la gioventù che nei campi con il lavoro manuale pativa la miseria, stimolata dalle largizioni pubbliche e private, aveva preferito l'ozio urbano a un lavoro ingrato. ...(continua)
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Noli putare me ad quemquam longiores epistola scribere, nisi si quis ad me plura scripsit ... Idque fieri mea culpa, qui ceteros servavi, ut nos periremus!
Non ritenere che io scriva a chiunque lettere più lunghe, a meno che qualcuno non mi abbia scritto parecchie cose, penso che sia conveniente rispondergli. E infatti non ho cosa scrivere e in questo periodo non faccio nulla più difficilmete. A te poi e alla nostra Tulliola non posso scrivere senza molte lacrime. Vedo infatti che siete disperate, io che ho sempre voluto che foste felicissime. Voglio molto bene al nostro Pisone per il suo merito. Gli ho scritto, come ho potuto e l'ho ringraziato come ho dovuto. Capisco che riponi speranza nei nuovi tribuni della plebe. Sarà sicuro se la volontà di Pompeo sarà salda; tuttavia ho paura di Crasso. Vedo che ti comporti in ogni circostanza nel modo più coraggioso e amorevole e non mi sorprendeva mi addoloro. Infatti P. Valerio, uomo premuroso, mi ha scritto, cosa che ho letto piangendo molto, in che modo tu sia stata condotta dal tempio di Vesta al tribunale. Ah, mia luce, mia nostalgia, a cui tutti erano soliti rivolgersi per un aiuto! E ora, Terenzia mia, saperti così tormentata, così afflitta nel pianto e nell'umiliazione, e che ciò avviene per colpa mia, che ho salvato gli altri per ucciderci!
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Disputatur in consilio a Petreio atque Afranio et tempus profectionis quaeritur. Plerique censebant ut noctu iter facerent: ... et prima luce postridie constituunt proficisci.
Durante un'assemblea viene ponderato da (parte) di Petreio e di Afranio e viene discusso il tempo per la partenza. La maggior parte riteneva(no) opportuno marciare di notte (che si marciasse di notte): si poteva arrivare alle gole prima che se ne accorgessero. Altri, avendo proclamato che la notte precedente
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Ma affinchè voi esiaminate attentamente come sia nato tutto questo errore fra coloro che accusano il piacere e coloro che lodano il dolore, chiarirò tutta la faccenda e spiegherò le idee espresse da quello scopritore della verità e vorrei dire architetto della felicità nella vita. Nessuno infatti disdegna, odia o fugge il piacere in sé perché è piacere ma perché sono colpiti da grandi dolori coloro che non sanno perseguire il piacere razionalmente; e viceversa non c’è nessuno che ama, insegue, vuol raggiungere il dolore in sé perché è dolore ma perché talvolta capitano circostanze tali per cui con il travaglio e il dolore si cerca qualche grande piacere....(CONTINUA)