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costumi degli antichi abitanti della Spagna
Versione latino Giustino traduzione
libro Lingua communis 112
INIZIO: corpora Hominum ad inediam laboremque, animi ad mortem parati. FINE: aqua calida lavari post secundum Punicum bellum a Romanis didicerunt.
Il fisico (letteralmente i corpi) degli uomini è predisposto (i corpi degli uomini sono predisposti) per il digiuno e la fatica, gli animi sono predisposti per la morte. Per tutti c'è una rigida e austera parsimonia. Preferiscono la guerra all'ozio: se manca un nemico straniero lo cercano in patria. Spesso morirono molti sotto atroci torture in cambio del silenzio sui beni dati in prestito, perciò per loro era più importante il silenzio della loro stessa vita. Si loda anche la capacità di resistenza di quello schiavo che durante la seconda guerra punica, vendicato il padrone esultò ridendo fra i tormienti e vinse con una serena letizia la crudeltà dei torturatori. Gli uomini sono velocissimi i cavalli da battaglia e le armi sono più care della vita stessa. In una così lunga successione di secoli non ebbero alcun grande condottiero all'infuori di Viriato che stremò i romani con fortuna alterna per 10 anni a tal punto hanno inoli più propri delle bestie che degli uomini. Nei giorni festivi non apparecchiano con sfarzo i banchetti. Hanno imparato a lavarsi con l'acqua calda dopo la seconda guerra punica
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Finis huius anni insignis est nova eaque magni momenti lege quae, non sine alĭquo motu animorum agitata (discutere), civitatem exercuit. Hactĕnus femĭnas, non minus quam viros, ad hereditatem admitti ius fuĕrat. Inde fiēbat ut illustrissimarum saepe familiarum bona alienas domos transfunderentur magno cum rei publicae damno, cuius intĕrest heredĭbus clarorum nomĭnum suppetĕre (non mancare) opes, quibus splendorem genĕris tutari et exornare possint. His incommŏdis obviam ire statuit Q. Voconius Saxa, tribunus plebis, tulitque ad populum ne quis herēdem virgĭnem neve muliĕrem facĕret, neve ulli virgĭni vel muliĕri bona cuiusquam licēret hereditate percipĕre ultra centum milia sestertium.
Il culmine insigne di quest'anno è la legge nuova e di grande momento che, controversa non senza qualche sommovimento degli animi, agitò la cittadinanza. Fino a questo momento era stata legge che le donne, non meno che i maschi, fossero ammesse all'eredità. Per cui accadeva che spesso i beni delle famiglie più illustri fossero trasferite in altre case, con grande danno dello Stato, al quale interessa che agli eredi dei nomi famosi siano sufficienti le ricchezze, con le quali sia tutelato e possa essere ornato lo splendore della famiglia. A questi inconvenienti stabilì di ovviare Q. Voconio Sassa, tribuno della plebe, e propose al popolo che nessuno potesse stabilire come erede una vergine o una donna, e che non fosse lecito ad una vergine o a una donna percepire l'eredità di qualcuno oltre i centomila sesterzi.
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Tum senatus populusque Romanus L. Aemilium Paulum, filium eius Pauli, qui ad Cannas quam tergiversanter perniciosam rei publicae pugnam inierat, tam fortiter in ea mortem obierat, consulem creavit. Is Persam ingenti proelio apud urbemm nomine Pydnam in Macedonia fusum fugatumque castris exuit deletisque eius copiis, destitutum omni spe, coegit e Macedonia profugere, quam ille linquens in insulam Samothraciam perfugit. Ad eum Cn. Octavius praetor, qui classi praeerat, pervenit et ratione magis quam vi persuasit ut se Romanorum fidei committeret. Ita Paulus maximum nobilissimumque regem in triumpho duxit.
Il Senato ed il popolo Romano allora elesse console L. Emilio Paolo, figlio di quel Paolo che a Canne aveva iniziato titubante una battaglia quanto dannosa per lo Stato, tanto che era andato fortemente (a tal punto che) era andato incontro alla morte. Egli sbaragliato e messo in fuga presso la città chiamata Pidna, con una grandissima battaglia, Perseo, lo cacciò dagli accampamenti e annientate le sue truppe, avendo perso ogni speranza, lo costrinse a fuggire dalla Macedonia, lasciando la quale scappò nell'isola di Samotracia. Lo raggiunse il pretore Cn. Ottavio, che comandava la flotta e lo convinse, più con la ragione che con la forza, ad affidarsi alla promessa d'impunità del popolo dei Romani. Così Paolo trascinò nel trionfo un grandissimo e nobilissimo re. .
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Silva erat vasta (Litanam Galli vocabant), qua (Postumius), consul designatus, exercitum traducturus erat. Eius silvae dextra laevaque circa viam Galli arbores ita inciderunt, ut immotae starent, momento (movimento) levi impulsae occiderent. Legiones duas Romanas habebat Postumius, sociumque (=sociorumque) ab Supero mari tantum conscripserat ut viginti quinque milia armatorum in agros hostium induxerit. Galli oram extremae silvae cum circumsedissent, ubi intravit agmen (in) saltum, tum extremas arborum succisarum impellunt. Quae, alia in aliam instabilem per se ac male haerentem incidentes, ancipiti strage arma, viros, equos obruerunt, ut vix decem homines effugerent. Nam, cum examinati plerique essent arborum truncis fragmentisque ramorum, ceteram multitudinem, inopinato malo trepidam, Galli saltum omnem armati circumsedentes interfecerunt; paucis e tanto numero captis, qui; pontem fluminis petentes, obsesso ante ab hostibus ponte, interclusi sunt. Ibi Postumius omni vi, ne caperetur, dimicans occubuit.
C’era un vasto bosco – i Galli lo chiamavano Litano – al di là del quale il console designato (Postumio) stava per trasferire l’esercito Intorno alla via, a destra e a sinistra, i Galli segarono gli alberi in modo che, pur restando in piedi, sotto la spinta di un lieve movimento cadessero. Postumio disponeva di due legioni Romane, ed aveva arruolato dal mare Superiore tanti alleati da condurre nelle campagne dei nemici 25. 000 armati. I Galli, avendo circondato i margini esterni della foresta, quando la colonna entrò nel bosco, proprio allora spingono le cime degli alberi segati. I quali, in sé instabili e cadendo l'uno contro l'altro, provocarono sui due lati una tale strage di armi, uomini, cavalli, che a malapena sopravvissero una decina di persone. Infatti, essendo stati uccisi i più dai tronchi degli alberi e dai pezzi dei rami, l'altra moltitudine, impaurita dal danno inaspettato, i Galli circondando armati tutto il bosco la trucidarono; furono catturati pochi di un così gran numero che, mentre cercavano di raggiungere il ponte del fiume, furono bloccati dal ponte occupato in precedenza dai nemici. Qui ostumio, combattendo con tutte le forze per non essere catturato, cadde combattendo.
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Hannibal urbem vobis, quam ex magna parte dirutam, captam fere totam habet, adĭmit; agros relinquit, locum adsignaturus in quo novum oppidum aedificētis. Aurum et argentum omne, publicum privatumque ad se iubet deferri; corpora vestra, coniugum ac liberorum vestrorum servat inviolata, si inermes cum binis vestimentis velītis ab Sagunto exire. Haec victor hostis imperat; haec, quamquam sunt gravia atque acerba, fortuna vestra vobis suadet
Annibale vi sottrae la città, che ha distrutto in gran parte, ha espugnata quasi tutta; lascia i campi, ha intenzione di assegnarvi un luogo in cui costruiate la nuova città. Ordina che tutto l'oro e l'argento, pubblico e privato, gli sia consegnato; lascia inviolati i vostri corpi, delle vostre mogli e figli, a patto che vogliate uscire da Sagunto inermi con due vestiti ciascuno. Questo ordina il nemico vincitore; questo, sebbene sia pesante e funesto, vi consiglia la vostra sorte.