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Nonnulli scriptores tradunt Pisistratum tyrannum primum Athenis bibliothecas instituisse, in quibus libri disciplinarum liberalium ab omnibus legi possent. Deinceps studiosius et accuratius ipsi Athenienses bibliothecas auxerunt. At postea omnem illam librorum copiam Xerxes, cum Athenas cepisset, urbe ipsá praeter arcem incensá, abstulit atque in Persidem asportavit. Hi porro libri universi, multis post tempestatibus, Seleucus rex, qui appellatus est Nicanor, ut Athenas referrentur curavit. Ingens postea numerus librorum in Aegypto a Ptolemaeis regibus vel conquisitus vel confectus est ad millia septingenta voluminum: sed ea omnia, bello priore Alexandrino, dum diripitur ea civitas, a militibus auxiliariis casu, non sponte neque operà consultá, incensa sunt.
Alcuni storici raccontano che Pisistrato il tiranno sia stato il primo ad istituire in Atene biblioteche, nelle quali (vi erano) dei libri che riguardavano le arti liberali che potevano essere letti da tutti. In seguito, gli Ateniesi stessi accrebbero le biblioteche con molta diligenza e cura. Tuttavia, in seguito, quando conquistò Atene, Serse, incendiando la città intera ad eccezione della rocca, si impadronì di tutta quella numerosa raccolta di libri e la portò in Persia. Alla fine, ma molto tempo dopo, il re Seleuco, soprannominato Nicanore, fece sì che tutti questi libri fossero riportati ad Atene. In seguito, un gran numero dei libri, all'incirca 700 mila volumi, vennero acquistati o fatti ricopiare dai re Tolomei in Egitto: ma, tutti quei volumi venne (ro) incendiati da soldati ausiliari, non con intenzione o per ordine ricevuto, ma per un puro caso, nella prima guerra alessandrina, mentre la città viene devastata (è meglio dire veniva devastata trattasi di presente storico).
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Verba ex oratione M. Catonis de mulierum veterum victu et moribus; atque inibi, quod fuerit ius marito in adulterio uxorem deprehensam necare. Qui de victu atque cultu populi Romani scripserunt, mulieres Romae atque in Latio aetatem abstemias egisse, hoc est vino semper, quod "temetum" prisca lingua appellabatur, abstinuisse dicunt, institutumque ut cognatis osculum ferrent deprehendendi causa, ut odor indicium faceret, si bibissent. Bibere autem solitas ferunt loream, passum, murrinam et quae id genus sapiant potu dulcia. Atque haec quidem in his, quibus dixi, libris pervulgata sunt; sed Marcus Cato non solum existimatas, set et multatas quoque a iudice mulieres refert non minus, si vinum in se, quam si probrum et adulterium admisissent. Verba Marci Catonis adscripsi ex oratione, quae inscribitur de dote, in qua id quoque scriptum est in adulterio uxores deprehensas ius fuisse maritis necare: "Vir" inquit "cum divortium fecit, mulieri iudex pro censore est, imperium, quod videtur, habet, si quid perverse taetreque factum est a muliere; multatur, si vinum bibit; si cum alieno viro probri quid fecit, condemnatur. " De iure autem occidendi ita scriptum: "In adulterio uxorem tuam si prehendisses, sine iudicio inpune necares; illa te, si adulterares sive tu adulterarere, digito non auderet contingere, neque ius est. "
Parole dall'orazione di Catone sugli usi e costumi delle donne nell'antica Roma. Diritto del marito sulla donna sorpresa in adulterio: Gli autori che hanno trattato degli usi e costumi del popolo romano, ci fanno apprendere che le donne di Roma e del Lazio dovevano essere tutta la vita astemie, cioè dovevano astenersi dal bere vino, chiamato "tementum" nell'antica lingua (latino). Il bacio che davano ai loro genitori fungeva da prova: se avessero bevuto vino, l'odore le denunciava, ed erano sgridate. acevano uso di vinello, di un liquore fatto con uve cucinate et di altre bevande dolci. Riferisco questi dettagli dai loibri che ho citato. Catone ci insegna che non erano sgridate solo per aver bevuto vino, ma anche punite severamente se esse avessero commesso un adulterio. Citerò un passaggio del suo discorso "sulle doti": "L'uomo, escluso in caso di divorzio, è giudice della sua donna al posto del censore. Egli ha sulla sua donna potere assoluto. Se ha fatto qualcosa di disonesto e disonorevole, se ha bevuto vino, se ha rotto la fede coniugale (tradimento), è lui che la condanna e la punisce". Catone ci insegna in questo stesso discorso che il marito poteva uccidere la sua donna sopresa in adulterio. "Se tu sorprendessi tua moglie in aldulterio, tu potresti ucciderla immediatamente senza giudizio. Se tu commettesi un adulterio, la tua donna non oserebbe toccarti nemmeno la punta del dito. Così vuole la legge. "
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Is gracili pauperie laborans fabriles operas praebendo parvis illis mercedibus vitam tenebat. Erat ei tamen uxorcula etiam satis quidem tenuit et ipsa, verum tamen postrema lascivia famigerabilis. Sed die quadam, dum matutino ille ad opus susceptum proficiscitur, statim latenter inrepti eius hospitium temerarius adulter. Ac dum Veneris conluctationibus securius operantur, maritus ignarus rerum ac nihil etiam tum tale suspicans inprovisus hospitium repetit. Iam clausis et obseratis foribus uxoris laudata continentia ianuam pulsat, sibilo etiam praesentiam suam denuntiante. Tunc mulier callida et ad huius modi flagitia perastutula tenacissimis amplexibus expeditum hominem dolio, quod erat in angulo semiobrutum, sed alias vacuum, dissimulanter abscondit, et patefactis aedibus adhuc introeuntem maritum aspero sermone accipit: "Sinice vacuus et otiosus insinuatis manibus ambulabis mihi nec obito consueto labore vitae nostrae prospicies et aliquid cibatui parabis? At ego misera pernox et perdia lanificio nervos meos contorqueo, ut intra cellulam nostram saltem lucerna luceat. Quanto me felicior Daphne vicina, quae mero et prandio matutino saucia cum suis adulteris volutatur!"
Traduzione
Dunque, quest'uomo che lavorava da fabbro faceva la miseria nera e, con quel che guadagnava, appena appena riusciva a vivere. Anche sua moglie, come lui, non aveva il becco d'un quattrino ma, in compenso, era libidinosa al massimo, e tutti lo sapevano. Un giorno, di buon'ora, appena il marito se ne uscì per andare al lavoro, subito un amante, con estrema sfacciataggine, s'infilò in casa. Ma ecco che mentre i due s'azzuffavano alla bell'e meglio sul letto, l'ignaro marito, senza sospettare di nulla, tornò sui suoi passi e, trovando la porta chiusa e sprangata, fra sé compiacendosi dell'onestà della moglie, picchiò all'uscio e le dette anche un fischio per farsi riconoscere. La moglie, furba e pratica in imbrogli di questo genere, si staccò dall'uomo che teneva stretto fra le braccia e, come se niente fosse, lo nascose in una botte vuota, seminterrata in un angolo; poi, aperta la porta, aggredì il marito che ancora nemmeno era entrato: «Ah, è così? Ora mi vai anche a spasso, con le mani in tasca, come uno sfaccendato, buono a nulla. Perché non sei andato a lavorare? Alla famiglia non ci pensi, no? Cos'è che mangeremo oggi? E io, disgraziata, che me ne sto notte e giorno a rompermi le braccia filando lana perché in questa stanzetta almeno ci sia accesa la lampada. Guarda Dafne, quella qui vicino invece, com'è più fortunata di me: mangia e beve da prima mattina e si rivoltola ora con uno ora con un altro. »
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Defuncto Traiano Aelius Hadrianus creatus est princeps, sine aliqua quidem voluntate Traiani, sed operam dante Plotina, Traiani uxore; nam eum Traianus, quamquam consobrinae suae filium, vivus noluerat adoptare. Natus et ipse Italicae in Hispania. Qui Traiani gloriae invidens statim provincias tres reliquit, quas Traianus addiderat, et de Assyria, Mesopotamia, Armenia revocavit exercitus ac finem imperii esse voluit Euphraten. Idem de Dacia facere conatum amici deterruerunt, ne multi cives Romani barbaris traderentur, propterea quia Traianus victa Dacia ex toto orbe Romano infinitas eo copias hominum transtulerat ad agros et urbes colendas. Dacia enim diuturno bello Decibali viris fuerat exhausta. Pacem tamen omni imperii sui tempore habuit, semel tantum per praesidem dimicavit. Orbem Romanum circumiit; multa aedificavit. Facundissimus Latino sermone, Graeco eruditissimus fuit. Non magnam clementiae gloriam habuit, diligentissimus tamen circa aerarium et militum disciplinam. Obiit in Campania maior sexagenario, imperii anno vicesimo primo, mense decimo, die vicesimo nono. Senatus ei tribuere noluit divinos honores, tamen cum successor ipsius T. Aurelius Antoninus Fulvius hoc vehementer exigeret, etsi universi senatores palam resisterent, tandem obtinuit.
DefuntoTraiano fu eletto principe Elio Adriano, pur senza alcuna volontà di Traiano, ma per gli intrighi di Plotina, moglie di Traiano; poiché Traiano vivo non aveva voluto adottare lui sebbene figlio di sua cugina. Nacque anch'egli a Italica in Ispagna. Il quale invidiando la gloria di Traiano tosto abbandonò le tre province, che Traiano aveva aggiunto, e richiamò gli eserciti dall'Assiria, dalla Mesopotamia, dall'Armenia e volle che confine dell'impero fosse l'Eufrate. Gli amici (lo) distolsero dal fare lo stesso tentativo in Dacia, affinché molti cittadini Romani non fossero consegnati ai barbari, perché Traiano, vinta la Dacia, da tutto il mondo Romano aveva trasportato colà un immenso numero d'uomini per (coltivare) i campi e abitare le città. Infatti la Dacia per le continue guerre di Decibalo era stata vuotata di soldati. Tuttavia ebbe pace in tutto il tempo del suo impero, una volta soltanto combattè per mezzo di un governatore. Fece il giro del mondo Romano; fece molte costruzioni. Fu eloquentissimo in lingua Latina, eruditissimo nel Greco. Non ebbe gran fama di clemenza, diligentissimo però quanto all'erario e alla disciplina dei soldati. Morì in Campania, più che sessagenario, dopo ventun anno, dieci mesi, ventinove giorni d'impero. Il senato non volle tributargli gli onori divini, tuttavia alfine (li) ottenne allorchè il successore di lui T. Aurelio Antonino Fulvio sollecitò la cosa ardentemente, sebbene tutti i senatori resistessero a viso aperto.
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Scribonianus arma in Illyrico contra Claudium moverat; fuerat Paetus in partibus, et occiso Scriboniano Romam trahebatur. Erat ascensurus navem; Arria milites orabat, ut simul imponeretur. 'Nempe enim' inquit 'daturi estis consulari viro servolos aliquos, quorum e manu cibum capiat, a quibus vestiatur, a quibus calcietur; omnia sola praestabo. ' Non impetravit: conduxit piscatoriam nauculam, ingensque navigium minimo secuta est. Eadem apud Claudium uxori Scriboniani, cum illa profiteretur indicium, 'Ego' inquit 'te audiam, cuius in gremio Scribonianus occisus est, et vivis?' Ex quo manifestum est ei consilium pulcherrimae mortis non subitum fuisse. Quin etiam, cum Thrasea gener eius deprecaretur, ne mori pergeret, interque alia dixisset: 'Vis ergo filiam tuam, si mihi pereundum fuerit, mori mecum?', respondit: 'Si tam diu tantaque concordia vixerit tecum quam ego cum Paeto, volo. ' Auxerat hoc responso curam suorum; attentius custodiebatur; sensit et 'Nihil agitis' inquit; 'potestis enim efficere ut male moriar, ut non moriar non potestis. ' Dum haec dicit, exsiluit cathedra adversoque parieti caput ingenti impetu impegit et corruit. Focilata 'Dixeram' inquit 'vobis inventuram me quamlibet duram ad mortem viam, si vos facilem negassetis. '
Scriboniano aveva preso le armi in Illiria contro Claudio; Peto aveva parteggiato per lui e dopo la morte di Scriboniano era stato tratto prigioniero a Roma. Stava per salir sulla nave; Arria pregava i soldati di farla salire con lui. «Bisogna pure» disse «che a un ex Console si dia qualche schiavo, perché gli serva il cibo, lo vesta, lo calzi; io farò da sola tutti questi servizi. » Non l'ottenne: noleggiò una barca da pesca e tenne dietro con quel guscio al grande vascello. Fu ancor lei, dinnanzi a Claudio, a dire alla moglie di Scriboniano, che stava per far delle rivelazioni: «Come posso io ascoltar te, fra le cui braccia fu ucciso Scriboniano, e che ancor vivi?». Da ciò risulta che la decisione della sua nobilissima morte non fu improvvisata. Anzi, implorandola Trasea, genero suo, di non darsi la morte, dicendole fra l'altro: «Vorresti allora che tua figlia, se mi toccasse di morire, morisse con me?», essa rispose: «Se avesse vissuto con te così a lungo e in tanta concordia come io con Peto, lo vorrei». Questa risposta accrebbe l'inquietudine dei familiari; la sorvegliarono più attentamente; se ne accorse, e: «Perdete il tempo, » disse «potete far sì che mi sia difficile morire, ma non potete far sì che non muoia». E pronunziando tali parole balzò dalla sedia, con gran forza diede del capo contro la opposta parete e cadde riversa. Come si riebbe, disse: «Vi avevo avvertito che avrei trovato qualsiasi doloroso mezzo per ottenere la morte, se me ne aveste negato uno facile».