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Aliena et vetus mulier ad Tarquinium....deos immortales consulere debet.
Una donna vecchia e straniera era giunta presso Tarquinio con i nove libri sui divini oracoli: la vecchia desiderava venderli. Tarquinio domandò il costo. La vecchia propose (posco, is, pŏposci, ĕre) un prezzo ridotto; il re ritenne la vecchia di poco conto. Allora la donna gli mette davanti un braciere col fuoco, vi brucia (dĕūro, is, ussi, ustum, ĕre) tre libri e propose lo stesso prezzo al re. Ma il re rise davvero e ritenne la donna fuori si sé. Immediatamente la donna bruciò (exūro, is, ussi, ustum, ĕre) altri tre libri e richiede lo stesso prezzo. Il re rivolge alla donna parola e mente, apprezza la sua costanza e fiducia, compra i libri restanti. Ma allora la donna se ne andò (discēdo, is, cessi, cessum, ĕre) ed in seguito non fu più vista a Roma. I tre libri sono conservati in un sacrario e vengono chiamati Sibillini. I quindecemviri si rivolgono ai libri come ad un oracolo, quando tutto quanto ("cunctus" e non "cuntus" nel testo) il popolo ha necessità di consultare gli dei immortali. (by Geppetto)
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Coriolano, comandante dei Romani, desiderava l'alleanza dei Volsci. La cosa, agli occhi di tutti, era un tradimento della patria, del senato, del popolo romano e dei soldati. Furono mandati degli ambasciatori per convincere l'uomo di non passare dalla parte dei nemici ma di rimanere coi propri concittadini. In un primo momento il comandante non fu impressionato né dall'autorità pubblica negli ambasciatori né dalla così grande devozione profusa negli occhi e nell'animo nei sacerdoti. Allora la madre di Coriolano Veturia e la moglie Volumnia si recarono all'accampamento per vedere il figlio e il marito. Fu annunciato a Coriolano che c'era una grande turba di donne, ma invano: l'uomo si mostrò ostinato di fronte alle lacrime delle donne. Quando però con afflizione riconobbe l'insigne Veturia tra tutte le altre, che stava tra la nuora e i nipoti, Coriolano sbigottito corse dal suo posto verso la madre per darle un abbraccio. La donna invece disse con ira al figlio: "Sono venuta dal nemico, non dal figlio; prigioniera, non madre, sono nel tuo accampamento". Coriolano comprese, e mutò opinione.
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In una fattoria, un fanciullo volubile e incline alla collera piangeva; la nonna rimproverava il fanciullo con parole severe: Il lupo, belva feroce, mangia i fanciulli malvagi; io lo chiamerò, perché tu piangi invano. Per caso un lupo si trovava presso la porta; sente le parole della nonna, e, lieto per la prede vicina, si avvicina alla fattoria, avido di cibo. Ma la nonna calmava il fanciullo terrorizzato: Se verrà, io colpirò il lupo feroce con un bastone. Allora la belva feroce e affamata esclama: Le parole della donna sono false, per ché dice delle cose e ne fa altre.
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Chiedi che io trovi un marito per la figlia di tuo fratello. Dà tua nipote in sposa a Mincio Aciliano. La patria di Mincio è Brescia, che ancora mantiene e conserva molto della moderazione, della sobrietà e dell'antica semplicità di costumi. Il padre di Aciliano, Minicio Macrino, è il più insigne dell'ordine equestre. Per nonna materna ha Serrana Procula, di Padova. Conosci i costumi del posto: Serrana, tuttavia, è esempio di severità anche per i padovani. Zio materno di Aciliano è P. Acilio, uomo di eccezionale serietà, saggezza, onestà. Ma Aciliano ha grandissimo vigore ed intelligenza, pur nella modestia. Ha ricoperto con onestà la questura, il tribunato, la pretura. Aciliano ha la faccia benevola; la bellezza e il decoro sono connaturate a tutto intero il corpo.
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I Romani avevano tre nomi: prenome, nome e cognome. Conosciamo molti nomi che il maestro ci ha insegnato. A Roma erano frequenti questi nomi: Emilio, Antonio, Claudio, Decio, Fabio, Fulvio, Orazio, Giulio, Livio, Mario, Ottavio, Tullio, Valerio. I nomi erano derivati dalla famiglia. Alle donne romane veniva dato dai padri il solo nome della famiglia. Dopo la nascita, i padri sollevavano le figlie e dicevano: "È mia figlia". Poi davano il nome alla figlia. Immaginiamo di essere a Roma, nell'antica città. Un padre che ha nome Marco Valerio dà il nome a sua figlia e la chiama Valeria affinché sia ubbidiente al costume degli antenati. In casa è un giorno di grande gioia. La madre è lieta, poiché ha partorito la figlia e il padre ha riconosciuto la figlia. Spesso a quei tempi il padre "esponeva" le figlie o i figli, cioè li metteva in strada e li abbandonava. In casa sono tutti lieti. Tutti i parenti accorrono al fine di celebrare l'arrivo di Valeria con un banchetto. Oltre ai nomi, abbiamo imparato anche molti cognomi dai libri degli scrittori romani: Bruto, Catone, Cicerone, Rufo, Catullo, Cincinnato. Alle donne non venivano dati cognomi.
- Pugna imminebat. Statim in villis bona et fortunae abdita sunt; matronae cum filiis et ...
- Romae coluntur Diana et Minerva, deae notae etiam in Graecia. Diana, Latonae filia, silvarum ...
- Vetus poeta sic canit: O Romule, vir summae virtutis, per te Urbs condita est ...
- Arion vetus et nobilis fidicen erat. Puer vivebat in oppido insulae Lesbi, Methymnae ...