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His ita gestis sollemni die Alexander amicos in convivium convocat. Hic, orta inter ebrios Philippi rerum gestarum mentione, ipse dixit se praeferre patri rerumque suarum magnitudinem et eas extollere caelo tenus coepit, adsentante maiore convivarum parte. Itaque cum unus e senibus, Clitus, fiducia amicitiae regiae, cuius palmam tenebat, memoriam Philippi tueretur laudaretque eius res gestas, adeo regem offendit, ut telo a satellite rapto eundem in convivio trucidaverit. Qua caede exultans mortuo patrocinium Philippi laudemque paternae militiae obiectabat. Postquam satiatus caede animus conquievit et in irae locum successit aestimatio, modo personam occisi, modo causam occidendi considerans, pigere eum facti coepit: amicumque senem et innoxium a se occisum inter epulas et pocula dolebat.
Dopo aver così portato a termine queste gesta, in un giorno di festa Alessandro invita ad un banchetto gli amici. Lì, essendo nata una discussione tra ubriachi sulle imprese compiute da Filippo, lui stesso incominciò a anteporsi al padre a ad esaltare fino al cielo la grandezza delle proprie imprese, mentre la maggior parte dei commensali approvava. Così mentre uno tra gli anziani, Clito, grazie alla fiducia nell'amicizia regia, che teneva in palmo di mano, difendeva la memoria di Filippo e lodava le sue imprese, offese talmente il re che quest'ultimo, presa la spada ad una guardia del corpo, lo uccise nel bel mezzo del banchetto. Esultante per quella uccisione. rimproverava al morto la difesa di Filippo e l'elogio delle truppe paterne. Dopo che, placato dall'uccisione, l'animo si acquietò e al posto dell' ira subentrò la riflessione, ora considerando la figura/la personalità dell'ucciso, ora (considerando) la causa dell'uccisione, cominciò a pentirsi del fatto e piangeva il vecchio e innocente amico da lui ucciso in mezzo a cibi e bevande.
Versione di Giustino
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Armenia a Cappadocia usque mare Caspium undecies centum milia patet, sed in latitudinem milia passuum septingenta porrigitur. Condita est autem ab Armenio, Iasonis Thessali comite, quem cum perditum propter insignem periculosamque regno suo virtutem Pelias rex cuperet, denuntiata militia in Colchos abire iubet pellemque arietis memorabilem gentibus reportare, sperans interitum viri aut ex periculis tam longae navigationis aut ex bello tam profundae barbariae. Igitur Iason divulgata opinio ne tam gloriosae expeditionis, cum ad eum certatim principes iuventutis totius ferme orbis concurrerent, exercitum fortissimorum virorum, qui Argonautae cognominati sunt, conparavit. Quem cum magnis rebus gestis incolumem reduxisset, rursum a Peliae filiis Thessalia magna vi pulsus cum ingenti multitudine, quae ad famam virtutis eius ex omnibus gentibus cotidie confluebat, comite Medea uxore, quam repudiatam miseratione exilii rursum receperat, et Medo, privigno ab Aegeo, rege Atheniensium, genito, Colchos repetivit socerumque Aeetam regno pulsum restituit.
L'Armenia si estende dalla Cappadocia fino al mar Caspio per centomila miglia di lunghezza ma in larghezza settecento (miglia). Fu fondata da Armenio compagno di Giasone il Tessalo, che il re Pelia, il il re Pelia desiderando perderlo, perché uomo di notevole valore ma pericoloso per il proprio regno, intimatagli la milizia, ordinò che andasse a Colco, e che riportasse alle genti la memorabile pelle del montone, sperando che lui morisse o tra i pericoli o tra una così lunga navigazione o tra la guerra di quella barbaria misteriosa. Pertanto Giasone, sparsa la fama di una così gloriosa spedizione e correndo da lui a gara i primi giovani quasi di tutto il mondo radunò un esercito di validissimi uomini che furono chiamati Argonauti. E avendolo ricondotto salvo dopo molte e grande gesta, di nuovo cacciato in Tessaglia dai figli di Pelia, con un grande sforzo e con una grande moltitudine, che per la fama del suo valore da tutte le genti ogni giorno a lui si univano, in compagnia della moglie Medea, che dopo averla ripudiata, di nuovo per la compassione che essa aveva mostrato del suo esilio, si era ripresa non che del figliastro, Mede, generato da Egeo re degli ateniesi, fece ritorno a Colco e restituì anche nel suo regno il suocero Eeta che era ne stato scacciato.
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Fundos omnium aequaliter inter omnes divisit, ut aequata patrimonia neminem potentiorem altero redderent. Convivari omnes publice iussit, ne cuius divitiae vel luxuria in occulto essent. Iuvenibus non amplius una veste uti toto anno permissum (est) nec quemquam cultius quam alterum progredi nec epulari opulentius, ne imitatio in luxuriam verteretur. Pueros puberes non in forum, sed in agrum deduci praecepit, ut primos annos non in luxuria, sed in opere et in laboribus agerent. Nihil eos somni causa substernere et vitam sine pulmento degere neque prius in urbem redire, quam viri facti essent, statuit. Virgines sine dote nubere iussit, ut uxores eligerentur, non pecuniae, Haec quoniam primo, solutis antea moribus dura videtur.
Divise i fondi (della terra) di tutti in egual modo tra tutti, affinché i patrimoni parificati (tutti allo stesso modo) non rendessero nessuno più potente dell' altro. Ordinò che tutti tenessero banchetti sotto gli occhi di tutti affinché non fosse tenuta in segreto ricchezze o dissolutezza alcune. Concesse ai giovani di usare una sola veste per tutto l'anno, non tollerò che alcuno si vestisse più elegantemente di un altro affinché l'imitazione non si trasformasse in amore per il lusso. Ordinò che i fanciulli fossero accompagnati non nel foro, ma in campagna, affinché vivessero i primi anni non nella mollezza, ma nella laboriosità e nelle fatiche. Stabilì che essi non stendessero a terra nulla per il sonno, che trascorressero la vita sobriamente e che non tornassero nella città prima chefossero diventati uomini. Ordinò che le vergini si sposassero senza dote, affinché fossero scelte le mogli e non i patrimoni. Annullati i costumi precedenti questa cosa sembrava difficile.
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Post Codrum nemo Athenis regnavit, quod memoriae ....ut extemplo bellum adversus Megarenses decerneretur insulaque devictis hostibus Atheniensium fieret.
Dopo Codro nessuno regnò ad Atene, perché (questo) fu dedicato alla memoria del suo nome. Il governo dello Stato fu concesso, per la durata di un anno, a dei magistrati. Ma allora la città non aveva alcuna legge, perché si era considerato, al posto delle leggi, l'arbitrio dei re. Si legge così che Solone, uomo celeberrimo per equità quasi rifondò una nuova cittadinanza con le leggi. Egli agì con tanto equilibrio fra la plebe ed il senato (perché, se avesse privilegiato l'uno con l'ordinamento, sarebbe stato visto con malanimo dall'altro) che fu apprezzato allo stesso modo da entrambi. Fu memorabile di quest'uomo, fra molte cose eccellenti, particolarmente quella. Si era combattuto con le armi, tra Ateniesi e Megaresi, fino quasi allo sfinimento, per il possesso dell'isola di Salamina. Dopo molte carneficine prese ad essere ritenuto meritevole di pena capitale per gli Ateniesi se qualcuno proponeva una legge per la rivendicazione dell'isola. Dunque, Solone preoccupato o di essere troppo poco utile allo Stato tacendo o pensando a sé stesso, finge una pazzia improvvisa, che gli procurava comprensione non solo per quello che diceva, ma anche per ciò che faceva. Con l'abito stracciato a mo' dei pazzi corre in pubblico e, provocato un assembramento di persone, per nascondere meglio la sua intenzione, iniziò a istigare il popolo con frasi a lui non consuete, cosa che era proibita, e catturò gli animi di tutti in modo che subito si decretò la guerra contro i Megaresi e l'isola, sbaragliati i nemici, fu degli Ateniesi
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Agathocles, filius figuli, ad regni maiestatem ex sordido genere pervenit. ..... in locum Damasconis suffectus est. Postea, bis frustra imperium Syracusarum petivit: bis enim in exilium actus est. Tertium autem firmum imperium cepit
Agatocle, figlio di un vasaio, arrivò all'imponenza del potere regale da un'umile famiglia. Dopo che si trasferì a Siracusa da Imera, fu accolto in città fra gli abitanti, ma fu lungo tempo senza onori, poiché non aveva né ricchezza né un buon nome. Quando ottenne in sorte il grado di soldato semplice, si mostrò pronto ad ogni impresa: infatti era ritenuto sia un soldato valoroso sia nelle assemblee assai eloquente. Pertanto in breve fu nominato centurione e successivamente tribuno militare. Nella prima guerra contro gli Etnei diede notevoli prove del suo valore ai Siracusani. Invece nella seconda guerra contro i Campani ottenne un eccezionale prestigio presso i cittadini e presso gli alleati; pertanto, quando Damascone, comandante delle città Siciliane, andò incontro alla morte in battaglia, Agatocle fu messo al posto di Damascone. In seguito, aspirò due volte invano al governo di Siracusa: infatti fu mandato due volte in esilio. Ma la terza volta ottenne un saldo dominio.