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Πολὺ πλεῖστον οἱ Ἀθηναῖοι κατὰ τὴν ἀρετὴν ἁπάντων ἀνθρώπων διήνεγκαν' καὶ ἐν τοῖς βουλεύμασι καὶ ἐν τοῖς τοῦ πολέμου κινδύνοις. Ἐπεδείκνυσαν δὲ πᾶσιν ἀνθρώποις, νικῶντες τῇ ναυμαχίᾳ, ὅτι κρεῖττον μετ' ὀλίγων ὑπὲρ τῆς ἐλευθερίας κινδυνεύειν ἢ μετὰ πολλῶν βασιλευομένων ὑπὲρ τῆς αὑτῶν δουλείας. Πλεῖστα δὲ καὶ κάλλιστα ἐκεῖνοι ὑπὲρ τῆς τῶν Ἑλλήνων ἐλευθερίας συνεβάλλοντο, στρατηγὸν μὲν Θεμιστοκλέα, ἱκανώτατον εἰπεῖν καὶ γνῶναι καὶ πράξαι, ναῦς δὲ πλείους τῶν ἄλλων συμμάχων καὶ ἄνδρας ἐμπειροτάτους.
A lungo gli Ateniesi si distinsero moltissimo per il valore tra tutti gli uomini sia nelle decisioni sia nei pericoli della guerra. Dimostrarono a tutti gli uomini, vincendo nella battaglia navale, che (è) meglio correre pericolo con pochi per la libertà che con molti sudditi (lett con molti che sono governati) per la propria schiavitù. Quelli moltissime cose e nobilissime fornivano a favore della libertà dei Greci, Temistocle come comandante, molto abile a parlare e decidere e agire, e navi più numerose degli altri alleati, e uomini molto esperti.
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Ως δε εγεννησε Θετις εκ Πηλεως βρεφος, αναθανατον... οτι τα χειλε μαστοις ου προσηνεγκε.
Quando Teti partorì un figlio da Peleo, desiderando renderlo immortale, all'insaputa di Peleo di notte rovinò nel fuoco molto di quello che di mortale aveva ereditato dal padre, mentre di giorno lo ungeva d'ambrosia. Peleo avendola spiata, vedendo che il bambino si dibatteva nel fuoco, lanciò un grido; e Teti impedita nel portare a compimento il piano, abbandonò il fanciullo (e), andò dalle Nereidi. Peleo portò dunque il bambino presso Chirone. Questi lo accoglieva e lo nutriva con interiora di leone, cuori di cinghiali e di orso, e lo chiamava Achille (prima egli si chiamava Ligiro), perché non avvicinò le labbra alle mammelle (sottinteso: della madre).
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Εί πρός τήν στοάν ἳμεν, ἢν Ποικίλην όνομάζουσιν άπό τῶν γραφών, Έρμήν θεώμεθα χαλκοΰν, καί πύλην πλησίον· αυτῇ δέ ἒπεστι τρόπαιον Αθηναίων. Αυτή δε ή στοά γραφάς κλεινάς ἒχει- ενταῦθα δέ ασπίδες κεῖνται χαλκαῖ· ανδριάντες δέ χαλκοῖ κεῖνται πρό τῆς στοᾶς, Σόλων ό νομοθέτης καί Σέλευκος. Έν δέ τῷ γυμνασίῳ είσίν Έρμαῖ θέας ἃξιοι καί είκών Πτολεμαίου χαλκῆ· καί ὂ τε Λίβυς Ίόβας ενταῦθα κεῖτα καί Χρύσιππος ό φιλόσοφος. Πρός δέ τῷ γυμνασίῳ Θησέως έστίν Ιερόν γραφαί δ’ είσιν τῆς τῶν Αθηναίων πρός Αμαζόνας μάχης
Se andiamo verso il portico, che dagli scritti chiamano Pecile, vediamo Erme bronzeo anche vicino alla porta; qui c'è il trionfo degli Ateniesi. Lo stesso portico contiene le raffigurazioni illustri; qui si trovano gli scudi bronzei; davanti al portico si trovano le statue bronzee, Solone il legislatore e Seleuco. Nel ginnasio ci sono le degne di rispetto Erme e una statua bronzea di Tolomeo; e qui si trova quel Giuba libico e il filosofo Crisippo. Oltre il ginnasio c'è il tempio di Teseo: le raffigurazioni sono della battaglia degli Ateniesi contro le Amazzoni.
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Δεύτερον δέ ἆθλον έπέτασσεν αύτῷ τήν Λερναίαν ὒδραν κτείνειν· ή δέ τῇ τῆς Λέρνης λίμνῃ εξετρέφετο καί είς τό πεδίον έξέβαινε καί τάς τε ἆγέλας καί τήν χώραν άπώλλυ. Εἶχε δέ ὒδρα ύπέρμετρον σῶμα, καί κεφαλάς έννέα, τάς μέν οκτώ θνητάς, τήν δέ μέσην άθάνατον. Έπέβαινε οὗν ό Ηρακλής άμάξης (ήνιόχει δέ Ίόλαος) καί είς τήν Λέρναν παρεγίγνετο· ἒνθα δέ τούς ἳππους ἳστη ἳνα τήν ὒδραν ζητοίη· αυτήν δέ έπεί ηὒρισκε έν λόφῳ, τοῖς πυροβόλοις ἒβαλλε καί οὒτω έξέρχεσύαι ήνάγκαζεν. ’Έπειτα δέ τῷ ροπάλῳ τάς κεφαλάς ἒκοπτε, άλλ’ ούδέν άνύειν ήδύνατο· ὂτε γάρ κεφαλή έκόπτετο, δύο άνεφύοντο. Έπεβοήθει δέ τῷ Ήρακλεί ό Ίόλαος, ὂς τήν έγγύς ὒλην κατεπίμπρη καί τοῖς δαλοῖς έπέκαιε τάς άνατολάς τῶν κεφαλῶν καί οὒτω τήν ὒδραν έκώλυεν αυτάς άνιέναι. Τέλος δέ ό Ηρακλής τήν κεφαλήν τήν αθάνατον άπέκοπτε καί κατώρυσσε καί πέτραν έπετίθει· τό δέ σῶμα τῆς ὒδρας άνέσχιζε καί τῇ χολῇ τούς όϊστούς ἒβαπτε.
Gli ordinava come seconda fatica di uccidere l'Idra di Lerna; essa era allevata nel lago di Lerna e scendeva in pianura e distruggeva sia le greggi sia la campagna. L'idra aveva un corpo oltremisura e nove teste, otto quelle mortali, quella al centro immortale. Eracle saliva sul carro (ma guidava Iolao) e giungeva a Lerna: qui fermava i cavalli per cercare l'Idra; dopo che la trovava nell'altura, (la) colpiva con frecce incendiarie e così (la) costringeva ad uscire. Poi colpiva con la clava le teste, ma non (ne) poteva uccidere alcuna; quando infatti era colpita una testa, due rinascevano. Iolao arrivava in soccorso di Eracle, egli bruciava completamente il vicino bosco e con i tizzoni bruciava lo spuntare delle teste e così impedivano che l'idra le rialzasse. Alla fine Eracle colpiva la testa mortale e (la) seppelliva e (ci) metteva sopra una pietra; tagliava il corpo dell'idra e immergeva le frecce con rabbia.
(By Stuurm)
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Εχιδνα επι κρηνην αει επινεν. Ο δε ενθαυτα οικων υδρος εκωλυεν αυτην· ηνανακτει γαρ οτι μη αρκειται τη ιδια νομη αλλα και επι την διαιταν αουτου αφικνειται... Ο λογος δηλοι οτι ει χειρων χρεια εστιν, ουκ ονινασι λογοι.
Una vipera si abbeverava spesso ad una fonte. Una biscia che abitava lì, glielo impediva: si indignava infatti perché quella non ha competenza (ἀρκέω) sul suo territorio, ma anche perché viene in contrasto col suo modo di vita. Poiché la disputa si accendeva, si riunivano perché decidessero sulla contesa e si stabilisse il padrone della fonte e ripartizione della territorio. Le rane, per odio verso la biscia, si dichiaravano a favore della vipera e che si alleavano con essa. Quando cominciava la battaglia, la vipera faceva guerra con la biscia, le rane, poiché nient'altro potevano fare (δράω), gracidavano intensamente. Ma la vipera, dopo la vittoria, le accusava (αἰτιάομαι) perché nel corso della battaglia non solo non aiutavano, ma addirittura cantavano. Quelle le dicevano: "Ma la nostra alleanza non è per le mani (dare una mano), ma per il solo canto". Il racconto mostra che, se un accordo è per le mani, non giovano le parole.
(By Geppetto)