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Λεων και ονος και αλωπηξ κοινωνιαν προς αλληλους σπενδομενοι...
Un leone e un asino e una volpe, dopo aver concluso tra loro un accordo, uscivano in caccia. Dopo aver fatto molta preda per loro, il leone invitava l'asino a fare le parti e quello divideva la preda in tre parti uguali, ma il leone si indignava (ἀγανακτέω) e, appressandosi a lui, lo sbranava con gli artigli (ὄνυξ -ῠχος) e con le zanne (ὀδούς, ὀδόντος) e poi ordinava alla volpe di fare le parti. Questa, dopo aver raccolto il tutto in una sola parte ed averne tenuto per sé una piccola, lo invita a servirsi. Allora il leone chiedeva (διερωτάω): "Ti ha insegnato qualcuno come fare le parti?". La volpe rispondeva: "La sventura dell'asino!!". Il racconto insegna che per gli uomini sono di monito le disgrazie di quelli (che sono) vicino.
(By Geppetto)
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Πολυδεκτης Δαναης ερωμενος, μητε οιος τ' ων αυτε συνερχεσθαι, ηβωντος Περσεως, μεταπεμπεται τους φιλους... Γοργονος κεφαλην οπισω παλιν ερχεται.
Polidette, che era innamorato di Danae non era in grado di unirsi con lei, quando Perseo diventava adulto, fece venire gli amici, tra i quali anche Perseo, dicendo di raccogliere un contributo per le nozze di Ippodamea e Enomao. Polidette dunque ordina agli altri amici dei cavalli, impone invece a Perseo di portar(gli) la testa della Gorgone. Egli si presenta alle figlie di Forco; erano sorelle delle Gorgoni, vecchie per nascita. Queste ninfe hanno sandali alati e una bisaccia magica e l'elmetto di Ade. Perseo ottiene con la forza la bisaccia, i sandali e l'elmo. Tenendo questo (l'elmo) egli vede gli altri, ma non è visto dagli altri. Volando verso l'Oceano arriva e cattura le Gorgoni che riposano. Fra queste solo Medusa è mortale. Le Gorgoni hanno teste ricoperte di squame di serpenti, denti grandi comne quelli dei maiali, e mani di bronzo e ali d'oro, con le quali volano. Rendono pietre quelli che le guardano. Quindi Perseo guardando verso lo scudo di bronzo attraverso di quello vedeva l'immagine di Medusa, la decapita e nascosto va con la bisaccia e di nuovo ancora la testa della gorgone.
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Tων στρατιωτων στασιαζοντων και της στρατειας καταβοωντων Καισαρ εις το πληθος προερχομενος ευθαρσει και φαιδρω τω προσωπω... "Ουκουν", ελεγε, "συστρατευωμεθα".
Poichè i soldati litigavano e l'esercito gridava con forza, Cesare procedendo verso la folla diceva: "Che cosa volete o soldati?" Alcuni gridavano: "lo scioglimento dell'esercito", altri gli dicevano: "Per buona sorte consiglio, o cittadini di non litigare". Altri invece ascoltando" o cittadini" invece di "o soldati" si indignavano e cambiavano i pareri e gridando di nuovo (dicevano): "Ma noi vogliamo chiamarci commmilitoni piuttosto che cittadini". Cesare ridendo diceva: "Si certo, noi combattiamo insieme".
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Mενεκρατης ο Ιατρος εις τοσουτον προηλθε τυφου, ωστε εαυτον ονομαζειν Δια. ... εμμελως πανυ του Φιλιππου την ανοιαν αυτου εκκαλυψαντος.
Il medico Menecrate arrivò a tal punto di boria, da chiamare se stesso Zeus. Una volta inviò una lettera di questo genere a Filippo, re dei Macedoni: «Menecrate, Zeus augura felicità a Filippo». Anche Filippo scrisse in risposta: «Filippo augura felicità a Menecrate. Anche Filippo scrisse in risposta: «Filippo augura buona salute a Menecrate. Ti consiglio di trasferirti nei luoghi presso Antacira». Alludeva certamente con queste parole al fatto che l'uomo era fuori di senno. Una volta Filippo stava ospitando sontuosamente un banchetto, e invitò anche questo a mensa, e ordinò che per lui fosse allestito un triclinio in privato e faceva bruciare incenso in onore suo; gli altri banchettavano, e il banchetto era sontuoso. Menecrate allora in un primo tempo resisteva e gioiva per l'onore; ma dopo poco (tempo) la fame lo colse e si scoprì che era un uomo, e per questo uno sciocco, andandosene si allontanava, e diceva di essere stato maltrattato, nonostante Filippo avesse elegantemente nascosto la sua follia.
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Alfa Beta Grammata pagina 217 numero 18
Inizio: Βάτραχοι δύο έν λίμνῃ ένέμοντο· ...Fine: Ό μῦθος λέγει ὂτι ού δεῖ άπερισκέπτως πράσσειν.
Due rane vivevano in uno stagno; nella stagione estiva lo stagno si prosciugava; le rane quindi abbandonavano lo stagno e andavano in cerca di un altro. E si imbatterono in un piccolo pozzo; dopo che guardavano attentamente il pozzetto, una diceva: «O amica scendiamo insieme in questo pozzetto». L’altra invece rispondeva: «Probabilmente anche qui l’acqua si prosciugherà; allora come risaliremmo? »....(CONTINUA)