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Τῶν ἀνακεκλημένων ἐκπεμπομένων ἐπὶ τὰς πόλεις, διέσπευσαν ὅ τε Φάβιος καὶ ὁ Σκιπίων οἱ τοῦ Λευκίου νεανίσκοι πρὸς τὸν στρατηγὸν μεῖναι τὸν Πολύβιον ἐν τῇ Ῥώμῃ. Γενομένου δὲ τούτου, καὶ τῆς συμπεριφορᾶς ἐπὶ πολὺ προκοπτούσης, ἐγένετο συγκύρημά τι τοιοῦτον. Έκπορευομένων γάρ ποτε κατ' αὐτὸ πάντων ἐκ τῆς οἰκίας τῆς τοῦ Φαβίου, συνέβη τὸν μὲν Φάβιον ἐπὶ τὴν ἀγορὰν ἀπονεῦσαι, τὸν δὲ Πολύβιον ἐπὶ θάτερα μετὰ τοῦ Σκιπίωνος. Προαγόντων δ' αὐτῶν ὁ Πόπλιος ἡσυχῇ καὶ πρᾴως τῇ φωνῇ φθεγξάμενος καὶ τῷ χρώματι γενόμενος ἐνερευθής, "Τί δαί" φησίν "ὦ Πολύβιε, δύο τρώγομεν ἀδελφοί, καὶ διαλέγει συνεχῶς καὶ πάσας τὰς ἐρωτήσεις καὶ τὰς ἀποφάσεις ποιεῖ πρὸς ἐκεῖνον, ἐμὲ δὲ παραπέμπεις; ἢ δῆλον ὅτι καὶ σὺ περὶ ἐμοῦ τὴν αὐτὴν ἔχεις διάληψιν, ἣν καὶ τοὺς ἄλλους πολίτας ἔχειν πυνθάνομαι; δοκῶ γὰρ εἶναι πᾶσιν ἡσύχιός τις καὶ νωθρός, ὡς ἀκούω, καὶ πολὺ κεχωρισμένος τῆς Ῥωμαϊκῆς αἱρέσεως καὶ πράξεως, ὅτι κρίσεις οὐχ αἱροῦμαι λέγειν. Τὴν δ' οἰκίαν οὔ φασι τοιοῦτον ζητεῖν προστάτην ἐξ ἧς ὁρμῶμαι, τὸ δ' ἐναντίον· ὃ καὶ μάλιστά με λυπεῖ."
Quando quelli che furono richiamati vennero inviati nelle città, incitarono ciò che Fabio e Scipione, figli di Lucio, presso lo stratega Polibio a rimanere a Roma. Avvenuto ciò, e andando avanti per molto la compiacenza, si verificò un simile fatto. Una volta mentre uscivano nello stesso momento tutti dalla casa di Fabio, accade che Fabio si volgeva al Foro e Publio insieme a Scipione dall’altra parte. Mentre li accompagnava Polibio parlando con voce calma e in modo mite e diventando rossiccio di colorito, “Perché mai”, dice, “o Polibio, noi due fratelli mangiamo, e parli di continuo e fai tutte le domande e risposte a quello, mi trascuri? Oppure è chiaro che anche tu hai la stessa opinione sul mio conto, quella che tutti gli altri cittadini hanno io lo so? Sembro essere a tutti uno quieto e pigro, come sento dire, ed essendomi differito dal progetto e prassi romana, perché non scelgo di pronunciare giudizi. Non dice che la casa da cui sono spinto cerchi un siffatto amministratore, ma il contrario; ciò che anche soprattutto mi affligge”. (by Stuurm)
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Eulogia pagina 373
I trenta imposero (3. pl. aor. παραγγέλλω) a Polemarco l’ordine, abituale da parte loro, di bere la cicuta, senza di dire (inf. εἰπεῖν, aor di εἶπον) il motivo per cui stava per morire: così per molto (tempo) fu assai lontano (aor. δέω) avere un processo (inf aor. κρίνω) e difendersi. E dopo che fu portato via dalla prigione morto (part. pf. θνῄσκω), in nessuna (οὐδείς - οὐδεμία - οὐδέν) delle sue tre case ce lo lasciarono (aor. ἐάω) portare fuori (inf. aro. φέρω), ma avendo essi presa (part. aor. μισθόω) una casupola ci misero (προτίθημι) lui. E pur avendo lui molti vestiti, non ne chiesero (δέω) alcuno per la sepoltura, ma gli amici, uno un vestito, uno un cuscino, uno quello che trovò per caso (aor. τυγχάνω) offrirono (aor. δίδωμι) per la sua sepoltura. E (pur) avendo avuto (da noi) 700 scudi, argento e tanto oro, bronzo e arredi e suppellettili e numerose vesti femminili, quanto mai pensavano (imp. οἴομαι) di procacciarsi, e 120 schiavi, dei quali si accaparrarono i migliori, consegnarono le cose restanti allo stato, giunsero (ἀφικνέομαι) a tale insaziabilità e turpe cupidigia e mostrarono la loro natura: infatti Melobio, appena arrivato in casa, strappò dalle orecchie della moglie di Polemarco gli orecchini d’oro che portava. (By Geppetto)
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Eulogia pagina 286
Come seconda fatica gli impose (ἐπιτάσσω) di uccidere l’idra di Lerna: questa, cresciuta (τρέφω) nella palude di Lerna, usciva sulla pianura e devastava il bestiame e la regione. L’idra aveva corpo gigantesco con nove teste, otto mortali, quella centrale immortale. Salito (part. aor. ἐπιβαίνω) allora sul carro (ἅρμα -ατος, τό), guidato (ἡνιοχέω) da Iolao, andò verso Lerna, fermò (aor. di ἵστημι) i cavalli, dopo aver trovato l’idra dove cominciava la sua caverna su di un’altura presso le sorgenti dell’Amimone, colpendola con dardi (βέλος-ους, τό) roventi la costrinse (aor. ἀναγκάζω) a uscire (aor. inf ἔρχομαι), sottomise (κατέχω) quella venuta fuori ormai domata (κρατέω). Intrappolata (περιπλέκω) fu trattenuta per uno dei piedi. Pur recidendo le teste con la clava, non poté portare a termine l’impresa: infatti da una testa tagliata ne ricrescevano due. Venne in aiuto dell’idra un granchio enorme che gli morse un piede. Perciò per uccidere questo fu chiamato (aor. ἐπικαλέω) anche il suo aiutante Iolao che mise a fuoco una parte (μέρος τι) di un bosco vicino per accendere delle torce che impedissero alla base delle teste di ricrescere. E in questo modo dopo aver debellato (περιγίγνομαι) le teste che ricrescevano, tagliata quella immortale, la coprì (ἐπιτίθημι) con un pesante masso lungo la strada che va da Lerna ad Eleunte: dopo aver aperto il corpo dell’idra, intinse (βάπτω) le frecce nel veleno. (By Geppetto)
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Euloghia pagina 80
λεγεται γουν εν σικελια (ει γαρ και...)...γουεας εγκαταλιποντας απαντας απολεσται
Si dice che un tempo in Sicilia (anche se è certamente mitico, ma è in accordo anche ora con le cose apprese da tutti i moderni) che dal magma dell'Etna sia nata una colata (ρυαξ): che questa sia discesa lungo tutta la zona anche fino a quella città allora detta dei buoni amministratori. (Si dice che) tutti si precipitarono in fuga cercando la propria salvezza, solo uno dei più giovani, vedendo il padre che era vecchissimo e che non era in grado di andare via e che era bloccato, per portarlo via lo prese in braccio... (continua)
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Euloghia Pagina 439 numero 254
Επειδη δε ο ανθρωπος θειας μετεσχε μοιρας, πρωτον μεν δια την του θεου συγγενειαν ζωων μονον ..... "Και παντες μετεχοντων· ου γαρ αν γενοιτο πολεις ει ολιγοι αυτων μετεχοιεν ωσπερ αλλων τεχνων".