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Ενταυθα οι μεν αλλοι στρατιωται επι τα επιτηδεια ησαν· οι δε στρατηγοι παλιν συνηλθον, και συναγαγοντες τους εαλωκοτας... δια την συσχωριαν.
In quella circostanza gli altri soldati erano alla ricerca di viveri; i comandanti si riunirono di nuovo (aor.συνέρχομαι) e dopo aver radunato i prigionieri li interrogavano su ogni regione circostante e come fosse ciascuna. Quelli rivelavano che, verso mezzogiorno, si stendeva la regione di Babilonia e della Media, da cui provenivano; la strada verso l'oriente portava a Susa ed Ecbatana, dove si diceva che il re trascorresse l'estate; se si varcava il fiume, verso ovest, si andava verso la Lidia e la Ionia; la via che passava attraverso i monti, rivolta verso nord, portava nelle terre dei Carduchi. Dicevano che questi abitavano sui monti, che erano bellicosi e che non obbedivano al re. Ma che anzi, una volta il re aveva inviato verso loro loro un esercito di centoventimila uomini: nessuno di questi era ritornato a causa del luogo impervio.
(By Vogue)
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Εριχθονιου δε αποθανοντος και ταφεντος εν τω αυτω τεμενει της Αθηνας Πανδιων εβασιλευσεν... τον πατερα εαυτην ανηρτησε.
Essendo morto (ἀποθνῄσκω) e sepolto (θάπτω) Erittonio, Pandione governò nel suo santuario di Atena, da lui in Attica andarono Demetra e Dioniso. Ma Celeo ospitò Demetra ad Eleusi, mentre Icario (ospitò) Dioniso: questi prende da lui un germoglio di vite e con questi impara la preparazione del vino. E volendo che i benefici del dio fossero donati (δωρέω) agli uomini, giunge presso alcuni pastori i quali dopo aver assaggiato (γεύω) la bevanda senza acqua e generosamente ubriachi, credendo di essere stati avvelenati (φαρμάττω) lo uccisero. Dopo un giorno, ritornati in sé (νοέω) lo seppellirono. Con la figlia Erigone che cercava il padre rimase col morto un guardiano di famiglia di nome Mera cha andava al seguito di Icario: ed ella che rimpiangeva il padre si impiccò (ἀναρτάω).
(By Geppetto)
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Εξετασιν δε ποτε παντων του Κυρου ποιυμενου εν τοις οπλοις και συνταξιν ηλθε παρα Κυαξαρου αγγελος λεγων οτι Ινδων παρειη πρεσβεια·... της πμπροσθεν ειποντο.
Un giorno in cui Ciro passava in rivista e disponeva in ordine di combattimento tutti i suoi armati arrivò un messo da Ciassare dicendo che era giunta una delegazione di Indiani: " Ti ordina – aggiunse il messo – di venire immediatamente. Io ti porto - disse il messo - da parte di Ciassare una veste bellissima: vuole che tu appaia nell'aspetto più splendido e sontuoso, ben sapendo che gli Indiani osserveranno come ti presenterai a loro". A queste parole Ciro diede ordine al tassiarco che occupava il primo posto di disporsi sulla destra alla testa della sua compagnia e di guidarla in fila per uno, poi gli comandò di trasmettere lo stesso messaggio al secondo tassiarco finché l'ordine si propagasse sino all'ultima fila. Quelli obbedirono dando prontamente il comando e prontamente eseguendolo, tanto che in breve tempo la fronte dell'esercito fu di trecento uomini (tale era il numero dei tassiarchi) e di cento la profondità dei lati. Quando furono in posizione, ordinò di seguirlo con la stessa cadenza con cui procedeva, e subito si mise in movimento a passo spedito. Come però si avvide che la strada verso la reggia era troppo stretta perché tutto l'esercito la potesse attraversare conservando la stessa fronte, dispose che il primo migliaio continuasse a seguirlo senza cambiare formazione ma che il secondo si spostasse in coda al primo, e così via, restando lui stesso in testa senza fermarsi e con le varie migliaia di uomini che lo seguivano una dietro l'altra. Inoltre spedì due attendenti all'imboccatura della strada con l'incarico di segnalare a quanti ne fossero ignari che cosa dovevano fare. Quando furono arrivati presso il portone della reggia di Ciassare, comandò al primo tassiarco di disporre la sua compagnia su dodici uomini per lato piazzando i decadarchi che erano sulla fronte tutt'intorno al palazzo, poi segnalò di trasmettere l'ordine al secondo tassiarco, e così di seguito agli altri.
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Ἡγοῦ τὴν παιδείαν τοσούτῳ μεῖζον ἀγαθὸν εἶναι τῆς ἀπαιδευσίας, ὅσῳ τὰ μὲν ἄλλα μοχθηρὰ πάντες...αἰσθήσει καὶ σεαυτὸν οὐ καταφανῆ ποιήσεις.
Pensa che l'educazione è un bene tanto maggiore della maleducazione quanto è certo che tutti effettuano altre malvagità guadagnandoci, ma che la maleducazione già di per se sola è una punizione per l'uomo. Spesso, infatti, i maleducati pagano nei fatti il fio di offese fatte a parole. Se vorrai farti degli amici, dì qualcosa di buono a loro riguardo a coloro che gliene saranno messaggeri; giacché fondamento dell'amicizia è una lode, come una denigrazione lo è dell'inimicizia. Se ti consigli sul da farsi, fa' degli avvenimenti passati un modello di quelli futuri; giacché la diagnosi più rapida su ciò ch'è oscuro si ottiene da ciò ch'è chiaro. Consigliati con lentezza sul da farsi, ma poi realizza rapidamente le decisioni prese; e tieni bene a mente che fattori decisivi per un successo sono: ad opera degli dei, la buona sorte; e nostra propria, il buon consiglio. Su faccende circa le quali avessi ritegno di parlare apertamente e volessi conferirne con alcuni tuoi amici, parlane loro come se si trattasse di cosa che riguarda qualcun altro. In questo modo ti renderai conto del loro pensiero e non sarà evidente il tuo.
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Ο δ' Επαμεινωνδας πανδημει τους Θηβαιους τους εν ηλικια στρατιας οντας καταλεξας εις την μαχην και των αλλων Βοιωτων τους ευθετους... αριστος αμυνεσθαι περι πατρης.
Epaminonda passando in rassegna in massa i soldati Tebani che erano validi alle armi per la battaglia e quelli idonei fra gli altri Beozi, scortava le forza fuori da Tebe avendo in totale non più di seimila uomini. Nell'uscita dei soldati dalla città a molti sembrò manifestarsi un segno sgradevole per la spedizione militare. Infatti alle porte andava incontro a quelli intorno ad Epaminonda un banditore cieco, che proclamava pronunciando il bando, proprio come era abituato, che uno schiavoera fuggito via, e di non farlo uscire da Tebe e di non ucciderlo ma di salvarlo quando ricondotto. Gli anziani ascoltato il banditore (gen. assoluto) si avevano presagio del futuro mentre i giovani facevano silenzio per non sembrare, per viltà, dissuadere Epaminonda dalla spedizione. Epaminonda, verso coloro che affermavano che doveva prestare attenzione ai presagi diceva che è bellissimo difendere la patria.