- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: VEL libro di latino - versioni latino tradotte
- Visite: 7
Solus vivebat sine familiaribus Diogenes philosophus, quia in sua urbe in ingenti paupertate vitam agebat: nullum hominem apud se recipiebat, ...posthac expers omnis anxietas et patiens suae solitudinis felicem laetamque vitam egit.
Il filosofo Diogene viveva da solo senza amicizie, poiché conduceva la vita in grande povertà nella sua città: non riceveva nessun uomo presso se, ne alcuno abitante lo invitava a pranzo, poiché Diogene usava deridere quelle cose che tutti gli altri dicevano e facevano. E così il filosofo passava una vita solitaria e infelice. Un giorno cenava triste, quando vide un topo allegro, che correva qua e la e radunava le molliche di pane che erano cadute dalla sua mensa. Il filosofo volse l' attenzione all'allegro animale e che non chiedeva nient' altro di buono; dopo considerando la sua vita, sorrise ed esclamò: " questo topo, contento con poco, non desidera né le conversazioni né la compagnia degli ateniesi; tu al contrario, Diogene, benché sei filosofo e saggio, perché ti affliggi in quanto vivi solo"? Subito si riprese dall' abbattimento e in seguito libero dalle sue angosce e tollerante della sua solitudine condusse una vita lieta e felice.
ALTRE VERSIONI CON QUESTO TITOLO
Diogene e il topo - Versione Grammatica Picta 1 pagina 154 numero 22
Diogene e il topo - Versione il latino di tutti
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: VEL libro di latino - versioni latino tradotte
- Visite: 7
Lycurgus fratri suo Polydectae, Spattanorum regi, successit. Regnum tamen sibi non vendicavit sed postea Charilao, Fratte filglio postumo, regnum summa fide restituit. Medio igitur Tempore, dum infans adolescit, tutelam eius administravis et Spartanis leges non habentibus instituit. Populum in obsequia principum, principes ad iustitiam imperii formavit. Parsimoniam omnibus suasit, auri et argenti usum, omnium scelerum materiam, interdixit: non pecunia enim sed compesatione mercium Spartani emere solebant. Administrationem rei publicae per ordines divisit: regibus potestatem bellorum magistratibus iudicia, senatui custodiam legum mandavit. Populo autem sublegere senatum vel creare magistratus permisit.
Licurgo successe a suo fratello Polidecto, re degli spartani. Tuttavia non rivendicò il regno per sé ma dopo restituì con somma lealtà il regno a Carilao, ultimo figlio del fratello. Dunque nel periodo centrale, mentre il bambino stava crescendo, amministrò la sua tutela e istituì leggi per gli spartani non abbienti. Educò il popolò all' obbedienza dei capi, i capi alla giustizia dell' impero. Consigliò a tutti sulla parsimonia, eliminò I' uso dell'oro e dell'argento, causa di tutti i crimini: infatti gli spartani solevano comprare non con il denaro ma con lo scambio di merci. Divise per classi I' amministrazione dello stato: assegnò ai re affidò il comando della guerra, ai magistrati le sentenze, al senato la custodia delle leggi. Al popolo invece permise di completare il numero dei senatori con nuovi membri o di eleggere i magistrati.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: VEL libro di latino - versioni latino tradotte
- Visite: 7
Diana, silvarum dea, in opaca silva Gargaphia feras exagitabat. Olim dea, aestiva aura fracta et adsidua opera fatigata, in frigidis undis magna cum laetitia se refrigerabat. Interdum in silva etiam Actaeon cervas ferasque exagitabat atque se et canes suos recreare desiderabat. Itaque apud aquas considit, ubi dea erat, et Dianam nudam fortuito videt. Tum dea irata propter contumeliam quamvis fortuitam poenam horrendam excogitat. Nam Actaeonem in cervam convertit et ubi canes cervam vident, velut praedam consuetam statim petunt atque magna cum vehementia lacerant. Itaque Actaeon foede vitam amittit
Diana, dea dei boschi, cacciava le fiere nell'ombrosa selva della Gargafia. Una volta la dea, sfinita dal caldo estivo e affaticata dalla continua attività, si rinfrescava nelle fresche acque con grande piacere. Nel frattempo, nella selva, anche Atteone era a caccia di cervi e di fiere e desiderava trovare riposo per sé stesso e i suoi cani. E così si siede nei pressi delle acque dove c'era la dea e vede casualmente Diana nuda. Allora la dea, irritata per l'oltraggio benché fortuito, escogita un' orrenda punizione. Infatti trasforma Atteone in una cerva e quando i cani vedono la cerva, subito l'assalgono come una normale preda e la sbranano con grande ferocia. Così Atteone perde orribilmente la vita.
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: VEL libro di latino - versioni latino tradotte
- Visite: 6
Traduzione dal libro Vel
Inizio: Pantera imprudens olim in foveam decidit. Videre agrestes: alii... Fine: ...timere absistite; nam hostis revertor illis qui me laeserunt".
Una volta una pantera imprudente cadde in una fossa. Dei pastori videro: alcuni la ferirono con dei bastoni, altri con delle pietre; alcuni al contrario, mossi da misericordia, gettarono del pane alla belva che stava per morire. Quando giunse la notte i primi ritornarono a casa tranquilli. Il giorno dopo tornarono alla fossa per seppellire la pantera. Ma quella, poiché aveva ristabilito deboli forze, si liberò con un rapido salto e andò rapidamente nella sua tana con un veloce passo. Pochi giorni dopo uscì fuori, trucidò una pecora, uccise i pastori e si accanì con furioso impeto devastando ogni cosa. Allora coloro che avevano risparmiato la bestia, temendo per se stessi, la pregarono per la loro vita. Ma quella: "Alcuni mi aggredirono con dei sassi, altrimi diedero del pane. Distinugo perfettamente gli uni dagli altri. Voi dunque cessate di avere paura: infatti sono venuta qui per rivendicare castighi solo da coloro che mi avevano fatto del male".
- Dettagli
- Scritto da Anna Maria Di Leo
- Categoria: VEL libro di latino - versioni latino tradotte
- Visite: 6
Equidem ex omnibus rebus quas mihi aut fortuna aut natura tribuit, nihil habeo quod cum amicitia Scipionis possim comparare. In hac mihi de re publica consensus, in hac rerum privatarum consilium, in eadem requies plena oblectationis fuit. Numquam illum ne minima quidem re offendi, quod quidem senserim, nihil audivi ex eo ipse quod nollem; una domus erat, idem victus, isque communis, neque solum militia, sed etiam peregrinationes rusticationesque communes Nam quid ego de studiis dicam cognoscendi semper aliquid atque discendi? in quibus remoti ab oculis populi omne otiosum tempus contrivimus. Quarum rerum recordatio et memoria si una cum illo occidisset, desiderium coniunctissimi atque amantissimi viri ferre nullo modo possem. Sed nec illa exstincta sunt alunturque potius et augentur cogitatione et memoria mea, et si illis plane orbatus essem, magnum tamen adfert mihi aetas ipsa solacium. Diutius enim iam in hoc desiderio esse non possum. Omnia autem brevia tolerabilia esse debent, etiamsi magna sunt. Haec habui de amicitia quae dicerem. Vos autem hortor ut ita virtutem locetis, sine qua amicitia esse non potest, ut ea excepta nihil amicitia praestabilius putetis.
L'amicizia tra Lelio Cornelio e Cornelio Scipione
Versione latino Cicerone libro NOVE DISCERE 2
Equidem ex omnibus rebus quas mihi fortuna aut natura tribuit nihil habeo quod cum amicitia Scipionis possim comparare. In hac mihi de ...
L'amicizia tra Lelio Cornelio e Cornelio Scipione
Versione latino Cicerone versione libro Vel es. 6 pag. 139
Quanto a me, di tutti i beni ricevuti dalla sorte o dalla natura, nessuno ? paragonabile all'amicizia di Scipione. In essa ho trovato un perfetto accordo di vedute politiche, consigli negli affari privati e una piacevolissima tranquillit?. Non mi sono mai scontrato con lui, per quanto me ne sia accorto, neppure nelle minime cose; non ho mai sentito da lui una parola che non avessi voluto udire. Avevamo la stessa casa, lo stesso tenore di vita, e questo ci univa; eravamo sempre insieme non solo sotto le armi, ma anche in viaggio o in campagna E che dire della nostra passione di conoscere e di scoprire sempre qualcosa di nuovo, passione che ci allontanava dagli occhi della gente e divorava tutto il nostro tempo libero? Se il ricordo, se la memoria di quei tempi fossero scomparsi con lui, non potrei in alcun modo sopportare la perdita di un uomo che mi era così legato, che mi amava tanto. Ma il passato non è morto. Anzi, si alimenta ed è reso più vivo dal mio pensiero e dal mio ricordo, e, anche se ne fossi interamente privato, l'età mi garantirebbe ugualmente un grande conforto. Ormai non posso vivere ancora per molto con il mio rimpianto. Tutto ciò che è breve, del resto, anche se molto doloroso, è sopportabile. Ecco cosa avevo da dire sull'amicizia. Vi esorto dunque a collocare tanto in alto la virtù, senza la quale l'amicizia non può esistere, da pensare che nulla è più nobile dell'amicizia, eccetto la virtù.