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Villico contubernalis mulier adsignanda est, quae contineat eum et in quibusdam rebus adiuvet. Eidemque villico praecipiendum est ne convictum cum domestico multoque minus cum extero vulgo habeat. Nonnumquam tamen eum, quem adsidue sedulum et fortem in operibus administrandis cognoverit, honoris causa mensae suae die festo dignetur adhibEre. Sacrificia, nisi ex praecepto domini, ne fecerit. Aruspices sagasque, quae rudes animos vana superstitione ad impensas ac deinceps ad flagitia compellunt, ne admiserit. Neque urbem neque ullas nundinas noverit nisi emendae vendendaeve rei causa ad se pertinentis. Nec egredi terminos fundi debet nisi ut addiscat aliquam culturam. Semitas novosque limites in agro fieri ne patiatur neve hospitem nisi amicum familiaremque domini receperit. Vestitam familiam (servitù) magis utiliter quam delicate habeat, munitamque diligenter a vento, frigore pluviaque, quae cuncta prohibentur pellibus manicatis vel sagis cucullis.
Bisogna assegnare al fattore come compagna una donna che lo contenga e lo aiuti in talune azioni. Al fattore bisogna inoltre insegnare a non sedere a tavola con il domestico e ancor meno con la gente comune estranea (di fuori). Tuttavia, qualche volta, a titolo d'onore si degni di ammettere alla sua mensa, nei giorni festivi, qualcuno che abbia conosciuto come (uno) diligente con assiduità nello svolgere le faccende. Non si facciano sacrifici, se non dietro un ordine del padrone. Non ammetta nella villa aruspici e maghe, che con superstizioni vani inducono le anime semplici a fare spese e (che portano) poi a delitti. Non frequenti la città né i mercati se non per acquistare o vendere prodotti che abbiano inerenza con lui. Non deve uscire dai confini del podere se non per apprendere qualche metodo di coltura. Non tolleri che si traccino vie e nuovi confini nel podere e non accolga ospiti se non amici e familiari del padrone. Abbia una servitù abbigliata con più senso dell'utile che dell'eleganza, protetta attentamente contro il vento, freddo e pioggia; tutte cose da cui ci si difende bene con pellicce fornite di maniche o per mezzo di mantelli con il cappuccio.
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Itaque diligens dominus, cum et ab ipsis, tum et ab solutis, quibus maior est fides, quaerat an ex sua constitutione iusta percipiant. Atque ipse panis potionisque bonitatem gustu suo exploret; vestem, manicas, pedumque tegmina recognoscat. Saepe etiam querendi potestatem faciat de iis, qui aut crudeliter eos aut fraudulenter infestent. Nos quidem aliquando iuste dolentes tam vindicamus, quam animadvertimus in eos, qui seditionibus familiam concitant, qui calumniantur magistros suos; ac rursus praemio prosequimur eos, qui strenue atque industrie se gerunt.
Pertanto il padrone attento e da questi anche da quelli che sono liberi e più fedeli, indaghi se, per sua disposizione, ricevano le giuste ricompense. Ed assaggi egli stesso la bontà del pane e della bevanda; ispezioni il vestito, le maniche, il bastone e i calzari. Spesso dia ancora la possibilità di lamentarsi di coloro, i quali con crudeltà e con frode danneggino. Noi così rivendichiamo una volta quelli che giustamente si lamentano, come puniamo quelli che con ribellioni agitano la famiglia, che calunniano i loro capi; altra volta quelli che si comportano con zelo ed operosità concediamo un premio.
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Itaque diligens dominus, cum et ab ipsis, tum et ab solutis, quibus maior est fides, quaerat an ex sua constitutione iusta percipiant. Atque ipse panis potionisque bonitatem gustu suo exploret; vestem, manicas, pedumque tegmina recognoscat. Saepe etiam querendi potestatem faciat de iis, qui aut crudeliter eos aut fraudulenter infestent. Nos quidem aliquando iuste dolentes tam vindicamus, quam animadvertimus in eos, qui seditionibus familiam concitant, qui calumniantur magistros suos; ac rursus praemio prosequimur eos, qui strenue atque industrie se gerunt. Feminis quoque fecundioribus, quarum in sobole certus numerus honorari debet, otium nonnumquam et libertatem dedimus, cum plures natos educassent. Nam cui tres erant filii, vacatio, cui plures libertas quoque contingebat. Haec et iustitia et cura patris familias multum confert augendo patrimonio.
Pertanto il padrone diligente e da questi anche da quelli che sono sciolti e più veritieri, indaghi se, come è stabilito per essi, ricevano il giusto. Ed assaggi il pane e la bevanda egli stesso per riconoscerne la bontà e riveda i vestiti, le maniche e i calzari, dia loro spesso ancora l'adito a querelarsi contro coloro, dai quali con crudeltà e con frode vengono travagliati. Quanto a me*, così rendo a quelli giustizia, che talvolta con ragione si lagnano, come punisco quelli che con ammutinamenti scuotono la famiglia, che calunniano i loro capi e all'incontro do premio a coloro che si comportano con efficacia ed operosità. Anche alle femmine più feconde, alle quali per la prole di un certo numero si deve fare onore, quando avevano allevati più figli, ho dato riposo e la libertà e qualche volta a quella che aveva tre figli, l'astenzione dal lavoro, a quella che ne aveva di più toccava la libertà. Questa nel capo di casa è giustizia ed attenzione insieme, giova assai ad accrescere gli averi.
* Lett. "noi" ma è plurale majestatis quindi traduciamo "io, me"
P. S. anche i verbi sono al plurale ma li traduciamo al signolare
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Nunc de mutis custodibus loquar: quamquam canis falso dicitur mutus custos. Nam quis hominum clarius aut tanta vociferatione bestiam vel furem praedicat quam iste latratu? Quis famulus amantior domini? quis fidelior cane? quis custos incorruptior? quis excubîtor inveniri potest vigilantior? Quare vel in primis hoc animal mercari tuerique debet agricola, quod et villam et fructus familiamque custodit. Canes agricolarum villatici, ovium custodes pastorales dicuntur. Villae custos eligendus est amplissimi corporis, vasti latratus canorique ut prius auditu deinde etiam conspectu maleficum terreat et tamen nonnumquam, ne visus quidem, horribili fremitu suo fuget insidiantem. Sit autem coloris unius, et magis eligatur albus in pastoralibus, niger in villaticis. Varius in neutro est laudabilis. Pastor album probat quoniam est ferae (animale predatore) dissimilis et hoc discrimen maxime utile est in propulsandis lupis sub oscuro mane vel etiam crepusculo, ne pro bestia dominus canem feriat. Villaticus, qui hominum maleficiis opponitur, si luce clara fur advenerit, terribilior niger conspicitur; si nocte, ne conspicitur quidem propter umbrae similitudinem, quamobrem, tectus tenebris, canis tutiorem accessum habet ad insidiantem.
Ora parlerò dei custodi muti: anche se il cane a torto è definito un custode muto. Infatti quale uomo più chiaramente o con tanto chiasso avverte della presenza di una bestia o di un ladro di quanto faccia lui con i latrati? Quale servo ama più il padrone? Chi è più fedele del cane? Quale custode è più incorruttibile? Quale custode si può trovare più vigilante? Perciò l'agricoltore persino tra le prime cose deve comprare e tutelare quest'animale, perché custodisce la villa, le frutta e la famiglia. I cani da podere dei contadini, sono chiamati guardiani pastorali di pecore. Per custodire la villa va scelto di corporatura più che ragguardevole, dal latrato smisurato e rumoroso per atterrire i malintenzionati prima con l'udito, poi anche con il suo aspetto e tuttavia, alle volte, per fugare chi insidia, con il suo brontolìo spaventevole, senza neanche essere veduto. Il pelo abbia un solo colore, e di preferenza sia scelto bianco per i pastori, nero per le fattorie. Il colore variegato non è da approvare in nessuno dei due. Il pastore apprezza quello bianco essendo esso dissimile dai predatori e questa differenza è utilissima nel respingere i lupi nel buio del primo mattino e anche al crepuscolo, affinché il padrone non ferisca il cane al posto della belva. Quello che monta la guardia alle ville, che si oppone alle malefatte delle persone, se il ladro arriva alla luce del giorno, appare più terribile in quanto nero; se di notte, non viene scorto neppure per la sua somiglianza con l'ombra, per la qual ragione, protetto dalle tenebre, il cane si accosta con minor pericolo all'insidiatore
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Villae custos eligendus est amplissimi corporis, vasti latratus canorique, prius ut auditu maleficum, deinde etiam conspectu terreat et tamen non numquam nec visus quidem horribili fremitu suo fuget insidiantem. Sit autem coloris unius, isque magis eligitur albus in pastorali, niger in villatico, nam varius in neutro est laudabilis. Pastor album probat, quoniam est ferae dissimilis, magnoque opus interdum discrimine est in propulsandis lupis sub obscuro mane vel etiam crepusculo, ne pro bestia canem feriat. Villaticus, qui hominum maleficiis opponitur, sive luce clara fur advenit, terribilior niger conspicitur, sive noctu, ne conspiciatur quidem propter umbrae similitudinem, quam ob rem tectus tenebris canis tutiorem adcessum habet ad insidiantem
Per la villa bisogna scegliere un custode di corpo grande e grosso, di latrato risonante e acuto, primo perché atterrisca i malandrini facendosi sentire, e poi anche con lo spavento che incute la sua vista, e qualche volta senza neppure farsi vedere, mette in fuga chi tenta di rubare solo con il suo sordo mugolio.
Sia però di colore unito, il bianco è da preferirsi per il cane da pastore, in nero per quello da cortile, il mantello pezzato non è pregevole ne nel primo ne nel secondo tipo. Il pastore preferisce il bianco perché è molto diverso dal colore delle bestie selvatiche, e di questa diversità c'è grande bisogno quando si dà la caccia ai lupi, nella luce incerta del primo mattino o del crepuscolo, per non correre il pericolo di colpire il cane al posto della fiera. Ma il cane da cortile che si oppone ad incursioni di uomini, quando il ladro venga ne il giorno chiaro a certo un aspetto più terribile se è nero, di notte poi non si vede perché somiglia alle tenebre, e perciò, coperto da esse, il cane può avvicinarsi all'insidiatore con meno pericolo.