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tratta dal libro διανοια
Inizio: πάντες ἄνθρωποι τοῦ εἰδέναι ὀρέγονται φύσει. σημεῖον δ' ἡ τῶν αἰσθήσεων ἀγάπησις: καὶ γὰρ χωρὶς τῆς χρείας Fine: αἱ γὰρ πολλαὶ μνῆμαι τοῦ αὐτοῦ πράγματος μιᾶς ἐμπειρίας δύναμιν ἀποτελοῦσιν.
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Le tre forme di governo
versione greco Eschine
traduzione libro Dianoia e kata logon
Ὁμολογοῦνται γὰρ τρεῖς εἶναι πολιτεῖαι παρὰ πᾶσιν ἀνθρώποις, τυραννὶς καὶ ὀλιγαρχία καὶ δημοκρατία· διοικοῦνται δ' αἱ μὲν τυραννίδες καὶ ὀλιγαρχίαι τοῖς τρόποις τῶν ἐφεστηκότων, αἱ δὲ πόλεις αἱ δημοκρατούμεναι τοῖς νόμοις τοῖς κειμένοις. Εὖ δ' ἴστε, ὦ Ἀθηναῖοι, ὅτι τὰ μὲν τῶν δημοκρατουμένων σώματα καὶ τὴν πολιτείαν οἱ νόμοι σῴζουσι, τὰ δὲ τῶν τυράννων καὶ ὀλιγαρχικῶν ἀπιστία καὶ ἡ μετὰ τῶν ὅπλων φρουρά. Φυλακτέον δὴ τοῖς μὲν ὀλιγαρχικοῖς καὶ τοῖς τὴν ἄνισον πολιτείαν πολιτευομένοις τοὺς ἐν χειρῶν νόμῳ τὰς πολιτείας καταλύοντας, ἡμῖν δὲ τοῖς τὴν ἴσην καὶ ἔννομον πολιτείαν ἔχουσι τοὺς παρὰ τοὺς νόμους ἢ λέγοντας ἢ βεβιωκότας· ἐντεῦθεν γὰρ ἰσχύσετε, ὅταν εὐνομῆσθε καὶ μὴ καταλύησθε ὑπὸ τῶν παρανομούντων. Προσήκειν δὲ ἔγωγε νομίζω, ὅταν μὲν νομοθετῶμεν, τοῦθ' ἡμᾶς σκοπεῖν ὅπως καλῶς ἔχοντας καὶ συμφέροντας νόμους τῇ πολιτείᾳ θησόμεθα, ἐπειδὰν δὲ νομοθετήσωμεν, τοῖς νόμοις τοῖς κειμένοις πείθεσθαι, τοὺς δὲ μὴ πειθομένους κολάζειν, εἰ δεῖ τὰ τῆς πόλεως καλῶς ἔχειν.
Opinione generale presso tutti gli uomini è che tre sono le forme di governo: la tirannide, l'oligarchia e la democrazia. Le tirannidi e le oligarchie sono amministrate secondo il capriccio di coloro che stanno a capo, invece gli stati retti a democrazia secondo leggi stabilite. Voi sapete bene, o cittadini d'Atene, che in uno stato democratico sono le leggi che tutelano i cittadini e la costituzione, mentre i tiranni e gli oligarchi trovano la loro protezione nel sospetto e nella guardia armata. Gli oligarchi e coloro il cui governo è fondato sull'ineguaglianza devono guardarsi da quelli che con la Legge della forza possono sovvertire l'ordine politico costituito; voi invece, che avete una costituzione basata sull'eguaglianza dei diritti e sulla legalità dovete guardarvi da coloro le cui parole o la cui condotta di vita violano le leggi. Sarete perciò forti, se avrete buone leggi e non vi lascerete abbattere da chi le trasgredisce. Quando legiferiamo, il dovere che incombe su di noi è, credo, quello di badare se le leggi che facciamo siano buone e utili allo stato
Traduzione numero 2
Si concorda che tre siano le forme di governo presso tutti gli uomini, tirannide, oligarchia e democrazia: le tirannidi e le oligarchie sono governate dai caratteri di coloro che le presiedono, invece, le città rette da governi democratici dalle leggi concordate. Sapete bene, o Ateniesi, che le leggi custodiscono i fondamenti e il governo di quelle che sono governate in modo democratico, invece, sospetto e la guardia con le armi (custodiscono) i fondamenti dei tiranni e degli oligarchi. Dunque, gli oligarchi e quelli che sostengono un governo inequo devono guardarsi da coloro che demoliscono gli stati con azioni violente, invece voi, che avete il governo equo e giusto (dovete guardarvi) da quelli che o parlano o hanno vissuto contro le leggi; sarete infatti forti qualora abbiate buone leggi e non sarete distrutti da coloro che violano le leggi. Io dunque penso che conviene, qualora diamo leggi, che noi osserviamo questo, che stabiliremo leggi che vanno bene e sono utili allo stato, qualora, poi, abbiamo dato leggi, rispettare le leggi stabilite, punire quelli che non le rispettano, se bisogna che gli affari della città stiano bene.
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Tello di Atene versione greco Dianoia
Θεησάμενον δέ μιν τὰ πάντα καὶ σκεψάμενον, ὥς οἱ κατὰ καιρὸν ἦν, εἴρετο ὁ Κροῖσος τάδε· "Ξεῖνε Ἀθηναῖε, παρ' ἡμέας γὰρ περὶ σέο λόγος ἀπῖκται πολλὸς καὶ σοφίης εἵνεκεν τῆς σῆς καὶ πλάνης, ὡς φιλοσοφέων γῆν πολλὴν θεωρίης εἵνεκεν ἐπελήλυθας· νῦν ὦν ἐπειρέσθαι σε ἵμερος ἐπῆλθέ μοι εἴ τινα ἤδη πάντων εἶδες ὀλβιώτατον. " Ὁ μὲν ἐλπίζων εἶναι ἀνθρώπων ὀλβιώτατος ταῦτα ἐπειρώτα, Σόλων δὲ οὐδὲν ὑποθωπεύσας, ἀλλὰ τῷ ἐόντι χρησάμενος, λέγει· "Ὦ βασιλεῦ, Τέλλον Ἀθηναῖον. " Ἀποθωμάσας δὲ Κροῖσος τὸ λεχθὲν εἴρετο ἐπιστρεφέως· "Κοίῃ δὴ κρίνεις Τέλλον εἶναι ὀλβιώτατον; " Ὁ δὲ εἶπε· "Τέλλῳ τοῦτο μὲν τῆς πόλιος εὖ ἡκούσης παῖδες ἦσαν καλοί τε κἀγαθοί, καί σφι εἶδε ἅπασι
έκνα ἐκγενόμενα καὶ πάντα παραμείναντα, τοῦτο δὲ τοῦ βίου εὖ ἥκοντι, ὡς τὰ παρ' ἡμῖν, τελευτὴ τοῦ βίου λαμπροτάτη ἐπεγένετο· γενομένης γὰρ Ἀθηναίοισι μάχης πρὸς τοὺς ἀστυγείτονας ἐν Ἐλευσῖνι βοηθήσας καὶ τροπὴν ποιήσας τῶν πολεμίων ἀπέθανε κάλλιστα, καί μιν Ἀθηναῖοι δημοσίῃ τε ἔθαψαν αὐτοῦ, τῇ περ ἔπεσε, καὶ ἐτίμησαν μεγάλως. "
Dopoché lui ebbe visto e osservato tutto, quando fu per lui il momento opportuno, Creso fece queste domande: "Ospite ateniese, ci è giunta su di te una grande rinomanza sia per la tua saggezza sia per il tuo viaggiare, poiché per amore del sapere hai percorso molte regioni per osservare; ora dunque mi è venuto il desiderio di chiederti se hai già visto qualcuno più felice di tutti. Mentre lui sperando di essere il più felice degli uomini gli faceva queste domande, Solone invece senza adularlo affatto ma attenendosi al vero disse: "O re, Tello l'Ateniese". Creso, meravigliatosi per ciò che era stato detto, chiese ansiosamente: "Come stimi che Tello sia il più felice?". E lui disse: "Tello da una parte, mentre era fiorente la città, aveva ottimi figli, e vide a tutti loro nascere figli e rimanere tutti vivi, dall'altra, mentre era in questa buona condizione di vita, come avviene tra noi, gli sopraggiunse una fine della vita molto gloriosa.
Sopraggiunta agli Ateniesi la battaglia contro i vicini a Eleusi, dopo essere accorso e aver volto in fuga i nemici, morì assai gloriosamente, e gli Ateniesi lo seppellirono a spese dello stato proprio là dove era caduto e lo onorarono grandemente".
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Temistocle si serve di uno stratagemma
vesione greco Tudicide traduzione libro dianoia
οἱ δ' Ἀθηναῖοι Θεμιστοκλέους γνώμῃ τοὺς μὲν Λακεδαιμονίους ταῦτ' εἰπόντας ἀποκρινάμενοι ὅτι πέμψουσιν ὡς αὐτοὺς πρέσβεις περὶ ὧν λέγουσιν εὐθὺς ἀπήλλαξαν· ἑαυτὸν δ' ἐκέλευεν ἀποστέλλειν ὡς τάχιστα ὁ Θεμιστοκλῆς ἐς τὴν Λακεδαίμονα, ἄλλους δὲ πρὸς ἑαυτῷ ἑλομένους πρέσβεις μὴ εὐθὺς ἐκπέμπειν, ἀλλ' ἐπισχεῖν μέχρι τοσούτου ἕως ἂν τὸ τεῖχος ἱκανὸν ἄρωσιν ὥστε ἀπομάχεσθαι ἐκ τοῦ ἀναγκαιοτάτου ὕψους· τειχίζειν δὲ πάντας πανδημεὶ τοὺς ἐν τῇ πόλει καὶ αὐτοὺς καὶ γυναῖκας καὶ παῖδας], φειδομένους μήτε ἰδίου μήτε δημοσίου οἰκοδομήματος ὅθεν τις ὠφελία ἔσται ἐς τὸ ἔργον, ἀλλὰ καθαιροῦντας πάντα. καὶ ὁ μὲν ταῦτα διδάξας καὶ ὑπειπὼν τἆλλα ὅτι αὐτὸς τἀκεῖ πράξοι ᾤχετο. καὶ ἐς τὴν Λακεδαίμονα ἐλθὼν οὐ προσῄει πρὸς τὰς ἀρχάς, ἀλλὰ διῆγε καὶ προυφασίζετο. καὶ ὁπότε τις αὐτὸν ἔροιτο τῶν ἐν τέλει ὄντων ὅτι οὐκ ἐπέρχεται ἐπὶ τὸ κοινόν, ἔφη τοὺς ξυμπρέσβεις ἀναμένειν, ἀσχολίας δέ τινος οὔσης αὐτοὺς ὑπολειφθῆναι, προσδέχεσθαι μέντοι ἐν τάχει ἥξειν καὶ θαυμάζειν ὡς οὔπω πάρεισιν.
Ma gli Ateniesi, consigliati da Temistocle, licenziarono in gran fretta i messi spartani con le loro proposte, ribattendo che avrebbero inviato loro un'ambasceria a trattare della questione. Temistocle propose d'inviar lui, al più presto: scegliessero con calma gli altri componenti la missione e non li facessero partire subito. Era preferibile trattenerli fin quando il muro in costruzione si fosse elevato fino all'altezza necessaria per una difesa accettabile. Dovevano collaborare tutti senza distinzione, donne e fanciulli, alla fabbrica, ricavando da qualsiasi edificio, fosse privato o pubblico, senza riguardi, i materiali che risultassero utili all'opera, anche se si rendesse indispensabile demolire la città intera. Dopo aver disposto queste istruzioni, aggiunse che al resto avrebbe pensato da sé, e si mise in cammino. A Sparta prendeva tempo, non si presentava alle autorità, interponeva pretesti e giustificazioni. Quando qualche notabile spartano gli faceva chiedere perché tanto ritardo nel presentarsi, la sua risposta era che stava attendendo i colleghi di missione, probabilmente trattenuti ad Atene da qualche affare improvviso, ma ch'era certo della loro venuta, ormai imminente: si stupiva anzi che non fossero ancora arrivati.
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Serse si rivolge ai nobili persiani
versione greco Erodoto traduzione libro dianoia
Ξέρξης δὲ μετὰ Αἰγύπτου ἅλωσιν ὡς ἔμελλε ἐς χεῖρας ἄξεσθαι τὸ στράτευμα τὸ ἐπὶ τὰς Ἀθήνας, σύλλογον ἐπίκητον Περσέων τῶν ἀρίστων ἐποιέετο, ἵνα γνώμας τε πύθηται σφέων καὶ αὐτὸς ἐν πᾶσι εἴπῃ τὰ θέλει. Ὡς δὲ συνελέχθησαν, ἔλεξεν Ξέρξης τάδε. 8A « Ἄνδρες Πέρσαι, οὔτ᾽ αὐτὸς κατηγήσομαι νόμον τόνδε ἐν ὑμῖν τιθείς, παραδεξάμενός τε αὐτῷ χρήσομαι. Ὡς γὰρ ἐγὼ πυνθάνομαι τῶν πρεσβυτέρων, οὐδαμά κω ἠτρεμίσαμεν, ἐπείτε παρελάβομεν τὴν ἡγεμονίην τήνδε παρὰ Μήδων, Κύρου κατελόντος Ἀστυάγεα· ἀλλὰ θεός τε οὕτω ἄγει καὶ αὐτοῖσι ἡμῖν πολλὰ ἐπέπουσι συμφέρεται ἐπὶ τὸ ἄμεινον. Τὰ μέν νυν Κῦρός τε καὶ Καμβύσης πατήρ τε ἐμὸς Δαρεῖος κατεργάσαντο καὶ προσεκτήσαντο ἔθνεα, ἐπισταμένοισι εὖ οὐκ ἄν τις λέγοι. Ἔγὼ δὲ ἐπείτε παρέλαβον τὸν θρόνον τοῦτον, ἐφρόντιζον ὅκως μὴ λείψομαι τῶν πρότερον γενομένων ἐν τιμῇ τῇδε μηδὲ ἐλάσσω προσκτήσομαι δύναμιν Πέρσῃσι· φροντίζων δὲ εὑρίσκω ἅμα μὲν κῦδος τε ἡμῖν προσγινόμενον χώρην τε τῆς νῦν ἐκτήμεθα οὐκ ἐλάσσονα οὐδὲ φλαυροτέρην παμφορωτέρην τε, ἅμα δὲ τιμωρίην τε καὶ τίσιν γινομένην. Διὸ ὑμέας νῦν ἐγὼ συνέλεξα, ἵνα τὸ νοέω πρήσσειν ὑπερθέωμαι ὑμῖν·
Serse, sottomesso l'Egitto, al momento di intraprendere la spedizione contro Atene, convocò in via straordinaria i nobili persiani, per sentirne il parere e a sua volta rendere note in presenza di tutti le proprie volontà. Quando furono riuniti, Serse parlò così: "Persiani, non sarò io a introdurre e istituire questa usanza fra voi: l'ho ereditata e me ne servirò. Ebbene, a quanto apprendo dai più anziani, noi non siamo mai stati inattivi dall'epoca in cui subentrammo ai Medi nell'egemonia, da quando Ciro sconfisse Astiage; un dio anzi ci guida così, e, a seguirlo, molte nostre cose si sono messe al meglio. Ebbene, i popoli assoggettati e annessi da Ciro, da Cambise e da mio padre Dario non è il caso di elencarli: li sapete bene. Io, da quando ho ricevuto il trono, ho continuato a pensare come non essere da meno di chi mi ha preceduto in questa dignità e come aggiungere ai Persiani non minore potenza; e riflettendo trovo intanto gloria da sommare a gloria e un paese non inferiore a quello ora in nostro possesso, né più povero, anzi più fertile e nel contempo una occasione di rivalsa, una vendetta che si realizza. Per questo io ora vi ho riuniti qui, per esporvi i miei progetti: