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Eodem tempore Tarentinis qui iam in ultima italia sunt, bellum indictum est, qui legatis Romanorum iniuriam fecissent. ...
Nello stesso tempo fu dichiarata guerra ai Tarantini, che si trovano nella parte più remota dell'Italia, poiché avevano fatto un'offesa agli ambasciatori dei Romani. Questi invocarono in aiuto contro i Romani Pirro, re dell'Epiro, che traeva le origini dalla stirpe di Achille. Egli subito arrivò in Italia, e allora per la prima volta i Romani combatterono con un nemico d'oltremare. Fu inviato contro di lui il console Publio Valerio Levino, che, catturati le spie di Pirro, ordinò che fossero trasportate per l'accampanento, che fossero mostrate a tutto l'esercito e che dopo fossero liberate, per riferire a Pirro tutto ciò che si faceva dai Romani.
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Nec vero habere virtutem satis est quasi artem aliquam nisi utare;...informata alia moribus confirmarunt, sanxerunt autem alia legibus.
Ornatus pagina 280 numero 251
In verità non è sufficiente possedere la virtù, come una qualche arte, se tu non la usi; anche se un'arte, quando non la usi, può essere conservata per la sua stessa scienza, la virtù consiste tutta nell'uso che se ne fa; ed il suo uso più alto è il governo di un popolo, e il perfezionamento nei fatti, non a parole, di quelle stesse pratiche di cui costoro fanno un gran parlare negli angoli. Infatti niente viene detto dai filosofi, per lo meno ciò che viene detto in modo giusto ed onesto, che non sia stato prodotto e confermato da coloro dai quali sono state scritte le leggi per i cittadini. Da dove nasce infatti il senso della devozione, o da chi la religione? Da dove il diritto delle genti o quello stesso che si chiama (diritto) civile? Donde (nascono) la giustizia, la lealtà, l'equità? Donde il pudore, la continenza, l'odio della turpitudine, il desiderio della gloria e dell'onestà? Donde la fortezza nelle fatiche e nei pericoli? Certo da coloro che queste virtù, (dopo averle) ispirate (agli uomini) con le (loro) dottrine, alcune (le) confermarono con i (loro) comportamenti, ed altre (le) sancirono con le leggi.
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Sunt autem duo crimina, auri et veneni; in quibus una atque eadem persona versatur. Aurum sumptum ...
Dunque sono due i capi d'accusa: l'oro e il veleno. Per l'uno e per l'altro è in gioco la stessa persona: l'oro si dice preso a prestito da Clodia, il veleno procurato per essere propinato a Clodia. Tutto il resto non sono imputazioni, ma pettegolezzi; materia di aspro diverbio, piuttosto che argomento di processo. «Adultero, spudorato, trafficante!... »: ` ma questa è ingiuria, non accusa. Non c'è, in quei capi d'imputazione, né fondamento, né sostegno: sono voci calunniose, temerariamente lanciate da un accusatore furioso e irresponsabile. Per quei due titoli d'imputazione, invece, io vedo un autore, vedo l'origine, vedo ben definito un nome e una persona. Aveva egli bisogno dell'oro: se lo fece prestare da Clodia, prestare senza testimoni, e se lo tenne quanto tempo volle: prova evidente di una strettissima intimità. Ma poi, la volle uccidere; si procurò il veleno, cercò di guadagnarsi quanti poté, lo preparò fissò il luogo, ve lo portò: prova evidente di un grande odio nato da un crudele dissidio.
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Ornatus pagina 168 numero 105
Inizio: Magna - inquit - me spes tenet, iudices, bene mihi evenire quod mittar ad mortem ... Fine: vellem ut ea quae dico mihi liceret invisere.
Una grande speranza mi sorregge, -disse- giudici, che mi accada positivamente di essere mandato a morte (Mi sostiene la grande speranza, giudici, che essere mandato a morte sia per me una cosa positiva). Infatti delle due l’una: o che la morte strappi via ogni sensibilità o che da qui ci si trasferisca in un qualche altro luogo. Perciò, o dei, che bel guadagno è morire, se la sensibilità viene annullata e la morte è simile a quel sonno, che talvolta anche senza visioni di sogni porta alla più grande quiete! Quanti giorni si possono trovare che siano preferibili a tale notte? ? E se ad essa sarà simile per l'eternità il tempo a venire, chi potrà essere più felice di me? Se invece è vero quello che si dice - che la morte è migrazione agli spazi in cui abitano i trapassati - allora la felicità è anche molto piu grande. Pensate: sfuggire dalle mani di quelli che pretendono di passare per giudici, e comparire davanti a chi veramente merita questo nome, a Minosse, a Radamanto, ad Eaco, a Trittolenio, e incontrarsi con quelli che vissero secondo le leggi della giustizia e della lealtà! Un viaggio come questo a voi sembra una cosa poco importante? Quanto dareste per poter parlare con Orfeo, con Museo, con Omero, con Esiodo? Per conto mio, se fosse una cosa possibile, io vorrei morire tante volte, se mi fosse permesso di vedere coi miei occhi quello di cui parlo.
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Ornatus Pagina 93 numero 52
Inizio: Calvisio Sabino memoria tam mala erat, ut illi nomen modo Ulixis excideret Fine: non vides quam multos servos valentissimos habeas? da Seneca
Calvisio Sabino possedeva una memoria così scarsa che ora gli sfuggiva il nome di Ulisse, ora (il nome) di Achille, ora (il nome) di Priamo, che conosceva così bene quanto noi conosciamo i nostri precettori. Per tale motivo, escogitò questo stratagemma: con una grande somma comprò dei servi, uno, per ricordare Omero, l'altro (per ricordare) Esiodo: inoltre assegnò ai nove poeti lirici uno a testa. Non c’è da meravigliarsi che quello avesse speso una grande somma: non li aveva preparati, li fece istruire a sue spese. Dopo essersi procurato questa servitù, iniziò a tormentare i suoi commensali. Li aveva ai suoi piedi, e pur chiedendo loro ripetutamente versi da declamare, spesso si interrompeva nel mezzo di un discorso. Satellio Quadrato gli consigliò di avere grammatici come raccoglitori degli avanzi della mensa. Quando Sabino disse che ogni servo gli costava centomila sesterzi, disse: "Avresti comprato a meno altrettanti scrigni". Tuttavia lui era dell’opinione, che credeva di sapere ciò che nessuno sapeva in casa sua. Lo stesso Satellio iniziò a esortarlo a praticare la lotta, benché fosse un uomo malato, pallido e gracile. Quando Sabino gli rispose: "E come potrei? Mi reggo in piedi a stento", "Ti scongiuro, non dire così" rispose “non vedi quanti numerosi e robustissimi servi hai"?.