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Οἰδίπους δὲ καὶ τὴν βασιλείαν παρέλαβε καὶ τὴν μητέρα ἔγημεν ἀγνοῶν, καὶ παῖδας ἐτέκνωσεν ἐξ αὐτῆς Πολυνείκην καὶ Ἐτεοκλέα, θυγατέρας δὲ Ἰσμήνην καὶ Ἀντιγόνην [...] φανέντων δὲ ὕστερον τῶν λανθανόντων, Ἰοκάστη μὲν ἐξ ἀγχόνης ἑαυτὴν ἀνήρτησεν, Οἰδίπους δὲ τὰς ὄψεις τυφλώσας ἐκ Θηβῶν ἠλαύνετο, ἀρὰς τοῖς παισὶ θέμενος, οἳ τῆς πόλεως αὐτὸν ἐκβαλλόμενον θεωροῦντες οὐκ ἐπήμυναν. παραγενόμενος δὲ σὺν Ἀντιγόνῃ τῆς Ἀττικῆς εἰς Κολωνόν, ἔνθα τὸ τῶν Εὐμενίδων ἐστὶ τέμενος, καθίζει ἱκέτης, προσδεχθεὶς ὑπὸ Θησέως, καὶ μετ' οὐ πολὺν χρόνον ἀπέθανεν.
Edipo sia ricevette il regno sia sposò la madre senza saperlo, e da lei generò i figli Polinice ed Eteocle, e le figlie Ismene ed Antigone. [...] Apparse in seguito le cose che erano state ignorate (gen. assoluto), Giocasta si appese ad un laccio, Edipo invece dopo aver accecato gli occhi se ne andò da Tebe, lanciando maledizioni ai figli, che, vedendo che lui era cacciato dalla città, non lo avevano difeso. Ed arrivato con Antigone a Colono dell'Attica, dove c'è l'area sacra delle Eumenidi, si siede come supplice, accolto da Teseo, e dopo non molto tempo morì.
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καὶ τὸ γεννηθὲν ἐκθεῖναι δίδωσι νομεῖ, περόναις διατρήσας τὰ σφυρά. ἀλλ᾽ οὗτος μὲν ἐξέθηκεν εἰς Κιθαιρῶνα, Πολύβου δὲ βουκόλοι, τοῦ Κορινθίων βασιλέως, τὸ βρέφος εὑρόντες πρὸς τὴν αὐτοῦ γυναῖκα Περίβοιαν ἤνεγκαν. ἡ δὲ ἀνελοῦσα ὑποβάλλεται, καὶ θεραπεύσασα τὰ σφυρὰ Οἰδίπουν καλεῖ, τοῦτο θεμένη τὸ ὄνομα διὰ τὸ τοὺς πόδας ἀνοιδῆσαι. τελειωθεὶς δὲ ὁ παῖς, καὶ διαφέρων τῶν ἡλίκων ῥώμῃ, διὰ φθόνον ὠνειδίζετο ὑπόβλητος. ὁ δὲ πυνθανόμενος παρὰ τῆς Περιβοίας μαθεῖν οὐκ ἠδύνατο· ἀφικόμενος δὲ εἰς Δελφοὺς περὶ τῶν ἰδίων ἐπυνθάνετο γονέων. ὁ δὲ θεὸς εἶπεν αὐτῷ εἰς τὴν πατρίδα μὴ πορεύεσθαι· τὸν μὲν γὰρ πατέρα φονεύσειν, τῇ μητρὶ δὲ μιγήσεσθαι. τοῦτο ἀκούσας, καὶ νομίζων ἐξ ὧν ἐλέγετο γεγεννῆσθαι, Κόρινθον μὲν ἀπέλιπεν, ἐφ᾽ ἅρματος δὲ διὰ τῆς Φωκίδος φερόμενος συντυγχάνει κατά τινα στενὴν ὁδὸν ἐφ᾽ ἅρματος ὀχουμένῳ Λαΐῳ. (Pseudo Apollodoro)
E il figlio generato lo dà da esporre a un pastore, dopo avergli forato le caviglie con degli spilloni. Ma costui lo espose sul Citerone, e dei bovari di Polibo, il re dei Corinzi, avendo trovato il neonato lo portarono presso la moglie di lui Peribea. E quella, avendolo preso, lo fa passare per suo, e avendogli curato le caviglie lo chiama Edipo, assegnandogli questo nome per il fatto che i piedi erano gonfi. E il bambino, divenuto adulto e distinguendosi tra i coetanei in robustezza, per invidia era insultato come figlio posticcio. Ed egli, pur chiedendo informazioni da parte di Peribea, non riusciva a venire a sapere; e giunto a Delfi si informò riguardo ai propri genitori. E il dio gli disse di non mettersi in cammino verso la patria: infatti avrebbe ucciso il padre. Egli infatti e si sarebbe unito in amore con sua madre. Sentito questo, e credendo suoi genitori quelli che invece lo erano solo di nome, lasciò Corinto attraversando la Focide con il suo carro, in uno stretto passaggio incrociò il carro sul quale viaggiava Laio.
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Giunge quindi al Tartaro di Laconia, dove c'è l'imboccatura della discesa dell'Ade, e attraverso il Tartaro si avvicina per prendere il mostro. Le anime vedendolo, tranne Melagro e Medusa figlia della Gorgona, fuggivano. Contro la Gorgona la spada ferisce come se fosse viva, e da Ermes apprende che è una vuota immagine. Chiedendo egli a Plutone Cerbero, così ordina Plutone: che se prevalesse su di lui senza armi gli concede di condurre via il cane. Eracle lo trova alle porte dell'Acheronte. Cingendo quindi le braccia attorno alla testa non permette di prevalere e conducendo la bestia benché fosse morso dalla coda che ha forma di serpente. Cattura il mostro e attraverso Trezene compie la salita. Eracle fa vedere Cerbero ad Euristeo e di nuovo porta nell'Ade.
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Φρίξον τὸν Ἀθάμαντος μυθολογοῦσι διὰ τὰς ἀπὸ τῆς μητρυιᾶς ἐπιβουλὰς ἀναλαβόντα τὴν ἀδελφὴν Ἕλλην φυγεῖν ἐκ τῆς Ἑλλάδος. περαιουμένων δ' αὐτῶν κατά τινα θεῶν πρόνοιαν ἐκ τῆς Εὐρώπης εἰς τὴν Ἀσίαν ἐπὶ κριοῦ χρυσομάλλου, τὴν μὲν παρθένον ἀποπεσεῖν εἰς τὴν θάλατταν, ἣν ἀπ' ἐκείνης Ἑλλήσποντον ὀνομασθῆναι, τὸν δὲ Φρίξον εἰς τὸν Πόντον πορευθέντα καταχθῆναι μὲν πρὸς τὴν Κολχίδα, κατὰ δέ τι λόγιον θύσαντα τὸν κριὸν ἀναθεῖναιτὸ δέρος εἰς τὸ τοῦ Ἄρεος ἱερόν. μετὰ δὲ ταῦτα βασιλεύοντος τῆς Κολχίδος Αἰήτου χρησμὸν ἐκπεσεῖν ὅτι τότε καταστρέψει τὸν βίον ὅταν ξένοι καταπλεύσαντες τὸ χρυσόμαλλον δέρος ἀπενέγκωσι. διὰ δὴ ταύτας τὰς αἰτίας καὶ διὰ τὴν ἰδίαν ὠμότητα καταδεῖξαι θύειν τοὺς ξένους, ἵνα διαδοθείσης τῆς φήμης εἰς ἅπαντα τόπον περὶ τῆς Κόλχων ἀγριότητος μηδεὶς τῶν ξένων ἐπιβῆναι τολμήσῃ τῆς χώρας.
Raccontano i miti che Frisso, il figlio di Atamante, per le trame ordite contro di lui dalla sua matrigna, presa con sè sua sorella Elle, fuggì dalla Grecia. Mentre stavano passando, come sotto la guida di una qualche divina provvidenza, dall'Europa all'Asia sul dorso di un ariete dal vello d'oro, la fanciulla cadde nel mare, che da lei prese nome di Ellesponto, mentre Frisso procedendo alla volta del Ponto, fu fatto scendere a terra in Colchide, dove, secondo un certo vaticinio, sacrificato l'ariete, dedicò il vello come offesa volitiva nel santuario di Ares. Poi quando regnava sulla Colchide Eeta diventò noto un responso oracolare secondo il quale approdati in quel luogo avessero portato via il vello d'oro. Appunto per questa ragione e anche per la sua personale crudeltà. Eeta introdusse la pratica di sacrificare gli stranieri, affinchè, una volta che si fosse sparsa la fama del comportamento selvaggio dei Colchi in ogni luogo, nessuno straniero avesse l'ardire di mettere piede in quella regione.
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ἐπιβὰς οὖν ἅρματος, ἡνιοχοῦντος Ἰολάου, παρεγένετο εἰς τὴν Λέρνην, καὶ τοὺς μὲν ἵππους ἔστησε, τὴν δὲ ὕδραν εὑρὼν ἔν τινι λόφῳ παρὰ τὰς πηγὰς τῆς Ἀμυμώνης, ὅπου ὁ φωλεὸς αὐτῆς ὑπῆρχε, βάλλων βέλεσι πεπυρωμένοις ἠνάγκασεν ἐξελθεῖν, ἐκβαίνουσαν δὲ αὐτὴν κρατήσας κατεῖχεν. ἡ δὲ θατέρῳ τῶν ποδῶν ἐνείχετο περιπλακεῖσα. τῷ ῥοπάλῳ δὲ τὰς κεφαλὰς κόπτων οὐδὲν ἀνύειν ἠδύνατο· μιᾶς γὰρ κοπτομένης κεφαλῆς δύο ἀνεφύοντο. ἐπεβοήθει δὲ καρκίνος τῇ ὕδρᾳ ὑπερμεγέθης, δάκνων τὸν πόδα. διὸ τοῦτον ἀποκτείνας ἐπεκαλέσατο καὶ αὐτὸς βοηθὸν τὸν Ἰόλαον, ὃς μέρος τι καταπρήσας τῆς ἐγγὺς ὕλης τοῖς δαλοῖς ἐπικαίων τὰς ἀνατολὰς τῶν κεφαλῶν ἐκώλυεν ἀνιέναι. καὶ τοῦτον τὸν τρόπον τῶν ἀναφυομένων κεφαλῶν περιγενόμενος, τὴν ἀθάνατον ἀποκόψας κατώρυξε καὶ βαρεῖαν ἐπέθηκε πέτραν, παρὰ τὴν ὁδὸν τὴν φέρουσαν διὰ Λέρνης εἰς Ἐλαιοῦντα τὸ δὲ σῶμα τῆς ὕδρας ἀνασχίσας τῇ χολῇ τοὺς ὀιστοὺς ἔβαψεν.
Cammminando col carro, poiché Iolao guidava il carro, arrivò da Lerna e fece fermare i cavalli, trovando l'idra in quell'altura della sorgente di Amione, dove era situato il covo di questa, colpendola con dardi infiammati (la) costrinse ad uscire, vincendo dominò questa mentre usciva. E questa avvolta fu trascinata per uno dei piedi. Colpendo le teste con una clava, non potè portare a termine nulla: infatti colpita ogni testa ne cresceva una seconda. Un granchio grandissimo accorse in aiuto dell'idra, pungendo il piede (di Eracle). Perciò uccidendo questo invocò egli stesso anche l'aiutante Iolao che era furioso per quello che era successo nella foresta, impedì alle teste che bruciavano di ricrescere con torce e ramoscelli. E poiché vinse in questo modo le teste che ricrescevano, tagliando la testa immortale la seppellì; e (la) mise sopra una pesante pietra, presso la strada che da Lerna porta verso Eleunto lacerando il corpo dell'idra, immerse le frecce nella sua bile.