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Apollo, Latonae Iovisque filius, inventor et tutor artium nobilium fuit: ...in dei templis collocaverunt et grati erga deum erant, qui salutaribus herbis aegrotos curabat et debiles mortalium vires recreabat.
Apollo, figlio di Giove e Latona, fu inventore e tutore delle nobili arti: la medicina, la musica e i carmi inoltre era il dio dei suonatori di cetra e dei vati. Apollo che spesso nell'atrio del cielo sublime, nel momento del banchetto, procurava godimento alle orecchie delle divinità con la cetra, discendeva spesso dal cielo sulla terra, errava con piacere per i boschi e per le selve e dimorava con le ninfe dei boschi. mostrava il futuro agli uomini attraverso gli oracoli e le tavolette per tirare a sorte. Molti ed illustri furono gli oracoli di Apollo in tutte le città della Grecia, ma particolarmente per la fama fu insigne l'oracolo di Delfi. Gli abitanti di tutte le città Greche, in cui molti templi erano consacrati ad Apollo, collocarono nei templi della divinità preziosi simulacri d'oro e d'avorio ed erano grati verso la divinità, che curava i malati con erbe salutari e rinfrancava le deboli forze dei mortali. (By Maria D. )
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Apes sic appellantur vel quod pedibus invicem se adligunt, vel quod sine pedibus nascuntur: ..., ita ex putrefacto cruore vermes creantur et postea vermes apes faciunt.
Le api sono chiamate in tale maniera o perché si attaccano a vicenda con le zampette o perché nascono senza zampe: solo in un secondo momento infatti acquisiscono zampe e ali. Questi laboriosi insetti costruiscono alveari adatti al compito di fare il miele, con stupefacente abilità mettono insieme le abitazioni. Costruiscono il favo e riempiono le celle di cera di innumerevole prole. Come molti affermano, le api nascono dalle carcasse di bestiame. Infatti per farle nascere, si percuotono le carni di vitelli uccisi, così dal sangue putrefatto si generano vermi e poi i vermi generano api.
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* Cum Caius Caesar anno sexcentesimo nonagesimo tertio ab Urbe condita ....... in Italiam regressus est ad consulatum iterum petendum. *
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Caesar cum Romam ab Aegypto regressus esset et quarto consul creatus esset... tribus et viginti vulneribus confossus est.
Essendo Cesare tornato a Roma dall'Egitto e essendo eletto console per la quarta volta sviato partì verso la Spagna contro i figli di Pompeo Cneio Pompeo e Sesto Pomponio i quali avevano preparato una grande guerra. Ci furono molte battaglie, l'ultima presso la citta' di Munda nella quale Cesare fu quasi sconfitto cos' che perse quasi quasi ogni speranza circa la sua sorte. Tuttavia vinse in estremo quando avendo richiamato i suoi dalla fuga. Il più grande dei figli di Pompeo fu ucciso, il più piccolo fuggì. In seguito Cesare essendo state risolte tutte le guerre in ogni parte del mondo ritornò a Roma. Qui incominciò a comportarsi più arrogantemente e contro l'abitudine della libertà di Roma. Perciò non ubbidendo al senato e con atti da re e addirittura facendo quasi cose tiranniche, fu fatta una congiura contro di lui dai 60 senatori e cavalieri romani. Furono principali tra i congiurati Bruti dalla famiglia di quel Bruto che era stato il primo console di Roma Gaio cassio e Servilio casca. E dal quale i re erano stati espulsi. Perciò Cesare essendo giunto in senato nelle idi di marzo e le tribù fu trafitto da 23 colpi.
ULTERIORE PROPOSTA
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Gli incubi di Cassio dopo labattaglia di Filippi
versione di latino
Traduzione dal libro officina latinitatis
e dal libro verte mecum
Cum ab octaviano interfectores Caesaris apud Philippo devicti esse... nam paulo post ab Octaviano captus necatus est.
Essendo sottomessi da Ottaviano gli uccisori di Cesare presso Filippi, Cassio che aveva fuggito la morte si rifugiò ad Atene. La avendo indugiato alcuni giorni nel medio sonno gli parve di scorgere un uomo dal crpo di ingente grandezza di squallido aspetto chiedendosi chi fosse rispose: “Il tuo malvagio genio si sveglio’ e essendo spaventato dall’orribile visione chiamò i servi e li interrogò se avessoro scorto l0uomo dall’aspetto squallido. Avendo quelli negato e essendo Cassio ritornato al sonno, un secondo apsetto dell’uomo che minaccioso nel sonno fu osservato da lui. Perciò essendosi svegliato dal sonno, sulla sua vita fu fortemente spaventato e ordino’ che la lampada fosse avvicinata verso il letto e che i servi fermassero ciò e non uscissero dalla stanza. E non fu aspetto vano infatti poco dopo fu preso e ucciso da Ottaviano.