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Μεχρι δε Παραιτονιου παρα θαλασσαν ερχεται ο Αλεξανδρος διʹ ερημου, ου μεντοι δι ανυδρου της χωρας· ενθευθεν δε ες μεσογαιαν τρεπεται...τα δε δεικνυειν την οδον την ες το μαντειον και της οπισω αυθις.
Alessandro va fino a Paretonio vicino al mare, attraverso il deserto, attraverso una regione non priva di acqua, di lì si dirige verso verso l'interno, là infatti c'e l'oracolo di Ammone. C'è una via deserta, priva d'acqua e piena di sabbia. Quando nella regione soffia il vento Noto, trasporta molta sabbia sulla strada e spariscono i segnali della strada e non è possibile vedere dove si deve andare perché non ci sono segnali lungo la strada né montagna, né pianta, né altura di riferimento (lett. altura certa), e i viandanti non sono in grado di arguire il modo di procedere. Ed infatti l'esercito di Alessandro (πλανάω) vaga e i comandanti sono incerti sul cammino (sott. da fare). Tolomeo figlio di Lago dice che due serpentelli procedevano davanti all'esercito e che emettevano un suono e che Alessandro ordinava di seguire i serpentelli e che confidava nella divinità e che questi mostravano la strada verso l'oracolo e di nuovo indietro.
(By Vogue)
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Religiosità di Alessandro
versione greco traduzione libro Atrea pagina 257 numero 3
Quello essendosi adirato contro i Tebani tanto che gli abitanti furono fatti schiavi, distrusse la città dalle fondamenta, non trascurò la religiosità verso gli dei riguardo alla presa di possesso della città, ma fece moltissima attenzione affinché non ci fosse stato un involontario errore intorno ai templi e ai santuari in generale. E certamente quando, avendo viaggiato verso l'Asia, puniva l'empietò dei Persiani contro i Greci, tentò di prendere dagli uomini vendetta adeguata alle colpe da loro commesse, ma si teneva lontano dalle cose che erano state consacrate tutte agli dei dai persiani moltissimo per sbaglianti non per loro dovere nei luoghi verso la Grecia.
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L'EROICA MADRE DEI GRACCHI
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Astrea
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Si racconta che Cornelia, sopportò nobilmente e con grandezza d’animo la tragedia e circa i luoghi sacri nei quali erano stati uccisi, si racconta che disse che (i 2 figli) morti avevano sepolture degne. Costei, viveva presso il (capo) denominato Miseno, senza aver modificato nulla dello stile di vita abituale. Aveva molti amici e, a causa della natura ospitale, splendida nei banchetti, e sempre c'erano intorno a lei Greci e uomini di lettere, mentre tutti i re ricevevano da lei doni e (le) inviavano (doni). Dunque per coloro che andavano (da lei) e per coloro che si (con lei) intrattenevano) era molto piacevole mentre raccontava la vita e il modo di vivere del padre Africano, ed assolutamente straordinaria quando ricordava senza dolore e senza lacrime il destino e il dramma dei figli, raccontando di loro come degli antichi a coloro che chiedevano notizie.
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MORTE DI ARCHIMEDE
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Astrea
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Afflisse Marcello soprattutto la disgrazia di Archimede. Infatti questo si trovò a osservare qualcosa su un disegno geometrico nel modo che gli era solito e, dedicando sia l’attenzione che lo sguardo all’osservazione, non si accorse né dell’attacco dei Romani né della presa della città; quindi, anche se un soldato si era rivolto a lui e lo aveva esortato a seguirlo da Marcello, non voleva farlo prima di aver risolto il problema e di aver dato la dimostrazione; quello, adiratosi ed estratta la spada, lo uccise. Altri dunque dicono che il Romano armato di spada si mise subito ad ucciderlo, ma sebbene Archimede lo pregasse di ottenere un po’ di tempo in più poiché vedeva che ne aveva bisogno per non abbandonare incompiuto e irrisolto, quello, non curandosene, lo uccise.
Si concorda dunque sul fatto che Marcello si addolorò e allontanò l’assassino dell’uomo come un maledetto, e che, trovati i familiari (di Archimede) li onorò.
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SEGNI MINACCIOSI PREANNUNCIANO LA MORTE DI GIULIO CESARE
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Astrea
ἔστι δὲ καὶ ταῦτα πολλῶν ἀκοῦσαι διεξιόντων, ὥς τις αὐτῷ μάντις ἡμέρᾳ Μαρτίου μηνὸς ἣν Εἰδοὺς Ῥωμαῖοι καλοῦσι προείποι μέγαν φυλάττεσθαι κίνδυνον, ἐλθούσης δὲ τῆς ἡμέρας προϊὼν ὁ Καῖσαρ εἰς τὴν σύγκλητον ἀσπασάμενος προσπαίξειε τῷ μάντει φάμενος· „αἱ μὲν δὴ Μάρτιαι Εἰδοὶ πάρεισιν“, ὁ δ’ ἡσυχῇ πρὸς αὐτὸν εἴποι· „ναί, πάρεισιν, ἀλλ’ οὐ παρεληλύθασι“. πρὸ μιᾶς δ’ ἡμέρας Μάρκου Λεπίδου δειπνίζοντος αὐτόν, ἔτυχε μὲν ἐπιστολαῖς ὑπογράφων ὥσπερ εἰώθει κατακείμενος· ἐμπεσόντος δὲ λόγου, ποῖος ἄρα τῶν θανάτων ἄριστος, ἅπαντας φθάσας ἐξεβόησεν· „ὁ ἀπροσδόκητος“. μετὰ ταῦτα κοιμώμενος ὥσπερ εἰώθει παρὰ τῇ γυναικί, πασῶν ἅμα τῶν θυρῶν τοῦ δωματίου καὶ τῶν θυρίδων ἀναπεταννυμένων, διαταραχθεὶς ἅμα τῷ κτύπῳ καὶ τῷ φωτὶ καταλαμπούσης τῆς σελήνης, ᾔσθετο τὴν Καλπουρνίαν βαθέως μὲν καθεύδουσαν, ἀσαφεῖς δὲ φωνὰς καὶ στεναγμοὺς ἀνάρθρους ἀναπέμπουσαν ἐκ τῶν ὕπνων· ἐδόκει δ’ ἄρα κλαίειν ἐκεῖνον ἐπὶ ταῖς ἀγκάλαις ἔχουσα κατεσφαγμένον
TRADUZIONE
Molti poi raccontano che un indovino aveva detto a Cesare di guardarsi da un grande pericolo in quel giorno del mese di marzo che i Romani chiamano Idi. Venuto quel giorno, Cesare, entrando in Senato, salutò l'indovino e prendendolo in giro gli disse: «Le Idi di Marzo sono arrivate». Al che quello, tranquillamente: «Sì, ma non sono ancora passate». Il giorno prima stava pranzando in casa di Marco Lepido: mentre, com'era solito fare, firmava delle lettere stando sdraiato a tavola, alcuni commensali parlando fra loro si chiesero quale fosse la morte migliore, e lui, prima che rispondessero gli altri, esclamò: «Quella che giunge inattesa». Dopo cena s'era coricato, come al solito, accanto alla moglie, quando improvvisamente le porte e le finestre della stanza si spalancarono da sole. Turbato dal rumore e dalla viva luce della luna, si volse verso Calpurnia, che immersa in un sonno profondo emetteva voci confuse e incomprensibili lamenti: sognava che il marito era stato assassinato e lei piangendo lo teneva fra le braccia