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Vitellio nuntiatum est per exploratorem milites Vespasiani ad regiam appropinquare. Continuo igitur, abstrusus gestatoria sella...
Fu annunciato a Vitellio, attraverso un esploratore, che i soldati di Vespasiano si avvicinavano alla reggia. Immediatamente quindi, nascosto in una portantina, con due soli compagni, un fornaio e un cuoco, si diresse furtivamente alla casa paterna sull'Aventino per fuggire da quel luogo in Campania. Subito, poichè si era diffuso per la città un rapido e dubbio rumoreggiare ed essendo poi tornata la calma, acconsenti a essere ricondotto nella reggia. Avendo trovato in quel luogo tutti i luoghi deserti, poiché anche coloro che erano insieme a lui erano scomparsi, indossò una cintura piena di monete d'oro e si rifugiò nella camera del guardiano, legato un cane all'ingresso, pose davanti alla porta il letto e il materasso affinché fossero d'ostacolo. Nella sua casa avevano già fatto irruzione gli esploratori dell'esercito del vincitore. Tirato da questi fuori dal nascondiglio, ingannò con una menzogna coloro che chiedevano chi fosse e dove si nascondesse Vitellio. Poi, riconosciuto, legate le mani dietro la schiena, posto un laccio attorno al collo, fu trascinato nel foro tra gli scherni per tutto il tratto della Via Sacra. Infine presso le Gemonie fu straziato e stremato con piccolissimi colpi e da lì trascinato nel Tevere con un uncino.
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Philippo rege Macedoniae mortuo, qui adversus Romanos bellum gesserat, filius eius Perseus in Macedonia rebellavit, ingentibus copiis ad bellum paratis. Nam adiutorem habebat Cotyn, Thraciae regem, et Gentium, Illyruae regem. Romanis autem in auxilium erant Eumenes, Asiae rex, Ariarathes Cappadociae, Ptolemaeus Aegypti, Masinissa Numidiae. Prusias, contra, Bitiniae rex, quamquam sororem Persei uxorem habebat, se aequum praebuit. Dux Romanorum Publius Licinius consul, contra Perseum missus, a rege gravi proeli victus. Neque tamen Romani, quamquam superati, regi petenti pacem praestare voluerunt. Mox missus est contra eum Lucius Aemilius Pauls consul, et in Illyricum contra Gentium Caius Anicius praetor. Gentius, uno proelio victus, mox se dedidit. Mater eius et uxor et duo filii in potestatem Romanorum venerunt. Cum Perse Aemilium Paulus die tertio ante Nonas Septembres dimicavit, vicitque eum. viginti milibus peditum eius occisis. Equitatus cum rege fugit integer; Romanorum centum milites amissi sunt; urbes Macedoniae omnes, quas rex tenuerat, Romanis se dediderunt.
Morto Filippo Re di Macedonia, che aveva guerreggiato contro i Romani, il figlio di questo Perseo si ribellò in Macedonia dopo aver preparate ingenti milizie, per fare guerra. Poichè aveva infatti come alleato Cotin, Re della Tracia, e il Re Gentio dell'Illiria. In soccorso ai Romani c'erano inoltre Eumene, Re dell'Asia, In aiuto poi ai Romani c'erano Eumene, re dell'Asia, Ariarato della Cappadocia, Antioco di Siria, Tolomeo dell'Egitto, Masinissa della Numidia, Prusia dopo re della Bitinia, benchè avesse in moglie la sorella di Perseo, si mostrò neutrale fra le due parti. Il generale Romano Publio Licinio da console fu inviato contro Perseo e dal re fu vinto in una battaglia cruenta. Tuttavia i Romani, sebbene vinti, vollero concedere la pace al re che la esigeva. Poi fu inviato contro di lui il Console L. Emilio Paolo e nell'Illirico il pretore C. Anicio contro Genzio. Ma Genzio facilmente sconfitto in un'unica sola battaglia si arrese subito. La madre di lui, la moglie, i due figli e anche il fratello furono in potere dei Romani insieme. Contro Perseo Emilio Paolo combatté il tre settembre e lo vinse dopo che furono uccisi 20. 000 suoi fanti. La cavalleria, sana e salva, si ritirò con la fuga con il re; morirono cento soldati romani e tutte le città della Macedonia, che il re aveva governato, si arresero ai Romani.
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Ibicus poeta fuit amicissimus deorum immortalium. Olim, iter Corinthum faciens, ...
Il poeta Ibico fu assai benvoluto dagli dei immortali. Un giorno facendo un viaggio verso Corinto fu assalito e catturato dai ladri, che erano soliti tendere agguati in quella zona ai viandanti. Poiché i ladri stavano per ucciderlo, il pota si lamentava per il fatto che non vi fosse un vendicatore per lui. All'improvviso si sentì un alto grido di gu, alle quali egli affidò la sua vendetta. I ladri si fecero beffe delle sue parole, lo uccisero, gli rubarono persino la veste e lasciarono il corpo nudo in un bosco. Pochi giorni dopo a Corinto trovarono il corpo e non gli uccisori, Ma il giorno dopo mentre essi erano in teatro e si divertivano all'improvviso uno stormo di gru fu avvistato in cielo; e vedendolo uno dei ladri esclamò: "ecco le gru di ibico". Ma quelle parole siccome furono sentite da coloro che assistevano allo spettacolo, furono riferite al magistrato. Allora il magistrato in sospetto, mandò a chiamare gli uomini, e chiese chi fossero. Infine con un'interrogatorio, scoprì la verità: allora i ladri, che avevano osato commettere un tale crimine, furono condannati a morte.
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Alexander, cum ad bellum contra Persas moveret, omnes novercae suae cognatos et adfines per sicarios interfecit ne sibi, dum in Asia est, domi nocere possent. Ne suis quidem familiaribus pepercit, si regno apti erant, ne ulla materia seditionis in Macedonia relinqueretur. Adunavit deinde exercitum suum, naves armis et armatis oneravit, rem familiarem suam inter amicos suos divisit et sibi Asiam solam praedam destinavit. Priusquam classis ex litore vela solveret, hostiae caesae sunt et ipse deos oravit ut sibi et militibus suis victoria daretur in eo bello quod cum universis Graecis eodem consilio contra barbaros movebat. Nam se praedicabat ultorem cunctae Graeciae, totiens a barbaris vastatae.
Alessandro, muovendo alla guerra contro i Parti, uccise per mezzo di assassinii i parenti ed affini, affinchè, mentre era in Asia, non potessero nuocere in patria. Neppure ai suoi familiari ebbe riguardo, se erano adotti a regnare, affinché non ci fosse alcuna causa di rivolta. Poi radunò il suo esercito, riempì navi di armi e di armati, divise il suo patrimonio tra i suoi amici e designo a sè il solo bottino dell'Asia. Prima che la flotta sciogliesse le vele dalla spiaggia furono uccise le vittime e lui stesso pregò gli dei affinché fosse data a sé ed ai suoi soldati la vittoria in quella guerra poiché muoveva contro i Barbari con tutti i Greci. Infatti si considerava il vendicatore di tutta la Grecia, devastata tante volte dai Barbari.
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versione italiano latino ad limina
Vere ineunte L. Aemilius Paulus suas copias in regionem Ligurum Ingaunorum duxit, illas gentes subacturus. In ea regione castris positis, ab hostibus ad eum aliquot legati venerunt, per speciem petendae pacis, sed vires romanas speculaturi. A P. Aemilio, ab iis reposcenti ut se dederent, paulum temporis petiverunt ut suis feris civibus deditionem suaderent. Indutiae decem dierum permissae sunt, quas non civibus pacem suadentes, sed inopinatum impetum parantes consumpserunt. Nono die, enim, inverti sunt in castra Romanorum, quibus nec facultas quidem egrediendi ac suas copias instituendi data est, sed sua castra tueri coarti sunt magis renitendo quam incurrendo
Al principio della primavera Lucio Emilio Paolo condusse il suo esercito...