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Ottaviano e Antonio VERSIONE DI GRECO di Plutarco Traduzione dal libro Hellenikon phronema
Categoria grammaticale: genitivi assoluti, consecutive, verba timendi, infinitive e relative
Ἔσχεν οὖν ἀναβολὴν ὁ πόλεμος τότε· τοῦ δὲ χειμῶνος παρελθόντος αὖθις ἐπῄει διὰ Συρίας, οἱ δὲ στρατηγοὶ διὰ Λιβύης. ἁλόντος δὲ Πηλουσίου, λόγος ἦν ἐνδοῦναι Σέλευκον οὐκ ἀκούσης τῆς Κλεοπάτρας. ἡ δ' ἐκείνου μὲν γυναῖκα καὶ παῖδας Ἀντωνίῳ κτεῖναι παρεῖχεν, αὐτὴ δὲ θήκας ἔχουσα καὶ μνήματα κατεσκευασμένα περιττῶς εἴς τε κάλλος καὶ ὕψος, ἃ προσῳκοδόμησε τῷ ναῷ τῆς Ἴσιδος, ἐνταῦθα τῶν βασιλικῶν συνεφόρει τὰ πλείστης ἄξια σπουδῆς, χρυσὸν ἄργυρον σμάραγδον μαργαρίτην ἔβενον ἐλέφαντα κινάμωμον, ἐπὶ πᾶσι δὲ δᾷδα πολλὴν καὶ στυππεῖον, ὥστε δείσαντα περὶ τῶν χρημάτων Καίσαρα, μὴ τραπομένη πρὸς ἀπόγνωσιν ἡ γυνὴ διαφθείρῃ καὶ καταφλέξῃ τὸν πλοῦτον, ἀεί τινας ἐλπίδας αὐτῇ φιλανθρώπους προσπέμπειν, ἅμα τῷ στρατῷ πορευόμενον ἐπὶ τὴν πόλιν. ἱδρυθέντος δ' αὐτοῦ περὶ τὸν ἱππόδρομον, Ἀντώνιος ἐπεξελθὼν ἠγωνίσατο λαμπρῶς καὶ τροπὴν τῶν Καίσαρος ἱππέων ἐποίησε, καὶ κατεδίωξεν ἄχρι τοῦ στρατοπέδου. μεγαλυνόμενος δὲ τῇ νίκῃ παρῆλθεν εἰς τὰ βασίλεια, καὶ τὴν Κλεοπάτραν κατεφίλησεν ἐν τοῖς ὅπλοις, καὶ τὸν ἠγωνισμένον προθυμότατα τῶν στρατιωτῶν συνέστησεν. ἡ δ' ἀριστεῖον αὐτῷ θώρακα χρυσοῦν καὶ κράνος ἔδωκεν· ἐκεῖνος μὲν οὖν ὁ ἄνθρωπος λαβὼν ταῦτα διὰ νυκτὸς ηὐτομόλησεν ὡς Καίσαρα.
Dunque la guerra subì allora un rinvio: ma, dopo che passò l'inverno, di nuovo Cesare avanzò attraverso la Siria e i suoi generali attraverso la Libia. Quando fu presa la città di Pelusio, corse voce che Seleuco l'avesse consegnata non senza il consenso di Cleopatra. Ma ella mise nelle mani di Antonio la moglie e i figli di Seleuco, perché li uccidesse. Dato che possedeva celle e monumenti funerari, di straordinaria bellezza e altezza, vicino al tempio di Iside lì raccolse le cose più preziose del tesoro reale, oro, argento, smeraldi, perle, ebano, avorio, cinnamomo; ma vi aggiunse una gran quantità di torce e stoppa. Così Cesare, temendo per quei tesori, al pensiero che la donna, spinta dalla disperazione, potesse distruggere e bruciare quella ricchezza, continuava a mandarle promesse di clemenza, mentre con l'esercito avanzava verso la città. Quando si accampò nei pressi dell'ippodromo, Antonio, facendo una sortita, combattè brillantemente, mise in fuga la cavalleria di Cesare e l'inseguì fino all'accampamento. Esaltato dalla vittoria, entrò nella reggia abbracciando Cleopatra ancora armato e le presentò il soldato che aveva combattuto col maggiore. Ella come premio per il valore da quello dimostrato gli donò una corrazza ed un elmo d'oro: l'uomo se li prese e durante la notte passò a Cesare
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Le virtù di Numa Pompilio
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
Ἦν δὲ πόλεως μὲν ὁ Νουμᾶς ἐπιφανοῦς ἐν Σαβίνοις τῆς Κύρεων, ἀφ' ἧς καὶ Κυρίτας Ῥωμαῖοι σφᾶς αὐτοὺς ἅμα τοῖς ἀνακραθεῖσι Σαβίνοις προσηγόρευσαν, υἱὸς δὲ Πόμπωνος, ἀνδρὸς εὐδοκίμου, τεσσάρων ἀδελφῶν νεώτατος· ἡμέρᾳ δὲ γεγονὼς κατὰ δή τινα θείαν τύχην ἐν ᾗ τὴν Ῥώμην ἔκτισαν οἱ περὶ Ῥωμύλον· αὕτη δέ ἐστι πρὸ δεκαμιᾶς καλανδῶν Μαΐων. φύσει δὲ πρὸς πᾶσαν ἀρετὴν εὖ κεκραμένος τὸ ἦθος, ἔτι μᾶλλον αὑτὸν ἐξημέρωσε διὰ παιδείας καὶ κακοπαθείας καὶ φιλοσοφίας, οὐ μόνον τὰ λοιδορούμενα πάθη τῆς ψυχῆς, ἀλλὰ καὶ τὴν εὐδοκιμοῦσαν ἐν τοῖς βαρβάροις βίαν καὶ πλεονεξίαν ἐκποδὼν ποιησάμενος, ἀνδρείαν δὲ ἀληθῆ τὴν ὑπὸ λόγου τῶν ἐπιθυμιῶν ἐν αὑτῷ κάθειρξιν ἡγούμενος. ἐκ δὲ τούτου πᾶσαν οἴκοθεν ἅμα τρυφὴν καὶ πολυτέλειαν ἐξελαύνων, παντὶ δὲ πολίτῃ καὶ ξένῳ χρῆσθαι παρέχων ἑαυτὸν ἄμεμπτον δικαστὴν καὶ σύμβουλον, αὐτὸς δ' ἑαυτῷ σχολάζοντι χρώμενος οὐδὲν πρὸς ἡδυπαθείας καὶ πορισμούς, ἀλλὰ θεραπείαν θεῶν καὶ θεωρίαν διὰ λόγου φύσεώς τε αὐτῶν καὶ δυνάμεως, ὄνομα μέγα καὶ δόξαν εἶχεν
Numa era d'una città illustre dei sabini Chiamata Quire (per la quale i romani uniti con quei sabini che fuorno a Roma chiamati, si nominarono Quiriti) e figlio di un uomo cospicuo, detto Pomponio e di 4 fratelli egli era il più giovane; e nacque (certo per qualche disposizione di fortuna divina) il giorno stesso in cui fu fondata Roma da Romolo, che fu il ventunosimo di aprile. Essendo egli poi di indole e di temperamento tale che era portato naturalmente ad ogni virtù si rese via via più mansueto ed umano per l'educazione, per la sofferenza, e per l'applicarsi che lui faceva alla filosofia, con l'allontanare da se non solomanente quelle passioni d'animo che sono ignomisose, ma ben anche la violenza e l'avarizia che sono pure in pregio presso i barbari, stimando vera forza il reprimere in se stesso, gli affetti e l'assoggettarli alla ragione. Quindi avendo egli eliminato dalla sua casa ogni sorta di lusso e di sontuosità e prestando se stesso a cittadini e a stranieri giudice e con fare irreprensibile, e occupandosi poi, quando gli avanzava tempo, non nel procacciarsi delizie e guadagno, ma nel colto dei dei, e nel considerare con la ragione, la natura e potenza di quelli, aveva acquisito un grande fama e stima
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QUANDO LE DONNE DI ARGO SCONFISSERO GLI SPARTANI
Versione di greco di Plutarco
Traduzione dal libro ellenion n. 353 pag. 375
inizia così: ουδενος δ'ηττον ενδοξον εστι των κοινη διαπεπραγμενων γυναξιν εργων ο προς Κλεομενη περι Αργους αγων,
e finisce così: εντος γενομενον και κατασχοντα το Παμπυλιακον εξεωσαν.
TRADUZIONE
Non meno famosa tra le imprese compiute dalle donne in comune è la lotta contro Cleomene per Argo, che combatterono poiché le esortó la poetessa Telesilla. Dicono che questa, che era di nobile famiglia, malata al corpo invió a interpellare l'oracolo del dio sulla sua salute, e essendo stato profetizzato a lei di venerare le Muse, dopo essere stata persuasa dal dio e dedicatosi ad un'ode e con un adattamento (miglioramento) si liberó rapidamente della malattia e venne onorata per la sua arte poetica dalle donne. Quando Cleomene re degli Spartani avendone ucciso molti (non certo, come alcuni raccontano il mito, 7777, marciava contro la città, si diffuse l'impeto e il coraggio divino tra le giovani delle donne a contrastare i nemici in difesa della patria. Poiché Telesilla ordinó di prendere le armi e di disporsi al riparo in cerchio, circondando le mura, così da sorprendere i nemici. Dunque respinsero caduti tra i molti Cleomene; cacciarono via anche l'altro sovrano Demorato che, come dice Socrate, si trovava dentro (la città) e avevo occupato Panfilaco.
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COLLOQUI TRA CINEA E PIRRO
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Agon - pag. 14 n. 16
TRADUZIONE
C'era un uomo Tessalo di nome Cinea sembrando che fosse eccellente a consigliare saggiamente essendo uditore dell'oratore Demostene sembrava l'unico fra gli oratori di allora a ricordare come un'icona agli ascoltatori di quel tempo la forza e l'eloquenza di quello, essendo insieme a Pirro, essendo inviato presso la città confermava il detto di Euripide: il discorso vince tutto, anche quello che l'arma dei nemici potrebbe fare. Pirro certamente diceva che molte città furono conquistate per opera di Cinea con le parole piuttosto che da lui stesso con le armi; e continuava a eloggiare l'uomo servendosi queste parole. Questo dunque vedendo che Pirro si muoveva di lì verso l'Italia, avendo visto che quello ritardava lo persuase con tali parole: " o Pirro, i romani sono chiamati guerrieri e hanno il comando su molte popolazioni di guerrieri, se un dio concedesse di vincere sugli uomini che cosa faremo della vittoria?". Pirro disse: "chiedi. o Cinea, un fatto che è evidente, una volta vinti i romani non c'è per noi lì una città barbara o greca degna di combattere ma subito tutta l'Italia di cui conviene ad un altro più che a te non riconoscere la grandezza, l'importanza, la forza. "
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LA MORTE DI DEMOSTENE
versione di greco di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Euloghia
TRADUZIONE
Proprio quando con parole molto affettuose Archia parlava tenendo lo sguardo fisso su di lui, come si trovava restando seduto disse : " Archia non mi hai persuaso quando recitavi e non mi convinci adesso che fai promesse ". Archia, allora, andando su tutte le furie passava alle minacce : " Ora si che dici le cose che ti impongono i Macedoni ( come ti ispira l'oracolo Macedone lett. ) poco fa stavi fingendo. Aspetta un attimo, che scrivo ai miei familiari. Così detto ciò, si ritirò nel tempio, e prendendo un foglio di papiro, come se volesse scrivere davvero, accostò il calamaio alle labbra, e la mordeva come era solito fare quando rifletteva su cosa scrivere. Attese qualche tempo, dopo poi si coprì il capo con il mantello e abbassò la testa. Le guardie, schierate dinanzi alle porte, si prendevano gioco di lui, accusandolo di avere paura, e lo chiamavano imberbe femminuccia. Archia, sopraggiunto nella stanza, gli ordinava di alzarsi e di nuovo ripeteva i soliti discorsi, promettendogli la riconciliazione con Antipatro. Il veleno incominciava ad avere effetto. Demostene si accorse che si stava paralizzando e si scoprì il capo, poi con lo sguardo fisso su Archia gli disse " Non perderai certo l'occasione di recitare la parte di Creonte in questa tragedia e di gettare via il mio corpo insepolto. Poseidone, amico mio, mi ritiro ancora vivo dal tuo tempio, che non si è conservato puro per colpa di Antripatro e dei macedoni ". Così parlò e ordina che lo sorreggessero, mentre già tremava e non si reggeva più sulle gambe; a stento uscì dal tempio e, arrivato all'altare, cadde, con un gemito esalò l'ultimo respiro.