Sconcerto e rabbia tra gli ateniesi per il comportamento degli alleati all'arrivo di Serse - Plutarc
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Sconcerto e rabbia tra gli ateniesi per il comportamento degli alleati all'arrivo di Serse
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
Inizio: Ξερξου δε δια τες Δοριδος ανωθεν εμβαλοντος εις την Φωκιδα. .
Fine: ως μητε νικης δεομενοι μητε σωτηριαν επισταμενοι θεων ιερα και πατερων ηρωα προιεμενων.
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TERAMENE SI RECA A SPARTA A TRATTARE LA PACE
VERSIONE DI GRECO di Senofonte
TRADUZIONE
Dal momento che la situazione era tale, Teramene in assemblea disse che se avessero voluto mandarlo presso Lisandro, egli sarebbe tornato, venendo a sapere( sapendo) se gli spartani persistevano nell'abbattimento delle mura, perché volevano ridurre in schiavitù la città o per garanzia( per sicurezza). Dopo che fu inviato, stette presso Lisandro per tre mesi e più, attendendo il momento in cui gli Ateniesi, per la mancanza di tutte le provviste, avrebbero avuto intenzione di concordare su quel che si diceva. Dopo che era giunto il quarto mese, annunciò in assemblea che Lisandro lo avrebbe trattenuto per un certo periodo, in seguito avrebbe ordinato di lasciarlo andare a sparta: infatti, (disse) che egli non aveva l'autorità su queste questioni, che erano state richieste da lui( che egli aveva richiesto), ma gli efori. Dopo questi avvenimenti, egli fu scelto come decimo ambasciatore con pieni poteri a Sparta.
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ANNIVERSARIO DELLA BATTAGLIA DI PLATEA
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Gymnasion - pagina 121 numero 195
TRADUZIONE n. 1
il sedicesimo giorno del mese di Maimacterione guidano una processione, rispetto alla quale si faceva avanti un trombettiere che esorta a cantare il peana di guerra; seguono carri coronati e pieni di ghirlande di mirto e (seguono) un toro nero e ragazzi liberi che trasportano provviste di vino, di latte in anfore e coppe di olio e di profumo; è infatti abitudine per lo schiavo non toccare nulla, poiché uomini sono morti per la libertà. Quindi il comandante dei Platesi, a cui per il resto del tempo non è permesso né impugnare un'arma né indossare un altro vestito se non bianco, avendo poi indossato una tunica purpurea e dopo aver sollevato una brocca per vino e portando una spada, procede verso le tombe nel mezzo della città. In seguito, attingendo all'acqua dalla fonte, egli stesso lava le colonne e le unge con olio odoroso; dopo aver ucciso il toro e dopo aver fatto un voto a Zeus, invita gli uomini coraggiosi che erano morti in difesa della Grecia al banchetto. In seguito, dopo aver riempito una coppa di vino e dopo averla versata, dice: "Brindo agli uomini tra i greci che sono morti per la libertà". I Platesi conservano ancora ora in realtà queste cose.
traduzione n. 2
essendo il mese di maimacterione, nel giorno della battaglia di platea, gli uomini dapprima fanno un sacrificio agli dei e ai soldati morti, in seguito inviano a un funerale della quale procede sul far del giorno un trombettiere incoraggiato a cantare una poena guerresca; i carri pieni di mirra seguono e di incoronati e il toro nero e vasi di vino e latte nell'anfora e giovinetti liberi che portano brocche di olio e di unguente. presso qsti gli arconti plateesi, al quale durante un altro tempo non è lecito toccare ferro e né prendere un altro vestito tranne un bianco allora, avendo indossato un chitone purpureo, alzata la brocca e la spada li conduce verso i riti funebri in mezzo alla città. Poi avendo preso l acqua dalla sorgente il medesimo lava le stele e le consacra cn l' unguento e avendo sgozzato il toro sul rogo e avendo pregato zeus e ermes a terra, invoca gli uomini buoni morti per la grecia al banketto e alle libagioni di sangue; dipoi avendo riempito un calice d vino e versatolo dice: " bevi in onore degli uomini morti per la libertà dei greci. - dunque ancora ora anche i platesi custodiscono queste cose. "
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L'orgoglio intellettuale di Focione
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Ellenisti
Ἐκκλησίας δὲ γενομένης πρὸς τὸν εἰπόντα 'σκεπτομένῳ, ὦ Φωκίων, ἔοικας', 'ὀρθῶς' ἔφη 'τοπάζεις· σκέπτομαι γάρ, εἴ τι δύναμαι περιελεῖν ὧν μέλλω λέγειν πρὸς Ἀθηναίους. 'Μαντείας δὲ γενομένης Ἀθηναίοις, ὡς εἷς ἀνὴρ ἔστιν ἐν τῇ πόλει ταῖς πάντων ἐναντιούμενος γνώμαις, καὶ τῶν Ἀθηναίων ζητεῖν κελευόντων ὅστις ἐστὶ καὶ βοώντων, Φωκίων ἑαυτὸν ἔφησε τοῦτον εἶναι· μόνῳ γὰρ ἑαυτῷ μηδὲν ἀρέσκειν ὧν οἱ πολλοὶ πράττουσι καὶ λέγουσιν.
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NON RUBO LA VITTORIA
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE
I più anziani tra i compagni e soprattutto Parmenione, quando videro la pianura tra il Nifate e i monti gordiani tutta quanta rischiarata dai fuochi barbari e( udirono) un vocio indistinto e confuso e rumore e frastuono levarsi dall'accampamento, come da un oceano infinito, stupiti del gran numero, parlando tra loro dicevano che era un'impresa grande e difficile respingere un esercito tale, e dopo essersi avvicinati al re quando egli ebbe compiuto i sacrifici, intendevano persuaderlo ad assalire i nemici di notte e a coprire con l'oscurità il lato più spaventoso dello scontro imminente. Quando Alessandro pronunciò quella famosa frase " Non rubo la vittoria", ad alcuni sembrò che egli avesse dato una risposta ingenua e insensata, come se egli si prendesse gioco di un tale pericolo; ad altri sembrò che egli dimostrasse coraggio per quella circostanza.