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Αἰγεῖ δὲ παίδων δεομένῳ τὴν Πυθίαν ἀνελεῖν λέγουσι τὸν θρυλούμενον χρησμόν, διακελευομένην μηδεμιᾷ γυναικὶ συγγενέσθαι πρὶν ἐλθεῖν εἰς Ἀθήνας, οὐ πάνυ δὲ τοῦτο φράζειν εὐδήλως δοκοῦσαν· ὅθεν εἰς Τροιζῆτα παρελθὼν ἀνεκοινοῦτο Πιτθεῖ τὴν τοῦ θεοῦ φωνὴν οὕτως ἔχουσαν· ἀσκοῦ τὸν προὔχοντα πόδα, μέγα φέρτατε λαῶν, μὴ λύσῃς πρὶν δῆμον Ἀθηνέων εἰσαφικέσθαι· ἃ δῆλον ὅτι νοήσας ὁ Πιτθεύς, ἔπεισεν αὐτὸν ἢ διηπάτησε τῇ Αἴθρᾳ συγγενέσθαι. συνελθὼν δὲ καὶ γνοὺς ἐκεῖνος ὅτι τῇ Πιτθέως θυγατρὶ συγγέγονε, καὶ κύειν αὐτὴν ὑπονοήσας, ἀπέλιπε ξίφος καὶ πέδιλα κρύψας ὑπὸ πέτραν μεγάλην, ἐντὸς ἔχουσαν κοιλότητα συμμέτρως ἐμπεριλαμβάνουσαν τὰ κείμενα. φράσας δὲ πρὸς μόνην ἐκείνην, καὶ διακελευσάμενος, ἂν υἱὸς ἐξ αὐτοῦ γένηται, καὶ λαβὼν ἀνδρὸς ἡλικίαν δυνατὸς ᾖ τὴν πέτραν ἀναστῆσαι καὶ ὑφελεῖν τὰ καταλειφθέντα, πέμπειν πρὸς αὐτὸν ἔχοντα ταῦτα μηδενὸς εἰδότος, ἀλλ᾽ ὡς ἔνεστι μάλιστα λανθάνοντα πάντας (ἰσχυρῶς γὰρ ἐδεδοίκει τοὺς Παλλαντίδας, ἐπιβουλεύοντας αὐτῷ καὶ διὰ τὴν ἀπαιδίαν καταφρονοῦντας· ἦσαν δὲ πεντήκοντα παῖδες ἐκ Πάλλαντος γεγονότες), ἀπῄει.
Traduzione letterale
Si racconta che ad Egeo che mancava di figli, la Pizia diede quel famoso responso che prescriveva di non aver contatti con alcuna donna prima di giungere ad Atene, che questo non sembrò esporre in modo del tutto chiaro. Onde giunto a Trezene riferì a Pitteo il messaggio del dio…. Avendo pensato che ciò fosse oscuro lo convinse o ingannò del tutto a congiungersi con Etra. Egeo dopo essersi unito e dopo aver saputo che egli aveva (perf. συγγίγνομαι) avuto un rapporto sessuale con la figlia di Piteo e sospettando (part. aor. ὑπονοέω) che quella era incinta, dopo aver nascosto la spada ed i calzari sotto un grande pietra che aveva all'interno una cavità in idonea per contenere (part. pres. περιλαμβάνω) le cose riposte. Dopo aver(lo) spiegato (part. aor. φράζω) solo a lei e avendola avvisata che, se da lui fosse nato un figlio che dopo aver raggiunto l'età di un uomo fosse ( ᾖ = 3a pers. congiuntivo presente di εἰμί) capace di ( ἀναστῆσαι = infinito aoristo ἀνίστημι) alzare la pietra e di ( ὑφελεῖν= infinito aoristo ὑφαιρέω) portar via da sotto le cose che aveva ( καταλιμπάνω) abbandonato, di mandarlo da lui portando (lett. avendo) queste cose, non sapendolo nessuno ( εἰδότος part. perfetto diεἴδω ) ma quanto fosse più possibile sfuggendo all'attenzione di tutti.
Traduzione libera elegante
si racconta che ad Egeo desideroso di aver figli la Pizia rispondesse con quel con quel famoso vaticinio con cui gli prescriveva di non aver contatti con alcuna donna prima di giungere ad Atene. Ma a lui il vaticinio sembrò formulato in maniera poco comprensibile, per cui giunto a Trezene riferì a Pitteo le parole del dio che così suonavano"Non sciogliere o grande reggitori di popoli, il piede sporgente dell'otre prima di giungere nella città di atene" Pitteo avendo pensato che queste parole erano oscure indusse o piuttosto ingannò Egeo a congiungersi con Etra. Egli si congiunse con lei e venuto a sapere che si era unito con la figlia di Pitteo supponendo che ella avrebbe dato alla luce un bambino lasciò i calzari e la spada nascosti sotto un gran masso che aveva una cavità tale da poter contenere gli oggetti in essa depositati. Palesò poi la cosa alla donna soltanto e le ordinò che se fosse nato da lui un figlio, appena questi fosse diventato grande e capace di sollevare la pietra e di portare via ciò che era stato laciato sotto di essa, di mandarlo da lui con questi oggetti di cui nessuno conosceva l'esistenza. Ma ciò andava fatto per quanto possibile senza che nessuno se ne accorgesse Egli infatti temeva assai i Pallantidi che gli tendevano insidie e lo disprezzavano perché non aveva figli mentre erano ben 50 if igli di pallante. Date queste disposizioni se ne partì
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Lo studio deve essere piacevole non esagerato versione di greco di Plutarco traduzione dal libro nulla di troppo
Γιγνώσκω πατέρας τινάς, οἳ τῇ άμέτρῳ φιλίᾳ τῶν παίδων ολέθρου αϊτιοί είσιν. Σπεύδοντες γάρ τούς παῖδας έν πᾶσι ταχέως πρωτεύειν, πόνους υπέρμετρους τοῖς νεανίαις έπιβάλλουσιν, άλλα οί υίεῖς, βαρυνόμενοι ταῖς κακοπαθείαις, ού δέχονται τήν διδασκαλίαν εύηνίως. "Ωσπερ γάρ τά φυτά τοῖς μέν μετρίοις ὒδασι τρέφεται, τοῖς δέ άμέτροις πνίγεται, ταύτῷ τρόπῳ ή ψυχή τοῖς μέν συμμέτροις αὒξεται πόνοις, τοῖς δέ ύπερμέτροις βαπτίζεται. Δεῖ οὗν τούς πατέρας τοῖς παιασῖν άνάπαυσιν τῶν συνεχῶς πόνων διδόναι• ἒστιν' όύ μόνον ή έγρήγορσις, άλλά καί ό ὒπνος, ουδέ μόνον αί ενεργοί πράξεις άλλα καί αί έορταί.
Conosco alcuni padri i quali nell’eccessivo amore dei figli sono causa di rovina. Infatti poiché sollecitano i bambini ad essere presto primi in tutte le cose, impongono fatiche smisurate ai ragazzi, ma i figli, oppressi dai cattivi trattamenti, non accettano docilmente l’insegnamento. Come infatti le piante si nutrono con misura d’acqua, soffocano con la dismisura, allo stesso modo l’animo si sviluppa con le fatiche proporzionate, sommerge invece con le fatiche smisurate. Bisogna dunque che i padri concedano riposo ai figli dalle continue fatiche; non c’è solo lo stato di veglia, ma anche il sonno, né solo le azioni in servizio ma anche quelle festive (di riposo).
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Analogie fra la vita di Teseo e di Romolo versione greco Plutarco
traduzione dal libro phronemata
Ἐδόκει δ´ οὖν ὁ Θησεὺς τῷ Ῥωμύλῳ κατὰ πολλὰς ἐναρμόττειν ὁμοιότητας; ἄμφω μὲν γὰρ ἀνεγγύω καὶ σκοτίω γενόμενοι δόξαν ἔσχον ἐκ θεῶν γεγονέναι, ἄμφω δ´ αἰχμητά, τό γε δὴ καὶ ἴδμεν ἅπαντες, καὶ μετὰ τοῦ δυνατοῦ τὸ ξυνετὸν ἔχοντες· πόλεων δὲ τῶν ἐπιφανεστάτων ὁ μὲν ἔκτισε τὴν Ῥώμην, ὁ δὲ συνῴκισε τὰς Ἀθήνας· ἁρπαγὴ δὲ γυναικῶν ἑκατέρῳ πρόσεστιν· οὐδέτερος δὲ δυστυχίαν περὶ τὰ οἰκεῖα καὶ νέμεσιν ἐγγενῆ διέφυγεν, ἀλλὰ καὶ τελευτῶντες ἀμφότεροι λέγονται τοῖς ἑαυτῶν προσκροῦσαι πολίταις, εἴ τι τῶν ἥκιστα τραγικῶς εἰρῆσθαι δοκούντων ὄφελός ἐστι πρὸς ἀλήθειαν.
Sembrava dunque che per molti motivi di somiglianza Teseo fosse adatto ad essere messo a confronto con Romolo? Entrambi infatti di natali incerti e oscuri ebbero fama di discendere da dei. Ambedue forno dotati di forza e di senno. Delle due più famose città l'uno fondò Roma, l'altro ingrandì Atene: ciascuno dei due pose mano al rapimento di donne. Nè l'uno né l'altro sfuggì a disgrazie domestiche e risentimenti familiari ma si dice che entrambi nei loro ultimi giorni venissero a conflitto con i propri concittadini, se almeno un qualche elemento utile a ristabilire la verità può venire da chi sembra raccontare i fatti in una forma niente affatto poetica.
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MARIO SULLA SPIAGGIA DI MINTURNO versione di greco di Plutarco traduzione dal libro LUKEION pag. 286 n. 74
Tαῦτα πεισθεὶς ὁ Μάριος ἔπραττε· καὶ τῶν ναυτῶν ἐξελομένων αὐτὸν ἐπὶ τὴν γῆν, κατακλινεὶς ἔν τινι πόᾳ πορρωτάτω τοῦ μέλλοντος εἶχε τὴν διάνοιαν. οἱ δ' εὐθὺς ἐπιβάντες ἐπὶ τὴν ναῦν καὶ τὰς ἀγκύρας ἀναλαβόντες ἔφευγον, ὡς οὔτε καλὸν ἐκδοῦναι τὸν Μάριον αὐτοῖς οὔτε σῴζειν ἀσφαλές. οὕτω δὴ πάντων ἔρημος ἀπολειφθείς, πολὺν μὲν χρόνον ἄναυδος ἐπὶ τῆς ἀκτῆς ἔκειτο, μόλις δέ πως ἀναλαβὼν ἑαυτὸν ἐπορεύετο ταλαιπώρως ἀνοδίαις· καὶ διεξελθὼν ἕλη βαθέα καὶ τάφρους ὕδατος καὶ πηλοῦ γεμούσας, ἐπιτυγχάνει καλύβῃ λιμνουργοῦ γέροντος, ὃν περιπεσὼν ἱκέτευε γενέσθαι σωτῆρα καὶ βοηθὸν ἀνδρός, εἰ διαφύγοι τὰ παρόντα, μείζονας ἐλπίδων ἀμοιβὰς ἀποδώσοντος. ὁ δ' ἄνθρωπος εἴτε πάλαι γινώσκων, εἴτε πρὸς τὴν ὄψιν ὡς κρείττονα θαυμάσας, ἀναπαύσασθαι μὲν ἔφη δεομένῳ τὸ σκηνύδριον ἐξαρκεῖν, εἰ δέ τινας ὑποφεύγων πλάζοιτο, κρύψειν αὐτὸν ἐν τόπῳ μᾶλλον ἡσυχίαν ἔχοντι. τοῦ δὲ Μαρίου δεηθέντος τοῦτο ποιεῖν, ἀγαγὼν αὐτὸν εἰς τὸ ἕλος καὶ πτῆξαι κελεύσας ἐν χωρίῳ κοίλῳ παρὰ τὸν ποταμόν, ἐπέβαλε τῶν τε καλάμων πολλοὺς καὶ τῆς ἄλλης ἐπιφέρων ὕλης ὅση κούφη καὶ περιπέσσειν ἀβλαβῶς δυναμένη.
Mario persuaso dal consiglio dei marinai fu sbarcato a terra e disteso sopra l'erba stava lontanissimo col il pensiero da quello che stava per avvenire. Costoro rimontati in nave alzate le ancore presero la fuga pensando che non era onesto tradire mario, ne sicuro salvarlo. Dunque così abbandonato da tutti, per molto tempo Mario giacque sulla riva, muto; poi, a stento sollevatosi in qualche modo, avanzò (avanzava) con grande fatica per località impervie; dopo aver attraversato acquitrini profondi e fossati pieni di fango trova la capanna di un vecchio lavoratore delle paludi. Gettatosi ai suoi piedi, lo supplicò (supplicava) di soccorrere e salvare un uomo che, se si fosse salvato, l'avrebbe ricambiato con ricompense più grandi delle speranze. L'uomo, conoscendolo da tempo, rispose che bastava la sua capanna se aveva bisogno di a lui che desiderava riposarsi, se invece vagava per far perdere le sue tracce a (leti, per fuggire) qualcuno, lo avrebbe nascosto in un luogo che godeva maggiore ( maggiormente) tranquillità. Pregatolo Mario di fare così, condottolo nella palude ed esortandolo a rannicchiarsi in una buca presso il fiume, gettò sopra (di lui) una gran quantità di canne e così Mario si potè salvare.
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La festa della dea Agathe
versione di greco di Plutarco traduzione dal libro
versioni di greco sophia pag 58 num 72
Ἔστι δὲ Ῥωμαίοις θεὸς ἣν Ἀγαθὴν ὀνομάζουσιν, ὥσπερ Ἕλληνες Γυναικείαν, καὶ Φρύγες μὲν οἰκειούμενοι Μίδα μητέρα τοῦ βασιλέως γενέσθαι φασί, Ῥωμαῖοι δὲ νύμφην δρυάδα Φαύνῳ συνοικήσασαν, Ἕλληνες δὲ τῶν Διονύσου μητέρων τὴν ἄρρητον. ὅθεν ἀμπελίνοις τε τὰς σκηνὰς κλήμασιν ἑορτάζουσαι κατερέφουσι, καὶ δράκων ἱερὸς παρακαθίδρυται τῇ θεῷ κατὰ τὸν μῦθον. ἄνδρα δὲ προσελθεῖν οὐ θέμις οὐδ' ἐπὶ τῆς οἰκίας γενέσθαι τῶν ἱερῶν ὀργιαζομένων, αὐταὶ δὲ καθ' ἑαυτὰς αἱ γυναῖκες πολλὰ τοῖς Ὀρφικοῖς ὁμολογοῦντα δρᾶν λέγονται περὶ τὴν ἱερουργίαν. ὅταν οὖν ὁ τῆς ἑορτῆς καθήκῃ χρόνος, ὑπατεύοντος ἢ στρατηγοῦντος ἀνδρός, αὐτὸς μὲν ἐξίσταται καὶ πᾶν τὸ ἄρρεν, ἡ δὲ γυνὴ τὴν οἰκίαν παραλαβοῦσα διακοσμεῖ. καὶ τὰ μέγιστα νύκτωρ τελεῖται, παιδιᾶς ἀναμεμειγμένης ταῖς παννυχίσι, καὶ μουσικῆς ἅμα πολλῆς παρούσης.
i Romani hanno una dea che chiamano Bona, come i greci (hanno) Gynacea e i frigi la considerano una divinità propria facendone la madre del Re Mida mentre per i Romani è una ninfa dei boschi unitasi a Fauno e per i greci una delle madri di Dioniso, di cui non è lecito pronunciare il nome. Bene, durante la festa in suo onore le donne coprono le tende con tralci di vite e come vuole il mito pongono accanto al trono della dea un serpente sacro. Mentre si celebrano i misteri nessun uomo può prendervi parte e nemmeno restare nella casa in cui si svolgono poiché le donne fra loro - cpsì si dice - vanno compiendo nel rito molti gesti simili a quelli dei misteri orifici. quando dunque arriva il tempo della festa il console o il pretore lascia la casa insieme a tutti i maschi della famiglia e ne prende possesso la moglie che l'addobba con i necessari ornamenti. I riti più importanti si svolgono durante la notte che passa fra i giochi e musica in gran quantità
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