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LE IDI DI MARZO SARANNO FATALI A CESARE VERSIONE DI GRECO di Plutarco
Ἀλλ’ ἔοικεν οὐχ οὕτως ἀπροσδόκητον ὡς ἀφύλακτον εἶναι τὸ πεπρωμένον, ἐπεὶ καὶ σημεῖα θαυμαστὰ καὶ φάσματα φανῆναι λέγουσι. σέλα μὲν οὖν οὐράνια καὶ κτύπους νύκτωρ πολλαχοῦ διαφερομένους καὶ καταίροντας εἰς ἀγορὰν <ἀν>ημέρους ὄρνιθας οὐκ ἄξιον ἴσως ἐπὶ πάθει τηλικούτῳ μνημονεῦσαι· Στράβων δ’ ὁ φιλόσοφος ἱστορεῖ πολλοῖς μὲν ἀνθρώπους διαπύρους ἐπιφερομένους φανῆναι, στρατιώτου δ’ ἀνδρὸς οἰκέτην ἐκ τῆς χειρὸς ἐκβαλεῖν πολλὴν φλόγα καὶ δοκεῖν καίεσθαι τοῖς ὁρῶσιν, ὡς δ’ ἐπαύσατο, μηδὲν ἔχειν κακὸν τὸν ἄνθρωπον· αὐτῷ δὲ Καίσαρι θύοντι τὴν καρδίαν ἀφανῆ γενέσθαι τοῦ ἱερείου, καὶ δεινὸν εἶναι τὸ τέρας· οὐ γὰρ ἂν φύσει γε συστῆναι ζῷον ἀκάρδιον. ἔστι δὲ καὶ ταῦτα πολλῶν ἀκοῦσαι διεξιόντων, ὥς τις αὐτῷ μάντις ἡμέρᾳ Μαρτίου μηνὸς, ἣν Εἰδοὺς Ῥωμαῖοι καλοῦσι, προείποι μέγαν φυλάττεσθαι κίνδυνον ἐλθούσης δὲ τῆς ἡμέρας προϊὼν ὁ Καῖσαρ εἰς τὴν σύγκλητον ἀσπασάμενος προσπαίξειε τῷ μάντει φάμενος ‘αἱ μὲν δὴ Μάρτιαι Εἰδοὶ πάρεισιν’ ὁ δὲ ἡσυχῇ πρὸς αὐτόν εἴποι ‘ναί πάρεισιν, ἀλλ᾽ οὐ παρεληλύθασι. ’ πρὸ μιᾶς δὲ ἡμέρας Μάρκου Λεπίδου δειπνίζοντος αὐτόν ἔτυχε μὲν ἐπιστολαῖς ὑπογράφων, ὥσπερ εἰώθει, κατακείμενος ἐμπεσόντος δὲ λόγου ποῖος ἄρα τῶν θανάτων ἄριστος, ἅπαντας φθάσας ἐξεβόησεν ‘ὁ ἀπροσδόκητος
Ma a quanto sembra è più facile prevedere il destino che evitarlo se è vero che in quei giorni vi furono molti presagi straordinari e molte apparizioni: bagliori celesti, fragori notturni segnalati in parecchi luoghi, uccelli solitari che vennero a posarsi nel Foro, questi sono fenomeni che forse non è il caso di ricordare per un evento di tale portata, ma il filosofo Strabone parla di uomini avvolti nelle fiamme che si lanciavano gli uni contro gli altri e dello schiavo di un soldato che sprigionò dalla mano una grossa fiammata e tutti credettero che bruciasse, mentre quando il fuoco si spense risultò che non aveva riportato alcun danno. Cesare stesso mentre sacrificava non trovò il cuore della vittima: cattivo presagio, poiché in natura non esistono animali senza il cuore Molti poi raccontano che un indovino aveva detto a Cesare di guardarsi da un grande pericolo in quel giorno del mese di marzo che i Romani chiamano Idi. Venuto quel giorno, Cesare, entrando in Senato, salutò l'indovino e prendendolo in giro gli disse: «Le Idi di Marzo sono arrivate». Al che quello, tranquillamente: «Sì, ma non sono ancora passate». Il giorno prima stava pranzando in casa di Marco Lepido: mentre, com'era solito fare, firmava delle lettere stando sdraiato a tavola, alcuni commensali parlando fra loro si chiesero quale fosse la morte migliore, e lui, prima che rispondessero gli altri, esclamò: «Quella che giunge inattesa».
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Cesare in senato si oppone alla pena di morte contro i catilinari - Plutarco versione greco traduzione libro lukeion numero 102 pagina 299
Ὅθεν οἱ περὶ Πίσωνα καὶ Κάτλον ᾐτιῶντο Κικέρωνα, φεισάμενον Καίσαρος ἐν τοῖς περὶ Κατιλίναν λαβὴν παρασχόντος. ὁ γὰρ δὴ Κατιλίνας οὐ μόνον τὴν πολιτείαν μεταβαλεῖν, ἀλλ’ ὅλην ἀνελεῖν τὴν ἡγεμονίαν καὶ πάντα τὰ πράγματα συγχέαι διανοηθείς, αὐτὸς μὲν ἐξέπεσε, περιπταίσας ἐλάττοσιν ἐλέγχοις πρὸ τοῦ τὰς ἐσχάτας αὐτοῦ βουλὰς ἀποκαλυφθῆναι, Λέντλον δὲ καὶ Κέθηγον ἐν τῇ πόλει διαδόχους ἀπέλιπε τῆς συνωμοσίας· οἷς εἰ μὲν κρύφα παρεῖχέ τι θάρσους καὶ δυνάμεως ὁ Καῖσαρ, ἄδηλόν ἐστιν, ἐν δὲ τῇ βουλῇ κατὰ κράτος ἐξελεγχθέντων, καὶ Κικέρωνος τοῦ ὑπάτου γνώμας ἐρωτῶντος περὶ κολάσεως ἕκαστον, οἱ μὲν ἄλλοι μέχρι Καίσαρος θανατοῦν ἐκέλευον, ὁ δὲ Καῖσαρ ἀναστὰς λόγον διῆλθε πεφροντισμένον, ὡς ἀποκτεῖναι μὲν ἀκρίτους ἄνδρας ἀξιώματι καὶ γένει λαμπροὺς οὐ δοκεῖ πάτριον οὐδὲ δίκαιον εἶναι μὴ μετὰ τῆς ἐσχάτης ἀνάγκης·
Pisone e Catulo se la presero con Cicerone accusandolo di aver risparmiato Cesare invece di incriminarlo quale complice nella congiura di Catilina. Costui, infatti, si era proposto non solo di cambiare la costituzione, ma di sovvertire tutto lo Stato sconvolgendo ogni cosa. Le prove che l'avevano spinto ad abbandonare la città erano ben poca cosa di fronte alle accuse e alle rivelazioni che sarebbero saltate fuori più tardi, ma intanto aveva lasciato a Roma, perché portassero avanti la congiura, Lentulo e Cetego. 17 Non si sa se Cesare li abbia nascostamente incoraggiati o aiutati in modo concreto, certo è che quando in Senato furono smascherati con prove inconfutabili e Cicerone chiese a. ciascuno il proprio parere sulla punizione da infliggere ai colpevoli, tutti gl'interpellati proposero la pena capitale, ma quando toccò a Cesare, egli, alzatosi a parlare, con argomentazioni ben meditate disse che non gli sembrava né giusto né conforme alla tradizione patria mandare a morte senza un regolare processo dei personaggi illustri sia per nascita che per il prestigio di cui godevano, salvo che in caso di estrema necessità
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Cesare prigioniero dei pirati
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TESTO GRECO E TRADUZIONE LIBRO lukeion
Πρῶτον μὲν οὖν αἰτηθεὶς ὑπ' αὐτῶν λύτρα εἴκοσι τάλαντα, κατεγέλασεν ὡς οὐκ εἰδότων ὃν ᾑρήκοιεν, αὐτὸς δ' ὡμολόγησε πεντήκοντα δώσειν· ἔπειτα τῶν περὶ αὐτὸν ἄλλον εἰς ἄλλην διαπέμψας πόλιν ἐπὶ τὸν τῶν χρημάτων πορισμόν, ἐν ἀνθρώποις φονικωτάτοις Κίλιξι μεθ' ἑνὸς φίλου καὶ δυοῖν ἀκολούθοιν ἀπολελειμμένος, οὕτω καταφρονητικῶς εἶχεν, ὥστε πέμπων ὁσάκις ἀναπαύοιτο προσέταττεν αὐτοῖς σιωπᾶν. ἡμέραις δὲ τεσσαράκοντα δυεῖν δεούσαις, ὥσπερ οὐ φρουρούμενος ἀλλὰ δορυφορούμενος ὑπ' αὐτῶν, ἐπὶ πολλῆς ἀδείας συνέπαιζε καὶ συνεγυμνάζετο, καὶ ποιήματα γράφων καὶ λόγους τινὰς ἀκροαταῖς ἐκείνοις ἐχρῆτο, καὶ τοὺς μὴ θαυμάζοντας ἄντικρυς ἀπαιδεύτους καὶ βαρβάρους ἀπεκάλει, καὶ σὺν γέλωτι πολλάκις ἠπείλησε κρεμᾶν αὐτούς· οἱ δ' ἔχαιρον, ἀφελείᾳ τινὶ καὶ παιδιᾷ τὴν παρρησίαν ταύτην νέμοντες. ὡς δ' ἧκον ἐκ Μιλήτου τὰ λύτρα καὶ δοὺς ἀφείθη, πλοῖα πληρώσας εὐθὺς ἐκ τοῦ Μιλησίων λιμένος ἐπὶ τοὺς λῃστὰς ἀνήγετο, καὶ καταλαβὼν ἔτι πρὸς τῇ νήσῳ ναυλοχοῦντας, ἐκράτησε τῶν πλείστων.
Cesare, mentre da giovane navigava alla volta dell’Asia, fu catturato dai pirati, che allora infestavano tutti i mari. Essendo stato liberato grazie al denaro pubblico delle città della sua provincia, riunita una piccola flotta, benché improvvisata, di notte volse la rotta lì dove vi erano gli stessi predoni e mise in fuga una parte della loro flotta, una parte la affondò, e catturò diverse navi e molti uomini. Quindi contento per il trionfo di quella spedizione notturna ritornò dai suoi e, consegnati i prigionieri in custodia di fidatissimi, proseguì in Bitinia dal proconsole – la stessa persona infatti amministrava l'Asia e quella provincia - con l'intenzione di chiedergli di infliggere la pena di morte ai pirati, che aveva catturato. Avendo quello negato che lo avrebbe fatto, ma avendo affermato che li avrebbe venduti, Cesare ritornò al mare con incredibile rapidità e lui stesso crocifisse tutti i pirati. All’inizio, dunque, quando venne chiesto da parte loro un riscatto di 20 talenti, ne rise, poiché non capivano chi avessero catturato, ed egli promise che ne avrebbe dati 50; in seguito, inviati gli uomini del suo seguito chi in una città chi in un’altra per procurarsi le ricchezze, rimasto tra le rozzissime genti cilicie con un amico e due consiglieri, si comportava tanto altezzosamente che, ogni qual volta andava a riposare, ordinava loro di tacere inviando un servo. Poi, trascorsi i 40 giorni mancanti, quasi non fosse sorvegliato ma piuttosto protetto da loro, con molta sfrontatezza faceva ginnastica e scherzava con loro; scrivendo poi poesie e discorsi, li faceva loro ascoltare e definiva barbari ed incolti quelli che non li apprezzavano, e spesso mettendosi a ridere minacciò di impiccarli; i pirati, poi, erano contenti di avere questo tipo di conversazione franca, con semplicità ed educazione. Quando dunque giunsero da Mileto i soldi del riscatto e poté ripartire dopo averli consegnati, una volta compiuto il viaggio per mare, immediatamente tornò verso i pirati dal porto di Mileto; assalite le barche di guardia tutt’attorno all’isola, ne catturò la maggior parte. Fece razzia delle loro ricchezze e impalò tutti gli uomini, come aveva preannunciato loro sull’isola, quando sembrava che scherzasse.
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I Beni più grandi per l'uomo Plutarco versione greco traduzione libro phronemata numero 66 a pagina 82
δόξα γε μὴν σεμνὸν μέν, ἀλλ’ ἀβέβαιον. κάλλος δὲ περιμάχητον μέν, ἀλλ’ ὀλιγοχρόνιον. ὑγίεια δὲ τίμιον μέν, ἀλλ’ εὐμετάστατον. ἰσχὺς δὲ ζηλωτὸν μέν, ἀλλὰ νόσῳ εὐάλωτον καὶ γήρᾳ. τὸ δ’ ὅλον εἴ τις ἐπὶ τῇ τοῦ σώματος ῥώμῃ φρονεῖ, μαθέτω γνώμης διαμαρτάνων. πόστον γάρ ἐστιν ἰσχὺς ἀνθρωπίνη τῆς τῶν ἄλλων ζῴων δυνάμεως; λέγω δ’ οἷον ἐλεφάντων καὶ ταύρων καὶ λεόντων. παιδεία δὲ τῶν ἐν ἡμῖν μόνον ἐστὶν ἀθάνατον καὶ θεῖον. καὶ δύο τὰ πάντων ἐστὶ κυριώτατα ἐν ἀνθρωπίνῃ φύσει, νοῦς καὶ λόγος. καὶ ὁ μὲν νοῦς ἀρχικός ἐστι τοῦ λόγου, ὁ δὲ λόγος ὑπηρετικὸς τοῦ νοῦ, τύχῃ μὲν ἀνάλωτος, συκοφαντίᾳ δ’ ἀναφαίρετος, νόσῳ δ’ ἀδιάφθορος, γήρᾳ δ’ ἀλύμαντος. μόνος γὰρ ὁ νοῦς παλαιούμενος ἀνηβᾷ, καὶ ὁ χρόνος τἄλλα πάντ’ ἀφαιρῶν τῷ γήρᾳ προστίθησι τὴν ἐπιστήμην.
La gloria è meravigliosa, ma instabile; la bellezza ambita, ma caduca; la salute preziosa, ma fragile. La forza fisica è invidiabile, ma comoda preda della malattia e della vecchiaia, e in generale, se uno va orgoglioso della sua robustezza, si renda conto che l'idea è sbagliata: che rapporto può mai esserci tra la forza di un uomo e la potenza degli altri animali? Di un elefante, ad esempio, di un toro o di un leone? L'educazione è l'unico nostro bene immortale e divino. Nella natura umana due sono in assoluto gli elementi più importanti: intelletto e parola. L'intelletto è signore della parola e la parola è al servizio dell'intelletto: è inespugnabile dalla sorte, inattaccabile dalla calunnia, indenne dalla malattia, al riparo dai guasti della vecchiaia, perché solo l'intelletto invecchiando ringiovanisce e il tempo, che porta via ogni altra cosa, alla vecchiaia aggiunge invece la saggezza.
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I chiacchieroni sono insopportabili
versione greco Plutarco
Τήν άδολεσχίαν θεραπεύειν χαλεπόν φάρμακον γαρ της άδολεσχίας ό λόγος• οι δε άδόλεσχοι ουδέποτε άκούουσιν άει γαρ λαλοϋσιν (= λαλέουσιν). Αί μέν άλλαι της ψυχής νόσοι, οίον φιλαργυρία, φιληδονία, φιλοδοξία, ενίοτε τυγχάνουσιν ών έφίενται• οι δ' άδόλεσχοι έπιθυμούσι (= έπιθυμέουσι) μέν ακροατών, άλλ'ού τυγχάνουσιν. Ότε μέν γάρ εις συμπόσιον ή συνέδριον λάλος εισέρχεται, πάντεςσιγώσιν (= σιγά. υσι) εΐ δ' ό λάλος άρχεται λόγου, πάντες φεΰγουσιν ό δε διώκει τους φίλους πανταχού και αντιλαμβάνεται τοϋ ιματίου και άπτεται τού γενείου. Ότε δέ οι άδόλεσχοι όδοιποροΰσιν (= οδοιπόρεουσιν) ή πλέουσιν, ούτε συγκλιτών ούτε συσκήνων τυγχάνουσιν
È difficile curare la loquacità, poiché il rimedio per la loquacità è la parola; ma i chiacchieroni non ascoltano mai, perché parlano sempre. Gli altri mali dell’animo, come l’avarizia, l’amore per il piacere, l’amore di gloria, a volte ottengono ciò che desiderano; i chiacchieroni desiderano ascoltatori, ma non li trovano. Quando infatti un ciarliero si presenta ad un simposio o ad un’assemblea, tutti stanno zitti; se il chiacchierone comincia a parlare, tutti scappano; questo insegue gli amici dappertutto, si attacca al mantello e tocca la barba. Quando i ciarlieri viaggiano o navigano, non trovano né compagni di letto né commensali.