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Οτε ο Ηρακλης εβουλετο τα χρυσα μηλα των Εσπεριδων ο Προμηθευς αυτω ελεγε μη πορευεσθαι αλλα διαδεχεσθαι τον του Ατλαντος... Ουτως ο Ηρακλης αναιρεομενος τα μηλα απηλλασσετο.
Visto che Eracle voleva le mele d'oro delle Esperidi, Prometeo gli suggeriva di non andare lui, ma di prendere l'universo di Atlante e sostituire lo stesso Atlante. Eracle partì per gli Iperborei verso Atlante e lo convinse; Atlante lasciò l'Universo ad Eracle e si diresse verso le Esperidi per trovare le mele. Quindi Atlante coglieva le mele, tornava da Eracle, ma non voleva riprendersi l'Universo e diceva: "Tu hai l'Universo, io ti do le mele, proprio come tu vuoi". Eracle fingeva di essere d'accordo sulle cose che proponeva Atlante e diceva: "O Atlante, io mi tengo l'Universo, ma mi voglio grattare la testa: tienilo tu per poco l'Universo fino a quando io mi gratto la testa". Atlante diede retta alle parole di Eracle, e, lasciate in terra le mele, prese in cambio (διαδέχομαι) l'Universo. Senza più indugi Eracle, dopo aver raccolto le mele, se ne andava.
(By Geppetto)
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Νυκτερις επι γης πιπτει και υπο γαλης συλλαμβανεται· η δε νυκτερις δακρυει και ιλασκεται την γαλην και λεγει·... η πολυτροπια πολλακις σωτηριας αιτια εστι.
Un pipistrello cade a terra e viene afferrato da una donnola: il pipistrello piange cerca di accattivarsi la donnola e dice: "Sono un povero e misero (ἐλ(ε)εινός -ή -όν) pipistrello e non creo pensieri alle donnole: non mangiarmi, ma dammi la libertà". La donnola risponde: "Non piangere e non supplicare. Non è da donnola liberare un pipistrello; c'è guerra tra le donnole e gli uccelli". Il pipistrello: "Non sono un uccello, ma un topo". Il pipistrello convince la donnola e viene liberato. In seguito di nuovo il pipistrello cade per terra e viene preso da un'altra donnola; il pipistrello di nuovo cerca di accattivarsi la donnola, ma la donnola dice: "Sono una donnola e detesto i topi". Il pipistrello risponde: "Ma io sono un uccello, non un topo". Così viene di nuovo liberato: la polimorfia spesso è causa di salvezza.
(By Geppetto)
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θαυμαζω Λυκουργον τον νομοθετην την Λακεδαιμονιων και αυτον σοφον νομιζω· ο δε γαρ αυτοις τους νομους ετιθει... κορων και τα εκγονα ερρωμενα ειναι.
Ammiro Licurgo il legislatore degli Spartani e lo reputo saggio; egli infatti dava a loro leggi per portare la prosperità e realizzava questo non per imitare altre (città) ma per portare come esempio la sua patria. Riguardo la procreazione, per cominciare dall'inizio, mentre gli altri nutrono le donne sul punto di partorire sia con cibo misurato sia con piccola pietanza; esse invece o si astengono completamente dal vino o bevono con acqua. Come gli altri artisti fanno vita sedentaria così le ragazze rispetto agli altri sono costrette a stare ferme mentre lavorano la lana. Come è possibile che queste ragazze così allevate partoriscano bambini forti? Licurgo pensò che mentre le schiave erano capaci di fornire vestiti, invece per le libere era conveniente la procreazione e perciò ordinò che esse rendessero forte il corpo con lotte e corse sportive dato che pensava che da ragazze forti ci sono figli forti.
(By Stuurm)
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Δαφνις ο μεν νεανιας υπο τη ελατη καθεζεται και συρριττει και αμα την αγελην επισκοπεει, Χλοη η κορη πλησιον... αλλα υπο της επιθυμιας φλεγεται.
Il giovane Dafni si sedie sotto la quercia e suona lo zolfo e nel contempo osserva il gregge, Cloe la fanciulla si siede vicino e guarda il gregge ed il giovane. Costui alla fanciulla sembra bello e ritiene che la causa della bellezza sia la (sua) arte musicale e dice: "Questo giovane è bello", suona bene e io voglio suonare, così posso mostrarmi bella al giovane. Cloe convince il giovane a lavarsi nella fonte e quando vede il giovane nudo, si innamora del giovane. Subito il disgusto possiede l'animo della fanciulla, e la fanciulla non si preoccupa più del cibo, di notte la guida l'insonnia non si preoccupa più del gregge; ora ride, ora piange, poi dorme poi improvvisamente si sveglia. C'è pallore ma s'infiamma dal desiderio.
(By Vogue)
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Οι Αγυπτιοι αμα τω ουρανω ετερω και τω ποταμω, μη τα αυτα ....ουκ αναγκη εστι τρεφειν τους τοκεας, ταις δε παρθενοις αναγκη εστι καιπερ μη βουλομεναις.
Gli Egiziani, con il cielo (=il clima) e con il fiume differenti che non si presentano nello stesso modo come per gli altri fiumi non hanno le stesse leggi degli altri. Fra gli egiziani le donne frequentano il mercato e commerciano, gli uomini lavorano il telaio a casa e mentre gli altri tessono spingendo in su la trama, gli Egiziani la spingono in giù. Gli uomini portano i pesi sulla testa, le donne sulle spalle. Le donne orinano erette gli uomini stando seduti. Soddisfano i bisogni in casa e mangiano fuori in strada ritenendo che le necessità sconvenienti bisogna farle in luoghi appartati, mentre le cose convenienti (ritengono che bisogna farle) pubblicamente. Non è necessario per i figli maschi che non lo vogliono mantenere i genitori mentre a figli e figlie è obbligatoro (farlo) anche se (benchè) non lo vogliono.