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Come Catone educò suo figlio
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Ellenion
inizia così: γενομενου δε του παιδος ουδεν ην εργον ουτως αναγκαιον, ει μη τι δημοσιον, ως μη παρειναι τη γυναικι λουουση και σπαργανουση το βρεφος.
e finisce così: αλλα και τη κειρι πυξ παιειν και καυμα και ψυχος ανεχεσθαι και τα δινωδε και τραχυνοντα του ποταμου διανηχομενον αποβιαζεσθαι
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Le donne di Argo: il loro eroismo contro gli spartani
VERSIONE DI GRECO traduzione verso itaca
Έπεί δε Κλεομένης ό βασιλεύς των Σπαρτιατών πολλούς Άργείων άποκτείνας έβάδιζε προς 'Άργος, φόβος μέγιστος επέστησε ταϊς γυναιξί τόλμαν δαιμονίαν τοΰ άμύνεσθαι τούς πολεμίους υπέρ της πατρίδος. Ηγουμένης δέ της ποιήτριας και Μουσών θεραπευτοϋ, Τελεσίλλης, όπλα λαμβάνουσι και παρ επαλξιν ίστάμεναι κύκλω τα τείχη περιέστεψαν, ώστε θαυμάζειν τούς πολεμίους. Τον μέν ούν Κλεομένη, πολλών πεσόντων, άπεκρούσαντο* τον δ' έτερον βασιλέα Δημάρατον εντός της πόλεως γενόμενον και κατασχόντα τό Παμφυλιακόν έξέωσαν. Ούτω δέ της πόλεως περιγενομένης, τάς μέν πεσούσας έν τη μάχη τών γυναικών επί της όδοϋ της Άργείας έθαψαν, ταΐς δέ τον θάνατον φυγούσαις εδοσαν ίδρύσασθαι τον Ένυάλιον υπόμνημα της αυτών άριστείας.
Dopo che Cleomene, re degli spartani, dopo aver ucciso molti degli argivi, e andò ad argo, una grandissima paura suscitò nelle donne un singolare coraggio di allontanare i nemici in difesa della patria. Sotto il comando di Telesilla, la poetessa servitrice delle Muse, impugnarono le armi e stando in cerchio al riparo circondarono le mura, così da stupire i nemici. Dunque allontanarono Cleomene, poiché molti morirono, e cacciarono l'altro re. Demorato che era stato dentro la città e che aveva occupato Panifiliace. Così salvata la patria, seppellirono coloro che erano morte tra le donne per la strada Argia, mentre permisero a coloro che avevano evitato la morte di innalzare una statua di Ares in memoria della loro azione eroica.
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Cicerone è abbandonato da Ottaviano alla vendetta di Antonio
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro kata logon
Αὐξηθεὶς γὰρ ὁ νεανίας καὶ τὴν ὑπατείαν λαβών, Κικέρωνα μὲν εἴασε χαίρειν, Ἀντωνίῳ δὲ καὶ Λεπίδῳ φίλος γενόμενος καὶ τὴν δύναμιν εἰς τὸ αὐτὸ συνενεγκών, ὥσπερ ἄλλο τι κτῆμα τὴν ἡγεμονίαν ἐνείματο πρὸς αὐτούς, καὶ κατεγράφησαν ἄνδρες οὓς ἔδει θνῄσκειν ὑπὲρ διακοσίους. Πλείστην δὲ τῶν ἀμφισβητημάτων αὐτοῖς ἔριν ἡ Κικέρωνος προγραφὴ παρέσχεν, Ἀντωνίου μὲν ἀσυμβάτως ἔχοντος, εἰ μὴ πρῶτος ἐκεῖνος ἀποθνῄσκοι, Λεπίδου δ’ Ἀντωνίῳ προστιθεμένου, Καίσαρος δὲ πρὸς ἀμφοτέρους ἀντέχοντος. Ἐγίγνοντο δ’ αἱ σύνοδοι μόνοις ἀπόρρητοι περὶ πόλιν Βονωνίαν ἐφ’ ἡμέρας τρεῖς, καὶ συνῄεσαν εἰς τόπον τινὰ πρόσω τῶν στρατοπέδων, ποταμῷ περιρρεόμενον. Λέγεται δὲ τὰς πρώτας ἡμέρας διαγωνισάμενος ὑπὲρ τοῦ Κικέρωνος ὁ Καῖσαρ ἐνδοῦναι τῇ τρίτῃ καὶ προέσθαι τὸν ἄνδρα. Τὰ δὲ τῆς ἀντιδόσεως οὕτως εἶχεν. Ἔδει Κικέρωνος μὲν ἐκστῆναι Καίσαρα, Παύλου δὲ τἀδελφοῦ Λέπιδον, Λευκίου δὲ Καίσαρος Ἀντώνιον, ὃς ἦν θεῖος αὐτῷ πρὸς μητρός. Οὕτως ἐξέπεσον ὑπὸ θυμοῦ καὶ λύσσης τῶν ἀνθρωπίνων λογισμῶν, μᾶλλον δ’ ἀπέδειξαν ὡς οὐδὲν ἀνθρώπου θηρίον ἐστὶν ἀγριώτερον ἐξουσίαν πάθει προσλαβόντος.
TRADUZIONE n. 1
Infatti il giovane Ottaviano essendosi accresciuto in potenza e avendo preso il consolato, diede il ben servito a Cicerone, essendo diventato amico di Antonio e Lepido e avendo raccolto una grande potenza per ciò, si spartì il potere con loro come un qualunque possesso privato, e furono annotati i nomi degli uomini che dovevano morire a più di duecento. Il proclama di Cicerone provocò moltissime dispute con loro, Antonio sarebbe stato irriconciliabile, se questi non fosse morto per primo poiché Lepido patteggiava per Antonio mentre Cesare (Ottaviano) si opponeva ad entrambi. Soli tennero delle riunioni segrete vicino alla città di Bologna per 3 giorni, e i triumviri si riunirono in un luogo lontano dagli accampamenti che era circondato dal fiume. Si dice che Cesare avendo combattuto per i primi giorni per Cicerone, glielo consegnò all'indomani e lasciò andare l'uomo. Le cose riguardanti lo scambio andarono così. Cesare dovette sacrificare Cicerone ma Lepido suo fratello Paullo, Antonio sacrificò Lucio Cesare, che era per lui zio da parte di madre. Così furono rovesciati dal coraggio e dalla follia dei pensieri umani, mentre piuttosto mostrarono che nessuna belva è più feroce dell'uomo che guadagnò il potere con la passione.
traduzione n. 2 di altro utente
Quando il giovane (Ottaviano) divenne potente e assunse il consolato dette il benservito a Cicerone e alleandosi con Antonio e Lepido e unendo insieme alla loro la propria forza militare, ripartì il potere con loro come un qualsiasi altro bene personale e vennero proscritti più di 200 uomini che dovevano far morire. La proscrizione di Cicerone causò loro il più grande disaccordo sui punti controversi e poiché Antonio era irremovibile se quello non fosse stato ucciso per primo, Lepido stava dalla parte di Antonio mentre Cesare si opponeva ad entrambi. Gli incontri segreti avvennero tra loro solo presso la città di Bologna per tre giorni e si riunirono in un qualche luogo, lontano dagli accampamenti, attorno al quale scorreva un fiume. Si dice che dopo aver lottato in difesa di Cicerone i primi due giorni, Cesare mostrò segni di cedimento ed il terzo abbandonò quell'uomo. I patti dello scambio stavano così. Cesare doveva abbandonare Cicerone, Lepido (doveva abbandonare) suo fratello Paolo, Antonio (doveva abbandonare) Lucio Cesare che era suo zio per parte di madre. Così sotto l'effetto di un furore, rabbiosi si allontanarono dai sentimenti umani, o meglio, dimostrarono come nessuna bestia è più crudele dell'uomo quando unisce alla passione il potere.
traduzione n. 3 di altro utente
In quella occasione, quindi, più che in qualunque altra circostanza della sua vita, Cicerone, che pure era vecchio, si lasciò coinvolgere e abbindolare da un ragazzetto. Infatti, ne sostenne l'elezione a console e gli procacciò il favore del Senato. Ma gli amici lo misero sùbito sotto accusa e non passò molto che egli stesso si rese conto di essersi rovinato con le proprie mani e di aver compromesso la libertà del popolo.
Appena il giovane vide rafforzata la sua posizione e fu ufficialmente console, disse addio a Cicerone, strinse un'alleanza con Antonio e Lepido e unì alle loro le proprie forze, spartendo il potere come fosse un qualunque altro bene. Vennero, poi, proscritti quegli uomini che era meglio far sparire, in numero superiore a duecento.
La decisone più difficile da prendere, quella che creò i problemi maggiori fra i tre, riguardò Cicerone: Antonio non sarebbe sceso ad alcun accordo se quello non fosse stato il primo a morire, Lepido stava dalla parte di Antonio, mentre Cesare si opponeva ad entrambi.
La riunione, che rimase segreta perché vi parteciparono loro tre soli, si protrasse per tre giorni e si tenne nei pressi di Bologna. Si riunirono, infatti, in un luogo appartato, attorno al quale scorreva un fiume, lontano dagli accampamenti.
I primi due giorni Cesare si batté per Cicerone (così si racconta), ma al terzo mostrò segni di cedimento e abbandonò l'oratore alla sua sorte. Ci fu un vero e proprio compromesso, così articolato: Cesare dové sacrificare Cicerone, ma Lepido suo fratello Paullo, Antonio Lucio Cesare, che era suo zio per parte di madre.
Così rabbia e furore li tennero lontani da ogni ragione umana: o meglio, dimostrarono come nessuna bestia è più selvaggia dell'uomo quando a un'indole passionale si aggiunge il potere.
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Alessandro e Achille
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro la scuola della grecia
Τοιαύτῃ μὲν οὖν ὁρμῇ καὶ παρασκευῇ διανοίας τὸν Ἑλλήσποντον διεπέρασεν. Ἀναβὰς δ´ εἰς Ἴλιον, ἔθυσε τῇ Ἀθηνᾷ καὶ τοῖς ἥρωσιν ἔσπεισε. Τὴν δ´ Ἀχιλλέως στήλην ἀλειψάμενος λίπα, καὶ μετὰ τῶν ἑταίρων συναναδραμὼν γυμνὸς ὥσπερ ἔθος ἐστίν, ἐστεφάνωσε, μακαρίσας αὐτὸν ὅτι καὶ ζῶν φίλου πιστοῦ καὶ τελευτήσας μεγάλου κήρυκος ἔτυχεν. Ἐν δὲ τῷ περιϊέναι καὶ θεᾶσθαι τὰ κατὰ τὴν πόλιν ἐρομένου τινὸς αὐτόν, εἰ βούλεται τὴν Ἀλεξάνδρου λύραν ἰδεῖν, ἐλάχιστα φροντίζειν ἐκείνης ἔφη, τὴν δ´ Ἀχιλλέως ζητεῖν, ᾗ τὰ κλέα καὶ τὰς πράξεις ὕμνει τῶν ἀγαθῶν ἀνδρῶν ἐκεῖνος. Ἐν δὲ τούτῳ τῶν Δαρείου στρατηγῶν μεγάλην δύναμιν ἡθροικότων καὶ παρατεταγμένων ἐπὶ τῇ διαβάσει τοῦ Γρανικοῦ, μάχεσθαι μὲν ἴσως ἀναγκαῖον ἦν,
TRADUZIONE
Salito alla rocca di Troia per prima cosa sacrificò ad Atena e offrì libagioni agli eroi che vi erano sepolti, poi, dopo essersi spogliato e unto il corpo di olio grasso, insieme coi compagni girò nudo, di corsa, come vuole la tradizione, intorno al cippo di Achille, quindi vi pose sopra una corona dicendo che quell'eroe era stato fortunato perché da vivo aveva avuto un amico fedele e da morto un grande cantore della sua fama. Poi, mentre andava in giro per la città, ammirandone gli edifici e i monumenti, avendogli uno chiesto se desiderava vedere la cetra di Paride, rispose che non gli interessava affatto e che piuttosto avrebbe visto volentieri quella su cui Achille era solito celebrare le imprese gloriose degli eroi. . Nel frattempo i generali di Dario avevano raccolto un grande esercito che si trovava schierato sulle rive del fiume granico per combattere
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Incertezza e confusione in grecia all'arrivo di Serse
VERSIONE DI GRECO E TRADUZIONE
versione di greco da kata logon
Ξέρξου δὲ διὰ τῆς Δωρίδος ἄνωθεν ἐμβαλόντος εἰς τὴν Φωκίδα καὶ τὰ τῶν Φωκέων ἄστη πυρπολοῦντος οὐ προσήμυναν οἱ Ἕλληνες, καίπερ τῶν Ἀθηναίων δεομένων εἰς τὴν Βοιωτίαν ἀπαντῆσαι πρὸ τῆς Ἀττικῆς, ὥσπερ αὐτοὶ κατὰ θάλατταν ἐπ' Ἀρτεμίσιον ἐβοήθησαν. μηδενὸς δ' ὑπακούοντος αὐτοῖς, ἀλλὰ τῆς Πελοποννήσου περιεχομένων καὶ πᾶσαν ἐντὸς Ἰσθμοῦ τὴν δύναμιν ὡρμημένων συνάγειν, καὶ διατειχιζόντων τὸν Ἰσθμὸν εἰς θάλατταν ἐκ θαλάττης, ἅμα μὲν ὀργὴ τῆς προδοσίας εἶχε τοὺς Ἀθηναίους, ἅμα δὲ δυσθυμία καὶ κατήφεια μεμονωμένους. μάχεσθαι μὲν γὰρ οὐ διενοοῦντο μυριάσι στρατοῦ τοσαύταις· ὃ δ' ἦν μόνον ἀναγκαῖον ἐν τῷ παρόντι, τὴν πόλιν ἀφέντας ἐμφῦναι ταῖς ναυσίν, οἱ πολλοὶ χαλεπῶς ἤκουον, ὡς μήτε νίκης δεόμενοι μήτε σωτηρίαν ἐπιστάμενοι θεῶν τε ἱερὰ καὶ πατέρων ἠρία προϊεμένων.
traduzione n. 1
Serse intanto, lanciandosi da settentrione sulla Focide attraverso la Doride, incendiando le città dei Focesi, senza che i Greci corressero in loro difesa, sebbene gli Ateniesi facessero pressioni perché si corresse ad affrontare il nemico in Beozia a difesa dell’Attica, come loro erano corsi in aiuto per mare all’Artemisio. Ma nessuno dette loro ascolto, gli alleati saldamente presidiando il Peloponneso, tendevano a concentrare tutte le forze dentro l’Istmo e qui stavano costruendo una muraglia tra mare e mare. frattanto gli Ateniesi furono presi dall’ira per questo tradimento e l’invase lo scoraggiamento e la tristezza per essere rimasti isolati. A combattere contro un esercito di tante decine di migliaia non potevano pensare, dell’unica cosa che era possibile pensare in quella circostanza i più non volevano sentir parlare e poiché non cercavano una vittoria e non vedevano possibilità di salvezza abanndonando al nemico i templi degli dei e le tombe dei loro padri.
traduzione n. 2
Passando Serse prima per la regione Dorica, avendo invaso la Focide e incendiando le città dei Focesi, i Greci non prestarono aiuto sebbene gli Ateniesi pregassero che si giungesse in Beozia in difesa dell'Attica, come gli stessi accorsero in aiuto di Artemisio sul mare. Poichè nessuno prestava ascolto a quelli, circondando gli alleati il Peloponneso, affrettandosi a riunire tutto l'esercito dentro l'Istmo e fortificando con un muro l'Istmo da un mare all'altro, nello stesso tempo la collera per il tradimento e l'afflizione e l'umiliazione invadevano l'animo degli Ateniesi abbandonati. Infatti non avevano in mente di combattere contro una moltitudine così grande di soldati. Molti ascoltavano a fatica ciò che era necessario in quella circostanza, cioè di imbarcarsi sulle navi dopo aver abbandonato la città come se i più stessero abbandonando i templi degli dei e i sepolcri dei padri, non chiedendo la vittoria né conoscendo la salvezza.