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Agguato a Cesare
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE
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Entrato Cesare, il senato si alzò in piedi in segno di ossequio, gli uni dei seguaci di Bruto si disposero in cerchio dietro alla sua sedia, gli altri gli andarono incontro come per unire le loro preghiere a quelle di Tullio Cimbro, che supplicava per il fratello esiliato, e così lo pregavano tutti insieme seguendolo fino alla sedia. Siccome, sedutosi, cercava di respingere le preghiere e poiché quelli insistevano con maggiore vigore si irritò contro ciascuno, Tullio avendo afferrato la sua toga con entrambe le mani, la tirava giù dal collo: questo atto era il segnale convenuto della congiura. Per primo Casca con un pugnale gli vibrò un colpo alla gola, non mortale né profondo ma, com'è naturale, sconvolto nel principio della grande impresa, giratosi anche Cesare, afferrò e tenne fermo il pugnale. Insieme allora in qualche modo gridarono, il ferito in latino: "Che cosa fai, empissimo Casca?" e il feritore in greco al fratello: "Fratello, portami aiuto.
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Gli ultimi giorni di Silla
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Ellenisti
TRADUZIONE n. 1
Silla non solo previde la sua morte, ma in qualche modo ha anche scritto riguardo ad essa. Terminò infatti di scrivere il ventiduesimo dei Commentarii due giorni prima che morì (lett: moriva) E dice che i Caldei gli avevano preannunciato che poiché aveva vissuto decorosamente, bisognava (lett: bisogna) che morisse durante il culmine dei buoni successi, e dice anche che suo figlio (lett: il figlio di lui) che era morto poco prima di Metella (gli) apparisse nei sogni in una veste semplice, e che si era posto accanto a lui (lett: essendosi posto accanto) a che aveva domandato al padre di smettere di preoccuparsi (lett: di cessare le preoccupazioni), andando invece insieme a lui dalla madre Metella a vivere con lei, in pace e senza cura.
TRADUZIONE n. 2
Silla non solo previde la sua morte, ma ha anke scritto in qualche modo su quella. Infatti terminò di scrivere il 22esimo libro delle su memorie 2 giorni prima di morire, e dice che i Caldei gli avessero annunciato che era necessario che lui, che aveva vissuto decorosamente, morisse al culmine dei suoi successi, dice anche che suo figlio, morto poco prima di metello, gli apparisse nei sogni presentandosi in una veste semplice, e chiedendo al padre di togliersi dalle preoccupazioni e andando in pace con lui dalla madre metello, di vivere con lei senza cura.
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Un corvo incita Cicerone alla fuga
Versione grecoPlutarco
Questa versione è diversa a seconda del libro di testo scolastico per questo trovate più traduzioni

TRADUZIONE N. 1
Cicerone venendo a sapere in cuor suo sia molte cose sconvolgenti e sia la decisione avversa affidò ai servi per raggiungere Gaeta con una navigazione avendo dei poderi e un rifugio vantaggioso, nella stagione dell'estate, quando dei venti periodici soffiarono più dolcemente. Una zona ha un tempio di apollo un pò al di sopra del mare. Di qui i corvi stretti insieme e in massa con uno strepito si rivolgono alla nave di Cicerone che si muoveva verso la terra e diffondendosi sulla vela dall'una e dall'altra parte alcuni gridavano altri beccavano e l'estremità di ciò che si srotola e sembrava a tutti che fosse un segno malvagio. Cicerone sbarcò ed entrò in casa, si stese per riposare. molti dei corvi si posarono sulla finestra gridando in modo chiassoso.
Traduzione n. 2
Cicerone poiché aveva in mente molti turbamenti e decisioni mutevoli, consegnò se stesso ai domestici per trasferirsi verso Gaeta attraverso la navigazione, poiché aveva là una villa e un rifugio piacevelo per la stagione estiva, quando i venti etesi molto soavemente soffiano. Il luogo ha anche un piccolo tempio dedicato ad Apollo sul mare. Di li essendosi sollevati i corvi insieme, si avvicinarono gracchiando alla nave di Cicerone che si spingeva verso terra e occupando da entrambi i lati l'albero maestro alcuni gridavano, altri tagliavano l'estremità della corda, e sembrava a tutti che fosse un segnale sfortunato. Dunque Cicerone sbarcò, ed essendo giunto presso la villa, si stese per riposarsi. Molti tra i corvi si posarono su un davanzale stridendo tumultuosamente, e uno scendendo sul letto di Cicerone che si copriva portava via il mantello con il becco.
Traduzione da altro libro testo diverso
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L'educazione è il bene supremo VERSIONE DI GRECO di Plutarco TRADUZIONE dal libro Sophia
inizio: και δυο τα παντων εστι κυριωτατα εν ανθρωπινη φυσει. . fine: ου δηται ειπε, πολεμος γαρ ου λαφυραγωγει αρετην.
καὶ δύο τὰ πάντων ἐστὶ κυριώτατα ἐν ἀνθρωπίνῃ φύσει, νοῦς καὶ λόγος. καὶ ὁ μὲν νοῦς ἀρχικός ἐστι τοῦ λόγου, ὁ δὲ λόγος ὑπηρετικὸς τοῦ νοῦ, τύχῃ μὲν ἀνάλωτος, συκοφαντίᾳ δ' ἀναφαίρετος, νόσῳ δ' ἀδιάφθορος, γήρᾳ δ' ἀλύμαντος. μόνος γὰρ ὁ νοῦς παλαιούμενος ἀνηβᾷ, καὶ ὁ χρόνος τἄλλα πάντ' ἀφαιρῶν τῷ γήρᾳ προστίθησι τὴν ἐπιστήμην. ὅ γε μὴν πόλεμος χειμάρρου δίκην πάντα σύρων καὶ πάντα παραφέρων μόνην οὐ δύναται παιδείαν παρελέσθαι. καί μοι δοκεῖ Στίλπων ὁ Μεγαρεὺς φιλόσοφος ἀξιομνημόνευτον ποιῆσαι ἀπόκρισιν, ὅτε Δημήτριος ἐξανδραποδισάμενος τὴν πόλιν εἰς ἔδαφος κατέβαλε καὶ τὸν Στίλπωνα ἤρετο μή τι ἀπολωλεκὼς εἴη. καὶ ὅς "οὐ δῆτα, " εἶπε, "πόλεμος γὰρ οὐ λαφυραγωγεῖ ἀρετήν. "
Nella natura umana due sono in assoluto gli elementi più importanti: intelletto e parola. L'intelletto è signore della parola e la parola è al servizio dell'intelletto: è inespugnabile dalla sorte, inattaccabile dalla calunnia, indenne dalla malattia, al riparo dai guasti della vecchiaia, perché solo l'intelletto invecchiando ringiovanisce e il tempo, che porta via ogni altra cosa, alla vecchiaia aggiunge invece la saggezza. La guerra, che come un torrente impetuoso tutto travolge e tutto trascina, solo l'educazione non riesce a predare. Memorabile mi sembra la risposta data dal filosofo Stilpone di Megara a Demetrio, che aveva preso e raso al suolo la sua città: quando chiese a Stilpone se avesse perduto qualcosa di suo: «No di certo! - si sentì rispondere - La guerra non depreda la virtù». In pieno accordo e sintonia con questa appare anche la replica di Socrate a Gorgia, che gli aveva domandato, se ben ricordo, che opinione avesse del Gran Re e se lo considerava felice: «Non ho idea - fu la sua risposta - di come stia quanto a virtù ed educazione»
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Inizio della guerra di Spartaco
VERSIONE DI GRECO
TRADUZIONE
Λέντλου τινὸς Βατιάτου μονομάχους ἐν Καπύῃ τρέφοντος, ὧν οἱ πολλοὶ Γαλάται καὶ Θρᾷκες ἦσαν, ἐξ αἰτιῶν οὐ πονηρῶν, ἀλλ´ ἀδικίᾳ τοῦ πριαμένου συνειρχθέντες ὑπ´ ἀνάγκης ἐπὶ τῷ μονομαχεῖν, ἐβουλεύσαντο μὲν διακόσιοι φεύγειν, γενομένης δὲ μηνύσεως οἱ προαισθόμενοι καὶ φθάσαντες ὀγδοήκοντα δυεῖν δέοντες ἔκ τινος ὀπτανείου κοπίδας ἀράμενοι καὶ ὀβελίσκους ἐξεπήδησαν. Ἐντυχόντες δὲ κατὰ τὴν ὁδὸν ἁμάξαις ὅπλα κομιζούσαις μονομάχων εἰς ἑτέραν πόλιν, ἀφήρπασαν καὶ ὡπλίσαντο, καὶ τόπον τινὰ καρτερὸν καταλαβόντες, ἡγεμόνας εἵλοντο τρεῖς, ὧν πρῶτος ἦν Σπάρτακος, ἀνὴρ Θρᾷξ τοῦ Μαιδικοῦ γένους, οὐ μόνον φρόνημα μέγα καὶ ῥώμην ἔχων, ἀλλὰ καὶ συνέσει καὶ πρᾳότητι τῆς τύχης ἀμείνων καὶ τοῦ γένους ἑλληνικώτερος.
TRADUZIONE
Venendo mantenuti gladiatori a Capua da un certo Lentulo Batiato, dei quali la maggior parte erano Galli e Traci, ed essendo quelli tenuti là rinchiusi a forza, non per una loro azione malvagia, ma unicamente per l'ingiustizia del loro padrone, il quale li riservava per farli duellare fra loro, venne che duecento di essi si ammutinarono e deliberarono di fuggire. Venutosi però a scoprire la trama, settant'otto, presentendo ciò, provvedutisi e armatisi di coltelli e di schiodini trovati in una cucina, balzarono fuori dalla città prima d'essere pervenuti. Abbattutisi poi per strada in carri che trasportavano armi da gladiatori in un'altra città, le presero e si armarono di esse. Quindi avendo occupato un certo sito assai forte, elessero fra loro tre candidati, il primo dei quali fu Spartaco, nato in Tracia di condizione pastorale, e non solamente fornito di grande coraggi e robustezza, ma inoltr di senno e di piacevolezza che più non si cinveniva alla sua fortuna, ed aveva insomma costumi propri di un greco più assai che di un barbaro. Si dice che la prima volta che venne costui menato a Roma per vederlo, gli fu visto, mentre dormiva, un dragone attorcigiato intorno alla faccia; e che sua moglie, ch'era della sua stessa nazione, ed era indovina, e ispirata e agiata da Bacco nelle sue sacre feste, disse che quello era un segno che (dinotava).