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Οὐ τοίνυν ἄξιον οὐδὲ τὴν τῶν σωμάτων ἀγωνίαν παρορᾶν, ἀλλὰ πέμποντας ἐς παιδοτρίβου τοὺς παῖδας ἱκανῶς ταῦτα διαπονεῖν, ἅμα μὲν τῆς τῶν σωμάτων εὐρυθμίας ἕνεκεν, ἅμα δὲ καὶ πρὸς ῥώμην· καλοῦ γὰρ γήρως θεμέλιος ἐν παισὶν ἡ τῶν σωμάτων εὐεξία. καθάπερ οὖν ἐν εὐδίᾳ τὰ πρὸς τὸν χειμῶνα προσῆκε παρασκευάζειν, οὕτως ἐν νεότητι τὴν εὐταξίαν καὶ τὴν σωφροσύνην ἐφόδιον εἰς τὸ γῆρας ἀποτίθεσθαι. οὕτω δὲ δεῖ ταμιεύεσθαι τὸν τοῦ σώματος πόνον, ὡς μὴ καταξήρους γινομένους πρὸς τὴν τῆς παιδείας ἐπιμέλειαν ἀπαγορεύειν· κατὰ γὰρ Πλάτωνα ὕπνοι καὶ κόποι μαθήμασι πολέμιοι. καὶ τί ταῦτα; ἀλλ' ὅπερ πάντων ἐστὶ κυριώτατον τῶν εἰρημένων σπεύδω λέγειν. πρὸς γὰρ τοὺς στρατιωτικοὺς ἀγῶνας τοὺς παῖδας ἀσκητέον ἐν ἀκοντισμοῖς αὐτοὺς καταθλοῦντας καὶ τοξείαις καὶ θήραις. "τὰ" γὰρ "τῶν ἡττωμένων" ἐν ταῖς μάχαις "ἀγαθὰ τοῖς νικῶσιν ἆθλα πρόκειται. "
Dunque non giusto nemmeno trascurare (παροράω, inf. pres παροράω) l'esercizio dei corpi, ma è conveniente, mandando i fanciulli dagli insegnanti di ginnastica, fare esercizi contemporaneamente per l'armonia dei corpi e per la forza. Infatti, il fondamento di una buona vecchiaia in tutti è la buona salute dei corpi. Quando il tempo è bello si devono predisporre le difese contro quello cattivo: così nella giovinezza conviene mettere in serbo la disciplina e la temperanza come viatico per la vecchiaia. Lo sforzo fisico, però, deve essere regolato in modo che i ragazzi non ne escano stremati e non siano più in grado di sostenere l'impegno richiesto dallo studio. Sonno e stanchezza sono per Platone nemici dell'apprendimento. Perché dico questo? Perché sono ansioso di toccare il punto più importante di tutto questo discorso: bisogna addestrare i ragazzi in vista delle fatiche militari, allenandoli nel lancio dei giavellotti, nel tiro con l'arco e nella caccia, perché in battaglia "i beni dei vinti sono premi offerti ai vincitori".
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Utilità del silenzio
versione greco Plutarco traduzione
libro Anthropon odoi pag 255 n 305
Το τοίνυν της γλώττης κρατείν (περί τούτου γάρ, ώνπερ συνεβούλευσά, λοιπόν εστίν ειπείν) εϊ τις μικρόν και φαΰλον ύπείληφε, πλείστον διαμαρτάνει της αληθείας. Σοφόν γάρ εύκαιρος σιγή και παντός λόγου κρειττον. Και δια τοΰτό αοι δοκει τάς μυστηριώδεις τελετάς οι παλαιοί κατέδειξαν1, ΐν εν ταύταις σιωπάν έθισθέντες επί τήν των ανθρωπίνων μυστηρίων πίστιν τον από των θείων φόβον μεταφέρωμεν. Και γάρ αυ σιωπήσας μεν ουδείς μετενόησε, λαλήσαντες δε ταμπληθεΐς. Και τό μεν σιγηθέν έξειπειν ράδιον, το δε ρηθέν άναλαβεΐν αδύνατον. Μύριους δ' έγωγ' οΐδ' άκουσας ταις μεγίσταις συμφοραΐς τεριπεσόντας διά τήν της γλώττης άκρασίαν.
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Intanto ti consigliamo il passo originale: poco cambia
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Vlerio Flacco e Catone
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro n. p
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Valerio Flacco aveva campi che erano adiacenti a quelli di Catone: venne a sapere del suo lavoro fatto di persona e il suo tenore di vita dai servi, che spiegavano che di buon mattino andava in piazza e aiutava coloro che chiedevano, poi ritornava al podere, nella stagione d'inverno avendo una tunica senza maniche, d'estate nudo, e lavorando con i servi mangiava il medesimo cibo stando seduto insieme e beveva il medesimo vino, apprendendo sia un'altra grande sua morigeratezza e moderazione, lo chiamò a pranzo. In seguito a ciò avendo avuto rapporti con lui e avendo compreso il carattere educato e brillante del giovane, lo indirizzò e lo persuase a dedicarsi alla vita politica a Roma.
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Alcuni detti di Leonida
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro n. p
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il testo originale in greco è allegato a questo messaggio, mentre la traduzione in italiano è la seguente:
Alcuni detti di Leonida
Leonida, dicendo gli Efori che portava poca gente alle Termopili, disse: "Verso quale opera noi andiamo?". E ridicendo loro se egli avesse intenzione di compiere un’altra impresa, disse: "Ho intenzione, nell’apparenza del discorso (traslato: apparentemente), di bloccare il passaggio ai barbari, ma in verità (sottointeso: ho intenzione di) morire per la salvezza dei Greci. ". Dicendo un tale: "Per la moltitudine delle frecce dei barbari non vedremo il sole. ", rispose: "E dunque (sottointeso: é) molto meglio (sottointeso: così), (sottointeso: infatti) combatteremo felicemente con loro all’ombra. ". Avendogli scritto Serse: "Tu potrai facilmente essere il monarca della Grecia senza contrastare gli Iddii, ma combattendo in mia compagnia (traslato: insieme a me). ", riscrisse così: "Se tu sapessi in cosa consiste il bene della vita umana, ti priveresti del desiderio di godere di quelle d’altri; e quanto a me, preferisco morire per la Grecia, che comandare tutti quelli della mia nazione. ". Avendogli di nuovo scritto Serse: "Mandami l’armi. ", rispose: "Vieni, e prendile. ".
Plutarco
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Il messaggio di Cesare a Roma dopo aver
sconfitto Farnace re del Ponto
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro i greci e noi
Ο Καισαρ, τὴν Κλεοπάτραν βασιλεύουσαν Αἰγύπτου καὶ μικρὸν ὕστερον ἐξ αὐτοῦ τεκοῦσαν υἱόν, ὃν Ἀλεξανδρεῖς Καισαρίωνα προσηγόρευον, ὥρμησεν ἐπὶ Συρίας. Κἀκεῖθεν ἐπιὼν τὴν Ἀσίαν, ἐπυνθάνετο Δομίτιον μὲν ὑπὸ Φαρνάκου τοῦ Μιθριδάτου παιδὸς ἡττημένον ἐκ Πόντου πεφευγέναι σὺν ὀλίγοις, Φαρνάκην δὲ τῇ νίκῃ χρώμενον ἀπλήστως, καὶ Βιθυνίαν ἔχοντα καὶ Καππαδοκίαν, Ἀρμενίας ἐφίεσθαι τῆς μικρᾶς καλουμένης, καὶ πάντας ἀνιστάναι τοὺς ταύτῃ βασιλεῖς καὶ τετράρχας. εὐθὺς οὖν ἐπὶ τὸν ἄνδρα τρισὶν ἤλαυνε τάγμασι, καὶ περὶ πόλιν Ζῆλαν μάχην μεγάλην συνάψας αὐτὸν μὲν ἐξέβαλε τοῦ Πόντου φεύγοντα, τὴν δὲ στρατιὰν ἄρδην ἀνεῖλε· καὶ τῆς μάχης ταύτης τὴν ὀξύτητα καὶ τὸ τάχος ἀναγγέλλων εἰς Ῥώμην πρός τινα τῶν φίλων Μάτιον ἔγραψε τρεῖς λέξεις· „ἦλθον, εἶδον, ἐνίκησα
TRADUZIONE
Cesare mosse verso la Siria, lasciando sul trono d'Egitto Cleopatra, la quale poco dopo gli diede un figlio, che gli Alessandrini chiamarono Cesarione. . Passato quindi in Asia, venne a sapere che Domizio, sconfitto da Farnace, figlio di Mitridate, era fuggito dal Ponto con pochi compagni e che Farnace, non pago di quella vittoria, dopo che s'era impadronito della Bitinia e della Cappadocia, mirava alla cosiddetta Piccola Armenia, sobillando tutti i re e i principi della regione. Perciò mosse subito contro di lui con tre legioni e dopo averlo vinto in battaglia presso Zela lo costrinse a sloggiare dal Ponto e distrusse tutto il suo esercito. Per dare un'idea della rapidità con cui aveva condotto questa spedizione scrisse a Mazio, un suo amico di Roma, queste tre sole parole: "Veni, vidi, vici"