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FABRIZIO E PIRRO
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Kleides
TRADUZIONE
Dopo che Fabrizio aveva preso il potere un uomo andò al suo accampamento portandogli una lettera nella quale il medico del re scrisse promettendo che avrebbe ucciso Pirro con dei veleni se fosse stato ricompensato con dei soldi per aver fatto finire la guerra senza pericolo. Fabrizio, arrabbiandosi per l´ingiustizia dell´uomo, inviò una lettera a Pirro, esortandolo a stare attento al complotto. Nella lettera c´era scritto così: - Gaio Fabrizio e Quinto Emilio, eccellenti fra i romani, mandano saluti al re Pirro. Non sembri essere un bravo giudice ne nello scegliere gli amici ne i nemici. Dalla lettera che ci sarà mandata si saprà che combatti contro gli uomini giusti e coraggiosi e hai fiducia in quelli ingiusti e cattivi. Ma noi non denunciamo queste cose per nostro piacere, ma affinché la tua vicenda non ci arrechi discredito e affinché non dia l´impressione che noi facciamo la guerra con l´inganno.
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LE ARGUTE RISPOSTE DEI GINNOSOFISTI
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Taxis
Τῶν δὲ Γυμνοσοφιστῶν τοὺς μάλιστα τὸν Σάββαν ἀναπείσαντας ἀποστῆναι καὶ κακὰ πλεῖστα τοῖς Μακεδόσι παρασχόντας λαβὼν δέκα, δεινοὺς δοκοῦντας εἶναι περὶ τὰς ἀποκρίσεις καὶ βραχυλόγους, ἐρωτήματα προὔθηκεν αὐτοῖς ἄπορα, φήσας ἀποκτενεῖν τὸν μὴ ὀρθῶς ἀποκρινάμενον πρῶτον, εἶτ’ ἐφεξῆς οὕτω τοὺς ἄλλους· ἕνα δὲ τὸν πρεσβύτατον ἐκέλευσεν ἐπικρίνειν. ὁ μὲν οὖν πρῶτος ἐρωτηθείς, πότερον οἴεται τοὺς ζῶντας εἶναι πλείονας ἢ τοὺς τεθνηκότας, ἔφη τοὺς ζῶντας· οὐκέτι γὰρ εἶναι τοὺς τεθνηκότας. ὁ δὲ δεύτερος, πότερον τὴν γῆν ἢ τὴν θάλατταν μείζονα τρέφειν θηρία, τὴν γῆν ἔφη· ταύτης γὰρ μέρος εἶναι τὴν θάλατταν. ὁ δὲ τρίτος, ποῖόν ἐστι ζῷον πανουργότατον, ὃ μέχρι νῦν, εἶπεν, ἄνθρωπος οὐκ ἔγνωκεν. ὁ δὲ τέταρτος ἀνακρινόμενος, τίνι λογισμῷ τὸν Σάββαν ἀπέστησεν, ἀπεκρίνατο, καλῶς ζῆν βουλόμενος αὐτὸν ἢ καλῶς ἀποθανεῖν. ὁ δὲ πέμπτος ἐρωτηθείς, πότερον οἴεται τὴν ἡμέραν πρότερον ἢ τὴν νύκτα γεγονέναι, τὴν ἡμέραν, εἶπεν, ἡμέρᾳ μιᾷ· καὶ προσεπεῖπεν οὗτος, θαυμάσαντος τοῦ βασιλέως, ὅτι τῶν ἀπόρων ἐρωτήσεων ἀνάγκη καὶ τὰς ἀποκρίσεις ἀπόρους εἶναι. μεταβαλὼν οὖν τὸν ἕκτον ἠρώτα, πῶς ἄν τις φιληθείη μάλιστα· ἂν κράτιστος ὤν, ἔφη, μὴ φοβερὸς ᾖ. τῶν δὲ λοιπῶν τριῶν ὁ μὲν ἐρωτηθείς, πῶς ἄν τις ἐξ ἀνθρώπου γένοιτο θεός, εἴ τι πράξειεν, εἶπεν, ὃ πρᾶξαι δυνατὸν ἀνθρώπῳ μὴ ἔστιν· ὁ δὲ περὶ ζῳῆς καὶ θανάτου, πότερον ἰσχυρότερον, ἀπεκρίνατο τὴν ζῳήν, τοσαῦτα κακὰ φέρουσαν. ὁ δὲ τελευταῖος, μέχρι τίνος ἂν ἄνθρωπον καλῶς ἔχοι ζῆν, μέχρι οὗ μὴ νομίζει τὸ τεθνάναι τοῦ ζῆν ἄμεινον.
TRADUZIONE
Alessandro avendo preso tra i ginnosofisti coloro che avevano maggiormente convinto Sabba a ritirarsi e i primi 10 che si arresero ai Macedoni, poiché avevano l'apparenza di essere terribili anche per le risposte, pose loro delle domande, dopo aver detto che avrebbe ucciso per primo chi non avrebbe risposto, poi gli altri; esortò quello più vecchio a giudicare. Al primo fu chiesto se pensava ci fossero più vivi o più morti, rispose più vivi; infatti i morti non c'erano. Al secondo chi nutrisse più animali tra la terra ed il mare; rispose la terra; in quanto parte di essa occupa il mare. Al terzo di che natura fosse l'animale più nobile fino ad allora, disse, "l'uomo non lo conobbe". Al quarto chiesto per quale motivo spinse Sabba alla rivolta, rispose, perché desiderava vivere o morire felicemente. Al quinto se fosse nato prima il giorno o la notte, rispose il giorno; prima il giorno, e questo inoltre mentre il re guardava con meraviglia, aggiunse che alla necessità di domande difficili corrispondeva a risposte difficili. Rivolgendo dunque la sesta domanda, chiese come potesse essere amato meglio se fosse più forte, rispose, se non fosse più temibile. Chiesto a uno dei tre rimanenti, in che modo qualcuno da uomo sarebbe potuto diventare Dio, (rispose) se facesse qualcosa che un uomo non può fare. Riguardo la vita e la morte, quale delle due fosse più forte, rispose la vita, che porta tanti mali. L'ultimo chiestogli fino a che punto un uomo potesse vivere bene, (rispose) finchè non preferisse morire piuttosto che vivere.
Altra proposta di traduzione
Un satrapo indiano, di nome Sabba, si era ribellato dietro istigazione dei Gimnosofisti, i quali avevano procurato ai Macedoni gravissimi danni. Alessandro ne fece arrestare dieci, e poiché si diceva che questi sapienti fossero molto abili e concisi nelle risposte pose loro alcuni quesiti assurdi, avvertendoli che avrebbe fatto uccidere il primo che non avesse dato la risposta giusta e poi via via tutti gli altri.
Dopo avere ordinato al più anziano di fare da giudice, chiese al primo:
«Sono più numerosi i vivi o i morti?».
«I vivi, poiché i morti non ci sono più».
Poi domandò al secondo:
«Ci sono animali più grossi sulla terra o nel mare?».
«Sulla terra», rispose quello, «poiché il mare non è che una parte di essa».
Al terzo chiese:
«Qual è l'animale più furbo?».
«Quello che l'uomo non è ancora riuscito a conoscere».
«E tu, perché hai spinto Sabba a ribellarsi?», domandò al quarto.
«Volevo o che vivesse nobilmente o che nobilmente morisse».
Poi chiese al quinto:
«Secondo te, è nato prima il giorno, o la notte?».
«Nel primo giorno il giorno».
«Ma questa è una risposta assurda!», esclamò stupito Alessandro.
«Domande assurde richiedono per forza risposte assurde».
Il re chiese quindi al sesto:
«Cosa si deve fare per essere molto amati?».
«Essere potenti senza ispirare timore».
Restavano tre brahmani. Alessandro pose a ciascuno una domanda:
«Come si può da uomo diventare dio?».
«Facendo ciò che nessun uomo può fare».
«È più forte la vita o la morte?».
La vita, poiché sopporta un male così grande come la morte».
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FIDIA MUORE IN PRIGIONE
VERSIONE DI GRECO di Plutarco TRADUZIONE
dal libro L'ordine delle parole e l'abbraccio di Dafne
ἡ δὲ δόξα τῶν ἔργων ἐπίεζε φθόνῳ τὸν Φειδίαν, καὶ μάλισθ' ὅτι τὴν πρὸς Ἀμαζόνας μάχην ἐν τῇ ἀσπίδι ποιῶν αὑτοῦ τινα μορφὴν ἐνετύπωσε πρεσβύτου φαλακροῦ πέτρον ἐπῃρμένου δι' ἀμφοτέρων τῶν χειρῶν, καὶ τοῦ Περικλέους εἰκόνα παγκάλην ἐνέθηκε μαχομένου πρὸς Ἀμαζόνα. τὸ δὲ σχῆμα τῆς χειρός, ἀνατεινούσης δόρυ πρὸ τῆς ὄψεως τοῦ Περικλέους, πεποιημένον εὐμηχάνως οἷον ἐπικρύπτειν βούλεται τὴν ὁμοιότητα παραφαινομένην ἑκατέρωθεν. ὁ μὲν οὖν Φειδίας εἰς τὸ δεσμωτήριον ἀπαχθεὶς ἐτελεύτησε νοσήσας, ὡς δέ φασιν ἔνιοι, φαρμάκοις, ἐπὶ διαβολῇ τοῦ Περικλέους τῶν ἐχθρῶν παρασκευασάντων. τῷ δὲ μηνυτῇ Μένωνι γράψαντος Γλύκωνος ἀτέλειαν ὁ δῆμος ἔδωκε, καὶ προσέταξε τοῖς στρατηγοῖς ἐπιμελεῖσθαι τῆς ἀσφαλείας τοῦ ἀνθρώπου.
Ma la fama delle sue opere gravava su Fidia suscitando invidia soprattutto perché nell'effigiare sullo scudo la dea delle Amazzoni aveva inserita una rafffigurazione di se stesso come un vecchio calvo che con ambe le mani tiene sollevato un masso inoltre vi aveva messa una bella immagine di Pericle in lotta contro un'amazzone: La posizione della mano che protende una lancia dinzanzi agli occhi di Pericle è di grande abilità e vuole nascondere la somiglianza che comunque risulta evidente da ambe le parti. Fidia dunque fu incarcerato e morì in carcere di malattia alcuni dicono che fu avvelenato da nemici di Pericle che intendevano darne la responsabilità appunto a lui. Giaucone propose poi l'esenzione delle tasse per il delatore Menone e il popolo la concesse inoltre ordinò ai magistrati di garantirgli la sicurezza.
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ALESSANDRO SOFFRE PER I SUOI COMPAGNI
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Anthropoi
TRADUZIONE
VERSIONE INVIATA DA UN UTENTE DEL NOSTRO FORUM
DUNQUE SI DIRESSE VERSO DARIO COSICCHè COMBATTENDO DI NUOVO. PER L`INSEGUIMENTO DIFFICILE E LONTANO NUMEROSI CEDETTERO SOPRATTUTTO PER LA SICCITA`. QUI ALCUNI MACEDONI SI PRESENTARONO A LUI PRENDENDO L`ACQUA DAL FIUME NELLE BOTTI CON I MULI; E AVENDO VISTO ALESSANDRO, ESSENDO GIA` MEZZOGIORNO, AVENDO MALE DALLA SETE AVANZARONO VELOCEMENTE PER RIEMPIRE L`ELMO.
ALESSANDRO PRESE NELLE MANI L`ELMO; DOPO AVER GUARDATO INTORNO E OSSERVANDO INTORNO A SE TUTTI I CAVALIERI, QUELLO VEDENDO CHE TUTTI ABBASSARONO LE TESTE E CHE GUARDARONO VERSO LE BEVANDA, LA RESTITUI` NON BEVENDO, MA LODANDO GLI UOMINI DISSE: "SE SOLO BEVESSI, QUESTI SI SCORAGGERANNO". AVENDO VISTO LA SUA MODERAZIONE E NOBILTA` D`ANIMO I CAVAGLIERI GRIDARONO DI PROCEDERE E FRUSTARONO I CAVALLI; INFATTI DICEVANO NE` DI TROVARSI IN DIFFICOLTA`, NE` DI AVERE SETE NE` CREDERE DI ESSERE COMPLETAMENTE MORTALI, FINCHE` AVESSERO UN TALE RE.
P. S: ALCUNI DI QUESTI VERBI AL PASS. REMOTO LETTERALMENTE SONO IMPERFETTI
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FIDIA SI ATTIRA INVIDIA E DIFFAMAZIONE
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro L'abbraccio di Dafne PAGINA 167 N. 235
INIZIO 'Ο δὲ Φειδίας εἰργαζετο μὲν τῆς θεοῦ τὸ χρυσοῦν ἕδος, καὶ τούτου δημιουργὸς...
FINE ...εἶχε ταῶυας ὑφιέναι ταῖς γυναιξὶν αἷς ὁ Περικλῆς ἐπλησίαζε.
TRADUZIONE
E Fidia realizzava la statua d'oro della dea, e sulla base è stato scritto essere l'autore di questa; all'incirca ogni cosa era affidata a lui, e per tutti i lavori fu messo a capo per via dell'amicizia di Pericle. E questo portò all'uno invidia, all'altro calunnia, come se Fidia ospitasse per Pericle donne libere che andavano a visitare questo luogo. Avendo ricevuto la notizia i comici diffusero una grande rozzezza su di lui, screditando la moglie di Menippo, uomo amico e vice comandante e l'allevamento di uccelli di Perilampo, che essendo un amico di Pericle fu accusato di mandare in segreto pavoni alle donne con cui Pericle aveva rapporti.