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I CONGIURATI AGGREDISCONO CESARE
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Frasis
TRADUZIONE
Come Cesare entrò nell'aula, il Senato si alzò in piedi in segno di omaggio e subito una parte dei compagni di Bruto andarono a sistemarsi dietro il suo seggio mentre altri gli muovevano incontro, fingendo di unirsi alla supplica di Tillio Cimbro che lo pregava di richiamare dall'esilio il fratello; e così lo seguirono tutti sino al suo seggio. Sedutosi, egli respinse le loro suppliche e visto che insistevano con maggiore ostinazione s'irritò con ciascuno di loro. Allora Tillio con entrambe le mani gli afferrò la toga e gliela tirò giù dal collo: era il segnale. Il primo a colpirlo fu Casca, che gl'inferse una stilettata alla gola, non profonda, però, né mortale (era infatti agitato, essendo quello l'inizio dell'azione), tanto che Cesare afferrò il pugnale e tenendolo stretto gridò, in latino:
«Dannatissimo Casca, che fai?».
Contemporaneamente il feritore, volgendosi verso il fratello, in lingua greca esclamò:
«Fratello, aiutami!».
Questo l'inizio. Quelli che nulla sapevano della congiura erano sbigottiti e terrorizzati di fronte a ciò che accadeva, non osavano né fuggire né difenderlo, anzi, rimasero addirittura senza fiato
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ARCHIMEDE MUORE MENTRE I ROMANI OCCUPANO SIRACUSA
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Astrea
TRADUZIONE
Afflisse Marcello soprattutto la disgrazia di Archimede. Infatti questo si trovò a osservare qualcosa su un disegno geometrico nel modo che gli era solito e, dedicando sia l’attenzione che lo sguardo all’osservazione, non si accorse né dell’attacco dei Romani né della presa della città; quindi, anche se un soldato si era rivolto a lui e lo aveva esortato a seguirlo da Marcello, non voleva farlo prima di aver risolto il problema e di aver dato la dimostrazione; quello, adiratosi ed estratta la spada, lo uccise. Altri dunque dicono che il Romano armato di spada si mise subito ad ucciderlo, ma sebbene Archimede lo pregasse di ottenere un po’ di tempo in più poiché vedeva che ne aveva bisogno per non abbandonare incompiuto e irrisolto, quello, non curandosene, lo uccise.
Si concorda dunque sul fatto che Marcello si addolorò e allontanò l’assassino dell’uomo come un maledetto, e che, trovati i familiari (di Archimede) li onorò.
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I GALLI INVADONO L'ITALIA
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Greco Nuova Edizione
Οἱ δὲ Γαλάται τοῦ Κελτικοῦ γένους ὄντες ὑπὸ πλήθους λέγονται τὴν αὑτῶν ἀπολιπόντες, οὐκ οὖσαν αὐτάρκη τρέφειν πάντας, ἐπὶ γῆς ζήτησιν ἑτέρας ὁρμῆσαι· μυριάδες δὲ πολλαὶ γενόμενοι νέων ἀνδρῶν καὶ μαχίμων, ἔτι δὲ πλείους παίδων καὶ γυναικῶν ἄγοντες, οἱ μὲν ἐπὶ τὸν βόρειον Ὠκεανὸν ὑπερβαλόντες τὰ Ῥιπαῖα ὄρη ῥυῆναι καὶ τὰ ἔσχατα τῆς Εὐρώπης κατασχεῖν, οἱ δὲ μεταξὺ Πυρήνης ὄρους καὶ τῶν Ἄλπεων ἱδρυθέντες ἐγγὺς Σενώνων καὶ Βιτουρίγων κατοικεῖν χρόνον πολύν· ὀψὲ δ' οἴνου γευσάμενοι τότε πρῶτον ἐξ Ἰταλίας κομισθέντος, οὕτως ἄρα θαυμάσαι τὸ πόμα καὶ πρὸς τὴν καινότητα τῆς ἡδονῆς ἔκφρονες γενέσθαι πάντες, ὥστ' ἀράμενοι τὰ ὅπλα καὶ γενεὰς ἀναλαβόντες ἐπὶ τὰς Ἄλπεις φέρεσθαι καὶ ζητεῖν ἐκείνην τὴν γῆν ἣ τοιοῦτον καρπὸν ἀναδίδωσι, τὴν δ' ἄλλην ἄκαρπον ἡγεῖσθαι καὶ ἀνήμερον.
TRADUZIONE
Si dice che i Galli, popolo di stirpe celtica, per un eccessivo sviluppo demografico, abbandonassero la loro terra, insufficiente a nutrirli tutti, e si mettessero in cerca di un'altra terra. [Erano molte decine di migliaia di giovani guerrieri e conducevano seco un numero ancora maggiore di bambini e di donne. Pane di essi, valicati i monti Rifei, si spinsero verso l'Oceano settentrionale e occuparono le regioni estreme d'Europa. Altri, stanziatisi tra i monti Pirenei e le Alpi, vicino ai Sènoni e ai Biturigi, vi dimorarono a lungo. In seguito, avendo assaggiato il vino, allora per la prima volta portato lì dall'Italia, rimasero così entusiasti di quella bevanda e tutti impazzirono per la novità del piacere che essa dava, al punto che, imbracciate le armi e prese su le loro famiglie, mossero alla volta delle Alpi alla ricerca di quella terra che produceva tale frutto, ritenendo tutte le altre sterili e selvagge.
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La filotimia di Cesare
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Euloghia
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ALCIBIADE I
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Meletan - pag. 373 n. 121
TRADUZIONE
Sembra che la famiglia di Alcibiade abbia come capostipite dal principio Eurisace, il figlio di Aiace; da parte di madre, invece, egli era un Alcmeonide, in quanto nato da Dinomache, figlia di Megacle. Clinia, suo padre, condusse una battaglia navale in modo onorevole all'Artemisio con una trireme allestita a proprie spese; in seguito, morì combattendo contro i Beoti presso Coronea. Tutori di Alcibiade furono Pericle e Arifrone, figli di Santippo, e suoi parenti (lett. attigui/vicini per stirpe). 2 Si dice non male, che, per la sua fama, Alcibiade ottenne non poche cose/vantaggi dalla benevolenza e dall'affetto di Socrate verso di lui. Se certo di Nicia, di Demostene, di Lamaco, di Formione, di Trasibulo e di Teramene, pur essendo tutti uomini illustri del suo tempo (lett. con lui), di nessuno la madre ottenne per niente il nome. Invece di Alcibiade conosciamo anche la nutrice, per stirpe laconica, di nome Amicla, Zopiro, il precettore, dei quali l'uno lo raccontò Antistene, l'altro Platone.