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ALCIBIADE SEDUCE TIMEA MOGLIE DEL RE SPARTANO AGIDE
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
Τιμαίαν γάρ τήν Άγιδος γυναίκα τού βασιλέως στρατευομένου καί αποδημούντος ούτω διέφθειρεν, ώστε καί κύειν εξ Αλκιβιάδου καί μή αρνείσθαι, καί τεκούσης παιδίον άρρεν έξω μέν Λεωτυχίδην καλείσθαι, τό δ' εντός αυτού ψιθυριζόμενον όνομα πρός τάς φίλας καί τάς οπαδούς υπό τής μητρός Αλκιβιάδην είναι. τοσούτος έρως κατείχε τήν άνθρωπον. ο δ' εντρυφών έλεγεν ουχ ύβρει τούτο πράσσειν ουδέ κρατούμενος υφ' ηδονής, αλλ' όπως Λακεδαιμονίων βασιλεύσωσιν οι εξ αυτού
γεγονότες. ούτω πραττόμενα ταύτα πολλοί κατηγόρουν πρός τόν Άγιν. επίστευσε δέ τώ χρόνω μάλιστα, ότι σεισμού γενομένου φοβηθείς εξέδραμε του θαλάμου παρά τής γυναικός, είτα δέκα μηνών ουκέτι συνήλθεν αυτή, μεθ' ούς γενόμενον τον Λεωτυχίδην απέφησεν εξ αυτού μή γεγονέναι. καί διά τούτο τής βασιλείας εξέπεσεν ύστερον ο Λεωτυχίδης
TRADUZIONE
Sedusse infatti Timea moglie del re Agide mentre egli era lontano con l'esercito, costei concepì un figlio maschio e non negò che era di Alcibiade, quando lo generò (era un maschio) lo chiamava Leotichide in pubblico ma in casa davanti alle amiche e alla servitù lo vezzeggiava con il nome di Alcibiade tanto era presa dall'amore per lui. Egli orgogliosamente diceva che sicomportava in quel modo non per oltraggiare o perché si lasciasse vincere dalla passiano, ma perché su Sparta regnassero figlio suoi. Molti riferirono il fatto ad Agide. Egli però credette soprattutto al calcolo cronologico, durante un terremoto egli era uscito per paura di corsa dalla camera di sua moglie e per dieci mesi nn aveva avuto più rapporti con lei, era poi nato Leotichide ed egli affermò che non era suo figlio. Perciò in seguito Leotichide fu escluso dalla linea di successione.
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FABIO MASSIMO DIVENTA DITTATORE
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
Ὀ μεν στρατεγος Πομπωνιος, συναγαγων εις εκκλεσιαν τον δημου ου περιπλοκας ουδε παραγωγας, αλλ' αντικρυς εφη προσελθον· "Νενικημεθα, ω ανδρες Ρωμαιοι, μεγαλη μαχη και διεγθαρται το στρατοπεδον και Φλαμιονιος υπατος απολωλεν. Αλλα βουλευεσθε περι σωτεριας αυτων και ασφαλειασ". ουτος νεβ ουν τον λογον εμβαλων ωσπερ πνευμα εις πελαγος συνεταραξε τηυ πολιν, ουδ' εσταναι προς τοσαυτην εκπλεξιν οι λογισμοι και διαμενειν εδυναντο. παντες δ'εις μιαν γνωμην συνηχθησαν, ανυπευθυνου δεισθαι τα πραγματα μοναρχιας, ην δικτατοριαν καλουσιν, και του μεταχειριουμενου ταυτην ανθρυπτως και αδεως ανδρος· ε ιναι δε τουτον ενα Φαβιον Μαξιμον, ισορροπον εχοντα τω μεγεθει της αρχης και το φρονημα και το αξιωμα τουηθους, ηλικιας τε κατα τουτο γεγενημενον, εν ω συνεστηκεν ετι προς τα της ψυχης βουλευματα το σωμα τη ρωμη και συγκεκραται τω φρονιμω το θαρραλεον.
TRADUZIONE
Ma in questo caso il pretore Pomponio non appena ne ebbe notizia convocò il popolo in assemblea e senza far ricorso a giri di parole o ad abiguità venne a parlare apertamente. "O romani siamo stati vinti in una grande battaglia, l'esercito è stato distrutto e il console Flaminio è morto. Deliberate sulla vostra salvaezza e sicurezza" rivolgendo alla folla assai numerosa queste parole, quali fossero un vento che spira verso il mare, egli sconvolse la città: di fronte a tale sbigottimento i vari punti di vista non riuscivano a trovare un modo di concretizzarsi: tutti però vennero a questo convincimento: che la situazione richiedeva una magistratura assoluta che chiamano dittatura, e un uomo che la esercitasse senza paura e senza vacillare. Quest'uomo era Fabio massimo che aveva animo e Carattere pari alla gandezza della carica ed era in tale età in cui il corpo con la sua forza risponde ai voleri dello spirito e l'audacia si accompagna alla prudenza
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ALCUNE IMPRESE DI DEMETRIO POLIORCETE
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Saphenea
τῶν Ἀράβων τοὺς καλουμένους Ναβαταίους ὑπαγαγέσθαι πεμφθεὶς ὁ Δημήτριος, ἐκινδύνευσε μὲν εἰς τόπους ἀνύδρους ἐμπεσών, τῷ δὲ μὴ διαταραχθῆναι μηδ' ἐκπλαγῆναι καταπληξάμενος τοὺς βαρβάρους, λείαν τε λαβὼν πολλὴν καὶ καμήλους ἑπτακοσίας παρ' αὐτῶν ἀνεχώρησεν.
Ἐπεὶ δὲ Σέλευκος ἐκπεσὼν μὲν ὑπ' Ἀντιγόνου τῆς Βαβυλωνίας πρότερον, ὕστερον δ' ἀναλαβὼν τὴν ἀρχὴν δι' αὑτοῦ καὶ κρατῶν ἀνέβη μετὰ δυνάμεως τὰ συνοροῦντα τοῖς Ἰνδοῖς ἔθνη καὶ τὰς περὶ Καύκασον ἐπαρχίας προσαξόμενος, ἐλπίζων Δημήτριος ἔρημον εὑρήσειν τὴν Μεσοποταμίαν καὶ περάσας ἄφνω τὸν Εὐφράτην, εἰς τὴν Βαβυλῶνα παρεισπεσὼν ἔφθη, καὶ τῆς ἑτέρας ἄκρας -- δύο γὰρ ἦσαν -- ἐκκρούσας τὴν Σελεύκου φρουρὰν καὶ κρατήσας, ἰδίους ἐγκατέστησεν ἑπτακισχιλίους ἄνδρας. ἐκ δὲ τῆς χώρας ὅσα φέρειν ἢ ἄγειν ἠδύναντο τοὺς στρατιώτας ὠφελεῖσθαι καὶ λαμβάνειν κελεύσας, ἐπανῆλθεν ἐπὶ θάλασσαν
TRADUZIONE
Demetrio fu incaricato di sottomettere gli Arabi detti Nabatei. Dati i territori privi d'acqua in cui capitò, corse seri rischi ma non si lasciò impaurire né disorientare, finendo anzi per sgomentare i barbari. Si ritirò con molto bottino e settecento cammelli che ebbe da
loro. Poi, fu la volta di Seleuco. Antigono lo aveva una prima volta cacciato dalla Babilonia, ma questi poi aveva recuperato da solo la satrapia, che adesso era in mano sua. Si era quindi mosso con un esercito con l'intento di annettersi le popolazioni ai confini con l'India e i territori intorno al Caucaso. Demetrio attraversò subito l'Eufrate, sperando di trovar sguarnita la Mesopotamia, piombò su Babilonia prima che alcuno potesse fermarlo, si impadronì di una delle due rocche espellendone la guarnigione di Seleuco e vi insediò settemila dei suoi uomini. Ai soldati ordinò di far bottino e prendere ogni cosa che potessero portar via o razziare dalla regione poi se ne ritornò verso il mare.
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FABRIZIO E PIRRO
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Kata Logon
TRADUZIONE
Dopo che Fabrizio aveva preso il potere un uomo andò al suo accampamento portandogli una lettera nella quale il medico del re scrisse promettendo che avrebbe ucciso Pirro con dei veleni se fosse stato ricompensato con dei soldi per aver fatto finire la guerra senza pericolo. Fabrizio, arrabbiandosi per l´ingiustizia dell´uomo, inviò una lettera a Pirro, esortandolo a stare attento al complotto. Nella lettera c´era scritto così: - Gaio Fabrizio e Quinto Emilio, eccellenti fra i romani, mandano saluti al re Pirro. Non sembri essere un bravo giudice ne nello scegliere gli amici ne i nemici. Dalla lettera che ci sarà mandata si saprà che combatti contro gli uomini giusti e coraggiosi e hai fiducia in quelli ingiusti e cattivi. Ma noi non denunciamo queste cose per nostro piacere, ma affinché la tua vicenda non ci arrechi discredito e affinché non dia l´impressione che noi facciamo la guerra con l´inganno.
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ALESSANDRO E IL MEDICO FILIPPO VERSIONE DI GRECO di Plutarco TRADUZIONE dal libro Euloghia
Παρμενίων ἔπεμψεν ἐπιστολὴν ἀπὸ στρατοπέδου, διακελευόμενος αὐτῷ φυλάξασθαι τὸν Φίλιππον, ὡς ὑπὸ Δαρείου πεπεισμένον ἐπὶ δωρεαῖς μεγάλαις καὶ γάμῳ θυγατρὸς ἀνελεῖν Ἀλέξανδρον. ὁ δὲ τὴν ἐπιστολὴν ἀναγνοὺς καὶ μηδενὶ δείξας τῶν φίλων ὑπὸ τὸ προσκεφάλαιον ὑπέθηκεν. ὡς δὲ τοῦ καιροῦ παρόντος εἰσῆλθε μετὰ τῶν ἑταίρων ὁ Φίλιππος, τὸ φάρμακον ἐν κύλικι κομίζων, ἐκείνῳ μὲν ἐπέδωκε τὴν ἐπιστολήν, αὐτὸς δὲ τὸ φάρμακον ἐδέξατο προθύμως καὶ ἀνυπόπτως, ὥστε θαυμαστὴν καὶ θεατρικὴν τὴν ὄψιν εἶναι, τοῦ μὲν ἀναγινώσκοντος, τοῦ δὲ πίνοντος, εἶθ’ ἅμα πρὸς ἀλλήλους ἀποβλεπόντων οὐχ ὁμοίως, ἀλλὰ τοῦ μὲν Ἀλεξάνδρου φαιδρῷ τῷ προσώπῳ καὶ διακεχυμένῳ τὴν πρὸς τὸν Φίλιππον εὐμένειαν καὶ πίστιν ἀποφαίνοντος, ἐκείνου δὲ πρὸς τὴν διαβολὴν ἐξισταμένου, καὶ ποτὲ μὲν θεοκλυτοῦντος καὶ πρὸς τὸν οὐρανὸν ἀνατείνοντος τὰς χεῖρας, ποτὲ δὲ τῇ κλίνῃ περιπίπτοντος καὶ παρακαλοῦντος τὸν Ἀλέξανδρον εὐθυμεῖν καὶ προσέχειν αὐτῷ.
TRADUZIONE n. 1
Giunse dal campo una lettera di Parmenione che avvertiva Alessandro di guardarsi da Filippo perché -diceva - era stato corrotto da Dario con la promessa di grandi doni e della mano di sua figlia affinché appunto lo uccidesse. Alessandro lesse la lettera e senza mostrarla ad alcuno la pose sotto il cuscino, poi, quando entrò Filippo con gli amici, recando in mano la coppa con la pozione, la tirò fuori e gliela porse, senza dire una parola e senza manifestare il minimo sospetto, quindi, tranquillamente, bevve la medicina. Fu una scena bellissima, da teatro: uno leggeva, l'altro beveva. Poi si guardarono in viso, ma non con la stessa espressione: Alessandro col volto sereno e disteso mostrava fiducia e benevolenza nei confronti di Filippo, questi, invece, era fuori di sé per la calunnia di cui era stato vittima, e ora alzando le mani al ciclo chiamava gli dèi a testimoni della sua innocenza, ora si chinava sul letto esortando Alessandro a farsi coraggio e a fidarsi di lui.
Traduzione da altro libro altro testo greco stesso titolo
Alessandro, come è stato raccontato da Aristobalo, soffrì a causa di una malattia, altri dicono che dopo essersi gettato nel fiume Cidno nuotasse avendo desiderato di bagnarsi, essendo sudato e avendo caldo. si dice che Alessandro fu preso da convulsioni, febbri violente e una continua insonnia, e pare che gli altri medici non credevano che potesse vivere. Il medico Filippo di Acarnaia che frequentava Alessandro e che era considerato senza dubbio, stimato nelle cose riguardanti la medicina e che per il resto non era minore nell'esercito, desiderava disintossicare Alessandro con un farmaco, e dicono che questo gli chiese di purgarlo.