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CESARE E I PIRATI I
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Greco Nuova Edizione
TRADUZIONE
Salpato, è catturato nei pressi dell'isola Farmacussa dai pirati, che fin da allora dominavano il mare con grandi flotte e con enormi navi. Prima dunque essendo stato richiesto da quelli il prezzo del riscatto di 20 talenti, li derise come se non sapessero chi avevano preso, ma questo fu d'accordo nel dare 50 (talenti); in seguito avendo mandato un altro fra quelli intorno a lui verso un'altra città per procurarsi i denari, essendo stato preso con un amico e con due accompagnatori presso i Cilici uomini assai sanguinosi, cosi stava con disprezzo (li disprezzava letteralemente), che tutte le volte che cessava mandava a ordinare a quelli di tacere.
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CESARE E I SUOI SOLDATI
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE
Tali erano la benevolenza e la buona disposizione d'animo dei soldati verso di lui che anche coloro che nelle campagne militari precedenti non si erano particolarmente distinti ora si mostravano invincibili e irresistibili, sempre pronti ad affrontare qualsiasi rischio per la gloria di Cesare. Tale fu Acilio, che nella battaglia navale di Marsiglia, 35 salito d'un balzo sopra una nave nemica e persa la mano destra per un colpo di spada, prese ad agitare con la sinistra lo scudo sbattendolo in faccia ai nemici finché non li volse in fuga tutti quanti, e s'impadronì della nave. Tale, ancora, fu Cassio Sceva, che nella battaglia di Durazzo, dopo che un colpo di freccia gli aveva asportato un occhio e due giavellotti gli si erano conficcati uno nella spalla e l'altro in una coscia e una gragnola di ben centotrenta proiettili si erano abbattuti sul suo scudo, urlò ai nemici come in segno di resa, poi, quando due di loro si fecero avanti, uno lo colpì alla spalla con la spada, l'altro lo ferì in viso volgendolo in fuga, finché non lo trassero in salvo i suoi compagni sot-traendolo alla mischia.
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CESARE E VERCINGETORIGE
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Euloghia
TRADUZIONE
Diviso l'esercito in molti gruppi e messi a capo di ciascuno di essi più comandanti, Vercingetorige si associò via via tutte le tribù vicine che abitavano sino alla valle dell'Arar: era infatti sua intenzione sollevare la Gallia intera, e proprio nel momento in cui gli avversari di Cesare cominciavano a coalizzarsi. Se avesse rinviato di poco quel progetto, quando Cesare si trovò coinvolto nelle guerre civili, l'Italia sarebbe caduta in preda a tali timori quali quelli provocati dai Cimbri. Ma Cesare, che per un istinto innato sapeva cogliere sempre le occasioni opportune e sfruttare in modo mirabile tutti gli strumenti di guerra, appena ebbe sentore di quel che bolliva in pentola, levò il campo e si mise in marcia, dimostrando subito ai barbari, sia con la rapidità e la determinazione con cui procedeva, sia con la scelta degli itinerari, che quello che avanzava verso di loro era un esercito deciso e inarrestabile. Dov'era impensabile che potesse giungere, anche dopo molto tempo, un suo corriere o un suo messaggero, là fulmineamente e inaspettatamente arrivava lui con tutto il suo esercito, devastando campagne, abbattendo fortificazioni, assediando città e raccogliendo uomini che passavano dalla sua parte. Alla fine sce-sero in campo contro Cesare, unendosi ai ribelli, anche gli Edui, i quali sino a quel momento si erano proclamati fratelli dei Romani, che li tenevano in grande considerazione. Il loro voltafaccia gettò lo sconforto fra i soldati di Cesare.
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CESARE FRA I PIRATI DELLA CILICIA
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE
Cesare giunto al largo dell'isola di Farmacussa fu catturato dai pirati, che già allora dominavano il mare con vaste scorrerie e un numero sterminato di imbarcazioni. Dopodiché spedì alcuni del suo seguito in varie città a procurarsi il denaro e rimasto lì con un amico e due servi in mezzo a quei Cilici, ch'erano gli uomini più sanguinari del mondo, li trattò con tale disprezzo che quando voleva riposare gli ordinava di fare silenzio. Passò così trentotto giorni come se fosse circondato non da carcerieri ma da guardie del corpo, giocando e facendo ginnastica insieme con loro, scrivendo versi e discorsi che poi gli faceva ascoltare, e se non lo applaudivano li redarguiva aspramente chiamandoli barbari e ignoranti. Spesso, scherzando e ridendo, minacciava d'impiccarli, e quelli, attribuendo la sua sfrontatezza all'incoscienza tipica dell'età giovanile, a loro volta gli ridevano dietro. Ma appena giunse da Mileto il denaro del riscatto e pagata la somma fu rilasciato, allestì subito delle navi e dal porto di quella stessa città salpò alla caccia dei pirati. Li sorprese che stavano alla fonda nelle vicinanze dell'isola, li catturò quasi tutti, saccheggiò i frutti delle loro razzie
Cesare si lascia convincere a non rinviare la seduta del senato - Plutarco versione greco da Kata Lo
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CESARE SI LASCIA CONVINCERE A NON RINVIARE LA SEDUTA DEL SENATO
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Kata Logon