CESARE E VERCINGETORIGE
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Euloghia
TRADUZIONE
Diviso l'esercito in molti gruppi e messi a capo di ciascuno di essi più comandanti, Vercingetorige si associò via via tutte le tribù vicine che abitavano sino alla valle dell'Arar: era infatti sua intenzione sollevare la Gallia intera, e proprio nel momento in cui gli avversari di Cesare cominciavano a coalizzarsi. Se avesse rinviato di poco quel progetto, quando Cesare si trovò coinvolto nelle guerre civili, l'Italia sarebbe caduta in preda a tali timori quali quelli provocati dai Cimbri. Ma Cesare, che per un istinto innato sapeva cogliere sempre le occasioni opportune e sfruttare in modo mirabile tutti gli strumenti di guerra, appena ebbe sentore di quel che bolliva in pentola, levò il campo e si mise in marcia, dimostrando subito ai barbari, sia con la rapidità e la determinazione con cui procedeva, sia con la scelta degli itinerari, che quello che avanzava verso di loro era un esercito deciso e inarrestabile. Dov'era impensabile che potesse giungere, anche dopo molto tempo, un suo corriere o un suo messaggero, là fulmineamente e inaspettatamente arrivava lui con tutto il suo esercito, devastando campagne, abbattendo fortificazioni, assediando città e raccogliendo uomini che passavano dalla sua parte. Alla fine sce-sero in campo contro Cesare, unendosi ai ribelli, anche gli Edui, i quali sino a quel momento si erano proclamati fratelli dei Romani, che li tenevano in grande considerazione. Il loro voltafaccia gettò lo sconforto fra i soldati di Cesare.