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L'APPROCCIO DI DEMOSTENE ALL'ELOQUENZA
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Gymnasion 2
TRADUZIONE
Si dice che il proposito di darsi all'oratoria gli venne per questo motivo. Dovendo l'oratore Callistrato dire in tribunale un'arringa al processo di Oropo, c'era una lunga attesa per l'udienza per il valore dell'oratore, che allora era al massimo della fama, e per l'azione molto conosciuta. Avendo dunque Demostene sentito i maestri e i pedagoghi accorparsi per trovarsi insieme al processo, persuase pregando il suo pedagogo di condurlo all'udienza. Questi avendo un conosciente tra gli impiegati incaricati di aprire le porte del tribunale ottene un posto dove sedendosi il ragazzo potè udire quelli che parlavano senza essere visto. Avendo Callistrato avuto successo ed essendo assai ammirato, egli ammirò soprattutto la fama, vedendo che era accompagnato da molti ed era considerato fortunato, e ammirò di più la parola e apprezzò la forza, perciò tralasciate le altre materie di insegnamento e le altre materie della fanciullezza si esercitava e si affaticava nelle cure per diventare lui stesso un giorno un grande oratore.
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L'ASSEDIO DI ALESIA
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
Οὐ μὴν ἀλλὰ τότε τῶν διαφυγόντων οἱ πλεῖστοι μετὰ τοῦ βασιλέως εἰς πόλιν Ἀλησίαν συνέφυγον. καὶ πολιορκοῦντι ταύτην Καίσαρι, δοκοῦσαν ἀνάλωτον εἶναι μεγέθει τε τειχῶν καὶ πλήθει τῶν ἀπομαχομένων ἐπιπίπτει παντὸς λόγου μείζων κίνδυνος ἔξωθεν. ὃ γὰρ ἦν ἐν Γαλατίᾳ κράτιστον, ἀπὸ τῶν ἐθνῶν ἀθροισθὲν ἐν ὅπλοις ἧκον ἐπὶ τὴν Ἀλησίαν, τριάκοντα μυριάδες· αἱ δ’ ἐν αὐτῇ τῶν μαχομένων οὐκ ἐλάττονες ἦσαν ἑπτακαίδεκα μυριάδων, ὥστ’ ἐν μέσῳ πολέμου τοσούτου τὸν Καίσαρα κατειλημμένον καὶ πολιορκούμενον ἀναγκασθῆναι διττὰ τείχη προβαλέσθαι, τὸ μὲν πρὸς τὴν πόλιν, τὸ δ’ ἀπὸ τῶν ἐπεληλυθότων, ὡς εἰ συνέλθοιεν αἱ δυνάμεις, κομιδῇ διαπεπραγμένων τῶν καθ’ αὑτόν.
TRADUZIONE
La maggior parte dei barbari ch'erano riusciti a fuggire ripararono ad Alesia insieme con il re: circondata da grandi mura e difesa da una miriade di soldati, la città sembrava inespugnabile. Cesare non fece in tempo a cingerla d'assedio che dall'esterno gli piombarono alle spalle ben trecentomila uomini, il fior fiore dei combattenti, venuti da tutte le parti: indescrivibile il rischio che corse in quel momento. Sembrava che tutta la Gallia fosse lì, davanti ad Alesia. Dentro la città i soldati non erano meno di centosettantamila. Preso tra due fuochi, passato da assediante ad assediato, di fronte a due forze nemiche così esorbitanti, Cesare dovette erigere due muri, uno verso la città, l'altro verso i sopravvenuti, perché se i due eserciti si fossero congiunti sarebbe stata la fine completa.
VERSIONE DONATA DA UN ALTRO UTENTE
Ma in quel tempo gran parte di coloro che fuggirono, fuggirono verso la città di alesia con il re. A Cesare che ha assediato la città, che sembrava inespugnabile per la grandezza delle mura e per la moltitudine dei combattenti, piomba addosso un pericolo difficile da descrivere dall'esterno. Infatti questo era il più potente in gallia, radunatosi dalle stirpi giunse in armi ad alesia, 300 migliaia, quelli di coloro che combattevano nella città non erano inferiori di 170 migliaia, così a metà di una guerra così grande Cesare catturato e assediato fu costretto a costruire due muri, dalla parte di coloro che erano sopraggiunti come se le forze fossero giunte insieme, avendo fatto tutto sotto di lui.
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CONTRO LO STUDIO ECCESSIVO
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Mondo Greco
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LE ARGUTE RISPOSTE DEI GINNOSOFISTI
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Taxis
Τῶν δὲ Γυμνοσοφιστῶν τοὺς μάλιστα τὸν Σάββαν ἀναπείσαντας ἀποστῆναι καὶ κακὰ πλεῖστα τοῖς Μακεδόσι παρασχόντας λαβὼν δέκα, δεινοὺς δοκοῦντας εἶναι περὶ τὰς ἀποκρίσεις καὶ βραχυλόγους, ἐρωτήματα προὔθηκεν αὐτοῖς ἄπορα, φήσας ἀποκτενεῖν τὸν μὴ ὀρθῶς ἀποκρινάμενον πρῶτον, εἶτ’ ἐφεξῆς οὕτω τοὺς ἄλλους· ἕνα δὲ τὸν πρεσβύτατον ἐκέλευσεν ἐπικρίνειν. ὁ μὲν οὖν πρῶτος ἐρωτηθείς, πότερον οἴεται τοὺς ζῶντας εἶναι πλείονας ἢ τοὺς τεθνηκότας, ἔφη τοὺς ζῶντας· οὐκέτι γὰρ εἶναι τοὺς τεθνηκότας. ὁ δὲ δεύτερος, πότερον τὴν γῆν ἢ τὴν θάλατταν μείζονα τρέφειν θηρία, τὴν γῆν ἔφη· ταύτης γὰρ μέρος εἶναι τὴν θάλατταν. ὁ δὲ τρίτος, ποῖόν ἐστι ζῷον πανουργότατον, ὃ μέχρι νῦν, εἶπεν, ἄνθρωπος οὐκ ἔγνωκεν. ὁ δὲ τέταρτος ἀνακρινόμενος, τίνι λογισμῷ τὸν Σάββαν ἀπέστησεν, ἀπεκρίνατο, καλῶς ζῆν βουλόμενος αὐτὸν ἢ καλῶς ἀποθανεῖν. ὁ δὲ πέμπτος ἐρωτηθείς, πότερον οἴεται τὴν ἡμέραν πρότερον ἢ τὴν νύκτα γεγονέναι, τὴν ἡμέραν, εἶπεν, ἡμέρᾳ μιᾷ· καὶ προσεπεῖπεν οὗτος, θαυμάσαντος τοῦ βασιλέως, ὅτι τῶν ἀπόρων ἐρωτήσεων ἀνάγκη καὶ τὰς ἀποκρίσεις ἀπόρους εἶναι. μεταβαλὼν οὖν τὸν ἕκτον ἠρώτα, πῶς ἄν τις φιληθείη μάλιστα· ἂν κράτιστος ὤν, ἔφη, μὴ φοβερὸς ᾖ. τῶν δὲ λοιπῶν τριῶν ὁ μὲν ἐρωτηθείς, πῶς ἄν τις ἐξ ἀνθρώπου γένοιτο θεός, εἴ τι πράξειεν, εἶπεν, ὃ πρᾶξαι δυνατὸν ἀνθρώπῳ μὴ ἔστιν· ὁ δὲ περὶ ζῳῆς καὶ θανάτου, πότερον ἰσχυρότερον, ἀπεκρίνατο τὴν ζῳήν, τοσαῦτα κακὰ φέρουσαν. ὁ δὲ τελευταῖος, μέχρι τίνος ἂν ἄνθρωπον καλῶς ἔχοι ζῆν, μέχρι οὗ μὴ νομίζει τὸ τεθνάναι τοῦ ζῆν ἄμεινον.
TRADUZIONE
Alessandro avendo preso tra i ginnosofisti coloro che avevano maggiormente convinto Sabba a ritirarsi e i primi 10 che si arresero ai Macedoni, poiché avevano l'apparenza di essere terribili anche per le risposte, pose loro delle domande, dopo aver detto che avrebbe ucciso per primo chi non avrebbe risposto, poi gli altri; esortò quello più vecchio a giudicare. Al primo fu chiesto se pensava ci fossero più vivi o più morti, rispose più vivi; infatti i morti non c'erano. Al secondo chi nutrisse più animali tra la terra ed il mare; rispose la terra; in quanto parte di essa occupa il mare. Al terzo di che natura fosse l'animale più nobile fino ad allora, disse, "l'uomo non lo conobbe". Al quarto chiesto per quale motivo spinse Sabba alla rivolta, rispose, perché desiderava vivere o morire felicemente. Al quinto se fosse nato prima il giorno o la notte, rispose il giorno; prima il giorno, e questo inoltre mentre il re guardava con meraviglia, aggiunse che alla necessità di domande difficili corrispondeva a risposte difficili. Rivolgendo dunque la sesta domanda, chiese come potesse essere amato meglio se fosse più forte, rispose, se non fosse più temibile. Chiesto a uno dei tre rimanenti, in che modo qualcuno da uomo sarebbe potuto diventare Dio, (rispose) se facesse qualcosa che un uomo non può fare. Riguardo la vita e la morte, quale delle due fosse più forte, rispose la vita, che porta tanti mali. L'ultimo chiestogli fino a che punto un uomo potesse vivere bene, (rispose) finchè non preferisse morire piuttosto che vivere.
Altra proposta di traduzione
Un satrapo indiano, di nome Sabba, si era ribellato dietro istigazione dei Gimnosofisti, i quali avevano procurato ai Macedoni gravissimi danni. Alessandro ne fece arrestare dieci, e poiché si diceva che questi sapienti fossero molto abili e concisi nelle risposte pose loro alcuni quesiti assurdi, avvertendoli che avrebbe fatto uccidere il primo che non avesse dato la risposta giusta e poi via via tutti gli altri.
Dopo avere ordinato al più anziano di fare da giudice, chiese al primo:
«Sono più numerosi i vivi o i morti?».
«I vivi, poiché i morti non ci sono più».
Poi domandò al secondo:
«Ci sono animali più grossi sulla terra o nel mare?».
«Sulla terra», rispose quello, «poiché il mare non è che una parte di essa».
Al terzo chiese:
«Qual è l'animale più furbo?».
«Quello che l'uomo non è ancora riuscito a conoscere».
«E tu, perché hai spinto Sabba a ribellarsi?», domandò al quarto.
«Volevo o che vivesse nobilmente o che nobilmente morisse».
Poi chiese al quinto:
«Secondo te, è nato prima il giorno, o la notte?».
«Nel primo giorno il giorno».
«Ma questa è una risposta assurda!», esclamò stupito Alessandro.
«Domande assurde richiedono per forza risposte assurde».
Il re chiese quindi al sesto:
«Cosa si deve fare per essere molto amati?».
«Essere potenti senza ispirare timore».
Restavano tre brahmani. Alessandro pose a ciascuno una domanda:
«Come si può da uomo diventare dio?».
«Facendo ciò che nessun uomo può fare».
«È più forte la vita o la morte?».
La vita, poiché sopporta un male così grande come la morte».
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CONFRONTO TRA DEMOSTENE E CICERONE
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Klimax
TRADUZIONE
Sembra che il dio, quando al principio fece di Cicerone un secondo Demostene, ispirò nella sua natura molte delle caratteristiche dell'altro - l'amore per la gloria e per la libertà nell'impegno politico, un atteggiamento codardo nei confronti di pericoli e guerre -, ma volle rendere simili anche parecchi altri casi delle loro vite. 4 Credo, ad esempio, che non si trovino altri due oratori i quali, da sconosciuti ed insignificanti che erano, furono capaci di assurgere a tanta grandezza da opporsi a re e tiranni; due che persero una figlia, vennero scacciati dalla loro patria e vi tornarono a testa alta; due costretti dai loro nemici a fuggire di nuovo e poi catturati e uccisi, mentre anche per i loro concittadini andava morendo la libertà; 5 e così, se si ingaggiasse una gara tra la natura e la sorte, quasi fossero due artisti, risulterebbe difficile stabilire se a rendere più simili Demostene e Cicerone sia stata l'una con le sue qualità o l'altra con le sue circostanze
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