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IL CENTURIONE GAIO CRASSINIO
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
Dal libro la scuola della grecia
TRADUZIONE n. 1
Cesare stando per spostare la linea di combattimento e stando già (proeimi) per avanzare per la battaglia dapprima vede uno dei comandanti a lui fedele ed esperto di battaglie, che incoraggia quelli sotto di lui e che incita al combattimento coraggioso. Chiamatolo per nome dice: ”Che cosa speriamo, Gaio Crassinio?” E Crassinio tesa la destra e gridando(boaw) rispose: ” Vinceremo certamente, Cesare; oggi mi loderai vivo o morto. ”Detto ciò per primo di corsa si scaglia contro i nemici trascinando (con sé) i suoi 120 soldati. Avendo sgominato i primi e avanzando a gran voce è fermato colpito da una spada attraverso la bocca, così da sollevare anche la punta oltre la nuca.
traduzione n. 2
Cesare, stando per muovere l'armata e ormai arrivando al confine, vede il primo dei comandanti, uomo a lui fedele e pratico dei nemici, incoraggiato da lui e essendo convocato per una prova di forza. Chiamandolo col nome ci aspettiamo qualcosa, disse, Gaio Crassinio e per nome ti consideriamo. Crassinio tesa la destra e anvendo gridato molto, disse: "Vinceremo chiaramente, o Cesare oggi mi loderai sia vivo che morto ". Detto ciò, assale in corsa i nemici primariarmente, attirandone cento intorno a sè e venti soldati. Fendendo i primi e procedendo in avanti con molto sangue anche perseguitando, si ferma con la spada e muore per un doloroso fendente lungo il viso.
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ARISTIDE E TEMISTOCLE
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
ἐπεὶ δ' ἀναχωρήσαντας εἰς τὸ ἄστυ τοὺς Ἀθηναίους ὁ Ἀριστείδης ἑώρα ζητοῦντας τὴν δημοκρατίαν ἀπολαβεῖν, ἅμα μὲν ἄξιον ἡγούμενος διὰ τὴν ἀνδραγαθίαν ἐπιμελείας τὸν δῆμον, ἅμα δ' οὐκ ἔτι ῥᾴδιον ἰσχύοντα τοῖς ὅπλοις καὶ μέγα φρονοῦντα ταῖς νίκαις ἐκβιασθῆναι, γράφει ψήφισμα κοινὴν εἶναι τὴν πολιτείαν καὶ τοὺς ἄρχοντας ἐξ Ἀθηναίων πάντων αἱρεῖσθαι. Θεμιστοκλέους δὲ πρὸς τὸν δῆμον εἰπόντος, ὡς ἔχει τι βούλευμα καὶ γνώμην ἀπόῤῥητον, ὠφέλιμον δὲ τῇ πόλει καὶ σωτήριον, ἐκέλευσαν Ἀριστείδην μόνον ἀκοῦσαι καὶ συνδοκιμάσαι. φράσαντος δὲ τῷ Ἀριστείδη τοῦ Θεμιστοκλέους, ὡς διανοεῖται τὸν ναύσταθμον ἐμπρῆσαι τῶν Ἑλλήνων, οὕτω γὰρ ἔσεσθαι μεγίστους καὶ κυρίους ἁπάντων τοὺς Ἀθηναίους, παρελθὼν εἰς τὸν δῆμον ὁ Ἀριστείδης ἔφη τῆς πράξεως, ἣν Θεμιστοκλῆς πράττειν διανοεῖται, μήτε λυσιτελεστέραν ἄλλην μήτ' ἀδικωτέραν εἶναι. ταῦτ' ἀκούσαντες οἱ Ἀθηναῖοι παύσασθαι τὸν Θεμιστοκλέα προσέταξαν. οὕτω μὲν ὁ δῆμος ἦν φιλοδίκαιος, οὕτω δὲ τῷ δήμῳ πιστὸς ὁ ἀνὴρ καὶ βέβαιος.
TRADUZIONE
Dopoché gli Ateniesi fecero ritorno nella loro città, Aristide osservò che essi cercavano di costituirsi un regime democratico. Nello stesso tempo egli pensava che il popolo per il suo valore fosse degno di considerazione e che non era più agevole comprimerlo, perché aveva in mano la forza delle armi e si era imbaldanzito per le vittorie riportate. Allora propose una legge con cui il governo della città era aperto a tutti e gli arconti dovevano essere eletti fra tutti gli Ateniesi. Temistocle parlò al popolo dicendo che aveva una proposta e un piano che non poteva svelare, ma che era utile e salutare per k città. Gli Ateniesi decisero che l'ascoltasse e lo giudicasse soltanto Aristide. Avendo Temistocle detto ad Aristide che questo era il suo piano, di dar fuoco alla base navale dei Greci confederati, così gli Ateniesi sarebbero stati i più potenti e gli arbitri di tutti i Greci, Aristide si presentò al popolo e disse che della proposta che Temistocle aveva in mente di attuare non ce n'era altra più utile, ma neppure una più ingiusta. Udito ciò, gli Ateniesi ingiunsero a Temistocle di desistere dalk sua proposta. Così il popolo era amante della giustizia, così Aristide era fermamente leale verso il popolo.
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IL CAVALLO BUCEFALO
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Klimax
TRADUZIONE
Il Tessalo Filonico condusse a Filippo, monarca di Macedonia, il cavallo Bucefalo e desiderava venderlo. Filippo scese verso la pianura insiema al figlio Alessandro: desiderava infatti domare il cavallo. Ma quello sembrava essere selvaggio e completamente intrattabile: infatti non tollerava né il cavaliere ne il suono della voce. Gli uomini di Filippo tentarono di domare l'animale, ma non riuscirono. Perciò il monarca desiderava rinunciare al cavallo. Allora volle tentare Alessandro; e lui dapprima calmò il cavallo e lo voltò verso il soel: infatti capì che il cavallo temeva la propria obra.
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ARISTIDE VIENE OSTRACIZZATO
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Dianoia
TRADUZIONE
Una volta dunque mentre scrivevano i cocci per l'ostracismo (struttura del gen ass) si dice che uno fra gli analfabeti (genitivo partitivo) e completamente rozzi (ἀναδόντα, ἀναδίδωμι part aor att) dopo aver dato ad Aristide il coccio come a quelli che incontrava, lo esortava (infinito retto da λέγεταί) ad inciderci (ἐγγράψειε, ἐγγράφω ott aor 3a sg) Aristide. Egli meravigliandosi e chiedendo (gen ass) che cosa avesse fatto Aristide di male, : "Nulla, - disse – non conosco quest'uomo, ma sono infastidito sentendolo chiamare da ogni parte "il Giusto." E dopo aver udito queste cose si dice che (ἀποκρίνασθαι infinito retto da λέγεταί che trovi alla prima ) non rispose nulla ma che incise il suo nome sul coccio e che lo restituì. Allontanandosi (Ἀπαλλαττόμενος, ἀπαλλάσσω part presente genitivo – genitivo assoluto) immediatamente dalla città, alzate le mani al cielo, egli pregò (ηὔξατο, εὔχομαι aor ind med 3a sg la preghiera contraria a quella di Achille (contraria ad Achille) non capitasse (καταλαβεῖν, καταλαμβάνω aor inf att) nessuna circostanza che costringesse il popolo a ricordarsi di Aristide.
(By Vogue)
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IL CESARICIDIO
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Frasis
TRADUZIONE
Avendo ognuno tra quelli che si erano preparati all'omicidio mostrato una nuda spada, e essendo Cesare accerchiato dovunque volgesse lo sguardo, cacciato come un animale dai colpi di tutti e dalla spada portata contro il volto e gli occhi, era circondato dalle mani di tutti; infatti bisognava che tutti cominciassero anche a gustarsi il sangue. Quindi anche Bruto gli procurò un solo colpo all'inguine. Si dice poi, da parte di alcuni, che mentre respingeva gli altri e mentre si dibatteva (letterale: scuoteva qua e là il corpo), avendo urlato, quando vide che Bruto sguainava la spada, si mise la toga sopra la testa e si abbandonò (a sè stesso), spinto sia dalla sorte sia dagli uccisori, e si diresse verso il basamento sul quale è posta la statua di Pompeo. E il sangue la macchiò molto, tanto da sembrare che Pompeo stesso prendesse vendetta del nemico, che era steso ai suoi piedi e che si dibatteva per la quantità di ferite. Infatti si dice che ricevette ventitre colpi, e molti furono feriti gli uni dagli altri, indirizzando verso un solo corpo colpi tanto numerosi.