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CATONE MAESTRO DEL FIGLIO VERSIONE DI GRECO di Plutarco TRADUZIONE dal libro Klimax
Ἐπεὶ δ´ ἤρξατο συνιέναι, παραλαβὼν αὐτὸς ἐδίδασκε γράμματα. καίτοι χαρίεντα δοῦλον εἶχε γραμματιστὴν ὄνομα Χίλωνα, πολλοὺς διδάσκοντα παῖδας· οὐκ ἠξίου δὲ τὸν υἱόν, ὥς φησιν αὐτός, ὑπὸ δούλου κακῶς ἀκούειν ἢ τοῦ ὠτὸς ἀνατείνεσθαι μανθάνοντα βράδιον, οὐδέ γε μαθήματος τηλικούτου {τῷ} δούλῳ χάριν ὀφείλειν, ἀλλ´ αὐτὸς μὲν ἦν γραμματιστής, αὐτὸς δὲ νομοδιδάκτης, αὐτὸς δὲ γυμναστής, οὐ μόνον ἀκοντίζειν οὐδ´ ὁπλομαχεῖν οὐδ´ ἱππεύειν διδάσκων τὸν υἱόν, ἀλλὰ καὶ τῇ χειρὶ πὺξ παίειν καὶ καῦμα καὶ ψῦχος ἀνέχεσθαι καὶ τὰ δινώδη καὶ τραχύνοντα τοῦ ποταμοῦ διανηχόμενον ἀποβιάζεσθαι. καὶ τὰς ἱστορίας δὲ συγγράψαι φησὶν αὐτὸς ἰδίᾳ χειρὶ καὶ μεγάλοις γράμμασιν, ὅπως οἴκοθεν ὑπάρχοι τῷ παιδὶ πρὸς ἐμπειρίαν τῶν παλαιῶν καὶ πατρίων ὠφελεῖσθαι·
TRADUZIONE
Dopo che il bambino cominciò a capire, lui stesso (prese a insegnargli) gli insegnava a scrivere. Eppure aveva in casa uno schiavo istruito, di nome Chitone, che era maestro e insegnava a molti ragazzi. Pensava non fosse dignitoso, come egli stesso diceva, che uno schiavo potesse rimproverare suo figlio nel caso che fosse lento nell'apprendere, né che fosse debitore a uno schiavo di una cosa così grande come l'istruzione: lui stesso fu il suo maestro di grammatica, lui stesso il maestro di diritto, lui stesso il maestro di ginnastica, e gli insegnò non solo a lanciare il giavellotto, a maneggiare le armi e a cavalcare, ma gli insegnò anche il pugilato, a sopportare il caldo e il freddo e a superare a nuoto la violenza della corrente vorticosa e agitata del fiume. Racconta lui stesso di avere scritto di sua mano a grossi caratteri i fatti della storia, perché suo figlio avesse in casa sua di che apprendere gli avvenimenti antichi riguardanti la propria vita
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IL GIOVANE ALCIBIADE
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Triakonta
TRADUZIONE
Volendo incontrarsi con Pericle, passò da casa sua. Gli fu detto che lo statista non aveva tempo per riceverlo: stava studiando come presentare agli Ateniesi il bilancio economico della sua magistratura. Alcibiade, nell'atto di venirsene via, domandò: «E non sarebbe meglio, invece, che studiasse come non presentarlo?». Ancora giovinetto, prese parte alla spedizione militare contro Potidea, condivise con Socrate la tenda e se lo trovò al fianco come compagno d'armi. Ci fu uno scontro particolarmente duro e entrambi si distinsero per il valore. Allorché Alcibiade cadde a terra ferito, Socrate gli si piazzò davanti, lo protesse e lo mise in salvo insieme alle armi, sotto gli occhi di tutti. A voler essere giusti, la ricompensa al valore sarebbe spettata a Socrate, ma i comandanti, condizionati dal suo rango sociale, sembravano voler attribuire ad Alcibiade ogni merito. E Socrate, che intendeva accrescere nel giovane l'ambizione per le azioni belle, fu il primo a testimoniare in suo favore e a chiedere che gli fossero assegnate una corona e un'armatura completa. In seguito, nella battaglia di Delio, quando gli Ateniesi erano in rotta, Alcibiade, che possedeva un cavallo, vide Socrate che si ritirava a piedi insieme a pochi compagni. Non lo oltrepassò: anzi, gli fece da scorta e lo difese da qualunque attacco, mentre i nemici incalzavano e facevano strage. Ma questo episodio accadde tempo dopo.
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BULIDE E SPERCHIDE
Versione greco Plutarco
traduzione libro Greco Nuova Edizione
Βο υλις και Σπέρχις Λακεδαιμόνιοι πορευθέντες έθελονταί προς Ξέρξην τον Περσών βασιλέα έπΙ τιμωρία, ήν ώφλεν ή Λακεδαίμων κατά χρησμόν, διότι κήρυκας πεμφθέντας ύπό τοΰ Πέρσου ώς αυτούς άπέκτειναν, έλθόντες προς τον Ξέρξην έκέλευον ω βούλεται τρόπω διαχρήσασθαι αυτούς υπέρ Λακεδαιμονίων. Ώς δ' εκείνος άγασθεις απέλυσε τούς άνδρας και ήξίου μένειν παρ' αύτώ, «Και πώς αν» έφασαν «δυναίμεθα ζήν ενταύθα, πατρίδα καταλιπόντες και νόμους και τούτους τούς άνδρας, υπέρ ων τοσαύτην ήλθομεν όδόν άποθανούμενοι; » Ίνδάρνου δέ τοΰ στρατηγού έπί πλέον δεομένου και λέγοντος τεύξεσθαι αυτούς τής ϊσης τιμής τοις μάλιστα έν προαγωγή φίλοις τοΰ βασιλέως, έφασαν «Άγνοεΐν ήμΐν δοκεΐς, ήλίκον έστί τό τής ελευθερίας, ής ούκ αν άλλάξαιτό τις νουν έχων τήν Περσών βασιλείαν».
Gli spartani Bulis e Sperchis, recatisi come volontari da Serse, re dei Persiani, per un castigo di cui Sparta era debitrice in base ad un oracolo -, presentatisi al cospetto di Serse, lo esortarono a sacrificarli nel modo che preferiva in nome degli Spartani. Ma poiché quello, pieno di ammirazione, li liberò e li giudicò degni di rimanere presso di lui, essi risposero: "E come potremmo vivere qui, dopo aver lasciato una patria e delle leggi e degli uomini tali che per essi abbiamo affrontato un viaggio così lungo per (venire a) morire?". E dal momento che il comandante Indarne li pregava (ancora) più insistentemente, e prometteva loro che avrebbero ottenuto i medesimi onori degli amici del re più altolocati, risposero: "Ci sembra che tu ignori quanto grande sia il (valore) della libertà, alla quale una persona sana di mente non potrebbe preferire (neppure) l'impero dei Persiani. "
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IL GIOVANE ALCIBIADE SI RIFIUTA
DI SUONARE IL FLAUTO
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
Quando iniziò ad andare a scuola, fu buon allievo di tutti i suoi maestri, ma si rifiutò assolutamente di studiare il flauto, una cosa ignobile e indegna di un uomo libero. L'uso del plettro, diceva, e della lira non offende il contegno e la dignità di un uomo libero, mentre quando uno soffia nelle canne con la bocca, persino i parenti stretti stentano a riconoscerne il volto. La lira, inoltre, accompagna il canto e la voce di chi la suona, il flauto, invece, serra, sbarra la bocca, impedisce a chiunque di usare voce e parole. «Che lo suonino i ragazzi tebani, il flauto!», diceva Alcibiade. «Loro non sanno conversare. Noi Ateniesi, invece - e lo tramandano i nostri padri -, abbiamo Atena come fondatrice della stirpe e Apollo come protettore della patria: lei gettò via il flauto, lui addirittura scuoiò chi lo suonava». E così, un pò scherzando e un pò parlando sul serio, Alcibiade liberò sé e i compagni dall'obbligo di imparare il flauto. Presto, infatti, si sparse la voce tra i ragazzi che Alcibiade, giustamente, detestava l'arte di suonarlo e derideva chi vi si applicasse. Ne conseguì che lo strumento scomparve completamente dalle arti liberali e divenne oggetto di totale discredito.
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CATONE PROPONE AL SENATO ROMANO DI DISTRUGGERE CARTAGINE
VERSIONE DI GRECO di Plutarco
TRADUZIONE dal libro Dianoia
Κάτωνος έξ αίτια τοιαύτη Ό Κάτων ε μ ηπρό τ ύ Καρχηδονίου χαί τον Νομάδα Μασσανασσην οΓτινε έπολίμουν προ άλλήλου νά ζε ασητ διαφορά αυτών τα προφάσεις διότι δτος μεν ητον άπ άρχ φίλο του δήυ ου έζΕ νοι δέ σΐϊονδ συνωμολόγησαν ά οδ ένιωσαν ύτό τοϋ χ ωνο ταπεινωΟέντε δ ά αιρ σΞω τ έ ου3ί των ΧΛΙ 0 α αοέο 0 ροο χρηίΑάτων ί ώ έ τήν πο λιν ουχί ώς οι Ρωμαϊοι ένο μιζον ίίς κακή χατάστασιν χαί τεταπεινωμένην άλλα πολλήν μέν έχουσαν χαί εΰρωστον νεολαίαν μεγάλων δε πλούτων γέμουσαν καί όπ ων παντοδαπών και πολεμικές παρασκευή μεστήν χαί επί τούτοις μεγαλοφρο νοΰσαν ένόμισεν ότι 3έν ήτον καιρός νά συμβιβά σωσιν οί Ρωμαϊοι τα πράγματα των Νομάδων χαί τοΰ Μασσανάσσου χαί να γίνωσι διαιτηταί αυτών ά νλ ότι αν δεν χαταλάβωσΐ πόλιν ανέκαθεν έχΟράν και δυσμενή ήτις ηύξήθη άπίστως θέλουσιν υποπέσει πάλιν εις τους ιδίους κινδύνους Ταχέως λοιπόν έπιστρέψας Ιλεγεν εις τήν βουλήν ότι αί πρότεραι ήτται χαί συμφοραί των Καρχηδονίων ή λάττωσαν ουχί τοσούτον τήν δύναμιν όσον τήν ά ηρον ν αυτών χαί φοβείται μή κατέστησαν αυτούς ουχί ασθενέστερους αλλά πολέμων εμπειρότερους ήδη δε χαί ότι αί χατά τών Νομάδων επιχειρήσεις είσί προπαρασκευαί του χατά τών Ρω μαίων αγώνος ότι τέλος ειρήνη χαί σπονδαί είσίν άπλοϋν δνομα δι άναβολήν πολέμου καιρόν περιμέ
Catone era stato mandato come ambasciatore presso i cartaginesi e Massinissa il numida, che erano in guerra fra loro per esaminare le cause del conflitto. Questi infatti era un amico del popolo romano sin da principio e i cartaginesi erano legati da un trattato di pace stipulato all'indomani della sconfitta che essi avevano subito ad opera di scipione con la conseguente privazione del loro dominio e col gravame di pesanti tributi. Ma Catone non trovò la città ridotta in cattivo stato ne in condizioni di miseria come pensavano i romani ma la trovò fiorente di vigorosa gioventù e piena di grandi ricchezze, fornita di armi di ogni genere e di ogni equipaggiamento di guerra e non poco superba di ciò. A catone non parve fosse il caso di sistemare gli affari dei numidi e di massinissa ma pensava che se non avessero schiacciato la città che sempre loro nemica, il cui spirito di rivincita era incredibilmente cresciuto, i romani si sarebbero di nuovo trovati nei pericoli di una volta, Immediatamente ritornato a roma informò il senato che le sconfitte e i rovesci precedentemente subito dai cartaginesi non avevano diminuito tanto la loro potenza quanto la loro sventatezza e c'era il ericolo che li avessero resi non già più deboli ma più esperti nel combattere. Ormai lo scoppia della guerra contro i numidi non era che il preludio di quella contro i romani la pace e il trattato erano solo nomi che servivano di pretesto per differire una guerra che attendeva il momento opportuno per scoppiare